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C'era una vvvolta...

Summary:

195X
«Dove»

197X
«cazzo»

201X
«sono?»

Un pensiero improvviso, una certezza che si aggrappava all'ultimo ricordo prima di riaprire gli occhi.
La sua morte.
Era all'Inferno.

Il primo giorno all'Inferno di Vox, Valentino e Velvette, e l'Inferno forse stava bene anche senza.

Chapter 1

Notes:

Finalmente ho scritto qualcosa sulle V! Anch'io mi sto facendo delle domande.

Per far capire la levatura di questa cosa, sappiate che il suo nome work-in-progress era VVV Mi Piaci Tu.

Ci tengo poi a far sapere che, in realtà, questa cosa è stata scritta per il 70% a Giugno, ma il signorino principe dalla faccia a schermo piatto è stato molto timido e ci ha messo un po' a dirmi cosa succedesse nelle sue sezioni. Visto cos'è uscito, ci credo.

Note sparse:
* So che, in teoria, Vox/Valentino/Velvette non sono i loro veri nomi, ma li uso lo stesso per praticità invece di chiamarli tipo Giangianni/Pierpiero/Maria Genoveffa e far sì che assumano quei nomi in seguito.
* Dato che, al momento, non ci sono informazioni circa il modo in cui sono morte le V, sono andata con i miei headcanon.
* Forse c'è una cosa che potrebbe dare aspettative sbagliate, quindi lo specifico subito: no, Alastor non apparirà. Capirete perché ho voluto dirlo.
* Non fate domande sui paragrafi di Valentino. Non fatele. L'unica cosa che posso dire è che qui considero che, appena arrivato all'Inferno, ci vedesse in modo normale (Perché nella foto con Vox non ha gli occhiali).
* Pensavo che Velvette fosse una Gen Z e già sudavo freddo all'idea di sembrare una boomer che prova a fare la GGGiovane - E invece pare Velvette sia una Gen Y, quindi beccatevi tutto il disagio millennial!
* Nota obbligatoria in cui specifico che non condivido il comportamento delle V, cosa che dovrebbe essere ovvia ma che dico lo stesso, sia mai che arrivi la gente sagace.

(See the end of the chapter for more notes.)

Chapter Text

Il cielo era rosso, ma non per la luce del tramonto. Era un rosso troppo acceso, troppo uniforme, e c'era un pentacolo rovesciato infuocato così grande da toccare gli orizzonti. Faceva caldo, l'aria era immobile. In lontananza, urla ed esplosioni.

 

195X

«Dove»

 

197X

«cazzo»

 

201X

«sono?»

 

Un pensiero improvviso, una certezza che si aggrappava all'ultimo ricordo prima di riaprire gli occhi.

La sua morte.

Era all'Inferno.

 

195X

«Beh,»

 

197X

«nessuna»

 

201X

«sorpresa.»

 

Era all'Inferno, ed era un mostro. Perché avesse proprio quell'aspetto, difficile dirlo.

Si sedette. Il profilo di una città contro l'orizzonte. Era da laggiù che venivano tutti quei rumori. Intorno, una landa desolata di terra rossiccia.

E ora... cosa fare?

 

195X

Vox non aveva mai davvero pensato all'Aldilà. O meglio, non aveva mai pensato sarebbe stato cosciente, sdraiato supino su della terra rossastra, le mani giunte sul petto, a guardare un cielo rosso infuocato e avere tempo di riflettere sulle sue scelte di vita.

Gli era parso di vedere una città, in lontananza. Le città infernali non erano certo una novità, poteva elencare svariati film che ne contenevano, ma vederne una dal vivo (Dal vivo?) dava tutta un'altra sensazione.

La visione, però, gli era stata presto strappata da un grosso peso. Il peso delle sue colpe, dei suoi peccati, forse il rimorso per ciò che aveva fatto nel tempo che gli era stato concesso in vita, l'aveva riportato a terra. La cosa più sconvolgente era che il peso dei suoi peccati non gravava nel suo cuore o nel suo petto, ma nella sua testa. Quando si era portato le mani alla faccia-

Ma che porco cazzo-

Non era il peso dei suoi peccati, erano circa venti chili di metallo, plastica e vetro incassati sul collo.

Quando aveva infilato le dita nell'attaccatura della scatola metallica che gli imprigionava la testa, gli aveva fatto senso. Non c'era nessuna scatola metallica che gli imprigionava la testa, la scatola metallica era la sua testa.

Cosa cazzo mi hanno fatto per ridurmi così?

Ricordava un colpo alla testa, quello sì, un'esplosione di luci e colori davanti agli occhi, poi il nulla. Non sapeva neanche cosa l'avesse ammazzato. E, visto lo stato in cui si trovava, sperava davvero non gli avessero fracassato la testa con un cazzo di televisore.

Certo, avrebbe avuto un che di ironico. La sua faccia era fatta per la televisione, l'aveva detto spesso, ma non avrebbe mai pensato che l'Aldilà sarebbe stato così burlone da prenderlo alla lettera.

Chiuse gli occhi. Non aveva idea di che aspetto avesse. Sapeva solo che tutta la sua faccia era al di là del vetro. E che aveva un cazzo di televisore al posto della testa.

Cos'ho fatto per meritarmi una punizione simile?

