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Quando Max si intrufola nella stanza d'albergo di Pierre è ormai tarda serata. Reduce dalla tiratissima vittoria ad Austin contro Hamilton, la tensione agonistica lascia finalmente il posto a una calma insolita.
Il francese si è addormentato direttamente sul tavolo, con gli occhiali da lettura ancora sul naso e una penna blu bloccata tra le dita, abbandonata su una pila di fogli sparsi. Max si ferma a osservarlo per qualche istante, notando i segni della stanchezza sul suo volto. Da giovedì i loro incontri sono stati solo rapidi ritagli di tempo tra un impegno mediatico e l'altro, e Verstappen, pragmatico come sempre, non ama sprecare i pochi momenti a disposizione.
Fa un passo indietro per non svegliarlo, ma il movimento della maniglia fa sobbalzare Pierre, che si raddrizza sulla sedia, ancora intontito dal sonno.
"Complimenti per la vittoria del rodeo, cowboy", mormora Pierre, sbadigliando e sistemandosi gli occhiali mentre stringe l'altro in un breve abbraccio di saluto.
Max allunga una mano verso il tavolo e dà un'occhiata distratta ai fogli pieni di appunti criptici. "Potrei denunciarti alla FIA per spionaggio industriale", ironizza Pierre, appoggiando la schiena alla sedia.
"Nessuno ti crederebbe, le nostre squadre lavorano comunque a stretto contatto", ribatte Max con la sua solita schiettezza, lasciandosi sfuggire una mezza risata. Poi indica i grafici delle telemetrie: "Sei un tale stacanovista, mijn schat . Analizzi i dati fino a quest'ora, ci credo che sei crollato."
Il nomignolo in olandese sfugge a Max quasi per abitudine. Pierre non ne conosce l'esatta traduzione, ma intuisce il tono. Per il francese, analizzare ogni minimo dettaglio fino allo sfinimento è una necessità, un tratto del suo carattere metodico che in Red Bull spesso gli criticavano, preferendo un approccio più istintivo. Oggi, mentre Max ha gestito la corsa e le gomme da leader del mondiale, l'AlphaTauri di Pierre è stata fermata dal cedimento della sospensione. Il peso del ritiro si fa sentire.
"Sto qui a scervellarmi per capire cosa è andato storto con l'affidabilità", ammette Pierre, la voce carica di frustrazione.
"Le qualifiche erano buone, ma la domenica non capitalizziamo. L'obiettivo è il quinto posto nei costruttori, e mi sembra assurdo parlarne con te, mentre ti giochi il mondiale ogni weekend."
Max lo interrompe subito, mantenendo i piedi per terra: "Non sono la persona adatta per fare discorsi motivazionali, Pierre, e lo sai. Ma in pista non sei inferiore a nessuno, i numeri lo dimostrano. E poi, sfortunato in gara, fortunato in amore, no?"
La battuta diretta e priva di fronzoli centra l'obiettivo. Max non sarà il pilota più espansivo del paddock, ma il suo realismo riesce a ridimensionare la pesantezza della domenica.
Pierre si alza, scrollandosi di dosso il pessimismo: "Facciamo una passeggiata, mon lion hollandais ?"
Max fa un cenno d'approvazione con la testa, pronto a lasciare la stanza d'albergo e i dati della corsa alle spalle.
