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Punizione e ricompensa

Summary:

Timoroso che Capitano venga sconfitto, Ororon si intromette nello scontro con Mavuika così da favorire il Fatui. La sua azione offende il senso dell'onore dell'uomo, il quale indice la ritirata.
Soli nella grotta, le ferite curate, l'uomo fa sì che il ragazzo impari a stare al suo posto, sottomettendolo e scoprendo il suo lato masochista. Ma l'attrazione che Ororon prova per Capitano non è l'unico motivo per cui ha scelto di seguirlo...

I'm NOT ok with using my work for AI training. I DON'T allow that!

Notes:

Quest'opera è la versione italiana della mia ff ''Punishment and reward'', pubblicata pochi giorni prima del rilascio della versione 5.1. I personaggi sono dunque in parte distanti dalla loro caratterizzazione in gioco, prima fra tutte Citlali che compare nel secondo Capitolo . Allo smut, si aggiungono quelle che erano state le mie speculazioni prima di giocare la nuova archon quest.

Nel primo capitolo, il consenso è dubbio dato che Capitano vuole punire Ororon. Il masochismo del ragazzo lo rende più accettabile, ma si tratta pur sempre in un'imposizione.
Il consenso è presente nei restanti capitoli

(See the end of the work for more notes.)

Chapter Text

Colpo di scena inaspettato, lo scontro tra Capitano e Mavuika stava monopolizzando l’attenzione di quei pochi presenti presso l’arena. La grinta non mancava né all’Archon né al Fatui, i loro colpi fulminei e potenti. Entrambi erano due pilastri di potenza, valore e orgoglio.
Nessuno si sarebbe aspettato la comparsa di Capitano, tantomeno un combattimento così eclatante e mozzafiato.
Nessuno di loro poteva permettersi la sconfitta, essendoci in palio un prezzo troppo alto, del quale non mancava la consapevolezza.
I loro pugni si scontrarono con ardore, violento fu l’impatto. Il Messaggero fu malamente colpito dalla donna, che dal canto suo era anche lei ansante per via della fatica. Ognuno di loro aveva infatti trovato pane per i propri denti.
Ben prossima allo stallo, la situazione fu smossa dall’intervento di Ororon. Ed ecco che una misteriosa nebbia si diffuse presso il campo e nessuno degli sfidanti poté più vedere l’altro. Il silenzio rapidamente calato -eccezion fatta per il suono dei loro ansimi – fu rapidamente stroncato dal sibilo di una cerbottana.
L’ago raggiunse il polpaccio destro di Mavuika, ben penetrando nella carne; alla donna sfuggì un quasi impercettibile gemito, tanto era aguzzo.
Seguì un altri fischio ed ecco un altro ago conficcarsi nella carne del polpaccio sinistro.
La donna, nonostante la nebbia, provò a scattare in direzione di Capitano, tuttavia i suoi muscoli si erano improvvisamente indeboliti. Gli aghi che l’avevano colpita erano stati imbevuti in un veleno ottenuto dalle secrezioni dei melmosi di electro, veleno che normalmente avrebbe generato una temporanea paralisi dell’area colpita; nel caso di Mavuika, l’efficacia era ridotta ma l’archon non poté sfuggire al senso di spossatezza che incrementava man mano che le tossine entravano in circolo.

- E’ la tua occasione, sconfiggila! -

Il frenetico sussurro del giovane Ororon, certo dell’imminente vittoria del Fatui, giunse alle orecchie di Capitano.

- Ritirarsi tutti! -

L’ordine fu ruggito dall’uomo e la sua voce raggiunse ogni subordinato presente. Due parole affrettate che generarono l’incredulità di Ororon. Non capiva il motivo di tale direttiva, ma né lui né gli altri uomini poterono ignorarlo.
La voce dell’uomo non tradiva nessuna irrequietezza, anzi, risuonò fortemente seccata. Lui, valoroso guerriero, non avrebbe messo da parte l’onore, pilastro della sua personalità. Soltanto un vigliacco o un furfante si sarebbe approfittato dell’indebolimento di Mavuika, cosa tutt’altro che leale.
Ororon non avrebbe dovuto interferire, limitandosi a essere un silente spettatore!
A causa dell’intromissione del giovane, Capitano non poté far altro che ordinare la ritirata, per nulla disposto a sconfiggere Mavuika servendosi di un trucco meschino.
Assai più delle cure, necessitava di uno scontro equo ma soprattutto leale.

