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Mon amour, amour ma chi baci tu?

Summary:

Giacomo è ancora scosso dal bacio tra lui e Antonio. Come può continuare la loro amicizia dopo quel suo gesto inconsapevole?
Nel frattempo, Antonio sta escogitando qualcosa che cambierà il rapporto tra di loro per sempre...

Notes:

Quand'è che è uscita la serie su Leopardi? Gennaio? Quand'è che sto postando? Aprile? Non fateci caso, ho avuto molta voglia di togliermi quest'idea dalla testa ma poco tempo per farlo, ma ora ve la porgo, per condividere la passione per il crossdressing.
Incredibile come l'unica cosa che mi faccia scrivere fic in italiano siano le serie gay omofobe RAI. Che bello il mondo.

Urlatemi in faccia su Leopardi e Ranieri, vi prego:
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Bluesky : mikerocosmo
Twitter: erasing_mike

Work Text:

Giacomo non sapeva come uscire dalla situazione in cui si era invischiato.
Era passato qualche giorno dal terribile incidente in cui, preso dal furore della sua “finta” confessione, aveva baciato Antonio. Un gesto incomprensibile, se non tramite la scusante del trasporto verso Fanny: si era giustificato dicendo che in quel momento era talmente sopraffatto da sentimenti che provava per la nobildonna da non ricordarsi che non era veramente lei davanti a lui, ma il suo amico.

In cuor suo però sapeva che quanto aveva detto in fretta, nel breve momento che precedette la sua fuga verso il riparo di camera sua, non corrispondeva alla verità completa.

Lo sapeva, anche se faticava ancora ad ammettere a sé stesso una rivelazione così scandalosa: che egli era tanto geloso del fascino del suo amico quanto preda di esso, che da qualche tempo i suoi pensieri erano divisi equamente tra i due suoi amici più stretti, e che se Antonio poteva sapere di quel che provava per Fanny, e giocarci e scherzarci sopra per incoraggiarlo a esprimere liberamente i suoi sentimenti, non avrebbe mai dovuto sapere quali altre emozioni si celavano nel cuore di Giacomo.

Eppure non era riuscito a nasconderlo; nonostante il timore e la vergogna, in quel momento in cui Fanny e Antonio erano diventati una stessa persona davanti ai suoi occhi, la confessione era uscita spontanea dalle sue labbra, non indirizzata solo alla donna a cui non osava rivelare i suoi sentimenti, ma anche all'uomo a cui non faceva altro che confidarsi. Questo rendeva il suo atto colpevole, ancor di più perché commesso in maniera disonesta, approfittando di un momento scherzoso; e Giacomo non sapeva come farsi perdonare, se non mostrando le sue carte e accettando l'abbandono della persona a cui teneva più che a sé stesso; sarebbe stato tanto inevitabile quanto doloroso, ed egli probabilmente non avrebbe potuto sopravvivere al dolore che gli avrebbe arrecato, ma l’avrebbe accettato se necessario. O almeno così pensava, mentre evitava di parlare con l'amico.

A peggiorare la situazione era il fatto che Antonio non sembrava essere imbarazzato da ciò che era successo, ma pareva solo confuso e preoccupato dall'improvviso allontanamento di Giacomo, che per quanto tendente alla malinconia non mancava mai di raccontare i propri disagi ad alta voce, di confessarsi almeno all'interno delle mura della casa in cui abitavano. Giacomo avrebbe voluto compiacerlo, fare finta di niente, ma quel nodo alla gola non accennava a sciogliersi, e anzi si stringeva ancor di più ad ogni richiesta di parola dell'altro, ad ogni suo colpevole rifiuto.
Passò così una settimana intera, durante la quale non ci fu resa da nessuna delle due parti, solo un leggero avvicinamento: Antonio sembrava essere stato preso da altri pensieri, e occupava una minor parte del suo tempo a convincere l'amico a parlargli; dal canto suo, Giacomo si sforzava di sostenere brevi conversazioni, finché il suo senso di colpa glielo permetteva.

La soluzione alla faccenda arrivò dopo pochi giorni, quando il piano di Antonio entrò in azione.
Giacomo non sospettava niente, e come poteva, quando tutto ciò che sperava era di lasciarsi dietro quella questione? Ma non era destino che accadesse, anzi, la miccia ormai era accesa, e non si poteva che attendere l'esplosione.

