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La bambola

Summary:

Sconfitto il suo acerrimo nemico, Guts prende Griffith come suo schiavo sessuale.

Notes:

Probabilmente farò una traduzione in inglese prima o poi.
Questo è solo smut senza trama e senza nessun'altro scopo, buona lettura.

Work Text:

- Sembra che tu sia fatto apposta per questo. - mormorò Guts stringendo i capelli bianchi del suo nemico nel pugno. - Ti viene così bene, essere riempito dagli altri uomini. Non dovresti fare altro per il resto dei tuoi giorni: solo startene come una bella bambolina obbediente. Aprire le gambe quando te lo chiedono. E ora apri quella bella boccuccia. -

Griffith era in ginocchio di fronte a lui, l'armatura piumata dissolta e quasi tutti i suoi poteri messi a tacere. Un collare di metallo inciso con simboli che Guts non sapeva leggere gli cingeva il collo, fabbricato dalle streghe di Elfheim proprio allo scopo di rendere inoffensivo il Falco di Luce. Guts infilò due dita nelle labbra dell'altro costringendolo ad aprire la bocca. Quando fu soddisfatto gli tenette ferma la mandibola e lo guidò alla sua virilità.

Manovrato dalla mano di Guts attorno ai suoi capelli, Griffith lo prese in bocca e lo fece scivolare sulla lingua. I suoi mugolii incomprensibili riempirono piacevolmente le orecchie di Guts mentre gli scopava la bocca. Guardò il suo viso arrossato e umido di lacrime e saliva, poi il suo sguardo scese tra le cosce del nemico. Il piccolo arnese roseo era chiuso in un artefatto metallico che gli impediva di diventare completamente eretto. Premeva sulle pareti fredde della gabbia inutilmente, in attesa di un climax che non sarebbe venuto. Non che non ci provasse: lo vedeva gocciolare attraverso il metallo. Quasi rise nel vedere quella scena patetica.

- Sei davvero una puttana. - disse freddamente spingendo fino in fondo e tenendo ferma la testa del suo nemico. La punta del naso di Griffith gli premeva l'inguine, sentiva la pelle morbida del suo mento premuta contro i testicoli. - Guarda come ti ecciti a farti scopare dall'uomo che ti ha sconfitto. Dimmi, ti piace avere il mio cazzo in bocca? -

Griffith emise un sospiro. Guts gli prese i capelli e spinse con abbandono nella sua bocca, andando a violare la gola ad ogni affondo. Era piacevole, era così soddisfacente avere quell'uomo che tutti veneravano, che aveva fatto soffrire così tante persone, ridotto in quello stato, a soffocare con il suo cazzo.

Gli venne in fondo alla bocca con un grugnito, e attese di sentire il suono di Griffith che deglutiva prima di sfilare l'erezione dalla sua bocca rossa. Nel vedere le labbra bagnate e gli occhi umidi di lacrime, non riuscì a trattenersi. Gli sbattè il cazzo gocciolante di saliva e seme sul viso, sporcandogli la guancia. Glielo strofinò sulla bocca e spinse dentro di nuovo.

- Puliscilo come si deve, è l'unica cosa a cui servi adesso. -

Griffith succhiò obbediente la carne bollente, infilò la lingua nella fessura sotto il prepuzio e strofinò la punta con la lingua.

Erano nel mezzo del corridoio del palazzo, e a Guts non importava se qualcuno poteva vedere. Non gli importava per niente. Griffith era una sua proprietà ora, e se voleva scoparlo anche in mezzo al mercato, era davvero curioso di sapere chi avrebbe avuto il coraggio di aver da ridire in proposito.

Probabilmente qualcuno stava effettivamente guardando. Qualche soldato, qualche domestica, qualche membro della corte di Falconia che si era salvato per miracolo ed era riuscito a non farsi estromettere. Che guardassero, che si masturbassero pure mentre il loro re benedetto succhiava il cazzo ad un altro uomo. Almeno qualcuno si sarebbe divertito.

