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The DI and the Spy 2

Summary:

Dopo la loro particolare presentazione in "The DI and the Spy", Mycroft decide di accettare l'offerta di Greg riguardo delle 'lezioni di corsa'. (Sequel di 'The DI and the Spy')

Notes:

Questo è il sequel di 'The DI and the Spy', di chasingriver. Potete trovare questa traduzione anche su Efp Fanfiction.

Chapter Text

Solo quindici minuti prima Greg non conosceva l’identità del suo misterioso osservatore.

Ora lo stava baciando nel retro di una limousine.

Si può dire che Mycroft non fosse un totale estraneo – dopotutto avevano passato giorni a spiarsi a vicenda e Mycroft era il fratello di Sherlock. Erano praticamente vecchi amici – beh, in realtà non era vero – ma questo faceva sentire Greg un pochino meglio dato quello che stava facendo con lui in quel momento sui sedili posteriori di un’auto. E quella pomiciata lo stava facendo sentire come se fosse di nuovo ventenne.

Quando il suo telefono suonò, lui lo ignorò.

Poi suonò il telefono di Mycroft.

L’altro irrigidì le spalle e si allontanò con un sospiro irritato. Alzando gli occhi al cielo, rispose al telefono. “A meno che tu non abbia un polmone perforato, apprezzerei che non mi disturbassi in questo momento, Sherlock. Quindi fai in fretta e dì quello che devi dire.”

Greg scese dalle gambe di Mycroft spostandosi accanto a lui sul comodo sedile in pelle. Non riusciva a capire cosa stesse dicendo Sherlock, ma dalla risposta di Mycroft fu facile intuirlo.

“Ne sono certo, ma la mia vita privata non è affar tuo, caro fratello. Ciao.” Chiuse la chiamata e mise il telefono in modalità silenzioso. “Scusami, Gregory. Sembra che Sherlock sia un po’ insicuro riguardo a questo-” annaspò in cerca di parole “-sviluppo.”

Greg rise. “Già, ci scommetto. Ha funzionato, comunque? Ha rotto l’atmosfera?” Nessuno lo chiamava mai Gregory, ma non voleva accennare alla cosa. Onestamente non gli interessava nemmeno.

Mycroft abbozzò un sorriso. “Si può dire che l’abbia rovinata.”

“Ragione in più per ignorare l’interruzione,” disse Greg riprendendo a baciare Mycroft – e, anche se iniziarono con calma, non ci misero molto a ricominciare a pomiciare appassionatamente. Quando si separarono – questa volta di loro iniziativa - sembravano davvero una coppia di adolescenti.

“È stato –“ disse Mycroft ridacchiando.

“Già,” aggiunse Greg con il volto luminoso. “Non mi divertivo così da anni. Grazie.”

“Ora sono perdonato per averti spiato?”

Greg ci pensò un momento fingendo di soppesare la domanda. “Penso di sì.”

“Questo vuol dire che abbiamo un appuntamento?”

“Cazzo, sì:”

“Pensi di metterti i tuoi vestiti da corsa?”

Greg lo guardò sospettosamente.

“Scherzavo,” aggiunse in fretta Mycroft.

“Peccato – stavo per dirti di sì.”

L’altro sorrise. “Devo lavorare fino a tardi, nei prossimi giorni, ma potremmo trovarci per un caffè. Di mattina presto, voglio dire – invece della tua corsa – se per te non è un problema.”

“No – no, è perfetto. Ehm, domani?” disse Greg, arrabbiandosi poi con se stesso temendo di sembrare impaziente.

“Sì, va benissimo.”

“C’è uno Starbucks vicino al mio appartamento, affianco alla metro di Holland Park. Non so se c’è qualche altro posto aperto così presto di mattina. Va bene?”

“È magnifico.”

“Non siamo molto bravi, vero? Nel flirtare con nonchalance, intendo.”

“Non molto,” rispose Mycroft sorridendo. “Ma mi sta bene se sta bene anche a te.”

L’auto si fermò fuori da Scotland Yard e Greg, per una volta, desiderò che ci fosse stato più traffico. “So che non dovrei essere così entusiasta, ma è fantastico,” disse con un gran sorriso in volto.

“Lo è davvero,” rispose Mycroft, anche lui frastornato.

Greg prese la ventiquattrore, non sapendo se un bacio fosse appropriato. Mycroft risolse il problema piegandosi verso di lui e lasciandogli un casto bacio sulle labbra. “A domani, quindi?” chiese Greg, sorridendo.

