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Family dinners and family trees, teaching the kids to say thank you and please.

Summary:

Com'era già? ah si, tutte le famiglie infelici sono uguali ... okay, forse non era proprio così la citazione, ma ciò che dovete sapere è che si può sempre ribaltare il tavolo e provare a migliorare le cose. Anche quando sembra che la tua stessa famiglia sia contro di te.

O anche: di Ilya, Shane e dei Centaurs. Di una nipote trovata per caso e che si somma alla banda di pazzi che popola questo universo. In fondo, Shane ha sempre detto di volere dei figli con Ilya, cosa c'è di meglio della sua versione in miniatura femminile? Ma anche: un compleanno, e il sogno di qualcuno che diventa realtà. Perché si, sono davvero una banda di pazzi e non credo io l'abbia ripetuto abbastanza volte.

Notes:

(See the end of the work for notes.)

Chapter 1: Happy Bhirtday, Mr Harris.

Chapter Text

Ilya rientrò nello spogliatoio lasciando cadere il casco sul pavimento, troppo stanco per curarsi di dove andasse a finire. 

L’allenamento lo aveva spossato, più del solito: forse era perché ultimamente stava giocando da ala destra, in un ruolo a cui non era abituato. O forse erano le chiamate del suo avvocato russo perse sul suo cellulare, insieme a una mail dove gli chiedeva di “richiamarlo urgentemente, per questioni riguardanti la sua famiglia”.

Ilya non considerava più suo fratello come un parte della famiglia da tempo, ma quel messaggio occupava comunque un grosso spazio nella sua testa, ovviamente contro la sua volontà. 

Crollò sulla panca, di fianco a Shane, rubandogli la borraccia per un sorso di Gatorade: la maggior parte dei suoi compagni di squadra era già in doccia, e lo spogliatoio era stranamente silenzioso. Si concesse di chiudere gli occhi un attimo, appoggiandosi contro la parete. Senti la sua mano di  posarsi sul ginocchio: “tutto bene?” 

Ilya tiro su con il naso: “si…solo…” allargò le mani, senza sapere bene come esprimere il resto.

“L’allenamento oggi è stato brutale, non pensavo che un uomo cosi gentile potesse essere così spietato!” Lo anticipò Shane, massaggiandogli dolcemente la coscia 

La faccia di Ilya si aprì in un mezzo sorriso, grato per quelle parole:  “i buoni sono sempre i peggiori!”

Una figura si fermò davanti a loro: Troy, già vestito in tuta e scarpe da ginnastica, si era fermato li davanti, con le mani nelle tasche. 

“Uhm Rozy, possiamo parlare?” 

Shane batté sul ginocchio di Ilya, alzandosi per allontanarsi: “vi lascio da soli.” 

“In realtà riguarda tutti. Insomma, è una cosa che dovrei dire a tutta la squadra ma volevo prima chiederlo al capitano.”

“Problemi?” Chiese Ilya, ignorando il telefono che aveva iniziato a vibrare nel suo armadietto poco lontano. 

“No, no! E che tra poco sarà il compleanno di Harris” 

“Si, giusto. Buon compleanno! Vuoi una copertura per scappare via con lui e saltare allenamento, si? Fatto!” 

“Vorrei fargli una sorpresa ma ho bisogno della squadra perché riesca del tutto.”

“Non faccio più cose in gruppo, mi spiace. Mio marito è geloso, e Broodam non é il mio tipo” 

“Fottiti!” Lo insulto Shane, tirandogli un pugno sulla spalla. 

“Dopo, magari. Insieme, meglio no?”  

“Comunque, Harris è tipo super nerd del hockey e dei Centaurs ma non ha mai giocato, neanche da bambino. Motivi di salute. Mi piacerebbe farlo provare, senza la parte in cui si fa male, ecco.”  Continuò velocemente Troy, prima che Shane saltasse al collo del marito per strozzarlo nello spogliatoio.

“Ehi, tra due giorni abbiamo la partita contro New York, Scott e Kip saranno in città. Magari possono aiutarci!” Propose Shane, grato per la distrazione offerta dal compagno di squadra.