Guts con il pollice pulì una goccia di sperma dalla bocca di Griffith.

- Allora, chi è un bravo cagnolino? -

Tese una gamba in avanti tirando il guinzaglio del collare. Griffith guardò la sua gamba tesa e incrociò il suo sguardo in un modo che parve quasi timido. Guts scoppiò a ridere.

- Non fare quella faccia pietosa ora, non dopo avermi avuto in gola. Fa il bravo animaletto. -

Griffith abbracciò la sua gamba e premette il pube sullo stivale di cuoio. Il suo membro ingabbiato non poteva ricevere molta frizione da quello, però prese a strofinare ansimando con piccole spinte scattanti di fianchi. La frustrazione per il non riuscire a venire era evidente sul suo viso contratto, e Guts lo trovò molto divertente.

- Non ci riesci? - Griffith scosse la testa freneticamente. - Patetico. -

Guts tirò di più il collare, fino a fargli sollevare le ginocchia da terra.

- Questo dimostra che non ti serve quel piccolo arnese. Per te bastano i tuoi buchi. -

 

Griffith era inginocchiato ai suoi piedi mentre Guts, seduto su una panca, oliava la sua spada. Un morso di cuoio era chiuso dietro la testa dell'albino, che stava docilmente con il capo appoggiato al fianco della coscia di Guts.

Gli altri soldati cercavano di non guardare troppo, ma era inevitabile che i loro occhi cadessero sul corpo sinuoso di Griffith, mangiandoselo con gli occhi.

Guts prese Griffith per i capelli e gli sollevò la testa.

- A quanto pare tutti ne vogliono un pezzo, di quel bel culo. Allora, vogliamo accontentarli e diamo loro qualcosa da guardare? - mentre diceva questo prese Griffith per le braccia e se lo portò sul grembo, ignorando i suoi mugolii confusi.

Lo mise a cavalcioni sulle sue gambe con la schiena sul proprio petto e il viso rivolto al mondo esterno. Gli prese in mano il piccolo membro e lo strofinò con un dito in una delle fessure della gabbia di metallo. Griffith emise un suono strozzato e si inarcò di scatto. Guts sorrise tra sé. Gli tenne le mani ferme dietro la schiena e con l'altra mano continuò a stuzzicarlo.

- Allora, qualcuno di voi ne vuole un po'? -

Gli altri soldati guardarono la coppia con improvviso sgomento. Guts ne vide uno con il viso rosso per l'eccitazione, e gli fece segno di avvicinarsi. Era un bell'uomo, probabilmente. Zigomi alti, denti dritti, boccoli neri. Si avvicinò quando Guts lo invitò.

- Se riesci a farlo venire dopo puoi fargli quello che vuoi. - disse lo spadaccino. Il soldato sgranò gli occhi.

- Quello che voglio? - chiese esitante.

- Basta che non lo rovini in modo permanente. Puoi scopartelo, fartelo succhiare, picchiarlo o farglielo fare al tuo cane. A te la scelta. -

Il soldato guardò l'uomo più minuto sul grembo di Guts. Griffith aveva le guance rosse e accaldate, gli occhi lucidi per la continua stimolazione, e tra le sue gambe tenute spalancate con la forza poteva vedere la virilità rosa e gocciolante che pregava di essere liberata, e la sua apertura visibilmente usata spesso.

- So cosa bisogna fare con quelli come lui. - disse il soldato.

Si succhiò due dita e le infilò senza tante cerimonie nell'apertura. Griffith trattenne il fiato, e prese a gemere con voce sottile quando il soldato gli stimolò ripetutamente la prostata con gesti sicuri e decisi. Sotto a quelle attenzioni insistenti, il giovane uomo non poté che ansimare da dietro il morso che aveva tra i denti, fino a che non sentì il corpo attraversato da una scarica di piacere più potente. Venne senza essere toccato, tra le risate sguaiate degli spettatori.

Guts ghignò e gli diede una pacca sulla coscia mentre scendeva dall'apice con il corpo scosso da tremori.