“Non vedo l’ora. Alle sei e trenta?”

“Oh, è vero.” Era così agitato che si era anche dimenticato di fissare un orario. Starà pensando che sono un idiota. “Sì, mi sembra perfetto. Ci vediamo domani, allora,” disse e sorrise a Mycroft sperando che il suo sorriso sembrasse ‘molto entusiasta’ e non semplicemente ‘inquietante’.

In ufficio cercò di concentrarsi sul caso dei mangiaspade – quello che Sally aveva soprannominato come ‘Deep Throat’. Il nome aveva fatto il giro dell’ufficio in un lampo come, del resto, anche la notizia che Greg se ne era andato dalla scena del crimine con il fratello di Sherlock su una limousine nera. Aveva detto a tutti che Mycroft stava collaborando al caso, cosa tecnicamente vera. Alla sua affermazione qualcuno aveva cercato di reprimere un ghigno mentre qualcun altro aveva bofonchiato un ironico “Sì, certo.”

Ma la sua testa era troppo fra le nuvole perché potesse interessargli. L’irritazione iniziale che sentiva nei confronti di Mycroft era evaporata quando avevano iniziato a parlare. E a baciarsi. E Dio – non ricordava nemmeno quand’era stata l’ultima volta che aveva avuto un’erezione semplicemente stando accanto a qualcuno. Dire che era distratto non rendeva abbastanza l’idea.

Durante la pausa pranzo Sally entrò nel suo ufficio. “Hai un appuntamento, vero?”

Greg continuò a fissare i documenti. “Non ho idea di cosa tu stia parlando.” Sperava di non essere arrossito – anche se molto probabilmente la sua speranza era vana.

“Oh, andiamo, non dirò niente. Cristo, non posso credere che ce ne siano due. È psicotico come Sherlock?”

Greg sentì un pizzico di fastidio e la fulminò con lo sguardo. “Ti aspetti che risponda a una domanda simile? Devo lavorare.”

“Ooh, sei sulla difensiva,” replicò scherzosamente la donna. “Penso tu abbia un appuntamento.”

“Levati dalle palle, e chiudi la porta mentre te ne vai.”

Mancavano diciotto ore all’appuntamento, e improvvisamente era incredibilmente nervoso. Cosa stava pensando quando aveva suggerito di andare da Starbucks?

***

Il Caffè era a qualche minuto a piedi dall’appartamento di Greg. Mentre camminava tranquillamente nel buio della prima mattina si chiese come sarebbe arrivato lì Mycroft. Non pensava avrebbe preso la metro, più probabilmente sarebbe venuto in limousine o in taxi. Forse con un elicottero privato o qualche cosa di simile – se le strade fossero state libere non se ne sarebbe sorpreso molto.

Era arrivato troppo presto, aveva aspettato fuori dallo Starbucks per dice minuti, prima di entrare, e altri dieci minuti li aveva passati in piedi fino a che il barista, esasperato, gli aveva detto “Si sieda, per l’amor di Dio.” Appena vide Mycroft alla porta si alzò per andargli in contro. Lanciò anche un’occhiata all’orologio – perfettamente in orario, aveva spaccato il secondo. In qualche modo non ne era affatto sorpreso.

Al contrario delle sue supposizioni, l’arrivo di Mycroft era sorprendentemente ordinario. Era venuto a piedi. Al buio. Non era nemmeno una camminata corta – erano circa due miglia da lì fino al suo appartamento, se ben ricordava.

Lo sforzo e l’aria fredda e umida della mattina gli aveva colorato le guance. L’uomo gli sorrise caldamente mentre toglieva la sua (probabilmente oscenamente costosa) sciarpa e il paio di guanti in pelle che indossava. Portava anche l’ombrello, anche se non sembrava dovesse piovere. Che strano, lo aveva portato pure sulla scena del crimine, il giorno prima.

“Buon giorno, Gregory.”

Oh no. Dovrei dirglielo? Lo scoprirà comunque, prima o poi, e allora sarà anche peggio. “Greg, in realtà – nessuno mi chiama Gregory, nemmeno mia madre.”

“Oh, scusami.” Sembrava davvero mortificato, come se avesse dovuto saperlo.

“Non preoccuparti. Il nome ‘Gregory’ non mi si addice molto. È il tipo di nome per cui si viene presi in giro a scuola.”