“Ha detto hockey, non dinosauri. Troy, dì al coach e ai ragazzi che hai la mia benedizione e facciamolo. Serviranno divisa, pattini e protezioni, tutto taglia bambino.” ironizzò Ilya

Al sentire quella conferma, Troy si illuminò: “Davvero? Cavolo, Harris sarà felicissimo! Non ditegli nulla, voglio che sia una sorpresa fino all'ultimo!” Esclamò felice Troy, saltellando verso l’uscita. 

****

“Scott dice che per lui va bene, e che i suoi sono tranquilli. Harris imploderà, probabilmente.” Disse Shane, prima di posare il telefono e sedersi sul divano al fianco di Ilya. 

“Hai intenzione di rispondere?” Gli chiese, controllando lo schermo del telefono del marito che continuava a vibrare per le notifiche. Ilya l’aveva abbandonato sul bracciolo, e non sembrava intenzionato a rispondere, troppo intento a coccolare le orecchie di Anya. Prevedibilmente, l'altro si limitò a un muggito negativo, senza rispondere sul serio.

Shane decise di lasciare perdere: sapeva del suo rapporto conflittuale con ciò che restava della famiglia di suo marito e non si sentiva di dargli torto. 

Appoggiò la testa sulla sua spalla unendosi a lui nel coccolare il cane.

“Sicuro che vada tutto bene?” 

“No, ho voglia di un biscotto. Al cioccolato” 

“Ilya.” 

“Oke, cosa devo dire? Che non voglio sapere cosa cazzo ha fatto quel cazzone di mio fratello? Che ho … che non voglio andare a sistemare i suoi casini in Russia?” 

“Al cioccolato?”  

“Due. E uno per Anya” 

Un altra notifica brillo sul telefono di Ilya. 

“Troy” rispose, questa volta prendendo subito la chiamata. 


Shane gli lasciò il piatto con i biscotti sul divano, spostando il muso di Anya che si era avvicinata per curiosare se fosse commestibile. 

“Seduta” le disse, prima di premiarla con il suo bocconcino.

“Ehi Roz. Uhm io.. volevo ringraziarti. Il coach ha detto che va bene e Scott Hunter mi ha scritto prima … credo che Harris sarà davvero felice!” 

“Assicurati solo che sappia stare in piedi e che non si dia la stecca in faccia.” 

“Non preoccuparti, lo avvolgerò per bene nelle protezioni!” 

“Grandioso. Pensi anche di chiedergli di sposarti alla fine?” 

Troy ridacchiò imbarazzato: “No, no, non lì, ecco. Sarà una cosa semplice, durante l’allenamento del mattino prima della partita. Insomma, giusto noi, e forse gli Admiral se il loro coach darà l'okay, per poi finire con  una fetta di torta per tutti. Ho sentito un catering.” 

“Hai tutto pronto, allora!” 

“In realtà mi servirà l'aiuto di tutti voi per distrarlo fino a che non entra nello spogliatoio.” chiese Troy.

“Sono il tuo uomo!” Replicò lui, chiudendo la telefonata con un ghigno felice stampato sul volto. 

Il telefono riprese a vibrare e anche questa volta Ilya rispose immediatamente : “Hunter! Come va la vita nelle caverne?”

“Kip ti saluta anche lui. Non vede l’ora di visitare Ottawa.”

“Città meravigliosa, non odiarla quando te ne andrai sconfitto.”

“Oookay, Shane è li, posso parlare con lui?”

“Percheeee?!” Piagnucolò Ilya, mentre Shane gli sequestrava il telefono dalle mani. “Omofobia!” Ululò, prima di essere silenziato da suo marito con uno sssh deciso. 

“Ehi, Scott, qui è tutto pronto, non vediamo l'ora di vedervi!”

“Fantastico! Ho parlato con il coach e con la nostra social media manager, se vi va bene possiamo improvvisare un’amichevole al volo così da divertirci tutti quanti prima di fare sul serio alla sera.”

“Niente botte, Harris è cordiopotico!”urlò Ilya dal suo lato del divano.

“Cardiopatico. Ha avuto problemi di cuore, ma sta bene. Basta che non esageriamo.” aggiunse Shane, più per Ilya che per Scott.

“Ricevuto.  è ancora valido l’invito a cena per quando sbarchiamo in Canada?”

“Non vediamo l’ora, abbiamo prenotato un ristorante fantastico.”

“Con cibo vero, Hunter, non il cibo di Shane!” Commentò di nuovo Ilya da lontano.

