Chapter Text
Questa è un’idea stupida.
Mo Guan Shan ne è consapevole, Zhan Zheng Xi ne è consapevole, eppure sono qui lo stesso. Neanche Mo riesce a darsi una spiegazione.
Oggi He Tian andrà via per lavoro ed è proprio Qiu, tra tutte le persone possibili e immaginabili, a farglielo sapere. Zheng Xi guarda Mo e dice: “Dovresti andare da lui e salutarlo come si deve. Non sai per quanto tempo starà via”.
E Mo, contro ogni sana capacità di giudizio, è d'accordo. Non è da stupidi?
All’inizio notano Qiu per caso. Mo e Zheng Xi stanno uscendo dal liceo, diretti in metropolitana. Zheng Xi gli dà un colpetto con le dita ma Guan Shan sa già cosa vuole dirgli. Se n’è accorto anche lui. Dopo anni passati a frequentare She Li e He Tian, Mo ha sviluppato un sesto senso per il pericolo. Riesce a capire subito quando qualcuno lo sta osservando.
In questo caso, però, si rendono conto presto che non si tratta proprio di una minaccia.
Qiu.
Come si dice: Sai quello che perdi ma non quello che trovi…
Zheng Xi dice: “Ciao”.
Mo dice: “Si può sapere perché cazzo ci stai seguendo, stronzo?” perché non crede nei convenevoli. Zheng Xi dovrebbe smetterla di fare il rammollito con le persone che non vogliono frequentare.
Qiu spegne la sigaretta che sta fumando. “Perché sei sempre alla ricerca di uno scontro, Guan Shan?” domanda. “Sono qui perché He Tian ha chiesto a suo fratello di tenerti d'occhio mentre è via”.
… aspetta, cosa?
“…via?” Questa sì che è nuova. “In che senso, via?”
“Viaggio d'affari internazionale”.
Mo e Zheng Xi si scambiano uno sguardo. Cazzo. È un disco rotto che conoscono fin troppo bene.
Mo sente il cuore battere forte nel petto. Zhan Zheng Xi scuote la testa e dà voce a quello che entrambi stanno pensando:
“Questo viaggio è... come quello che sta facendo Jian Yi?”
È un bene che sia Zheng Xi a chiederlo perché Guan Shan non riesce ad aprire bocca.
Dopo la scomparsa di Jian Yi, Zheng Xi aveva provato con fatica a estrapolare informazioni da Qiu e He Cheng. Aveva pianto, urlato e dato calci, senza ricevere risposte. Dicevano di non sapere nulla - cosa a cui nessuno credeva - ma dicevano anche che Zheng Xi doveva smettere di fare domande, perché se fosse successo qualcosa a Jian Yi lui l’avrebbe saputo.
Alla fine Zheng Xi aveva imparato ad accettarlo. Ma la rabbia non è mai andata via. Qiu lo sa.
La natura civile di questa conversazione è appesa a un filo.
“No” risponde Qiu con calma.
Mo insiste. “Come fai a saperlo?”
“È solo un viaggio d’affari”.
“E come lo sai?”
“Che cazzo. Lo so e basta. Di sicuro non accettavo questo lavoro se dovevo starti dietro per un anno di fila”.
Colpo basso. È passato proprio un anno dalla scomparsa di Jian Yi. L’espressione sul viso di Zheng Xi si irrigidisce.
“Va’ a farti fottere”.
Ecco qua Zheng Xi, pensa Mo guardandolo. So che hai degli artigli là dentro.
Eppure adesso non possono permettersi uno scontro. Al momento Qiu è la loro unica fonte di informazioni. Guan Shan deve tornare al problema in questione: He Tian se n’è andato.
He Tian è andato via.
È probabile che Mo stia tremando. Ha bisogno di pensare.
“Quand’è partito He Tian?”
Mo cerca di ricordare l'ultima volta che l'ha visto di persona. Forse una settimana fa, prima della fine delle vacanze. He Tian gli aveva chiesto di andare a cucinare da lui. Gli aveva persino inviato qualche foto pietosa del suo ramen per far valere la sua argomentazione. Sapeva già che se ne sarebbe andato? Guan Shan trova assurdo il fatto che non gli abbia detto-
…cosa? Che non gli abbia detto cosa? Addio? Che stronzata.