Mycroft fece un sorriso ironico. “Si può dire che il problema mi sia familiare.”

Greg ridacchiò sotto i baffi prima di riuscire a fermarsi. “Oh, scusa; so che non è divertente.”

“È tutto a posto. I miei genitori hanno dei gusti un po’ particolari quando si parla di nomi.”

“Non penso tu abbia mai abbreviato il tuo.”

“No, il nome ‘Mike’ non mi si addice molto.” Greg inquadrò il suo elegante soprabito. Sicuramente al di sotto vi era un elegante completo. “No, sono d’accordo. ‘Mycroft’ è decisamente più da te.”

Mycroft sollevò le sopracciglia di qualche millimetro e Greg desiderò di potersi prendere a calci per aver detto qualcosa che poteva essere presa come un insulto. “Intendo, in modo positivo,” aggiunse velocemente. “Ehm, prendiamo il caffè?” chiese, cercando di cambiare argomento prima di dire altre cose che avrebbero peggiorato la situazione.

“Mi piacerebbe.” replicò Mycroft, rivolgendo a Greg lo stesso caldo sorriso che aveva fatto il giorno precedente, mentre erano in macchina.

Mycroft era calmo e tranquillo, al contrario di Greg, che era un fascio di nervi. Non aveva nemmeno notato, fino a quel momento, il vociare nel bar e il rumore delle macchine del caffè. Non aveva mai tentato di fare conversazione mentre le macchine per il latte fischiavano e i baristi urlavano gli ordini. Chiese per sé il solito ( un ‘venti filter, room for milk’) mentre Mycroft leggeva il menù appeso sul muro dietro al bancone.

Mentre Mycroft non guardava, Jill – la barista che solitamente lo serviva – gli lanciò un sorriso saputo. Greg spalancò gli occhi e le lanciò un’occhiata che poteva benissimo essere interpretata come ‘Per l’amor di Dio, non ora!’

“E per lei, invece?” chiese Jill a Mycroft.

“Che tipi di tè avete?”

“Tè nero, verde, alle erbe-“

“No, intendevo che varietà di tè nero avete?”

Greg sospirò sconfortato. Indubbiamente non saremmo dovuti venire qui.

“Oh, ehm… penso l’English Breakfast,” disse Jill.

“Prendo questo. Grazie.”

“Che misura?”

“Piccola.”

“Abbiamo solo ‘Tall, Grande e Venti.”

Mycroft batté le palpebra e la guardò con una punta d’orrore in volto.

“Allora prenderò una Tall.” Disse.

“-con room for milk,” aggiunse Greg. “D’asporto.” Il rumore era insopportabile e benché Mycroft non sembrava disturbato, Greg voleva uscire di lì il prima possibile.

“Non restiamo qui?”

“Se vuoi possiamo restare, ma penso sia meglio di no. C’è troppo rumore.”

“No, hai ragione. Decisamente non è il luogo migliore dove avere una conversazione.”

“Già. Scusa – vengo qui sempre da solo e non ci ho mai pensato.” I due presero le loro bevande e si avvicinarono al piccolo bancone per aggiungere latte e zucchero.

“Come sapevi che prendo il tè con il latte?”

“Ne ho visto un cartone sul vassoio del tè una mattina attraverso la finestra. È il mio lavoro, fare attenzione ai dettagli.”

“Mm,” disse Mycroft, sembrando compiaciuto. “Hai notato altro?”

“La tua puntualità è compulsiva, il completo che indossi ora probabilmente costa più di tutto il mio guardaroba e quel tè sarà il peggiore che tu abbia mai assaggiato.”

Gli occhi di Mycroft scrutarono sospettosamente il bicchiere di carta che teneva in mano. “Non sono sicuro al cento per cento dell’ultima affermazione, ma penso proprio che tu abbia ragione su tutti i fronti – non che questo si rifletta su di te, ovviamente.”

“Grazie,” disse Greg. “È stata una pessima idea. Scusa.”

“Non del tutto. Sono felice che tu mi abbia invitato.” Avvicinò il coperchio in plastica al bicchiere di carta, ma non riuscì a infilarlo visto che era troppo stretto ed era chiaramente qualcosa che non era abituato a fare. Stava per provare a infilarlo con più forza – e non c’era dubbio che il tè sarebbe finito ovunque – quando Greg lo fermò.