[…]

Presso una grotta segreta in quanto ben nascosta all’occhio di chi passasse, Ororon si prese cura delle ferite riportate dall’uomo. In quanto appartenente alla tribù dei Maestri del Vento della Notte, il giovane aveva una gran conoscenza della medicina ed era dunque il più adatto a occuparsi dei danni riportati da Capitano: bende, unguenti e infusi erbacei erano sufficienti per ristabilire salvargli la vita e alleviarne il dolore in un batter d’occhio.
Suggerì a Capitao di riposarsi, ma l’altro non fu dello stesso parere. Sentì invece il bisogno di esercitare il proprio potere infliggendo una punizione al più giovane, così da ricordargli chi dei due fosse il leader.
In men che non si dica, un rapido e forte pugno si abbatté contro lo stomaco di Ororon, il quale gemette e si piegò in due a causa del dolore generato dall’impatto; l’uomo aveva dosato la forza evitando di fare sul serio, dato che non era suo desiderio ucciderlo.

- Strano modo di ringraziare... -

Intanto che con un braccio cingeva l’area dolorante, anzora piegato su di sé per tentare di mitigare il dolore, Ororon si pronunciò la frase con irona mista a incredulità. Il suo tono, in ogni caso, ben tradiva la sofferenza, essendo più acuto e basso.
Il suo sguardo lo rendeva un libro aperto, lasciando intendere un un’unica domanda: ‘perché?’.

- Per esserti intromesso. Non so cosa tu abbia fatto a Mavuika, ma io non sono né debole né codardo. Doveva essere uno scontro leale. -

- Il fine giustifica i mezzi e poi… era necessario. Non è il momento di eccedere con l’orgogl---aaargh…! -

Il giovane, tornato in posizione eretta da pochi secondi, fu nuovamente colpito allo stomaco, con maggiore forza. Il suo discorso fu interrotto e la sua mimica facciale, assieme al gemito, espresse il suo dolore.

- Non è così che agisco. Una vittoria senza onore non è altro che un occultato fallimento. Non era tuo diritto intrometterti – la sua mano destra afferrò la gola di Ororon, iniziando a stringere – Manchi di disciplina… vediamo di rimediare -

Stretto nella sua morsa, il ragazzo poteva ben sentire il proprio battito aumentare in velocità. L’adrenalina scorreva nelle sue vene, in un misto di paura e attrazione. Quella situazione era inebriante. Inebriante era sentire le dita di Capitano attorno alla gola, le quali avrebbero potuto strozzarlo fino a soffocare se l’altro avesse deciso di stringere con maggiore pressione. Ororon poté soltanto gemere, tradendo dolore ma anche piacere.
La maniera in cui respirava e il suo sguardo erano sufficienti a far intuire a Capitano che il più giovane fosse molto probabilmente un masochista, nonché un ragazzo attratto da personalità forti, decise e severe. Lui, Capitano, ben incarnava tutte queste qualità e la sua possenza fisica dava un bel contributo.

- Qualcuno si sta eccitando, eh? Che svergognato…! -

Prima che Ororon potesse gemere una risposta, l’uomo si chinò su di lui e si impossessò della sua bocca non appena essa fu aperta per emettere un mugolio. Lo baciò con fare vorace, la lingua si intrecciava a quella di Ororon, facendolo gemere. Il più giovane si sentiva annichilito, un mero pupazzetto posto tra le sue mani, cosa di cui stava godendo.
L’eccitazione crebbe in lui rapidamente, iniziando a fargli sentire i jeans fin troppo stretti a causa del rigonfiamento.
Era bello essere in suo potere.
Di più, bramava e necessitava maggiori tocchi, indipendentemente da ciò che potesse accadere

- A quanto pare, sei già duro -

Infine, liberò la sua gola dalla stretta fino a quel momento in corso.
Il ragazzo tossicchiò, prendendo poi un profondo respiro.

- M-mi dispiace… non era mia intenzi...one farti apparire debole o simili… - risentendo ancora della stretta, la sua parlata risultò frammentata e la sua testa era china, così da mostrare mortificazione e sottomissione – Io credo davvero in te… ho temuto per la vittoria di Mavuika… e… di perdert--- aaah…! -

La mano di Capitano aveva appena stretto e strizzato i suoi testicoli facendolo gemere con voce bassa e femminea, dato l’acuto dolore scaturito da quel punto sensibile e nevralgico. Era un dolore atroce ma necessitato. Ne necessitava di più. Piacere e dolore erano due facce della stessa medaglia.