“Ma non vi uccideremo con quintali di trigliceridi subito prima della partita! Ti vogliamo in forma per il ghiaccio!” Disse Shane, continuando ad ignorare il marito.

 Salutò Hunter, e restituì il telefono a Ilya, che nel frattempo aveva ripreso a squillare: il suo avvocato russo stava riprovando a chiamarlo, ma venne di nuovo ignorato. 

“Ti senti meglio, adesso?” lo prese in giro Shane

Ilya replicò con un ghigno: “Molto meglio. Andiamo, c’è una festa da organizzare!”

***

I giorni di partita, specialmente in casa, potevano essere molto tesi per la squadra dei Centaurs, ed Harris ormai si considerava un maestro nel capire che area tirasse nello spogliatoio. 

Quel giorno, però, l'atmosfera nell'arena era strana, e neanche lui riusciva bene a decifrarla. 

Quella mattina Troy era sgattaiolato fuori di casa prestissimo, adducendo un vago allenamento speciale ma senza portarsi dietro assolutamente nulla di ciò che avrebbe dovuto usare: sapeva che lì i giocatori avevano una palestra a disposizione, e che non doveva certo caricarsi un borsone in spalla con tutte le protezioni e le stecche come i comuni mortali, ma gli era comunque sembrato strano che uscisse in jeans e maglietta e non con una semplice tuta come era solito fare quando voleva allenarsi, sul ghiaccio o fuori. Il completo elegante era riservato per quella sera!

E poi c’era Ilya: aveva tenuto un’aria misteriosa tutta la settimana, spostando grossi pacchi dall’aria sospetta con stampato il logo dei Centaurs sopra. Sembrava merchandising, ma non riusciva proprio a capire perché il capitano dovesse svolgere un compito del genere, e soprattutto perché fosse saltato su come un gatto arrabbiato quando si era offerto di aiutarlo o aveva semplicemente cercato di curiosare cosa ci fosse dentro.

Entrò nella sala stampa, e fu stupito di trovarci Hollander: non ancora avevano legato molto, ed era difficile vederlo fuori dagli spazi della squadra o senza Ilya al fianco. “Ehi Shane!” Lo salutò, allegro “Ti possiamo aiutare in qualcosa?”

“No, io ... passavo di qui.” Rispose lui, quasi congelandosi sul posto.


“Chiaro, avete una grande sfida oggi da affrontare.” gli provò a dire, più per allentare la pressione che per un motivo reale. 


“Cosa?” Chiese Shane, aggrottando le sopracciglia. 


“la partita…”iniziò a dire Harris, sempre più perplesso.


Shane sembrò quasi sollevato, e sembrò mettere il pilota automatico nella risposta, esattamente come faceva sempre in sala stampa: “Oh, si si certo. New York è sempre una sfida ma siamo pronti e faremo del nostro meglio!”

“Tranquillo, la telecamera è spenta. Per ora.” lo tranquillizzò lui, facendogli l'occhiolino.

Gen li interruppe, rivolgendosi a Shane: “ti ho mandato tutto, controlla la casella di posta.”

“Oh, grazie. Io allora vado, sai la partita…”

“Si, certo Ci vediamo dopo sul ghiaccio, anzi lì vicino.” lo salutò Harris, che a questo punto non vedeva l'ora di poter fare due parole con la sua collega preferita.

Shane ghignò come se fosse davanti a un plotone di esecuzione e poi si allontanò velocemente.

“Cielo, è super teso quel ragazzo, non pensavo che fosse cosi prima delle partite. Di cosa aveva bisogno?”

Gen  mosse le mani, come a indicare che non era nulla, senza staccare gli occhi dal pc: “vecchi video, robe da giocatori.”

“Pensavo  che i filmati tecnici li avessero i coach nelle tv sotto!”

“Giocatori. Carini, ma non sempre i più svegli della cucciolata. Senza offesa!” sorrise Gen, strizzandogli l'occhiolino.

“Oh beh, meglio prepararci per dopo, le partite con New York sono sempre interessati da commentare su Twitter.” Terminò lui, mettendosi al computer.