- Il soldato si è guadagnato un giro col Falco di Luce, a quanto pare. - gli sussurrò nell'orecchio.

Guts lo sollevò e lo passò al soldato come un sacco di patate. L'uomo lo prese attorno alla vita con mani sorprendentemente gentili, e si sedette sulla terra portando l'albino con sé. Gli prese il mento con due dita e gli bacio le palpebre e la testa, e gli permise di appoggiare la fronte sulla sua spalla mentre gli allentava le cinghie del morso.

- Così bello… - sussurrò mentre accarezzava il viso di Griffith. Il giovane uomo respirava affannosamente, cercando di riabituare la mandibola alla libertà. Il soldato lasciò scorrere le dita lungo il suo corpo, sul fianco e sulle gambe, a percorrere la lunghezza della schiena e pizzicare i capezzoli rosa.

- Posso? - mormorò ancora prima di baciare le labbra di Griffith e spingere piano la lingua nella sua bocca. Nel frattempo stuzzico la sua virilità strofinando negli spazi vuoti della gabbia. Presto il prigioniero fu di nuovo eccitato e pronto ad essere usato.

Il soldato gli mise una mano sulla nuca e lo guidò delicatamente verso il basso, dove la sua erezione si innalzava. Griffith obbedì docilmente, e si inginocchiò a terra quasi sdraiandosi sul grembo dell'uomo. Aprì la bocca e lasciò che la carne bollente scivolasse tra le sue labbra morbide. Prese a leccare quasi pigramente. Il soldato gli accarezzò i capelli con calma, quasi amorevolmente.

- Così, bravissimo. - mormorò accarezzandogli il viso. - Alza un po' i fianchi adesso. Così, bravo. L'avete addestrato davvero bene, capitano Guts. -

Guts fence un grugnito di assenso. - Se lo aveste conosciuto prima non l'avreste riconosciuto. - disse osservando la scena.

Il soldato sorrise guardando la schiena inarcata verso l'alto e il fondoschiena esposto verso l'alto dell'albino. Gli strinse un gluteo con le dita, poi gli diede un piccolo schiaffo. Griffith emise un gemito soffice.

- Così, continua a succhiare. E allarga le gambe, da bravo. Ecco, proprio così. - fece un cenno di approvazione quando Griffith strinse di più le labbra e divaricò le cosce più che poté. Non poteva vedere l'espressione maliziosa del soldato quando questo tirò fuori la sua borraccia d'acqua e la stappò sotto allo sguardo divertito di Guts. Sentì solo quando il beccuccio fu spinto nella sua apertura, e la pressione dell'acqua che si riversava dentro di lui.

Emise un mugolio confuso, e alzò gli occhi sul soldato, chiudendo le cosce istintivamente. L'uomo aggrottò le sopracciglia e fece un segno di disapprovazione. Gli strinse i capelli e spinse di nuovo la sua testa in giù, affondando quasi fino alla sua gola, e gli diede una sculacciata più forte.

- Ho detto di tenere le gambe aperte. Fai il bravo come hai fatto finora. - anche se non aveva fatto nessuna minaccia esplicita, la voce del soldato uscì fredda e severa, e Griffith chinò lo sguardo e continuò a succhiare obbedientemente, aprendo di nuovo le cosce tremanti. La pressione dell'acqua dentro di lui gli diede un brivido che gli attraversò la schiena, sentiva la virilità premere dolorosamente contro il metallo che la imprigionava. Le risate e le incitazioni degli altri uomini erano umilianti, ma questo non faceva che crescere il calore dentro di lui.

Ad un certo punto l'acqua smise di scendere, e il soldato tolse la borraccia della sua apertura. Griffith pensò che gli avrebbe dato un po' di tregua a quel punto, ma poi sentì qualcosa premere di nuovo. Era il tappo della borraccia, che il soldato premette dentro di lui per impedire all'acqua di uscire. La base svasata si fermò, impedendo all'oggetto di entrare del tutto.

