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A Doppio Taglio

Summary:

(Radioapple AU +18) A causa della sua sete di vendetta, Alastor ha combattuto come gladiatore per sette anni.
Adesso che è riuscito ad arrivare al Colosseo di Pentagram City, il momento della sua rivalsa sembra essere giunto: Lucifero, Imperatore dei Sette Anelli, è lì per godersi lo scontro.

"Non appena Lucifero posò gli occhi sul gladiatore vittorioso, capì che doveva incontrarlo. Fece di tutto per cogliere ogni opportunità di inserirsi nella vita di Alastor ed i due si avvicinarono.. ma niente è mai così semplice."

Alastor vuole la sua vendetta. Vuole la sua libertà. Ma se il prezzo è la vita dell'Imperatore, riuscirà a portare a termine il suo compito?

[Questa è una traduzione dall'inglese della storia di @xKasidra basata sulll'arte di @ashirotyan - https://x.com/ashirotyan/status/1847415526345089212?t=11sB-YtptFS9CpOoLKep9A&s=19 -]

Notes:

Appena ho visto che l'arte di @ashirotyan era stata trasposta in una Fan Fiction, non ho potuto fare a meno di doverla tradurre. Soprattutto per lo stile poetico ed epico con cui è scritta u_u Quindi che dire miei giovani ed attempati lettori di Harmony 2024 versione Hazbin Hotel, godetevela.

(See the end of the work for more notes.)

Chapter 1: Primo Incontro

Chapter Text

Quando il Demone Cervo, al centro dell’affollato Colosseo, iniziò la lotta sul sabbioso e sterile campo di battaglia, la prima cosa che si percepiva era la sua sete di sangue. Non certo l’immagine pudica e pacifica che la parola cervo evocava di solito.

Quell’uomo combatteva con ombre, artigli e poteri che a Lucifero non lasciavano dubbi: si trattava di un demone. Del resto, le orecchie sporgenti e gli occhi sanguigni del gladiatore non permettevano di nascondere le sue origini.

Quando il Demone alzò quello sguardo, sanguinante e vittorioso - con i nemici massacrati ai suoi piedi - incontrando quelli di Lucifero, l’imperatore si accorse di non riuscire a respirare.

Mentre il demone si passava un lungo artiglio sulla guancia, spargendo sangue rappreso nel vano tentativo di pulirlo, nella mente di Lucifero il boato della folla si trasformò in un distante rumore bianco. L’imperatore avvertì un desiderio scaturire dal profondo del suo stomaco, un desiderio che non conosceva da anni… da quando la sua ex imperatrice era tornata nel suo paese d’origine.

Era ironico pensare che proprio un demone avrebbe risvegliato questo interesse. Era un po’ masochista in questo senso.

« Come si chiama? » chiese Lucifero a Paimon, il Primo Consigliere accanto a lui. Mentre il Demone Cervo abbassava lo sguardo per riporre la sua spada nel fodero con un gesto teatrale, Lucifero si appoggiò alla ringhiera senza staccargli gli occhi di dosso.
Lucifero desiderò che quegli occhi rossi tornassero a puntarsi su di lui. Ci avrebbe pensato da solo: questi erano i vantaggi dell’essere Imperatore.

« Quel gladiatore si chiama Alastor, Maestà. I suoi fan lo chiamano il Demone dell’Arena. Un talento molto promettente. »

Alastor.

 

~*~

 

Che bella cosina era l'Imperatore. Lucifero, Imperatore dei Sette Anelli: i suoi ritratti non rendevano giustizia alla realtà.

Alastor si infastidì solo a guardarlo.

Poteva quasi immaginare quanto fossero lisce le mani di Lucifero sotto le punte dorate dei suoi guanti. Sospettava che quell’uomo non avesse mai lavorato un solo giorno della sua vita privilegiata. Con i capelli color del sole e la pelle bianca come una statua di alabastro, sembrava divinamente progettato per il suo ruolo. Forse lo era, dato che si diceva fosse benedetto dagli angeli.

Al contrario delle sue mani, callose e macchiate di sangue, che spuntavano oltre i suoi bracciali d’arme. Questo, per una volta, non gli dispiaceva, anche se avrebbe gradito un bel paio di guanti di pelle. Gli piacevano le punte dorate di quelli indossati da Sua Maestà, anche se Alastor avrebbe preferito un metallo più pratico.

Qualcosa nel linguaggio del corpo dell'Imperatore – il modo in cui si sporgeva oltre la ringhiera, come se stesse per saltare tra le braccia di Alastor – fece pensare al demone di aver fatto colpo sul piccolo despota.

Bene.

Catturare la sua attenzione era il primo passo del processo: un giorno avrebbe dovuto ucciderlo.

Alastor lasciò che il suo sguardo si allontanasse dall'Imperatore, roteando con effetto drammatico la lama prima di rinfoderarla. Il pubblico ruggì; era stato il beniamino della folla fin dal primo giorno in cui aveva messo piede nell'anfiteatro.

Da condannato, era destinato a essere un sacrificio piuttosto che un vero gladiatore. Ma, durante lo scontro, proprio prima del colpo fatale, il patto che aveva stretto si era attivato, trasformandolo in una creatura demoniaca e salvandolo dalla morte.

I suoi occhi tornarono sull'Imperatore, che stava sul suo palco come un Dio. L’intenso sguardo dorato di Lucifero era ancora puntato solo su di lui. Non vi era certezza che Sua Maestà avrebbe assistito ancora a uno di questi giochi, e Alastor doveva sfruttare l’occasione per catturare davvero la sua attenzione.

Portò due dita alle labbra e, imitando un bacio soffiato, sollevò il braccio fino a puntarle verso l'Imperatore stesso.

Era noto che l’Imperatore fosse scapolo dalla partenza della moglie, sette anni prima. Si speculava che ciò fosse dovuto al fatto che lui... preferisse l’altra sponda, per così dire.