“Aspetta, dammi qui – questi cosi sono infernali. Non ti dico quante volte ho finito per rovesciarmi addosso il caffè cercando di infilarlo…”

Mycroft gli sorrise, grato. “Grazie.”

Greg si sentì terribilmente cavalleresco per aver evitato un potenziale disastro di quella portata. Come se il resto dell’appuntamento non fosse stato già di per sé un disastro. Era un appuntamento? Non ne era sicuro. Deve durare più di dieci minuti, per esserlo? Il rumore, le persone – a che stava pensando, quando aveva scelto di ansare da Starbucks? Mycroft probabilmente non vi aveva mai messo piede, prima di quel giorno. Probabilmente non ci avrebbe messo piede mai più.

Uscirono tornando nella fredda e umida mattina – ancora avvolta nel buio tranne che per le poche luci della strada.

“Ti dispiace?” chiese Mycroft, allungando poi verso Greg l’ombrello e il bicchiere.

“Figurati.”

Mycroft si rinfilò sciarpa e guanti, facendo sembrare quei movimenti normali terribilmente eleganti. Greg non riusciva a smettere di guardare le mani di Mycroft - in quei morbidi guanti di pelle, le sue dita lunghe sembravano particolarmente oscene.

Non sapeva nemmeno di avere una cosa per le mani. Quando Mycroft riprese l’ombrello e il tè, Greg si sentì come se fosse stato beccato a guardare qualcosa di particolarmente sconcio. Si sistemò il cappotto cercando di non concentrarsi su quanto fosse stupendo Mycroft. Se solo fossero andati da qualche parte dove avrebbero potuto avere una conversazione…

“Bene, allora. Ehm. Grazie per essere venuto,” disse Greg, senza sapere come continuare. “Forse potremmo fare qualcosa di un po’ meno orribile, la prossima volta.”

“Scusami se sbaglio, Gregory –“

“Greg.”

“ – Scusami se sbaglio, Greg. È passato un po’ dall’ultima volta che ho avuto un appuntamento, ma ho l’impressione che tu pensi che sia finito.”

“Ehm, appuntamento?” chiese Greg, sperando che non si riferisse a futuri incontri.

“Sì.”

“Beh, non c’è molto da fare a quest’ora.” Disse Greg guardando verso la strada vuota su cui si affacciavano le vetrine buie dei negozi.

“Ho ancora tempo, prima di dover andare in ufficio. Potremmo – “ Mycroft si fermò, sembrando un po’ nervoso, “- andare a piedi fino al mio appartamento. Mi piacerebbe poter parlare un po’. Il mio autista, poi, potrebbe accompagnarti al lavoro mentre ci vado anche io. Ho l’impressione che il tuo ufficio sia vicino al mio.”

Mycroft gli stava dando un’altra possibilità, ma la felicità di Greg si trasformò in fretta i disappunto. “Non ho la ventiquattr’ore – l’ho lasciata nel mio appartamento.” Nel suo disordinato appartamento, affittato a basso costo e con i piatti della sera prima ancora impilati nel lavandino. Il solo pensiero che Mycroft potesse vederlo lo metteva terribilmente a disagio.

“Non preoccuparti, ti aspetto qui mentre vai a prenderla.”

“Scusa, è solo che…”

“Non ti aspettavi visite. Capisco perfettamente.” disse Mycroft, sorridendo gentilmente.

“Ehm, davvero non è un problema aspettarmi? Sono solo cinque minuti.”

“Certo che no, mi fa piacere.”

“Grazie.” Si diresse velocemente verso l’appartamento ringraziando di non dover far assistere a Mycroft l’orrore dei piatti della sera prima e i rumori inenarrabili del suo freezer.

***

Mycroft rimase in piedi fuori dal caffè ad aspettare Greg, sorseggiando la seconda tazza di tè peggiore che avesse mai bevuto. Aveva sbagliato quando si era detto d’accordo con Greg su quanto il tè sarebbe stato pessimo. Quello di Sherlock era, e sarebbe rimasto, il peggiore. Dopotutto in quel bicchiere di carta non c’erano sostanze chimiche di dubbia provenienza, cosa che invece spiegava perfettamente perché il tè di Sherlock fosse così terribile.

Ripensò mentalmente a tutti gli errori che aveva fatto: lo sbaglio mortificante con il nome di Greg, la conversazione con la barista, il quasi-disastro con il coperchio, e l’inappropriata deduzione sull’appartamento del detective. Era un vero miracolo se Greg ancora gli rivolgeva la parola, acconsentendo anche a passare altro tempo con lui e andando a piedi fino al suo appartamento. Avrebbe dovuto proporre di andarci in taxi, ci avrebbero messo un’eternità per arrivare.