Soddisfatto, il soldato strofinò la base del tappo e gli diede un altro paio di sculacciate, per precauzione.

- Chissà quanto uomini sono venuti dentro di te. - disse. - Non ce lo metto dentro senza lavare un po'. -

Il soldato incrociò lo sguardo di Guts, e si scambiarono un'occhiata di intesa. L'uomo prese Griffith e lo sollevò, poi se lo mise sul grembo a cavalcioni.

- Tieni le gambe aperte e non muoverti. Apriamo il tappo. - la voce sembrò quasi quello con cui si parla ad un bambino, e Griffith mugolò per l'eccitazione nell'essere trattato in quel modo.

Il soldato gli afferrò i polsi e glieli strinse dietro la schiena, poi prese la base del tappo e tirò piano. Griffith sembrava quasi singhiozzare sulla sua spalla quando lo estrasse completamente e una piccola cascata d'acqua scese tra le sue cosce di fronte a tutti gli altri soldati del manipolo. Il soldato gli strinse le natiche e le tenne aperte per permettere a tutti di vedere lo spettacolo.

Griffith si afflosciò addosso al soldato come si gli fossero stati tagliati i fili. L'uomo avvolse un braccio attorno alla vita sottile dell'albino e prese ad accarezzargli i capelli quasi dolcemente.

- Vorrei averlo ancora. - disse piano. - Vorrei tenerlo la notte nella mia tenda. -

Guts annuì brevemente.

 

 

Guts tornò a riprenderselo la mattina seguente. Quando entrò nella stanza di quel soldato con i boccoli scuri, l'uomo non c'era. Doveva essere già uscito di ronda. Invece trovò Griffith sul letto, addormentato e completamente nudo. Era disteso di pancia, con le gambe scompostamente allargate. Guts poté vedere chiaramente i segni dell'accoppiamento sul suo corpo, e sentì un'improvvisa scarica di desiderio.

Fu sopra di lui in un istante, e rimase un attimo a contemplare quella visione. Gli erano stati rimossi il morso in cuoio e la gabbia metallica tra le cosce. Dormiva profondamente, il viso disteso. L'uomo gli accarezzò la linea della spina dorsale in punta di dita, prima di prendere la boccetta d'olio che era accanto al letto e versarsene un po' sul membro turgido.

Scivolò dentro al corpo dell'albino con facilità, e non poté non immaginare quante volte il soldato l'avesse preso per lasciarlo così dilatato. E a giudicare dai boccali sul tavolo, doveva aver invitato anche alcuni amici a divertirsi con il nuovo giocattolo della corte.

Quando Guts arrivò in fondo Griffith prese ad agitarsi. Si stava svegliando, finalmente. E con una sorpresa, pensò Guts. Lo vide aprire gli occhi, e a quel punto gli mise una mano sulla testa, premendogli il viso sul cuscino, e diede un'altra spinta secca. Griffith emise un gemito forte, a quel punto del tutto sveglio, e chiamò il suo nome.

"Vedo che non ti serve vedermi per riconoscermi. Ti basta il mio cazzo." mormorò Guts vicino al suo orecchio. Griffith emise un altro suono acuto e si inarcò, offrendosi di più alle spinte del moro.

- Non sai nemmeno la notizia migliore della giornata. - disse Guts senza rallentare le spinte. Griffith roteò gli occhi all'indietro. - Oggi verrà Casca a farti visita. Meglio se ti prepari. -

Con un’ultima spinta Guts si svuotò nel corpo dell'altro uomo.

 

 

Casca arrivò nel pomeriggio. All'inizio non osava guardare nella direzione di Griffith, un po' per la paura che ancora la tormentava e un po' perché la sua disapprovazione era palese. Però col tempo cambiò. Inizio anche lei ad allungare le mani, ad assaggiare.

Guts, come ogni volta, le fece trovare Griffith in una camera libera, le braccia legate dietro la schiena. Nella stanza c'era un baule con ogni oggetto che potesse servirle.