A quel bacio, nell’arena calò il silenzio. L'Imperatore si portò una mano alla bocca per lo shock, costretto a distogliere lo sguardo a causa del rossore dorato che gli accese le guance.

Quel piccolo gesto aveva senza dubbio fatto guadagnare ad Alastor un bacio, ma non era ancora stato deciso se l’avrebbe ricevuto dall’Imperatore o dalla lama del boia.

Girando sui tacchi, Alastor si diresse a grandi passi verso il cancello dove il suo gestore lo attendeva con il collare in mano. Alla sua uscita, l’arena tornò fragorosa. Esaurito lo shock generale, l'audacia del suo gesto aveva fatto esplodere nuovamente le masse.
I popolani erano sempre stati terribilmente prevedibili.

« Ti senti suicida oggi, eh, capo? »
La robusta guardia gli agganciò il collare al collo, e Alastor serrò i denti mentre sentiva il suo potere demoniaco svanire, come risucchiato via all’improvviso. La sensazione di perdere via la propria forza non diventava mai meno inquietante; non riusciva ad abituarsi.

« Non ne hai idea, Husker. Scommetto la mia cena che, stasera, uno dei subordinati di Sua Maestà verrà a trovarmi... e non per la mia testa. Se vinco, mi prendi un bel paio di quei calzini eleganti. Quelli che indosso ora sono bucati sui talloni… mi fanno sentire poco raffinato. »
Alastor ridacchiò alla sua stessa battuta. Il richiamo ai suoi giorni da raffinato ed onesto cittadino di Pentagram City non gli permetteva di ignorare che in quel momento fosse mezzo nudo e coperto di viscere.

Husker sbuffò, allontanandolo dal centro dell'arena mentre gli operai si affannavano a trascinare via i corpi per preparare il prossimo scontro. « Certo, capo. Perché no? È un patto. »

 

~*~

 

Che audacia.

Lucifero fu grato per l'ampiezza della sua toga, che riuscì a nascondere la reazione istintiva al gesto audace del gladiatore. Quando ebbe ripreso abbastanza calma da guardare di nuovo verso l’arena, il demone si stava già allontanando.

Oddio, aveva persino una coda. Probabilmente avevano adattato la gonna apposta per permetterne la sporgenza, così da catturare meglio gli occhi del pubblico.

E oggi... i suoi.

Paimon, al suo fianco, esclamò con disapprovazione.
« Devo ordinare la sua decapitazione, Maestà? »

« No! » rispose Lucifero fin troppo velocemente, prima di schiarirsi la gola. « Non c’è bisogno » continuò, con un tono più calmo. « Anzi, voglio che si occupi di me. »

« C... cosa, Vostra Maestà? »

Lucifero era sicuro di non aver mai visto le sopracciglia del suo consigliere alzarsi così in alto: quasi scomparivano nei suoi capelli grigi. Era certo di essere la causa della maggior parte di quei capelli grigi, ma purtroppo questa era la vita del consigliere del peggior Imperatore che i Sette Anelli avessero mai conosciuto. Anche se, ad essere onesti, ce n'erano stati solo due.

Charlie, dietro di lui, rimase senza fiato.

Oh sì.

« Non in quel senso » corresse Lucifero con una risatina nervosa. « Voglio che lui... sia il mio servitore. Che porti i miei dessert, dia da mangiare alle mie anatre, si occupi dei miei capricci e cose del genere. Solo per qualche ora, per vedere come va. »

Paimon aggrottò la fronte.

« È un ordine » aggiunse piano Lucifero.

Pensò che suonasse abbastanza da imperatore. Tutti sapevano che era solo una figura di facciata in termini di governo effettivo, ma questo non significava che potessero negargli un simile capriccio.

Paimon non sembrava per niente contento, ma non osò esprimere a voce i suoi pensieri.
« Come vuoi, Imperatore. » Paimon si inchinò. Poi scese i gradini che collegavano il piazzale dell'Imperatore al resto della struttura.

Una volta che il gladiatore fu completamente fuori dalla vista, Lucifero tornò a sedersi sul suo trono. Xantia sibilò piano dal suo polso prima di scivolargli in grembo, arrotolandosi in una spirale.

Xantia era tanto ultraterrena quanto Lucifero stesso. Sebbene lui non potesse comunicare normalmente con il suo serpente, le sue emozioni gli giungevano attraverso il legame divino, o forse empio, che condividevano. Lei comprendeva le sue parole, anche se non riusciva a parlare.

In quel momento, trasudava una sorta di dolce comprensione. Xantia non aveva i pregiudizi sociali degli umani. Per lei, vedere il suo amico fare dei passi per alleviare la propria solitudine era una cosa positiva.

Fu un sollievo che almeno un essere, oggi, non lo giudicasse.
 

~*~

 

« ...quindi, papà, penso davvero che dovremmo porre fine a questi giochi; sono crudeli. Sono barbari. »

Charlie aveva deplorato gli orrori dei giochi per l'intera durata dell'evento, e le sue enfatiche proteste continuarono mentre percorrevano il breve e dritto sentiero tra l'arena e i terreni del palazzo. Le guardie marciavano da ogni lato, ma il sentiero rimaneva per lo più vuoto grazie all’uscita prioritaria concessa al gruppo dell'Imperatore.

« Lo so, tesoro » rispose distrattamente Lucifero. Charlie continuava a parlare dei giochi crudeli, ma la sua mente era invasa dall'immagine del gladiatore maledetto dal demonio. Non riusciva a togliersi dalla testa che quel gladiatore sarebbe arrivato presto nei suoi alloggi… e doveva mettere tutto in ordine.

Lucifero manteneva poco personale a palazzo. La presenza della gente lo stressava, e lo stress rendeva estremamente difficile contenere i suoi attributi demoniaci. Tuttavia, una sola cameriera non era sufficiente per mantenere in ordine terreni di quelle dimensioni. Niffty faceva del suo meglio, ma il palazzo non era mai abbastanza in ordine, risultando poco adatto alla compagnia.