È assurdo che He Tian non gli abbia detto niente. Se l’avesse fatto Mo avrebbe potuto - non proprio dirgli addio – ma sapere che era un addio. He Tian vuole che Mo si fidi di lui ma non gli dice mai nulla. Dannazione. È frustrante dover sempre indovinare le cose--
“Non è ancora partito”.
Questo sì che distrae Mo dal filo dei suoi pensieri.
“Che?”
“Cosa?”
“È da He Cheng” chiarisce Qiu. “Si muoveranno più tardi. Non so nemmeno perché te lo sto dicendo, smettila di rompere ora”.
Si muoveranno, intende per Shanghai. Per prendere un volo internazionale He Tian partirebbe da lì.
Mo si rivolge a Zhan Zheng Xi. Zheng Xi ha già gli occhi su di lui.
“Dovresti andare da lui e salutarlo come si deve. Non sai per quanto tempo starà via”.
Ha senso che sia Zhan Zheng Xi a dirlo. La scomparsa di Jian Yi lo ha quasi distrutto. Mo sa quanto gli stia a cuore la faccenda.
Certo, Jian Yi era fastidioso ma era un bravo ragazzo. Non ce n'erano molti come lui. Guan Shan non riesce a immaginare come si senta Zheng Xi ma quello che vuole dire è chiaro: Se avessi avuto la possibilità di dirgli addio, l'avrei fatto.
Eppure non è la stessa cosa. He Tian deve partire per gestire i loschi affari di cui si occupa la sua famiglia ma di certo tornerà in un batter d’occhio.
...già, neanche lui ci crede quando lo pensa.
“Da He Cheng, hai detto?” chiede Mo. “Vado lì. Zhengxi-”
“Vengo con te”.
“…Sei sicuro?”
Jian Yi ha vissuto per mesi da He Cheng. Quel posto deve avere dei brutti ricordi per Zhan Zheng Xi.
“Sì, sono sicuro”.
Ancora oggi Guan Shan non si capacita di come abbia fatto a trovarsi degli amici. È come se un giorno si fosse distratto e boom, adesso ci sono un paio di persone disposte a fare qualcosa per lui. Ne è stranamente grato.
“Va bene. Andiamo”.
I due arrivano a casa di He Cheng. Riescono persino a superare il cancello principale: a quanto pare adesso il nome di Mo Guan Shan è approvato dalla sicurezza. Mo si domanda quando sia successo.
Alla fine riescono ad entrare ma no, non è questo il problema. Il problema è che una volta dentro ci sono circa un milione di uomini vestiti di nero e He Tian è proprio in mezzo a loro. Prima che possa essere scoperto Mo trascina Zheng Xi in un corridoio vuoto.
Che cazzo dovrebbero fare ora, avvicinarsi e salutarli?
“Non so che ci è venuto in mente. Questi tizi sono pericolosi”.
Qiu sbuca ancora una volta dall'ombra.
“Non so cosa ti aspettavi. Queste persone sono pericolose”.
“Sì, grazie Qiu, sei sempre così utile. Zheng Xi, dobbiamo solo...” Mo indica il punto da cui sono venuti. Dovremmo andarcene da qui, cazzo. Se He Tian vuole sparire per sempre, faccia come crede. Che liberazione.
Sia Zheng Xi che Qiu appaiono poco inclini all’idea di andare via.
“Sì, sono pericolosi ma qui nessuno ha problemi con noi, Guan Shan” fa notare Zheng Xi. “Non ci faranno del male solo perché vogliamo parlare con He Tian”.
“Inoltre sanno che siete qui” aggiunge Qiu. “La sicurezza ha avvisato He Cheng quando siete entrati. Aspettare con le mani in mano lo farà solamente incazzare. Fate quello che dovete e andate via”.
Merda, pensa Mo.
Merda, merda, merda. Merda.
Mo esce dal corridoio.