 

***


Ilya adorava le feste, e organizzarne una per Harris non faceva eccezione: neanche i messaggi che gli aveva lasciato il suo avvocato dalla Russia nella segreteria del telefono potevano sconfiggere il suo buonumore in quel momento. Non che li avesse comunque ascoltati. 

Incrociò Shane nella via per gli spogliatoi: “Hai la roba?” Gli chiese con fare cospiratorio.

“Smettila di farlo sembrare una cosa illegale! Harris mi ha visto nel loro ufficio, mi ha chiesto cosa ci facevo lì.”  , replicò Shane.

“Dobbiamo far sparire qualcuno? Silenziarlo, forse?” 

Suo marito roteò gli occhi al cielo: “é tutto a posto, il trasferimento era già stato fatto. Non credo sospetti di qualcosa.”

“Bravissimo, moy malen'kiy shpion!”

Shane aggrottò le sopracciglia: “piccolo e… spia?”

“Ah! Sei migliorato!”

Una voce li fece voltare in direzione dello spogliatoio: “Rozy! Shane! Muovetevi!”

“Non pensare di darmi ordini nel mio spogliatoio solo perché sei anziano, Hunter!” ribatté Ilya, ben deciso a non farsi mettere sotto da quella specie di dinosauro che era Scott Hunter.

“è bello vederti, Scott” lo salutò felice Shane, una volta che Boodram ebbe chiuse la porta dello spogliatoio dietro di loro. 

“I miei sono pronti, ci aspettano sul ghiaccio. ” replicò Scott, “e Kipp è in tribuna pronto a fotografare e filmare ogni cosa.”

“Qualcuno colleghi questo ai mega schermi della pista!” Disse Shane, mostrando il file che gli aveva inviato Gen. 

“Nessun problema” commentò Young, prendendo in mano il telefono di Shane. “Fatto, è attaccato al audio Bluetooth del palazzetto, e con il mirroring proietteremo il video.”  

“Il ragazzo è sveglio” commentò Ilya, facendo arrossire le orecchie di Young.

“Si, ma nessuno ha capito come lo vestiamo senza che se ne accorga?” Si intromise Dykstra, che a quanto pare era l'unico con un minimo di senso logico, in quel gruppo di pazzi.

“Ho avuto un’idea! Uno scambio di personalità, una roba da tiktok. Dobbiamo portarlo sul ghiaccio prima che si tolga la divisa, ma per quello siamo abbastanza!” disse Wyatt, ghignando da solo per la genialità della sua idea.

“Okay team, venite qui. Anche tu vecchio, che da lontano non senti bene!” Disse Ilya, chiamandoli al centro e invitando anche Scott a unirsi al loro cerchio “Siamo pronti a far impazzire Harris?”

“Non impazzire!” Si intromise Troy 

“Avete capito, ora chiamalo, il suo armadietto è pronto!”

 

***

 

“Ehi tesoro, che succede?” Rispose Harris al telefono. Strano che Troy lo chiamasse quando erano distanti letteralmente una rampa di scale. Solitamente la usava come scusa per correre su, magari portando del caffè da offrigli,  e rubargli un bacio prima di ritornare agli allenamenti. Il coach stava seriamente pensando di dargli una penale per ogni volta che trovava una scusa per stare nella sala stampa, dalla quantità di tempo che passava al primo piano dell'arena.

“Puoi venire in spogliatoio? I ragazzi hanno pensato a un contenuto e vogliono farlo adesso.”

“Un contenuto? E ci hanno pensato da soli? Volete farmi piangere, arrivo subito!” Disse Harris, chiudendo la telefonata e voltandosi verso il resto dell'ufficio. 

“I ragazzi mi vogliono in spogliatoio per un contenuto, non è carinissimo?”

“I migliori!” replicò Gen, con un sorriso strano. 

“Qualcosa non va?” chiese Harris, stupito da quella reazione.

“No, no davvero. Non si sa mai cosa aspettarsi da questo team, solo questo!”

"Si, però sono delle brave persone. Oh beh, corro giù!" Harris trotterellò felice fino allo spogliatoio, dove un Troy dall’aria molto nervosa lo  fece entrare.

“Sicuro che vada tutto bene?” gli chiese, guardandolo in volto.

La faccia di Troy divenne del colore della sua divisa: “Si, uhm, vorremmo fare… noi, ecco…”

“Facciamo uno scambio! Tu ti vesti come noi e noi come te e Hunter ci fa un video!” Si intromise Wyatt

Harris aggrottò le sopracciglia: “Hunter? Ma che ci fa qua dentro?”