Paimon, da uomo intelligente qual era, fingeva semplicemente di non accorgersene. Una volta al mese chiedeva a Lucifero se avesse bisogno di più personale, ma l’Imperatore declinava ogni volta.

« …penso che se avviassimo un'iniziativa per dimostrare che questi cittadini maledetti dal demonio si possono redimere… Papà, mi ascolti? »

« Ah » Lucifero sbatté le palpebre, tornando al presente. « Mi dispiace, Charlie, la mia mente è un po' distratta in questo momento. So che è una questione che ti sta molto a cuore. Ci penserò, promesso. »

Lucifero non amava i giochi dei gladiatori, ma era chiaro che la gente li adorava, e lui non aveva alcuna intenzione di agitare il can che dorme. Era anche un modo facile per evitare il sovraffollamento delle prigioni; i condannati potevano semplicemente essere gettati nell'arena.

Ma Lucifero desiderava che sua figlia fosse felice; voleva darle tutto ciò che poteva, sapendo bene che non avrebbe mai potuto darle ciò che contava di più: una famiglia felice.

Charlie sospirò, ma il suo volto si illuminò non appena scorse la sua guardia personale e compagna. « Vaggie! » esclamò eccitata. La sua lunga treccia bionda rimbalzava mentre si faceva largo tra le guardie per lanciarsi nell'abbraccio di Vaggie.

Paimon aveva espresso a Lucifero il suo disappunto per quel tipo di relazione, sottolineando che Charlie avrebbe potuto essere un potente strumento politico se avesse usato il matrimonio a tale scopo. Ma Lucifero gli aveva fatto chiaramente intendere dove potesse ficcarsi le sue opinioni in merito. Vaggie era una compagna leale e amorevole, e rendeva Charlie felice. Questo era tutto ciò che importava a Lucifero. Per non parlare del fatto che il suo matrimonio politico lo aveva completamente disilluso riguardo all'idea che anche sua figlia potesse vivere una relazione del genere.

Lucifero abbracciò sua figlia, poi presero due strade diverse nel cortile. Charlie si diresse con Vaggie verso la sua casa in mezzo al parco. Una dimora più umile, ma decisamente meglio tenuta di quella di Lucifero. Dal grande palazzo, lui poteva scorgere la facciata in mattoni. A causa del suo desiderio di proteggerla, non riusciva mai a tenerla troppo lontana. Ogni volta che accadeva, sentiva il vuoto farsi più profondo.

Lucifero passò mentalmente in rassegna tutto ciò di cui doveva occuparsi prima dell'arrivo del gladiatore. Qualche anno prima aveva iniziato a intagliare anatre di legno, che ora riempivano il pavimento.

Xantia gli schioccò la sottile lingua contro il mento, e lui le diede una piccola pacca sulla testa. Non riusciva a ricordare l'ultima volta che si era sentito così eccitato. Sperava di piacere a quel demone.

 

~*~

 

Quanto era stata meravigliosa l’espressione sul volto di Husker quando, mezz’ora dopo il combattimento, un paio di guardie si erano presentate a cercare Alastor per conto dell’Imperatore. I due erano arrivati a bussare proprio subito dopo che il primario dell’arena gli aveva consegnato il certificato di buona salute, confermando la sua perfetta forma fisica.

Alastor non vedeva l’ora di indossare il suo nuovo paio di calzini. Oh, e il bagno privato che gli avevano fornito… acqua calda, profumata alla lavanda. Aveva goduto di un simile lusso una o due volte al massimo, durante i suoi anni migliori. Nulla a che vedere con le docce fredde e comuni a cui era stato sottoposto negli ultimi sette. Perfino la toga che gli avevano fornito era fatta di lini più pregiati di quelli che avesse mai toccato. Era rossa: quel colore che sembrava seguirlo ovunque. Era anche il suo preferito, quindi non poteva lamentarsi.

Stasera, Alastor era pronto a sfoggiare il suo sorriso più affascinante. Ammetteva di avere pochissima esperienza in fatto di seduzione, ma le sue capacità di manipolazione erano di prima categoria. E in fondo, manipolazione e seduzione non erano poi così diverse.

Per eliminare l'Imperatore e ottenere la vendetta che lo aveva portato fino a quel punto, avrebbe dovuto trovare una via di accesso. Se avesse combinato qualche errore, non ci sarebbe stata una seconda occasione.

Due guardie armate lo scortarono insieme a Paimon, consigliere dell'Imperatore. Questo bastardo lo conosceva bene: Lucifero disertava spesso le riunioni del Senato, inviando Paimon al suo posto. Alastor ricordava quell’uomo come un politico saggio e astuto, ma un essere umano terribile.

« Se tenti di danneggiare Sua Maestà, sarai giustiziato. Bada alle tue maniere. Ricordo la tua lingua tagliente; tienila a freno o mi assicurerò che tu la perda. »

Il sorriso di Alastor si allargò. Allora, si ricordava di lui. Quanto amava quando la gente si ricordava di lui.

« Mi fa piacere che ti ricordi di me. Come sta il piccolo Stolas? »

Paimon aggrottò la fronte.

«Chi?»

Alastor strizzò gli occhi, divertito, senza rispondere. Paimon scrollò le spalle. Politico astuto, essere umano terribile.

Attraversando l'enorme cancello di ferro battuto, la prima cosa che Alastor notò fu…

Semplicemente trascurato.

Le rose crescevano selvatiche e spinose, e i cespugli apparivano minacciosi più che sontuosi. Quel giardino gli piaceva. Gli alberi avrebbero avuto bisogno di potatura, e il sentiero di pietra di una buona diserbatura. A parte il paesaggio discutibile, gli edifici erano magnifici: alte colonne, arcate spettacolari e terrazze che, sicuramente, offrivano viste meravigliose sulla città. Affreschi divini decoravano i muri di contenimento. L'architettura, tutta in pietra, brillava dello stesso bianco lucente dell'Imperatore che vi risiedeva.