- Basta parlare. -

Mollò la presa dai suoi testicoli per avere libertà di movimento. Infatti, la sua mano destra fu portata presso il cavallo dei jeans. Li sbottonò rapidamente e ne abbassò la cerniera, onde poi calare i pantaloni del ragazzo, facendoli finire ai suoi piedi; stessa sorte toccò, subito dopo, ai suoi boxer. Bagnati, nonostante lo scurezza del tessuto, era ben visibile una macchia.
Il membro eretto del più giovane fu ora esposto in tutta la sua nudità, solleticato dallo spostamento d’aria, cosa che causò al giovane un ansimo. Tale membro era già bagnato e la cosa fece vergognare Ororon, le cui guance erano ora rosse come un pomodoro.

- P-per favore...-

La sua voce lo supplicò con un sussurro, inebriata.
Desiderava che l’altro andasse oltre ma non ci fu nessuna risposta verbale da parte dell’uomo. Una delle due gambe tornite si mise tra quelle del giovane, così da divaricarle, poi le mani dell’uomo afferrarono i suoi glutei, stringendo con forza e conficcando le unghie nella carne, così da farlo gemere e tremare, la bocca spalancata.
La mano destra dell’uomo lascio la presa e l’indice fu portato in prossimità dell’ano. Il dito lo solleticò per meno di un decimo di secondo, infine la prima falange fu spinta all’interno senza lubrificazione né preparazione alcune.
Quel gesto impetuoso lo fece tremare e piagnucolare.
La penetrazione a secco era di base dolorosa e un dito spesso come quello dell’uomo non migliorava la situazione.

- F-fa male…! -

I suoi occhi erano lucidi e la sua voce tremava.

- Un subordinato deve imparare a stare al suo posto -

Il dito fu spinto in profondità e intanto, con l’altra mano, l’uomo iniziò a sbottonare i propri pantaloni, così da liberare e mostrare il suo lungo e grosso cazzo.
Osservandolo, Ororon immaginò quanto sarebbe stato doloroso averlo dentro di sé, immagine che gli causò una fitta.
Il dito medio dell’uomo penetrò anch’esso il culo del più giovane, facendolo gemere. Le pareti interne erano molto strette e tese ma ciò non gli impedì di aggiungere un terzo dito.

- Aaaaa-aaaah…! -

Dolore e godimento.
Quell’ossimoro di sensazioni lo fece venire in un attimo, impossibilitato a trattenersi. Il seme schizzò impetuoso e intanto che tremava, l’uomo sfilò le dita. Afferrò i suoi glutei e li allargò così da farsi spazio. Conscio dell’incremento di sensibilità dovuto all’orgasmo, lo penetrò rapidamente, con un’unica decisa spinta.
Ciò era mozzafiato.
Ororon gemeva e mugolava, intanto che il suo ano bruciava.
Capitano fu brusco, l’atto sessuale era in fondo la sua punizione. Il ritmo fu da subito rapido, il ragazzo piagnucolava supplichevole, senza tuttavia chiedere pietà.

- P-più forte, ti prego…! -

Sì, il ragazzo era senz’ombra di dubbio masochista. Ciò gli fece sentire il bisogno di incrementare la tortura.
Lo accontentò. Si fece ferale e la sua spalla destra lasciando un marchio profondo. Un gemito proruppe dalla bocca del ragazzo. Dolore e piacere, di nuovo, una scarica che lo scosse fino alla spina dorsale.
Man mano che le spinte continuavano, Ororon sentiva le gambe tremare e un secondo orgasmo farsi sempre più vicino. Le spinte di capitano si fecero ancor più rapide e vigorose, finché non sopraggiunse l’orgasmo e il suo seme bollente andò a riempire l’interno del più giovane. Ororon venne, deliziato.
Al termine dell’orgasmo, entrambi ansanti, l’uomo tirò fuori il membro. Il seme, non avendo più un tappo, iniziò a colare, finendo sul pavimento.

Intanto che Ororon continuava ad ansimare, l’uomo interruppe il silenzio.

- Obbediscimi e ti sottometterò di nuovo. Donami la tua lealtà e ti farò gemere e bagnare assai più di così -

Parlò con voce arrochita e suadente, il tono fermo e autoritario. Indipendentemente dai suoi valori, quel ragazzo pendeva dalla sue labbra, ormai ne aveva avuto la prova.
Ororon era incredulo, stentava a credere a quanto fosse accaduto e a ciò che appena udito. Il suo desiderio di obbedire e servirlo incrementò. Si era inizialmente unito a lui per la salvaguardia di Natlan, ma la prospettiva di abbandonarsi a lui era molto invitante.