Quando lei entrava, Griffith sapeva che non doveva parlare. Lei si avvicinava silenziosamente e si sedeva vicino al suo corpo disteso. Le piaceva stare a guardarlo. C'era una curiosità infantile, ma anche qualcosa di cupo negli occhi della donna. A volte sembrava compassione. Se il loro sguardo si incrociava, lei lo guardava negli occhi a lungo prima di toccarlo. Griffith… non riusciva a guardare altro se non lei. In passato a malapena l'aveva considerata, ma ora catalizzava i suoi pensieri.

Casca, come ogni volta, iniziò a toccarlo dal viso. Gli accarezzò la fronte e la guancia con delicatezza, sembrava quasi un gesto d'amore. Man mano scese a toccargli il collo morbido, il petto, fino alla pancia magra dove si soffermò ad accarezzare ancora. Le piaceva toccargli la pancia, e anche l'interno delle cosce. Lo toccava ovunque, come dovesse fare una mappa della sua pelle. Ogni volta lo apriva con le dita a lungo, fino a poter spingere dentro con facilità, fino a che non poteva sentiva il corpo dell'uomo tremare e inarcarsi sotto di lei. A quel punto iniziava.

Casca, quel giorno, prese dal baule un'asta di metallo con alle estremità due cinghie per le sue caviglie. Ci bloccò dentro le caviglie magre di Griffith, e fece allungare il tubo telescopico dell'asta fino a costringerlo con le cosce divaricate, incapace di proteggersi.

- Non mi hai mai detto perché hai iniziato a farlo anche tu. - mormorò Griffith facendo un cenno con la testa.

Casca lo ignorò, e gli infilò in bocca un nodo di stoffa per farlo tacere.

La donna si inginocchiò tra le sue gambe e rimase ad osservare il corpo dell'uomo a lungo prima di toccare ancora. Ora c'era qualcosa di diverso nelle sue mani, c'era brama. Stringeva la sua carne come a saggiare quanto fosse succulenta, gli stuzzicò i capezzoli fino a farli indurire, e solo quando il corpo di Griffith prese a contrarsi e inarcarsi sotto di lei, finalmente Casca scese fino alle sue cosce tenute oscenamente spalancate. Si sporse a prendere qualcosa dalla sua scorta di giocattoli, e tirò fuori un lungo nastro rosa.

Tra le gambe di Griffith, il suo membro aveva già da un po' iniziato a rispondere a tutte quelle attenzioni. Quasi tirò un sospiro di sollievo quando la donna avvolse le dita attorno all'asta bollente, ma poi la vide prendere il nastro. Lei ignorò i suoi lamenti e i mugolii, e avvolse più volte il nastro attorno all'erezione dell'uomo, stringendolo poi con un fiocco vicino alla base.

La donna a quel punto lasciò stare l'organo e prese una boccetta di vetro. Si verso il contenuto su due dita, una sostanza viscosa e oleosa che emanava un buon profumo floreale. Gli accarezzo l'interno di una coscia prima di continuare, un altro gesto che aveva una delicatezza del tutto incomprensibile per l'uomo.

Due dita strofinarono la sua apertura prima di spingere nel suo corpo. Casca lo guardò in volto mentre continuava la sua esplorazione. Era impossibile capire cosa stesse passando per la sua mente. Lei era sempre imperscrutabile quando era con lui, ora. Ma osservava ogni reazione che strappava a Griffith quando lo toccava. E ora lui stava ansimando, gli occhi girati all'indietro e la schiena inarcata nel tentativo futile di chiudere almeno un po' le cosce.

Casca muoveva le dita lentamente, aggiungendone una terza quando il suo corpo si fu abituato all'intrusione. Ad un certo punto iniziò a strofinare con i polpastrelli, cercando il suo punto sensibile. Non le ci volle molto, non era la prima volta, e Griffith si inarcò violentemente quando lei permette sulla sua prostata con insistenza. Una volta che l'ebbe trovata, la donna continuò ad insistere su quel punto, strofinando e tamburellando, ignorando i lamenti sempre più acuti e disperati dell'uomo sotto di lei, e guardando con attenzione quasi feroce il viso di Griffith mentre girava gli occhi all'indietro e cercava di sputare il nodo di stoffa.