« L'Imperatore ha… gusti unici, per quanto riguarda l’arredamento. Non fare commenti. »

Alastor inarcò le sopracciglia, ma rimase in silenzio.

All’interno del palazzo, nulla appariva fuori dall’ordinario. Semmai, sembrava semplicemente senza vita. Polveroso, forse.

Una statua dell'ex Imperatore troneggiava al centro del pianerottolo della scala di marmo che dominava l’atrio. Non assomigliava per nulla a Lucifero, e Alastor considerava questa una buona cosa. Se l'ex Imperatore fosse stato somigliante al padre di Lucifero, Alastor non sarebbe stato sicuro di riuscire a fingere attrazione.

L'ex Imperatore era stato colui che aveva ordinato gli Stermini, trasformando inavvertitamente Alastor nel mostro che era e spianando la strada alla futura caduta di suo figlio Lucifero. Pare che non fosse stato un gran padre per il giovane Lucifero.

Alastor, che il padre non l'aveva mai conosciuto, ridacchiò. Forse avrebbero potuto trovare un’intesa, legati dal trauma infantile condiviso.

Salendo i gradini verso il secondo piano e imboccando l'ala ovest, l'avvertimento di Paimon divenne improvvisamente chiaro. L’arredamento standard da palazzo si tramutava in… qualunque cosa fosse. Era come passare da un paesaggio invernale immacolato a un’esplosione autunnale: vistoso, colorato, totalmente assurdo. Somigliava allo stile degli artisti itineranti che giungevano ogni anno verso la fine della primavera e l’inizio dell’estate, piantando tende sgargianti ai margini di Pentagram City, offrendo delizie esotiche e spettacoli drammatici a chiunque avesse denaro.

Gusti davvero unici.

Paimon bussò tre volte contro una porta di legno dall’aspetto modesto.

« Uhh, un minuto, un minuto! » fu la risposta affannata.

Paimon sospirò, come se fosse abituato a quel comportamento.

Interessante.

Seguirono una serie di tonfi confusi prima che, una trentina di secondi dopo, l'Imperatore in persona spalancasse la porta.

Gli occhi rossi e dorati di Lucifero si posarono immediatamente su Alastor. Alastor osservò la sua espressione con un ghigno enigmatico.

« Entrate! Entrate! » disse Sua Maestà, facendo segno di accomodarsi con un gesto energico delle mani. Entrarono in fila indiana, con Paimon in testa e Alastor accompagnato da una guardia davanti e una dietro.

Lo sguardo del demone vagò per la stanza. Presentava lo stesso stile stravagante dell’ala, con abbondanza di drappeggi e toni di rosso intenso.

Lucifero si muoveva avanti e indietro, fino alla parete più lontana dove una porta sormontata da due finestre ad arco dava su una veranda affacciata sul cortile interno. Il tramonto filtrava dalle finestre, il vivido sole arancione era perfettamente posizionato per riscaldare l’Imperatore di un alone infuocato, evidenziandone la figura con un caldo bagliore.

Alastor sentì vacillare la propria sicurezza.

Era bellissimo. Persino impeccabile nonostante i cerchi rossi che gli adornavano le guance. Avvolto solo in una toga bianca priva di ornamenti, appariva regale come nell’anfiteatro. Sua Maestà era minuta: se fossero stati faccia a faccia, Lucifero sarebbe arrivato a malapena al petto di Alastor. Ma la larghezza delle sue spalle e i contorni definiti delle braccia tradivano una forza inattesa.

Alastor lo odiava.

« Dal vivo sei molto più basso. »

Dannazione.

Avrebbe voluto apparire affascinante, ma le parole taglienti gli erano sfuggite dalle labbra.

Lucifero lo guardò, gli occhi sgranati in un’incredula sorpresa.

« Devo tagliargli la lingua, Vostra Maestà? » intervenne Paimon con un tic d’irritazione all’occhio. Le guardie alzarono le armi.

« Non è necessario » rispose Lucifero con un sorriso ironico, facendo loro segno di fermarsi. « Lasciateci. Le guardie possono rimanere fuori dalla porta; urlerò se dovessi aver bisogno di voi. »

« Ne siete certo, Maestà? Questo demone è pericolosamente veloce: avete visto come combatte. »

Lucifero si allontanò dalla finestra, rompendo l'illusione di divinità. « Non è forse un collare angelico quello che vedo intorno al suo collo? Non è stato perquisito a fondo per verificare che non avesse armi? »

Paimon chinò il capo in segno d’assenso. « Godetevi la serata, Maestà. » Paimon si ritirò, e le due guardie lo seguirono. Alastor rimase immobile con le mani dietro la schiena.

Il Demone Cervo notò un cambiamento nella postura dell’Imperatore non appena gli altri uscirono: le spalle si incurvarono improvvisamente, e i suoi piedi si spostarono, inquieti.

Lucifero si grattò la nuca con una risatina nervosa.

« Uhhh– ciao. »

 

~*~
 

Cazzo, cazzo, cazzo.

Alastor era apparso spettacolare nell’abbigliamento da gladiatore, ma ora, con quella semplice toga rossa, era assolutamente peccaminoso. Il Demone stava in piedi di fronte a Lucifero, sorridente, con le zanne che scintillavano pericolosamente nelle tonalità infuocate del tramonto.

Cosa dovrei dire? Aveva iniziato con un semplice “ciao” , e non sapeva come continuare. Sperava che l’altro rispondesse.

« Bel combattimento oggi » riuscì a dire, sollevando goffamente un pollice.

Alastor inclinò la testa, gli occhi cremisi lo scrutarono con attenzione. Il suo sorriso divenne appena più inquietante. Un orecchio animale gli tremò leggermente.

Oddio, vorrei toccarti quelle orecchie.

Ma non voleva sembrare strano. Il demone probabilmente avrebbe fatto qualsiasi cosa gli avesse chiesto, ma Lucifero preferiva di gran lunga che le cose sembrassero un po' più… consensuali.