Iniziò come molti dei piani di Antonio, con un “Giacomo?” urlato da un'estremità della casa, un grido che avrebbe fatto andare Paolina su tutte le furie, se fosse stata in casa. Per Giacomo invece quella voce era come il canto di una sirena, e non poté far altro che seguirla fino alla fonte, alla camera da letto dell'amico. E in quel momento cambiò tutto.

Mai nella sua vita il giovane conte era stato così stupito e confuso, e allo stesso tempo ilare, come in quel momento. Antonio sembrava aver portato la sua interpretazione della bella Fanny al livello successivo: indossava un vestito da donna, che secondo un suo ricordo vago apparteneva a Paolina.

Sul fratello l'effetto era al limite tra lo scandaloso e l'indecente: le ampie maniche erano riempite dalle braccia muscolose, in un modo che sicuramente gli impediva il movimento delle spalle, e pareva un miracolo che fosse stato in grado di infilarsi lo stretto corpetto, che gli donava forme più femminili rispetto alle sue naturali. Non indossava un sottogonna, ma manteneva una postura da gran signora, le mani incrociate in grembo, lo sguardo puntato su Giacomo, un'ombra di trucco a evidenziare gli occhi, arrossire lievemente le gote e le labbra. Se per molti sarebbe stata una visione scandalosa o ridicola, per Giacomo pareva quasi angelica, ancor di più quando cominciò a parlare, svelando il suo gioco.

“Giacomo” ripeté, questa volta in falsetto “Ti aspettavo. Non pensare di scappare di nuovo, dobbiamo parlare.”

E come poteva scappare, preso com'era dalla visione di fronte a lui?
Si raccolse un attimo, cercando di portare i suoi pensieri in superficie, cercando il fiato che gli era stato tolto nel momento in cui era entrato nella stanza.

“Antonio, cosa stai facendo? Non capisco”

“Beh dovrai pure imparare a sedurre una donna? Non vorrai mica fare brutta figura con Fanny” rispose l'altro, con un occhiolino che non poteva che implicare altro. Ma poteva essere quell'altro che desiderava anche Giacomo? Come poteva essere così tranquillo, così spensierato nel suggerire una continuazione a quello che per chiunque altro sarebbe stato uno spiacevole incidente. E ancor di più con le voci che cominciavano a girare intorno a lui, intorno a loro! A meno che…

“Non ti starai mica prendendo gioco di me, vero? Non ti credevo così meschino” disse, distogliendo lo sguardo.

“Giammai, Giacomo. Non mi prenderei mai gioco di te, non sul serio.” fu la pronta risposta, con l'altro uomo che gli si avvicinò d’improvviso, prendendo le sue mani e stringendole. Poi, di nuovo in falsetto: “Ora venite qui, avete parlato tanto l'altro giorno e non mi avete dato tempo di rispondervi.”

Nuovamente catturato dalle sue parole rassicuranti, Giacomo si avvicinò ad Antonio per quei pochi passi che ancora li separavano, guardandolo negli occhi. “Non dovete rispondermi se non volete. Mi accontento di avervi potuto offrire il mio amore, raccontarvi la vostra delicata bellezza.”

“E se io volessi rispondere? Se anche io volessi confessare i miei sentimenti? Le vostre parole mi hanno toccato il cuore, non posso lasciarvi andare così facilmente” Una mano di Antonio si sciolse da quelle dell'altro, andando a sfiorargli dolcemente il volto: “Voi vi arrendete troppo facilmente, mio caro Giacomo. E se io volessi vedervi lottare per me?”

“Allora sarò il vostro soldato.”

La voce gli tremava, e il cuore gli batteva forte. Non poteva credere alla situazione in cui si trovava, incredulo e incerto verso chi stesse parlando, chi gli stesse rispondendo. Voleva fidarsi di Antonio, ma ciò che stava succedendo davanti ai suoi occhi sembrava il frutto di uno dei suoi sogni più surreali. Eppure l'altro gli aveva confessato la genuina onestà dietro alle sue azioni, la verità che quella messinscena aveva svelato. E i sentimenti di Giacomo erano veri nel momento in cui li aveva confessati, lanciati verso chi li volesse accogliere.

“Ditemi cosa volete da me, mia signora.”