Gli mise una mano sulla coscia e continuò a spingere e strofinare.

- Shhh. - sussurrò Casca ad un gemito che sembrò quasi un singhiozzo. Spostò la mano dalla coscia al ventre pallido, massaggiando con una delicatezza che non aveva motivo di essere.

Quando decise che Griffith era pronto abbastanza, la donna prese qualcosa dalla sua scatola. Era un oggetto lungo di un colore azzurro. Griffith non sapeva di cose fosse fatto, ma la donna lo appoggiò sulla sua apertura e spinse lentamente fino a che non fu dentro per metà, e la sensazione che dava sulla pelle era così piacevole e interessante che Griffith pensò l'avrebbe fatto volentieri per sempre.

Casca spinse l'oggetto fino in fondo e stette a guardare il suo viso contorcersi dal piacere mentre iniziava a estrarlo e spingerlo dentro di nuovo con dei rapidi movimenti del polso. Il corpo dell'uomo tremava, tanto che la donna dovette tenerlo fermo con il suo peso per riuscire a continuare.

Proprio quando Griffith pensò che avrebbe iniziato a gridare e supplicare se lei non avesse sciolto il nastro e gli avesse permesso di venire, lei si fermò e appoggiò il mento su un ginocchio, aspettando che l'uomo si calmasse e smettesse di ansimare. Griffith la odiava quando faceva così, e lo faceva sempre. Era come se volesse studiare le sue reazioni. Lo portava al limite e poi lo lasciava a contorcersi senza soddisfazione. Giocava con lui come se fosse un piccolo esperimento infantile.

Casca gli accarezzò un ginocchio e gettò una gamba dall'altro lato, sedendosi cavalcioni sui suoi fianchi. La stoffa ruvida dei pantaloni di lei era quasi una tortura sulla pelle delicata della sua erezione. Casca lo guardò negli occhi e si strofinò lentamente su di lui, trascinando quella stoffa maledetta sulla parte più sensibile del suo corpo.

La donna si sporse in avanti, la camicia larga lasciò intravedere la curva del seno mentre si chinava a togliere il nodo di stoffa dalla bocca dell'uomo. Griffith fece in tempo a prendere qualche respiro affannato prima che lei gli infilasse due dita in bocca.

- Shh… - mormorò lei di nuovo spingendo le nocche in fondo alla sua bocca, premendo sulla lingua e raccogliendo la saliva con i polpastrelli. Sfilò le dita quando fu soddisfatta, gli rimise il nodo in bocca e si slacciò i pantaloni. Senza mai distogliere lo sguardo Casca infilò la mano con le dita umide nelle brache. Griffith emise un gemito strozzato quando lei riprese a muovere i fianchi strofinandosi su di lui, e intanto facendo un inequivocabile movimento del polso con la mano infilata sotto la stoffa.

Era una vista ipnotica. La donna aveva chiuso gli occhi, continuando a darsi piacere su di lui senza accennare a toccarlo direttamente. Gli sembrava di impazzire, se avesse passato un altro minuto così si sarebbe umiliato in modo incomprensibile pur di essere toccato.

Con uno sforzo riuscì a sputare il nodo.

- Casca… - ansimò con voce sottile. - Casca, per favore… -

Non riuscì a finire la frase, perché Casca gli diede uno schiaffo sulla guancia che gli fece voltare la testa, e gli spinse di nuovo due dita in bocca. Ignorò il suo mugolio e estrasse e spinse le dita più e più volte, il suo sguardo fisso sulle labbra piene dell'uomo avvolte attorno alle sue falangi. Le tirò fuori e asciugò la saliva strofinandole sulla guancia di Griffith.