Mycroft soffiò sul tè attraverso il piccolo foro sul coperchio in plastica e pensò alla normalità con cui le persone avevano quelle ‘interazioni sociali informali’. Sarebbe stato tutto più semplice se il protocollo diplomatico fosse incluso in quelle conversazioni. Non era più abituato a non essere capace di fare qualcosa.

Esattamente quattro minuti dopo arrivò Greg con la sua valigetta. Mycroft aveva calcolato il tempo di ritorno che avrebbe dovuto impiegare basandosi sulla posizione del suo appartamento – avrebbe dovuto metterci almeno cinque minuti, prima di tornare. Non che lui avesse cercato il suo indirizzo o qualcosa del genere per saperlo…

“Non c’era bisogno che facessi così in fretta.”

“Non volevo che prendessi freddo,” rispose Greg.Mycroft sentì le guance arrossire e sperò che Greg pensasse fosse dovuto al freddo mattutino. “Grazie,” rispose, fissando il bicchiere di carta come se questo nascondesse il segreto per la pace nel mondo. “Il mio appartamento è da questa parte.”

“Sì, mi ricordo.”

“Oh, è vero. Scusa.” Si sentiva completamente estraneo alla conversazione. Fare ovvie constatazioni: un’altra cosa da aggiungere alla lista di errori. Fece un sorriso sofferente – una piccola espressione che era riuscita a fuoriuscire dalla sua armatura – e decise di cambiare argomento. “Non sono molto bravo, con questo genere di cose. Non esco molto.”

Greg gli fece un sorriso dolce. “È tutto okay. Non è un test – non sto tenendo i punti o qualcosa del genere. Dai, andiamo.”

***

Nemmeno Greg usciva molto, ma quello era il più strano appuntamento che avesse mai avuto. Mycroft sarebbe stato più a suo agio in un pub malfamato.

“Allora, ehm,” cominciò Greg, cercando disperatamente di rompere il silenzio, “Sherlock ti ha richiamato?” Ripensandoci, probabilmente non era l’argomento migliore di cui parlare.

Mycroft rise e sembrò tranquillizzarsi un po’. “Può diventare davvero pesane, a volte. Mi ha detto di smettere di interferire con la sua vita.”

“La sua vita?” disse Greg, sbalordito. “Niente di tutto ciò lo riguarda.”

“È preoccupato che io cerci di dissuaderti dal coinvolgerlo nei casi.”

“Perché?”

“Onestamente non ne ho idea, ma gli ho assicurato che non interferirò con la sua vita più di quanto già non faccia.”

“Come se fosse poco…” disse Greg ridacchiando.

Mycroft sorrise. “Cerco di mantenere al minimo le mie attenzioni, ma ho paura per la sua sicurezza.”

Temendo dove l’argomento sarebbe potuto andare a finire, Greg cercò di portare la conversazione da un’altra parte. “Quindi, da quanto hai una casa a Kensington?”

“Dieci anni, ormai. Avevo un piccolo appartamento vicino a Hampstead Heath, ma da quando ho iniziato a passare tanto tempo al lavoro, ho avuto bisogno di un posto più vicino.”

Greg riuscì a stento a non soffocare col caffè. Non poteva nemmeno immaginare come fosse il ‘piccolo appartamento’. Sally aveva ragione su tutta la questione “dell’eleganza” – tra questo e l’appartamento a Kensington, doveva avere un’eredità non da poco. “Beh, mi sembra giusto,” disse, fingendo nonchalance. Mycroft alzò le spalle.

”Era dei miei genitori. Invece tu, da quanto vivi qui?”

“Un paio d’anni. Sono venuto ad abitare qui quando ho avuto il posto di Detective. Molto meglio di quello che avevo a Brixton,” disse Greg.

Mycroft inarcò le sopracciglia.”Lo immagino. Comunque sono molto felice che tu ti sia trasferito – sono sicuro che con il ‘giro di corsa’ che facevi a Brixton non saresti mai finito per passare davanti alla mia finestra.”

Greg sorrise.

“Da quanto tempo corri?”

“Da sempre, più o meno. Ho ricominciato quando ho superato i trenta, non riuscivo più a restare seduto dietro alla scrivania tutto il giorno.”