Il sorriso sicuro sul volto di Antonio si fece più dolce, e dolci erano le parole che uscirono dalle sue labbra: “Venite qui, abbiamo un conto in sospeso da sistemare. Dopo parleremo, ma ora datemi questa soddisfazione.” A quel punto la distanza tra i due si chiuse finalmente, guidati dalle mani che si strinsero intorno a Giacomo, alla nuca e al fianco, mentre le loro bocche tornavano a sfiorarsi, per poi perdersi in un bacio pieno, appassionato, una confessione senza parole.
Non c'era dubbio in quel momento, nessun possibile errore su chi fosse il destinatario di quel sentimento, anche l'ambiguità del gioco, della recitazione, non poteva celare le vere intenzioni al di là della scenetta che interpretavano. Rimasero persi l'uno nell'altro per un tempo impossibile da quantificare, tra baci, carezze, lievi gemiti e mormorii. Infine, Giacomo si riprese da quel momento, che pure avrebbe voluto continuasse all'infinito, e si rivolse nuovamente all'amico:

“Antonio, apprezzo immensamente il tuo dono, ma forse è il momento di interrompere questo gioco, vorrei che fossimo solo io e te qui”

“Ma come, questo è solo l'inizio di quello che avevo in mente!” Fu la risposta scherzosa “…Va bene, ho capito, almeno sei tornato normale” Ed iniziò a togliersi il vestito, senza pudore o considerazione dell'effetto che aveva sul povero Giacomo; la sua salute cagionevole faticava a mantenerlo in piedi per quanto gli batteva il cuore, e dovette sedersi sul letto, come spettatore di quell'esclusivo spettacolo.

E quale meraviglia gli si mostrava davanti: se il vestito era evidentemente troppo piccolo per lui, quello che nascondeva era invece stato creato a partire dalle sue misure. Sorprendente, considerato che la forma del corsetto era decisamente femminile; sicuramente si spiegavano le forme che apparivano anche mentre era più vestito.
Mentre la mente di Giacomo si abituava a ciò che aveva davanti, le sue mani erano già in moto, a toccare, accarezzare, misurare il torso e i fianchi dell’altro uomo.

“Ah, vedo che non ti dispiace, eh Giacomo?”

“... non capisco. Come fai ad avere un indumento del genere? Così calzante, come se fosse fatto apposta per te?”

“Beh, diciamo solo che non sei l'unico che mi apprezza in indumenti femminili. Ma non penso sia il momento giusto per parlare di vecchi amanti, che dici?”

“E cosa dovremmo fare, sentiamo?” rispose Giacomo, ancora stordito dall’insieme della tua situazione, ma con una punta del suo caratteristico senso dell'umorismo.

Antonio si inginocchiò davanti a lui, le braccia muscolose ai lati del suo magro corpo, e lo guardò negli occhi “Tutto quello che vuoi” gli disse, con voce bassa, seducente.

E a quel punto Giacomo scoppiò a ridere.
Poteva sembrare scortese, in un momento così intenso, ma l'assurdità della situazione l'aveva sopraffatto al punto di non riuscire a concedere un'ulteriore reazione.

“Scusami, mio caro Antonio” disse, non appena si fu ripreso “Ma questa situazione è così assurda… Penso tu possa credermi se ti dico che mai avrei pensato di trovarmici, tantomeno con te e in questo momento.”.
Ma anche l'altro sorrideva, sorpreso ma non deluso dalla risposta dell'altro alla sua seduzione.

“Perdonami, cuore mio” continuò Giacomo, “Non penso di poter sopravvivere ad altro. Questo è già così tanto rispetto a quello che ho osato sperare… Ti prego, stammi vicino, almeno finché non potrò credere che tutto ciò sia reale.”

“Certamente, Giacomo, non c'è altro che vorrei fare in questo momento. Beh, dell'altro c'è, ma tutto a suo tempo” rispose Antonio, facendogli l'occhiolino. Poi si alzò, solo per intimare a Giacomo di sdraiarsi sul letto e mettendosi poi al suo fianco, avvolgendolo nuovamente tra le sue braccia.
Rimasero così per parecchio tempo, persi nel loro mondo e in quello che tra loro stava cambiando, finché non li sorprese Paolina, tornata dalle sue commissioni. La sua faccia sorpresa fu l'unica cosa che videro prima che si voltasse e corresse via, dall'altra parte della casa, fingendo pudore di fronte a ciò che vedeva davanti a sé, ma con un sorriso sul volto, per nulla sorpresa dell'accaduto.