He Tian non si è ancora accorto di lui. Mo si prende un secondo per osservarlo. È vestito completamente di nero, dai guanti alla camicia, perfino i pantaloni e le scarpe sono nere. Ha un aspetto pericoloso.
He Tian si amalgama perfettamente al gruppetto di potenziali criminali.
Mo si chiede cosa significhi tutto questo, e cosa riveli di lui, per averlo frequentato.
Mo inizia a contare le teste degli uomini nella stanza. Sì, sono più o meno un milione. Fanculo. Mo gira i tacchi e si allontana.
Una voce lo ferma.
“Mo-ge?”
Oh, cavolo. Non è forse esilarante essere chiamato “fratello maggiore Mo” in una stanza dove ogni singola persona lo supera per potere, età e armi? Probabilmente sì. Mo non riesce a vedere le pistole ma pensa che siano solo nascoste.
Guan Shan si volta. He Tian lo sta guardando.
“Cosa ci fai qui?”
Mo si schiarisce la gola. Cazzo, ora tutti quegli uomini lo stanno fissando. Non si è mai sentito così allo scoperto.
“Devo aver preso la direzione sbagliata, stavo andando via”.
“La direzione sbagliata a casa di mio fratello? Mo-”
Mo si gira e fa per andarsene. Dietro di sé avverte He Tian giustificarsi con ‘Scusate un momento’ e i suoi passi che lo seguono.
Mo si blocca tra la porta d'ingresso e il corridoio iniziale. Sembra essersi perso. He Tian lo raggiunge.
“Qui” dice He Tian indirizzandolo nel corridoio con una mano dietro la schiena, poi supera i ragazzi ed entra in una delle stanze. Una specie di biblioteca? Mo non si guarda intorno quando si appoggia con le spalle al muro.
“Mo?” He Tian aggrotta la fronte.
“Ho saputo che te ne vai” dice lui alla fine. L'espressione di He Tian si rasserena.
“Sei venuto a dirmi addio?”
“Fottiti”.
He Tian ha un enorme sorriso stampato in faccia. Mo vuole prenderlo a pugni. Prima o poi lo farà, davvero, è solo che al momento è distratto.
“Per quanto tempo starai via?” domanda.
“Ancora non lo so, mi dispiace. Non troppo a lungo, penso”.
Fanculo. La situazione è così simile alla scomparsa di Jian Yi che Mo riesce a stento a pensare.
“C’è qualcosa che puoi dirmi?”
È un tentativo disperato. Lo sa.
“No, mi dispiace”.
È la seconda volta che si scusa oggi. Se il contesto fosse diverso Mo lo troverebbe divertente. Di solito He Tian è troppo viziato per questo genere di cose. C’è qualcosa, però, che non permette a Guan Shan di godersi il momento. Sposta lo sguardo in basso.
“Be’, non morire o cose del genere. Ci si vede”.
Ma Guan Shan non va da nessuna parte. Non si muove e He Tian solleva una mano guantata per alzargli il mento e incontrare il suo sguardo.
“Mo, sei venuto fin qui per dirmi addio. Non fare il codardo”.
Mo sa cosa vuole fargli fare. Lui non è un fottuto codardo.
C'è una strana energia che pulsa nel suo corpo. Questo sembra il giorno ideale per fare qualcosa di stupido. Mo si sente carico di adrenalina.
Prima di poter cambiare idea Mo si allunga e unisce le labbra alle sue.
Beccati questo, stronzo.
Se He Tian è colto alla sprovvista, Mo non riesce a capirlo. He Tian sposta le mani intorno alla nuca di Mo e lo bacia dolcemente, preme un bacio dopo l'altro sulle sue labbra, leggermente, finché gliele apre, succhiandogli il labbro inferiore.
Merda. Mo riesce appena a respirare. La consistenza dei guanti di He Tian dietro la sua testa si scontra con la morbida sensazione della sua bocca. Mo espira forte e dice al suo cervello di stare zitto solo per un momento.
Dannazione, a cosa stavo pensando?
Mo preme un altro bacio.
He Tian lo asseconda, cedendo con facilità. Poi uno dei suoi pollici si muove per accarezzargli la guancia. Prima che il bacio possa davvero crescere He Tian si allontana e sospira contro la sua bocca.