Alastor si inchinò. « Il mio nome è Alastor, è un piacere incontrarvi, Maestà. Un vero piacere. »

La sua voce. Merda.

Non era affatto come Lucifero si aspettava. Pensava che il demone parlasse con un ringhio gutturale e selvaggio, a monosillabi, magari componendo frasi mal strutturate. Invece, la sua eloquenza, insieme al contrasto tra il suo aspetto rude e l’apparente intelletto nascosto, fece sì che Lucifero lo desiderasse ancora di più.

« Sì! » rispose forse con troppo entusiasmo, unendo le mani. « E io sono Lucifero, Imperatore dei Sette Anelli e… tutte quelle cose. Siediti, siediti! » indicò in preda al panico il divano appoggiato alla parete di fronte al letto.

La sua camera da letto ora era piuttosto spoglia, dopo che aveva rimosso le anatre di legno e la biancheria. Restavano solo il letto, un divano, qualche tavolino, una cassettiera. Le finestre si aprivano su una veranda che offriva un’eccellente vista sul laghetto delle anatre.

Perché non riesco a comportarmi in modo normale?

« Allora, uhm… Bel tempo per giocare nell’arena oggi, giusto? Ti piace, uh... quello che fai? »

Dannazione , non era certo la domanda migliore. Ti piace essere uno schiavo dell’Impero? Perché sono così incapace nelle interazioni sociali?

Si consolò solo perché Xantia era fuori, a godersi gli ultimi raggi del sole calante. Si stava giudicando già abbastanza da solo.

 

~*~

 

Alastor emise un forte « Ah! »

Lucifero sussultò.

Era questo l'Imperatore?
Questo ometto goffo e imbranato che, subito dopo la sua stessa domanda, pareva volesse nascondersi sotto al letto?

Oggi gli Dei mi sorridono.

« Mi piace sempre combattere. Peccato che qui non mi capiti spesso » rispose Alastor, sedendosi come gli era stato offerto. Il divano morbido si adattava perfettamente alla sua forma, ben lontano dai mobili rigidi della sua cella.

Lucifero, giocherellando con l'anello al dito, si sedette accanto a lui sul divano, lasciandogli tutto lo spazio necessario.

« Quindi... mh, hai la passione di sorridere, o sei felice in questo momento? »

Il sorriso di Alastor si fece più acuto. « Dopo la mia maledizione, ho capito che questa espressione è la più naturale per me. »

« Ah. Sì, non sono sicuro che "naturale" sia ciò che mi viene in mente quando sorridi in quel modo » rise Lucifero.

I suoi occhi si concentrarono sulla bocca del demone, e la lingua gli scattò fuori per bagnargli le labbra.

Ah. Era come Alastor aveva sospettato.
L'Imperatore mi vuole.
Quanto è stato semplice!
Quanto sono fortunato.

Non poteva lasciarsi sfuggire quest’occasione. Alastor era abituato a ispirare paura, non lussuria, ma riusciva a capire il gioco che stava nascendo.

Alastor accavallò una gamba sull’altra, il ginocchio in aria: il tessuto della tunica scivolò giù, esponendo la coscia fino al punto cruciale dell'inguine. Gli occhi di Lucifero seguirono il movimento, le pupille nere si dilatarono tanto che quasi inghiottirono le iridi cremisi.

Oh sì.

Non c’erano dubbi nella mente di Alastor: Lucifero voleva il suo corpo.

Ora, cosa avrebbe potuto ottenere con quel potere?

« Perché sono qui, Maestà? » chiese Alastor con un timido movimento del capo.

Osservò Lucifero deglutire a vuoto e fare un gesto molle con la mano, strappando gli occhi dalla pelle esposta della sua coscia.

« Non lo so, Alastor. » Era la prima volta che sentiva il proprio nome da quelle labbra rosee, e osservò, con interesse, l'Imperatore sollevare un sopracciglio in segno di sfida. « Perché mi hai mandato un bacio? »

Merda.

Alastor si era detto pronto a essere usato fisicamente, ma ora che l’argomento era nell’aria, sentiva un’insolita paura prendere il sopravvento, insinuandosi nelle ossa. Iniziò a riconsiderare la sua scelta strategica.

È stato lui a provocare tutto questo. Quindi, meglio che avesse le palle di andare fino in fondo.

« Perché volevo baciarti, ovviamente. »

L'Imperatore sollevò la testa con un breve « Ah ah » esponendo il sottile collo d’avorio. Poi si fece subito serio.

« Ti dirò che è una stronzata. Ma ci giocherò. »

Lucifero si spostò di lato e Alastor si irrigidì quando sentì il suo corpo premere contro il proprio fianco.

 

~*~

 

Lucifero conosceva bene l’aspetto della lussuria, e di certo non era questo. Ma se Alastor stava mentendo, allora avrebbe giocato al suo gioco.

Posò una mano sull'avambraccio nudo di Alastor e l'uomo sussultò.

Cazzo, è un debole.

Il demone immaginò per un attimo di adattare tutto il suo corpo a quella morbidezza vellutata, ma scacciò il pensiero. Stava correndo troppo.

« È così incredibile? » Alastor si ribellò, raddrizzando la gamba e scompigliando il tessuto della toga per coprire la vista allettante che aveva appena offerto a Lucifero. Ma le sue parole e il linguaggio del corpo non coincidevano. Si percepiva dal modo in cui Alastor allungò il collo, il sorriso vacillante come quello di una bestia in trappola, come se la sensazione del tocco di Lucifero gli fosse terribilmente sgradita.

Questo rattristò Lucifero.