“Davvero? Sembra che tu sia spesso sul campo.”

“Beh, ci sono molti più documenti da compilare di quanto non sembri. È un po’ pesante, ma la paga è buona. La corsa mi aiuta a tenere sotto controllo lo stress, ma sono sicuro che tu sappia tutto, a questo riguardo, essendo stato una spia e tutto il resto.” Sollevò un sopracciglio in modo provocatorio.

Mycroft scrollò le spalle. “La pressione è la stessa di adesso, ma il lavoro sul campo mi teneva in forma.”

“Perché hai smesso?”

“C’è stato un ‘incidente’, qualche anno fa. Che mi ha quasi fatto perdere tutto. Il lavoro amministrativo è più di mia competenza, attualmente.”

Greg immaginò Mycroft correre in giro come se fosse James Bond, attirando agenti ignari nel suo letto. Si stava distraendo. “Cosa fai con lo stress?” chiese, riprendendo il filo del discorso mentre si concentrava sul presente.

“Niente. Lascio che mi divori, suppongo.” disse con un po’ di malinconia.

“Beh, questo sì che è triste,” rispose l’altro prima di potersi trattenere. “Oh, Dio. Scusami. Non avrei dovuto-”

Mycroft lo interruppe. “No, va tutto bene. È vero – devo iniziare a fare qualcosa a riguardo prima che mi uccida.”

Greg si chiese se quell’appuntamento potesse essere più strano e imbarazzante. Forse avrebbero dovuto parlare di religione e politica. “Comunque ero serio, ieri. Ti insegnerò a correre.”

“Oh, non sono molto in forma, ultimamente. Sarebbe un disastro.”

“Hai dei problemi alle ginocchia?”

Mycroft scosse la testa.

“Allora andrà tutto bene – tutti possono imparare a correre se partono con calma. Sono quelli che partono in quarta la prima settimana che poi hanno problemi.” Lanciò a Mycroft un’occhiata veloce guardandolo dalla testa ai piedi.”Hai un bel fisico, comunque.” Disse, un po’ insinuante e guardandolo sfacciatamente.

Non ne era sicuro, ma sembrava che Mycroft fosse arrossito. Forse era solo il freddo. Comunque lui sapeva perfettamente cosa stava facendo, e avrebbe salvato quell’appuntamento, anche a costo di morire nell’impresa.

***

Mycroft era piuttosto sicuro che Greg non avrebbe voluto vederlo mai più – nemmeno per motivi professionali, figuriamoci per un altro appuntamento - ma dopo quel commento sul suo ‘ bel fisico’ sembrava che il mondo fosse diventato più luminoso. Greg stava flirtando con lui. Era sicuro.

Cioè, abbastanza sicuro.

No, totalmente sicuro.

Doveva smettere di essere infelice, e solo, e terrorizzato dai rapporti sentimentali. Per un qualche motivo, Greg sembrava interessato a lui e gli aveva proposto di insegnargli a correre. Questo voleva dire più appuntamenti. Più tempo da passare in compagnia di quell’uomo adorabile.

Sarebbe stato un idiota se non ne avesse approfittato. E se c’era una cosa che sicuramente lui non era, era essere un idiota.

“Va bene, ma come ho già detto, sono in pessima forma. Ci vorrà un po’.”

“Ho tutto il tempo,” rispose Greg, facendo poi un sorriso che avrebbe dovuto essere illegale.

***

Riuscirono ad arrivare all’appartamento di Mycroft senza che la conversazione finisse su argomenti delicati: cadaveri, scandali politici internazionali, o qualsiasi cosa minimamente legata a Sherlock.

Greg si strofinò le mani con forza, desiderando aver preso i guanti. Il fatto che fosse arrivato così lontano senza notare quanto le sue mani stessero ghiacciando sottolineava pienamente il suo interesse per Mycroft.

“Oh, scusa. Avrei dovuto notarlo – “ disse l’altro quando se ne accorse.

“Non scusarti. Forse potresti scaldarle preparando un po’ di tè?” chiese speranzoso. Stava pensando ad altri modi per scaldarle – nessuno dei quali era possibile in quel momento.

“Non pensavo che bevessi tè.”

“Di solito no,” disse Greg, “ma tu non bevi caffè.”