“Sono diciotto mesi che mi resisti e fai una mossa del genere proprio quando sto per andarmene?”
…cosa? …Che dovrei dire? Aspetta, si è messo-
“Ti sei messo a contare i mesi?”
“Assolutamente”.
Che stronzo, pensa Mo. He Tian non lascia la presa e indietreggia per vederlo meglio.
“Tornerò. Lo sai, vero?”
Mo non sa niente. È piuttosto difficile avere fiducia nel mondo quando questo gli dimostra di avere costantemente torto.
“Fai come ti pare” dice Mo. Dà un'ultima occhiata al viso di He Tian e si raddrizza. “Non morire”.
“Non me lo sogno nemmeno”. Le sue mani scivolano dal suo viso per dargli spazio.
Mo si volta e se ne va. Questa volta He Tian non lo ferma.
Zheng Xi sta ancora aspettando nel corridoio. Fa un cenno con la testa quando Mo esce.
Missione compiuta, sembra dire.
Fanculo prova a rispondere Guan Shan, ma è irrilevante. Alla fine non è nemmeno arrabbiato.
“Non fare niente di stupido là fuori” dice Zhengxi a He Tian. “Resta al sicuro”.
“Lo farò, Zhengxi.”
Si scambiano un abbraccio. Mo è sorpreso dalla sensazione di calore che inizia a bruciargli la bocca dello stomaco. Da quando He Tian e Zheng Xi si abbracciano? Che cazzo è sta roba. He Tian va in giro ad abbracciare tutti quelli che conosce? È un gesto troppo intimo, ecco cos'è, e sembra stupido.
Un istante dopo Mo distoglie lo sguardo. Quando l’abbraccio è finito He Tian gli sorride, come se si fosse accorto di qualcosa che a lui è sfuggito.
Andasse a fanculo.
“Devo andare. Grazie per essere passati”.
He Tian fa un cenno con la mano e senza tante cerimonie Qiu spinge i due ragazzi verso il cancello principale e poi fuori, per strada.
Ecco.
L’addio è finito.
Mo non ha la più pallida idea di quando rivedrà He Tian.
Merda.
Forse sta tremando.
Zheng Xi sta per dire qualcosa ma Guan Shan lo ferma con una mano. Non può... semplicemente non ce la fa.
Zheng Xi capisce. Rimane zitto.
Mo inizia a contare i respiri nella sua testa. Al dodicesimo sente di potersi muovere di nuovo.
“Okay” prova a dire, ma non suona bene così ci riprova. “Tutto ok. Devo andare. Cazzo, sono in ritardo per il mio lavoro part-time".
“Possiamo tornare in metro” dice Zheng Xi ma si ferma quando gli sovviene un pensiero. “A meno che…”
Entrambi si voltano verso Qiu.
“Cazzo, no”.
Mo non si arrende facilmente. “Sei sicu-”
“Non darò a nessuno di voi due un passaggio. Prendete la metro. Non mi interessa”.
Mo Guan Shan non riesce a credere a questo stronzo.
“Pensi davvero di starmi alle calcagna per… non sai nemmeno tu quanto tempo, e non ti preoccupi neanche del fatto che potrebbero licenziarmi?”
Qiu non mostra alcuna empatia.
“Se ti mandano via perché sei in ritardo, sei già licenziato. Fare il tuo autista personale non cambierà le cose”.
Zheng Xi interviene. “Potrebbe capitargli qualsiasi cosa per strada. Sapevi che una volta è stato aggredito in metro?”
“Qui stiamo negoziando Guan Shan, ragazzino. Non posso fare niente per te. È una moto, nel caso non te ne fossi accorto. Non posso portare entrambi”.
“Lo so. Sono solo preoccupato che il mio amico arrivi sano e salvo al lavoro”.
“Cristo santo, gli adolescenti sono insopportabili”.
Entrambi continuano a fissarlo.
“E va bene. Salta su”.
Ti devo un favore articola Mo con le labbra a Zheng Xi, e intende molto più del semplice passaggio.
Zhan Zheng Xi sorride. Non per questo, replica lui.