Casca si sfilò rapidamente i pantaloni e si spostò più in alto sul corpo di lui, più vicino al suo viso. Griffith capì cosa stava per fare un attimo prima che succedesse, e aprì le labbra in modo invitante, protendendo piano la punta della lingua. Con le cosce ai due lati della sua testa, Casca premette il sesso umido e bollente sulla bocca dell'uomo sotto di lei.

Non era la prima volta che lo faceva. Casca sapeva benissimo come appoggiarsi senza spezzargli il collo, come trovare l'angolo per permettere alla lingua di Griffith di entrare nella sua cavità e al contempo di strofinare il clitoride sulla punta del suo naso. Sapeva come tenergli i capelli per muoverlo come più le piaceva e usare la mano libera per farsi piacere allo stesso tempo. Non fece alcun suono quando raggiunse l'apice, Griffith sentì solo un respiro più forte e le cosce che si contraevano attorno alla sua testa. Continuò a leccare docilmente fino a che lei non si tolse da quella posizione.

Stette a guardarlo un po' prima di muoversi. Il suo viso doveva essere un disastro. Rosso, umido di umori e saliva, gli occhi lucidi. Una cosa patetica, di sicuro.

Casca gli accarezzò la fronte.

Scese lentamente lungo il suo corpo, fino ad inginocchiarsi di nuovo tra le sue gambe. Griffith non riuscì a trattenere un gemito sottile quando Casca sciolse il nastro che stringeva la sua erezione e afferrò la base dell'oggetto che aveva messo dentro di lui.

Estrasse il fallo lentamente, poi lo spinse di nuovo. Prese un ritmo spietato, che non gli lasciava il tempo di respirare, strappandogli una serie di versetti spezzati ad ogni spinta che premeva sul suo punto più sensibile.

Era già così teso da quando lei era entrata nella stanza che non ci volle molto alla donna a farlo venire all'ennesimo affondo senza sfiorare la sua virilità. Casca la vide tendersi e schizzare sulla pancia magra del giovane uomo.

L'orgasmo lo colse come un'ondata improvvisa. Tutto il suo corpo si tese come un arco, e quando calò il suo sguardo era appannato e assente.

Rimase a fissare il soffitto scuro della stanza senza sentire nulla, le sue orecchie erano come piene di ovatta, e sentiva le palpebre pesanti come rocce. Si riscosse quando sentì qualcosa sfiorargli l'orecchio. Era una delle mani di Casca. Si accorse anche che già da un po' la sua altra mano gli stava accarezzando l'interno di una coscia. Un po' alla volta ricominciò a mettere a fuoco il mondo circostante.

Casca gli liberò le caviglie e i polsi, e iniziò a pulire le tracce di olio e liquidi dalla sua pelle con una pezza umida. Griffith non sapeva quando si fosse procurata l'acqua tiepida, e non si sforzò di chiederselo. Lasciò che lei manovrasse le sue membra e lo rigirasse come le faceva più comodo finché non ebbe finito. La guardò liberarsi della pezza e della bacinella d'acqua, e poi tornare a sedersi accanto a lui. Con un movimento estremamente lento Casca infilò due dita sotto al collare che stringeva il collo sottile dell'uomo, e diede un piccolo strattone. Non abbastanza da bloccargli il respiro, giusto quel che bastava a dare un avvertimento. Gli spostò i capelli dal viso con l'altra mano, e per un istante le sue dita si soffermarono sulle labbra di lui. Premette con le dita e forzò le labbra ad aprirsi. Spinse fino ad affondare fino alle nocche, premette le falangi sulla lingua di Griffith, e infine le estrasse come se niente fosse.

Casca si alzò in piedi, si rimise i pantaloni, e strofinò le dita bagnate di saliva sulla pancia di Griffith per asciugarle. Gli diede un ultimo buffetto sulla guancia prima di uscire dalla porta.

Era quasi notte. Griffith lasciò che gli occhi gli si chiudessero, chiedendosi se avrebbe avuto un'altra visita da parte di Guts, o se la giornata era finita.