“Forza, niente discussioni! La maglia ti aspetta Harris!” Si intromise Ilya, guidandolo al suo posto. “Troy, aiuta il tuo ragazzo a vestirsi!” Disse, chiamando il giocatore con ampi gesti. 

“Troy, che diavolo volete fare?” Chiese Harris, un filino preoccupato. Iniziava a temere che fosse un brutto scherzo ai suoi danni. 

“Ti fidi di me? Puoi tenere la canottiera sotto, se non vuoi spogliarti del tutto. Prometto che non succederà niente.” Chiese Troy, con occhi imploranti. 

Harris fece un sospiro enorme: “Va bene, ma facciamo veloce. Devo montare le tue gif prima di stasera!” 

“Avrai di meglio da fare Prima dihuhmmpff” la voce di Ilya si perse in un muggito soffocato

“Scusatelo, mio marito ogni tanto fa ancora difficoltà con l’inglese. Ahia! vaffanculo Mi hai morso!”

“Ieri sera non ti sei lamentato!”

“okay è pronto!” disse Troy, facendo un passo indietro e mettendo fine a quella sofferenza. Harris era avvolto dalla divisa rossa con quello stupido simbolo al centro e tra quello, e  tra la maglia, la barba e il suo colore di capelli sembrava stesse per andare a fuoco. 

“Troy?” chiese Harris, ancora più dubbioso, da dietro l'elmetto. 

“Sta andando benissimo, futuro Mr Bennet, continuate pure!” Ilya diede la sua benedizione, e Troy prese la mano di Harris e lo fece alzare per condurlo nel corridoio, verso il ghiaccio, aiutandolo a camminare sui pattini.

“Troy? Quando vi cambiate voi? Perché siete vestiti da partita? Troy, che stiamo facendo?” Harris lo tirò per la manica, obbligandolo a voltarsi verso di lui. 

"Dimmi cosa hai in mente o non vado da nessuna parte" protestò, ma tra l'abbigliamento e la sua solita aria gioviale, Troy non riuscì più a trattenere il segreto.

“è il tuo compleanno! Pensavi che non ci avessi pensato?"

Harris arrossì, diventando un enorme semaforo rosso: "Si, ma è un giorno di partita. Insomma, hai le tue cose da fare." borbottò, imbarazzato. 

Troy scosse la testa: "Stasera e domani ti prometto che saremo solo noi due, ma oggi ci tenevo a darti il mio regalo prima della partita!”

“Tu, cosa?”

“Noi, in realtà. I ragazzi hanno aiutato. Prendi questo, è tua. Non preoccuparti se la rompi, ne abbiamo un sacco!” Disse sporgendogli una stecca dalla rastrelliera dove venivano custodite quando non erano usate dai giocatori. 

Harris ne prese una in mano, quasi incredulo, e poi iniziò a balbettare, mentre sentiva il cuore battergli nelle orecchie.

“Troy, che stai facendo, io non so giocare! Non sono mai salito sui pattini. Il mio cuore..”

“Harris, amore della mia vita. Il tuo cuore è sopravvissuto a un mezzo disastro aereo, può reggere una partita senza contatto fisico. Lo sappiamo entrambi quanto sai essere forte.”

Harris prese un respiro profondo e raddrizzò la schiena per cercare di guardare Troy negli occhi: scosse la testa, a metà tra il divertito e l'incredulo. 

“Pazzo. Se lo sapesse mio padre….” 

“Ecco su questo concordo con te. Meglio dirglielo a cose fatte. Andiamo, ti tengo su io.” Lo rassicurò Troy e insieme scesero sul ghiaccio. 

“Benvenuto alla tua prima partita giocata, Harris!” Lo accolse la voce di Scott Hunter dal centro pista. Intorno a lui, il resto degli Admirals si stava riscaldando e i Centaurs erano intenti a fare lo stesso. “Qualcuno ha giocato sporco e sta cercando di indebolirti, quindi ti consiglio di non guardare i televisori!” terminò, indicando il megaschermo sospeso sopra il ghiaccio.