« La gente non mi vuole, Alastor. La gente vuole il mio potere. Forse qualcuno mi scoperebbe per il mio aspetto, visto quanto sono affascinante » disse, strizzando l'occhio ad Alastor e giurando di vedere l'uomo fare una smorfia attraverso il suo sorriso. « Da parte tua, non sento nessun desiderio verso di me. Ma » – Lucifero si inginocchiò sul divano per eliminare la loro differenza di altezza, sporgendosi in avanti, quasi a sfiorare le sue labbra con le proprie – « se sei venuto qui per baciarmi, allora hai il mio esplicito permesso, Demone dell'Arena. »

Dopo aver notato la reazione di Alastor al tocco, Lucifero posò una mano sullo schienale del divano e l'altra sulla propria coscia, deciso a lasciare che fosse Alastor a chiudere la distanza tra loro. Così avrebbe potuto, almeno, fingere di non essere lui ad approfittarsi di un uomo ben al di sotto della sua posizione.

Pigolò.

Gli occhi di Lucifero si spalancarono quando Alastor gli posò sulle labbra il bacio più casto e rapido possibile, come una brezza passeggera. Se avesse sbattuto le palpebre, forse se lo sarebbe perso.

Lucifero non riuscì a trattenersi: scoppiò a ridere, mentre Alastor aggrottava la fronte sotto al suo sorriso, il naso all’insù arricciato per l'indignazione. Lucifero crollò in un eccesso di risate, ritraendosi per afferrarsi lo stomaco.

« Ti è sembrato divertente? »

Lucifero si asciugò una lacrima dall'occhio. « Questo non conta come bacio! »

« Direi che conta. »

« Se questo è il tuo livello, il tuo conteggio deve essere davvero basso! »

Per la prima volta dall’arrivo di Alastor, il demone parve imbarazzato. Distolse lo sguardo e le guance si scurirono.

« Non capisco come il numero delle mie vittime possa essere affar tuo. »

Lucifero rise di nuovo. « Chi parla di conteggi dei cadaveri? Io parlo solo di baci, amico. »

« Parli in modo ridicolo perché sei un imperatore. »

« E tu parli in modo ridicolo per essere un mmph– »

Alastor afferrò un lembo della scollatura di Lucifero e lo trascinò in un secondo bacio.

Nonostante l’iniziativa, Alastor era rigido come una delle statue da giardino di Lucifero.

« Rilassa la mascella, apri le labbra » borbottò Lucifero contro il sorriso a labbra serrate di Alastor. Con un sospiro appena percettibile, il demone si rilassò quel tanto che bastava perché Lucifero potesse far scivolare la lingua lungo la cucitura della sua bocca, sfiorandogli le zanne.

Lucifero posò una gamba sopra la coscia di Alastor per trovare la posizione ideale; evitò di mettersi a cavalcioni per non opprimerlo con la sua crescente eccitazione.

Alastor sciolse il tessuto della toga, una mano gli si sollevò per intrecciarsi nei capelli di Lucifero, l’altra gli avvolse la vita. Lucifero ripeté il movimento della lingua contro le sue zanne, e Alastor aprì ulteriormente la bocca mentre il suo respiro tremava.
 

~*~

 

La delicata lingua dell'Imperatore che scivolava lungo le sue zanne era una sensazione sorprendentemente piacevole.

Mentre Alastor apriva ulteriormente la bocca, quella creatura stranamente fiduciosa cominciava a muoversi attorno alle sue zanne come se fossero caramelle, anziché armi mortali che avevano strappato più di una gola durante la sua permanenza nell'arena.

Le piccole mani del Sovrano erano posate sul suo petto; il bianco della sua pelle contrastava nettamente con il rosso della toga di Alastor. Lucifero strinse il tessuto prima di lasciar scivolare lentamente la lingua nella bocca di Alastor, in un timido, esplorativo tocco. Alastor resistette all’impulso di mordere e scappare.

Non era poi così ripugnante come si aspettava, e questo bastava a innescare una sorta di risposta di combatti o fuggi. Così rimase immobile, i muscoli rigidi, stringendo un po' troppo forte i suoi artigli sulla vita sottile di Lucifero.

« Puoi usare anche la lingua, sai » mormorò Lucifero prima di sprofondare di nuovo sulle sue labbra. Ancora irrigidito, Alastor riuscì a manovrare la propria lingua nella bocca di Lucifero.

Sapeva di dolce, vagamente di mele. Lucifero gemette, e Alastor sentì quel suono dalla punta delle orecchie fino alla punta del cazzo.

Fanculo.

Le sue corna si allungarono mentre spingeva la lingua più in profondità, e l'Imperatore emise un suono strozzato che mandò un brivido lungo la sua spina dorsale. Con la mano intrecciata nei suoi riccioli dorati e setosi, Alastor tirò indietro la testa dell'Imperatore per migliorare l'angolazione, provocandogli un sussulto e un altro gemito.

Forse non è poi così male essere usato in questo modo... pensò Alastor mentre cominciava a divorare davvero la bocca di Sua Maestà. I gemiti di Lucifero si trasformarono in lamenti disperati, e Alastor notò come l’Imperatore avesse iniziato a scopare contro la sua coscia.

« Dobbiamo... dobbiamo fermarci » ansimò, allontanandosi dal petto di Alastor.

Alastor sollevò un sopracciglio, confuso. Non lasciò la presa.

« Perché? »

« Perché » rispose l'Imperatore, guardando in modo eloquente verso la protuberanza che emergeva sotto la sua toga « comincerò a pensare con il mio cazzo — oh, non guardarmi così! Se pensassi con quello, saremmo ancora qui a baciarci... e non voglio costringerti a fare qualcosa che non vuoi. A meno che tu non, uhh... non voglia occuparti di questo… »

Gli occhi dorati di Lucifero brillavano di un misto di lussuria e speranza. Alastor avrebbe voluto ridere.

Quest'uomo, lo costringe?

Questa timida creaturina, che piagnucolava tra le sue braccia fino a un attimo prima? Anche con il collare che sopprimeva quasi tutto il suo potere, Alastor si sentì completamente a suo agio.

Quella notte era entrato nella stanza aspettandosi di essere violentato da un tiranno, di piegarsi e sprofondare fino al punto più basso per raggiungere i suoi obiettivi. Invece, aveva trovato una piccola colomba bianca, eccitata ma terrorizzata all'idea di ferire i suoi sentimenti.

