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È una giornata perfetta.
Una giornata che regala a Max un concentrato di emozioni indescrivibili: l'intera nazione è lì solo per lui, la speranza per un titolo combattuto fino all'ultimo secondo si riaccende e l'abbraccio della marea Orange è fiammeggiante, energico, impressionante. L'arancione è il colore di Max in questo weekend: sicuro della sua forza, un ragazzo con le spalle abbastanza larghe da reggere la pressione di un intero Paese. Oggi è il giorno perfetto per essere profeta in patria.
Ebbro di felicità e dopo aver festeggiato a lungo la leadership del mondiale appena riconquistata, Max torna in hotel che ormai albeggia. I primi raggi di sole colorano il cielo con un tocco rosato, mentre il giallo oro bacia i mulini a vento in lontananza. C'è profumo di caffè, aria fresca di mare e l'adrenalina che finalmente inizia a calare. In pista Max ha imparato a essere feroce per vincere, ma in questa alba decide di prendersi ciò che vuole per essere davvero felice. Smette i panni del re della festa, si lascia alle spalle il caos del paddock e decide di infilare la porta della camera di Pierre. Le chiavi elettroniche degli hotel si rimediano facilmente se sai a chi chiederle, e Max è abbastanza determinato da non farsi troppi problemi.
Pierre dorme scomposto: i cuscini sono storti, il lenzuolo è arrotolato intorno a un ginocchio e un braccio pende fuori dal letto. In un angolo per terra c'è persino un mantello con la scritta "Super Max" raggomitolato, probabile cimelio di qualche scherzo di Daniel della sera prima. Nonostante gli occhi pesanti per il sonno, Max si ferma un istante a guardarlo. Pierre ha un'aria serena, lontano dalle frustrazioni delle gare. È un'anima forte, uno che le delusioni passate hanno temprato come metallo freddo, senza però riuscire a distruggerlo. Pierre sbuffa leggermente nel sonno, un respiro regolare e tranquillo.
Max non ci pensa due volte. Si allunga, gli passa una mano tra i capelli arruffati e si sdraia accanto a lui, che continua a dormire supino. Si sistema di fianco, cercando il contatto fisico in modo naturale, premendo la fronte contro la sua schiena e lasciando cadere un braccio sul suo fianco.
Pierre si sveglia con la sensazione di un peso caldo schiacciato contro di lui. Sente un braccio pesante sulla clavicola e un naso sepolto alla base del collo. Si sposta di scatto per farsi spazio, poi si gira per trovarsi Max di fronte.
Pierre lascia cadere un braccio sul materasso e fissa il soffitto per qualche secondo, cercando di capire l'orario. Poi scuote la testa e sorride, afferra un angolo del piumone turchese e lo tira bruscamente verso di sé, lasciando Max scoperto all'aria fredda del mattino. Allunga un piede e dà una spinta decisa sulla caviglia del pilota Red Bull.
Max si sveglia del tutto, con i capelli spettinati sul cuscino e gli occhi ancora mezzi chiusi, tenendosi la guancia sinistra segnata dal cuscino.
"Perché scalci così tanto anche quando dormi? Sogni costantemente di giocare nel Paris Saint-Germain?" si lamenta l'olandese con la voce ancora impastata dal sonno.
Pierre si tira su a sedere contro i guanciali, incrocia le braccia al petto e gli punta un dito contro, divertito.
"Buongiorno anche a te, fenomeno, visto che ti sei intrufolato nel mio letto senza chiedere il permesso!"
Max apprezza da sempre il sarcasmo con cui Pierre gestisce queste situazioni assurde. Pierre è bravo a fare l'indifferente, ma Max ha decisamente smesso di nascondersi.
"E per tua informazione, sarei un ottimo numero dieci," puntualizza il francese, fiero del suo amor proprio, chiudendo il siparietto.
Max annuisce, ma a questo punto smette di ascoltare le sue proteste. Gli tornano in mente le parole che gli ripeteva sempre sua madre da ragazzino: che il momento più importante non sarebbe stato la prima vittoria e nemmeno il mondiale, ma il momento in cui avrebbe trovato la persona giusta.
"Beh, allora sono contento che tu abbia scelto le macchine. Altrimenti la griglia avrebbe un top driver in meno e io non ti avrei qui," dice Max, tagliando corto con la sua solita schiettezza.
Prima che Pierre possa ribattere o elaborare il senso di quella frase, Max si sporge in avanti, annullando la distanza tra loro, e lo afferra per la nuca per bloccarlo in un bacio profondo e deciso. Senza troppi giri di parole, esattamente nel suo stile.