“No, ma Sherlock lo beve. Ho una macchina per il caffè che usa solo lui, quando si degna di venire.” Sorrise e prese il cappotto a Greg. “Cosa che non accade molto spesso, lo devo ammettere. La cucina è di sopra.”

Greg si sarebbe dovuto aspettare che la ‘macchina del caffè’ non sarebbe stata una cosa da poco. Era una macchina per il caffè completa – una versione più piccola di quella di Starbucks. Non prendeva mai un espresso perché costava il doppio del ‘filter’.

“Il caffè lo vuoi liscio o lo preferisci con del latte o qualcos’altro?”

“Sai come usare quella cosa? Pensavo che ci volessero anni di allenamento per riuscire a farla funzionare a dovere.” Disse, scherzando solo per metà.

“Sarebbe sciocco avere qualcosa e non sapere come usarlo, non credi? Inoltre, mi fa pensare a come sarebbe stato se avessi fatto il barista.”

“Sì… tu, un barista. Sarebbe divertente.”

“Mm, sarei bravissimo solo se non ci fossero clienti,” disse Mycroft, aprendo allegramente l’anta di un mobile per prendere le capsule del caffè.

“Okay, se non è un problema per te prenderei del latte. Di solito prendo il ‘filter’ perché ci sono abituato al lavoro.” Era una specie di verità, dopotutto.

I successivi cinque minuti Mycroft li aveva passati preparando il latte e scegliendo una bustina di tè da un barattolo. Dopo aver preso una tazzina cinese in porcellana per sé si fermò.

“Tazza o tazzina?”

“Una tazza va benissimo, grazie.” Poi, improvvisamente preoccupato che la sua risposta sembrasse in qualche modo una critica alla tazza scelta da Mycroft, aggiunse, “Così posso avvolgerci intorno le mani.” Agitazione da primo appuntamento, si disse. E smettila di fare l’idiota – non gli interessa dove bevi il caffè.

Mycroft gli prese una tazza alta e stretta, anche questa in porcellana cinese, che in qualche modo riusciva a essere robusta ed elegante allo stesso tempo. Versò l’espresso e il latte fumante nella tazza, disegnando un delicato vortice con la schiuma. Poi gli passò una ciotola, anche questa cinese, - “Ho solo zollette di zucchero, mi spiace” – il latte e un cucchiaino.

Greg lo guardò per un secondo, stupito dalla sua bravura, poi prese un sorso. Era come se stesse bevendo un caffè paradisiaco. “Dio, è buonissimo,” disse. “Non ne hai idea.”

Mycroft s’illuminò.

“Sono serio. Non ho mai assaggiato un caffè così buono.”

“È rassicurante. La reazione di Sherlock non era nemmeno lontanamente simile.”

“Cos’ha detto?”

“Se non ricordo male, la parola che ha usato è stata ‘meh’.”

Greg sbuffò. “Sai com’è fatto.”

“Lo so. Se avesse detto qualcosa di carino mi sarei preoccupato per la sua sanità mentale.”

“Sono felice che tu la prenda con sportività”

“Sono cresciuto con lui, non è che abbia avuto altra scelta,” disse Mycroft con una scrollata di spalle.

“Vuoi qualcosa da mangiare?”

“No, sono a posto così, grazie.” Disse, alzando la sua tazza. “Tu non mangi niente?” “No, mi sono preparato delle uova prima di uscire.”

“Dio,” disse Greg. “A che ora ti sei alzato questa mattina? Tra la colazione e la camminata, dovevano essere almeno le quattro e mezza.”

Mycroft sorrise. “Di solito leggo il giornale, a quell’ora, quindi non ho cambiato niente rispetto al solito.”

Greg si sentì un po’ colpevole – aveva dormito fino alle cinque e mezza. “Perché sei venuto a piedi, comunque? Faceva un freddo tremendo.”

Mycroft ebbe un improvviso e intenso interesse nei confronti della sua tazza di tè e serrò le labbra. Dopo un secondo disse, “Pensavo di fare un po’ di esercizio. Sai – sperando che la mattinata non fosse un completo disastro e che tu fossi serio riguardo alla corsa.”

“Non ti piace proprio, il caffè, o semplicemente preferisci il tè?”

Mycroft alzò lo sguardo, confuso dall’improvviso cambio d’argomento. “Come?”

“Perché vorrei proprio baciarti, in questo momento, ma se non ti piace il caffè, non sarebbe proprio il massimo.”

Il volto di Mycroft si accese. “Oh, io amo il caffè.”