Harris alzò gli occhi: era lui, ma il video era montato in maniera professionale per farlo sembrare molto più figo di quello che era in realtà. Uno dopo l'altro, tutti i Centaurs, famigliari e membri dello staff inclusi, gli mandavano un messaggio di auguri e lo ringraziavano per il suo lavoro. Sentì il cuore mancare un piccolo battito, e si mise una mano sopra al petto per cercare di tranquillizzarlo: non era sicuro che  potesse reggere anche a quella visione.  

“Oh Troy.” disse solo, debolmente.

“Il video è stato un'idea di Shane, in realtà. E Rozy ha trovato la divisa. Io volevo solo farti salire sul ghiaccio, regalarti una partita giocata.”

Harris squittì: “Allora erano davvero nervosi! Non era la mia immaginazione!”

Il coach, vestito con una maglia nera e bianca che imitava la divisa di un arbitro, li raggiunse al centro: “Harris, Hunter preparatevi per il face of!”

“Cosa?”

Wiebe sorrise, battendogli una mano sull'elmetto: “Stiamo per giocare a Hockey, bello!”

Fu il compleanno migliore che Harris ricordasse da anni, e i suoi compleanni in realtà erano sempre grandiosi, quindi sapeva di avere degli standard piuttosto alti.

Era consapevole che le due squadre non stavano neanche lontanamente giocando sul serio con lui, ma era comunque al settimo cielo. Aveva vinto un face off su Scott Hunter, cielo! Okay, forse l' aveva lasciato fare, ma il dischetto era arrivato fin quasi in porta!

Lo avevano contrastato.  Qualcuno lo aveva persino spinto. Senza troppa violenza, nulla che rischiasse di scatenargli un attacco di cuore, ma le azioni erano vere. E Shane e Ilya lo avevano accolto sulla prima linea, tra loro due, passandogli il dischetto e guidandolo per fargli segnare un gol poco prima della fine. 

Le note di “All’ I do is win” richeggiarono nell'arena, e tutti lo applaudirono, mentre la sirena segnava la fine del tempo.

Respirò di sollievo: la piccola partita non era durata che un misero quarto d’ora ma Harris si sentiva stanco come se avesse corso una maratona. E felice quasi ne avesse vinte cento. 

“Ragazzi, è il più bel giorno della mia vita! Temo che il mio cuore stia per esplodere dalla felicità” Esclamò, asciugandosi gli occhi sulla divisa.

Troy lo baciò sull'elmetto: “No, per favore. Ci aspetta ancora la torta.”

 

***

 

Seppure veloce, il rinfresco fu molto carino e Harris non smise di sorridere per tutto il tempo, con Troy perennemente al suo fianco. 

Ilya li guardò bearsi delle attenzioni l’uno dell’altro, circondati dall’affetto della famiglia di Harris, che li aveva raggiunti dopo la partita improvvisata.

Il telefono gli vibrò nella tasca, ma anche questa volta lo ignorò

  
Shane lo raggiunse, abbracciandolo da dietro e baciandolo su una spalla: Ilya se ne stupì perché non era solito mostrare affetto fisico in pubblico, ma apprezzò il suo gesto, lasciandosi andare tra le sue braccia. 

“Ehi” mormorò Shane al suo orecchio, “tutto bene?”

“Uhm. Temo che dovrò rispondere, prima o poi.” ammise Ilya, mentre il telefono smetteva finalmente di ronzare.

“Non per forza. Posso farlo io per te, ormai ho imparato il Russo abbastanza bene! Risponderei con Da o Slùšagu va!” 

“Slúšaju vas” lo corresse Ilya, sorridendo “grazie, moy Lyúbimy, ma risponderò io. Dopo aver distrutto Scott Hunter.”

Shane lo bacò sulla guancia. “YA gorzhus' toboy, moya lyubov'”

“Uhm, eccitante.” Lo prese in giro Ilya, godendosi quelle parole mal pronunciate nella sua lingua madre. 

“Stai buono!” rise Shane, per poi mettere su la faccia da capitano, quella che usava per le cose serie. “Dico sul serio, Ilya. Qualunque cosa succeda, siamo insieme adesso, okay? Non ti lascerò da solo.”

Ilya si appoggiò alla spalla di Shane, godendosi quelle parole. La voce del coach li richiamò all’ordine : era ora di andare a fare magie sul ghiaccio.