 

~*~

 

Lucifero era sull'orlo dell’estasi quando Alastor gli posò una mano sulla coscia, lasciando che scivolasse sotto la toga.

« E se… come dici, mi occupassi di questo… potrei avere, forse, una seconda visita? » mormorò Alastor.

Lucifero sentì sciogliersi ogni fibra alla sola idea che Alastor completasse il suo viaggio tra le sue cosce.

« Stai cercando di fare un patto con me? » ribatté senza fiato, come se non stesse già pianificando il loro prossimo incontro.

Alastor accennò un sì, e le sue dita callose tracciarono una scia di fuoco lungo la coscia di Lucifero, mentre gli artigli strisciavano delicati, perforando appena la pelle. Alzò lo sguardo verso di lui, e Lucifero avvertì un prurito sul coccige, trattenendo a stento la coda che cercava di liberarsi.

Devo controllarmi , pensò. Con un respiro profondo, il prurito svanì. Lilith odiava i suoi tratti demoniaci, e lui si era abituato a soffocarli nei momenti intimi.

Quella sera, l’Imperatore era uscito senza biancheria, così le dita lunghe di Alastor non incontrarono ostacoli avvolgendosi attorno al suo membro. Lucifero pulsò contro la mano di Alastor, emettendo un piccolo gridolino.

« Sì, sì, farò quell'accordo » sussurrò.

Nella disperazione del momento avrebbe potuto acconsentire a qualunque cosa; fortunatamente, si trattava di una richiesta così innocua che l’avrebbe esaudita a prescindere.

Lucifero si lasciò sfuggire un altro gemito quando Alastor iniziò a muovere la mano.

« Silenzio, Maestà. Non vorrei che le vostre guardie fraintendessero » lo ammonì Alastor.

« Chiamami Lucifero, per favore, quando hai la mano sul mio cazzo » rispose l’Imperatore.

Alastor ridacchiò, mentre continuava a pompare lentamente, troppo lentamente.

« Più veloce » gemette Lucifero.

« Sono sicuro che sei abituato a ottenere sempre ciò che vuoi, hmm? »

Lucifero aggrottò la fronte. « Hai parlato molto bene per essere un bruto » osservò.

« Non sono sempre stato un bruto, Maestà. »

« Lucifero » lo corresse con un ringhio.

Alastor si sporse verso di lui, il respiro caldo che gli accarezzava l’orecchio. « Lucifero » sussurrò, e Lucifero quasi venne sul posto.

« Santo cielo » sibilò, pulsando contro la presa di Alastor.

« Stai fermo, piccola colomba. Sto parlando. »

Come cazzo mi ha appena chiamato?

« Le persone più vicine a me mi avrebbero definito un gentiluomo, ai tempi in cui non visitavo il Colosseo. »

Anche in mezzo alla nebbia della lussuria, l’interesse di Lucifero rimase acceso. « Cosa facevi allora, se non combattere? »

Alastor lasciò la presa sul suo membro, ma prima che Lucifero potesse protestare, lo sollevò per la vita come se pesasse quanto una piuma, lasciandolo ricadere tra le sue cosce aperte, rivolto dalla parte opposta.

È… è quella la sua erezione? Lucifero sentì chiaramente una durezza premergli contro la schiena mentre Alastor, con una mano, gli sollevava di nuovo la toga, fermandosi sulla coscia, e con l’altra riprendeva il controllo sul suo membro. Lucifero rabbrividì di sollievo mentre l’altro iniziava a pomparlo da quella migliore angolazione.

Dopo aver visto la sua foga nell'arena, era difficile immaginare Alastor fare qualcosa che non fosse combattere. Anche se, in quel momento, la maggior parte delle cose era difficile da immaginare, a parte la sensazione della sua mano tra le gambe.

« Mmm. Ordinami carne di cervo per stasera a cena. Al sangue. Poi risponderò alle tue domande. »

« Cazzo, amico. Non puoi fare accordi con me mentre tu… cazzo… mi tieni in pugno in questo modo. »

 

~*~

 

Questo, Alastor poteva farlo.
Aveva il controllo della situazione e, sebbene la cosa continuasse a eccitarlo, era un piacere meno opprimente rispetto a quando la lingua di Lucifero lo aveva stuzzicato con bruciante ardore.

« Il giorno in cui farò un affare equo, vorrà dire che avrò perso il mio tocco » rispose con tono pacato.

L’Imperatore, Lucifero, si stava disfacendo tra le sue braccia, le mani aggrappate alle cosce di Alastor come se fossero l’unica cosa in grado di trattenerlo. I piccoli miagolii disperati che gli sfuggivano lo spingevano a continuare.

La stanza era silenziosa, fatta eccezione per il suono crudo della carne e i rumori osceni che provenivano da Sua Maestà. Il corpo di Alastor aveva reagito a sua volta, e il suo membro pulsava contro la schiena di Lucifero; ogni movimento, ogni sfregamento, lo faceva digrignare i denti per il piacere e l’attrito.

La testa di Lucifero era reclinata all’indietro sul petto di Alastor, gli occhi rovesciati in un’estasi pura. Il viso arrossato, il respiro affannoso e irregolare. « Sono… sono così vicino » gemette, e Alastor rispose stringendo più forte.

Lucifero si morse il labbro e i suoi occhi, selvaggi e carichi di desiderio, tornarono a concentrarsi su Alastor, che ormai barcollava sull'orlo dell’abisso.

« Vieni per me, Lucifero. Mostrami che piccola sgualdrina sei per un umile demone come me. »

« Oh cazzo, Alastor! »

Alastor soffocò le grida di Lucifero tappandogli la bocca con la mano libera. I fianchi della creatura si sollevarono, il corpo fremette e il seme caldo di Lucifero gocciolò lungo le dita di Alastor mentre la creatura tremava tra le sue braccia.

Dopo qualche istante, una delle mani di Lucifero si alzò a rimuovere quella di Alastor. Liberata la bocca, lasciò uscire un lungo sospiro.

« Non hai idea di quanto ne avessi bisogno. » Passò una mano tra i capelli umidi di sudore. « Merda. »

Alastor estrasse la mano da sotto il tessuto sporco della toga di Lucifero, osservandola con disprezzo.
Disgustoso.

« Pulisci questo » fu tutto ciò che disse, sollevando la mano davanti al viso di Lucifero per sottolineare il pasticcio che aveva combinato.

Lucifero si girò di lato sulle ginocchia di Alastor, rivolgendogli un sorriso malizioso. Gli afferrò il polso e, senza esitazione, si infilò le dita sporche in bocca.

Oh.

Non era questo che intendeva.

Alastor lo osservava, affascinato e morbosamente attratto, mentre Lucifero leccava via la sua stessa essenza, un dito alla volta. La lingua scivolava lungo gli artigli di Alastor, facendogli sussultare l’erezione e togliendogli il fiato.

Un leggero gemito gli sfuggì dalle labbra mentre Lucifero gli lambiva il palmo. Alastor sgranò gli occhi per la sorpresa.

« Hai… hai la lingua biforcuta? »

Lucifero si bloccò, ritraendo immediatamente la lingua. « Cosa? Certo che no! Sarebbe assurdo. »

Tirò fuori una lingua perfettamente normale come prova, e Alastor cominciò a mettere in dubbio la propria sanità mentale. Nonostante l’afflusso limitato di sangue al cervello a causa dell’erezione, i suoi occhi raramente lo ingannavano con tale spudoratezza.

« Capisco » borbottò tra sé. La reazione di Lucifero alla sua osservazione era stata altrettanto strana.

Lo avrebbe tenuto a mente.

 

~*~

 

Sono un fottuto idiota.

Lucifero era così beato e rilassato da essersi dimenticato di cambiare forma alla lingua. Roba di base.

Concluse rapidamente la pulizia della mano prima di saltare giù dal grembo di Alastor. Si inginocchiò tra le sue gambe e gli rivolse il suo sorriso più seducente. Nonostante il sollievo sessuale, sentiva ancora il desiderio di strisciare sotto le vesti di Alastor per esplorare meglio il corpo che aveva ammirato nell’arena.

« Posso... ricambiare il favore? » chiese, guardando gli occhi scuri di Alastor attraverso le ciglia. Aveva notato che ogni volta che Alastor si concentrava seriamente, la sua sclera si macchiava di nero.

Faceva un caldo fottuto.

« Assolutamente no » rispose il demone.

Beh, quella non era la risposta che si aspettava.

« Oh » disse Lucifero, alzandosi subito. Si diresse verso il letto e si sedette sul bordo, gonfiando le labbra in un broncio pensieroso.

Era stato imbarazzante.

« Quindi... vuoi cenare? Oppure… » si interruppe in attesa.

« Cenare... mi piace » rispose Alastor, accavallando le gambe.

Forse Alastor stava davvero facendo finta, rifletté Lucifero con un pizzico di delusione. Perché altrimenti avrebbe voluto fermarsi lì? Forse l’orgasmo sulla sua mano lo aveva disgustato. Forse lui...

« Lucifero » lo chiamò dolcemente Alastor, e Lucifero sollevò di scatto la testa.

« Tieni i titoli quando non ci tocchiamo » ordinò Lucifero. Era una precauzione. Sarebbe stata una brutta abitudine, se mai si fossero incontrati in pubblico.

Alastor si alzò, camminò fino a lui e gli prese la mano, portandola al viso e sfiorandone le nocche con le labbra.
Il battito di Lucifero accelerò.

«Lucifero» ripeté.

Questo bastardo furbo. Tecnicamente, si stavano toccando.

« Sì, Alastor? »

« Non sarà l'ultima volta che crollerai tra le mie braccia, gemendo il mio nome. »

Oh cavolo.

Lucifero aveva una resistenza eccellente in tutti i sensi della parola, e il suo membro passò dall’essere uno spaghetto bagnato a un’asta d’acciaio nel giro di pochi battiti.

« Vado a prendere la cena » disse Lucifero in un unico respiro, prima di liberarsi dalla presa di Alastor e uscire rapidamente dalla porta.

 

~*~

 

Alastor non capiva perché un Imperatore avrebbe dovuto preoccuparsi di andare a recuperare la propria cena o perché Lucifero avesse ritenuto una buona idea passare davanti alle guardie con quella macchia rivelatrice sulla toga.

Ma una cosa la sapeva: se avesse giocato bene le sue carte, avrebbe potuto ottenere molto di più del cazzo di quell’uomo nel palmo della sua mano.

Si sedette al posto che Lucifero aveva lasciato e si lasciò cadere all’indietro sul morbido letto, tra le lenzuola di seta bordeaux. Profumavano come lui: di mele e cannella. Non era un profumo sgradevole.
Si sarebbe potuto abituare.

Lucifero non mascherava bene le sue espressioni: l’insicurezza per il rifiuto di Alastor si era letteralmente scolpita nelle rughe della fronte dell’Imperatore, che Alastor si era affrettato a lisciare. Non voleva che Lucifero fraintendesse.

Non è che Alastor non fosse interessato, per così dire; ma la propria inesperienza lo rendeva nervoso, e se era nervoso rischiava di commettere errori - per lui era troppo presto per rischiare tanto. C'era una buona possibilità che potesse provare disgusto nel ricevere una risposta positiva, e non voleva spaventare la timida colomba con un rifiuto troppo diretto.

Oh, pensò, Lucifero sarebbe così facile da uccidere. Lo sapeva già. L’uomo cercava disperatamente compagnia; inevitabilmente, col tempo, avrebbe sviluppato una fiducia folle e mal risposta verso di lui.

Si sarebbe vendicato di Adamo, avrebbe continuato a godersi le cene a base di selvaggina e, alla fine, avrebbe eliminato l’Imperatore, riconquistando la libertà.

Sarebbe finita così.