Era stata l'evasione fiscale? Suvvia, chiunque evadeva il fisco, ormai stava iniziando a diventare sospetto chi lo pagava! O forse era colpa di tutte quelle bustarelle che accettava dai politici? Ma quale persona sana di mente avrebbe rifiutato richieste fatte con così tanta gentilezza? Che fosse colpa di quei servizi dove una vittima di qualcosa veniva inseguita, accerchiata e pressata con domande con un enorme riflettore sparato in faccia? Ma il pubblico aveva tutto il diritto di sapere la verità dalla fonte principale! Che fosse per tutte quelle notizie compromettenti che aveva fatto sparire per magia dietro lauto compenso? Ma perché non avrebbe dovuto farlo, si stava così bene senza scatenare ulteriori drammi! O che fosse colpa di quei martellanti servizi di cronaca nera con lapidazione mediatica di qualcuno sulla base di niente, poi anzi rivelatosi innocente se non vittima? Dai, qualche piccolo errore era umano! Che fosse per tutti quei licenziamenti di massa di gentaglia che, invece di fare il proprio lavoro, andava a dirgli di volere un aumento, delle ferie, degli orari lavorativi in regola, o anche solo un'assicurazione? No, impossibile, si rifiutava di credere di essere finito all'Inferno per aver licenziato degli incompetenti. E che dire di quelli che erano andati da lui con fantomatiche "prove di corruzione", e che lui aveva fatto sparire come le notizie antipatiche (prove e persone)? E cosa avrebbe dovuto fare? Era stata legittima difesa! Forse era stato per il finanziamento di traffici di droga e persone con soldi pubblici? Gli avevano garantito il venti per cento del ricavato e dei sample gratis, quale coglione non avrebbe approfittato? Forse era stata tutta la questione del culto?

Oh. Forse è quello.

Sì, aveva senso che ai piani alti non fosse piaciuto il suo aver fondato un culto basato su di lu- Cioè, sulla comunione spirituale che veniva a crearsi nell'unione di tutte le menti attraverso la visione dello stesso programma nello stesso momento, comunione spirituale filtrata e veicolata attraverso la sua immagine e la sua voce.

Vox sospirò. Chissà come avrebbero reagito i suoi seguaci, nel sapere che era stato ucciso così brutalmente. Sarebbe diventato una leggenda? Avrebbero tenuto una sua foto come santino? Qualcuno avrebbe preso il suo posto ma, timoroso del confronto, sarebbe rimasto schiacciato dalla sua ombra?

Chissà se c'era un modo per saperlo. Chissà se-

«-meteorite sta per precipitare nel Distretto dell'Apocalisse!»

«Come ogni giorno, quindi ci sarete abituati!»

«Chissà in quanti esploderanno oggi! Diamo il via al voto!»

Cosa?

Delle voci gli si conficcarono nella mente come se qualcuno gli avesse urlato all'orecchio. Le mani corsero a premersi ai lati della scatola di metallo. Aveva delle orecchie, in primo luogo?

Un ronzio passò da orecchio a orecchio, un brivido gelido gli attraversò la schiena.

«-Distretto dell'Intrattenimento è prevista pioggia d'acido per settantacinque ore. Affrettatevi a mettere a stendere i vostri nemici!»

Ma che cazzo?

«Vi abbiamo mai parlato delle Mollette Che Non Si Sciolgono? Mollette Che Non Si Sciolgono, le ideali per appendere i nemici durante le piogge acide!»

Che merda di product placement è? Era davvero l'Inferno! Product placement...? Un radiogiornale con voto telefonico, un meteo con un orrendo product placement... Venivano dalla città? C'erano delle persone? Sono umani o sono diavoli? Doveva scoprirlo.

Scattò in piedi.

Il terreno si avvicinò troppo veloce agli occhi. Si frenò con le mani.

La testa era troppo pesante.

Un ronzio simile ad un pizzico sotto l'orecchio. Sussultò.

«Ogni volta che torni a casa la trovi pulita e splendente e non riesci mai a trasformarla nella discarica che vorresti?» Un jingle allegro. «Prendi l'Esca Per Scarafaggi! Pratica, veloce, in pura interiora di dannato: l'Esca Per Scarafaggi è la soluzione perfetta per i tuoi problemi di pulito! Compra l'Esca Per Scarafaggi!»

Cosa cazzo sto sentendo. Ci credo che chi ha fatto questi programmi è finito all'Inferno! Si diede un'altra spinta. La città era laggiù, sulla linea dell'orizzonte. La gravità lo abbracciò da dietro e lo tirò a sé. Vox si fermò con le mani. Non aveva voglia di scoprire quanto la scatola di metallo fosse delicata.

Un altro ronzio. La voce che gli invase la testa, stavolta, annaspava. «Chiamami, tesoro, e passeremo una nottata bellissima insieme!» Almeno una cosa sensata. Era logico che all'Inferno ci fossero le diavolesse tentatrici. Dato che tanto era già laggiù, tanto valeva darci un'occhiata - E anche altro. Doveva appuntarselo, una volta che fosse riuscito a rimanere in piedi.

Rimanere in piedi...?

... Non aveva un telecomando, vero?

Si tenne la scatola con entrambe le mani. Abbassò lo sguardo.

Niente telecomando.

Un sospiro di sollievo. Sarebbe stato a dir poco problematico, sia cambiare canale che evitare di cambiare canale.

Rabbrividì.

Un pensiero assurdo gli aveva attraversato la mente come quei ronzii. La cosa più inquietante era che fosse un pensiero che aveva fatto spesso, un desiderio che aveva esaudito altrettanto spesso. Ma laggiù, in quel momento, gli diede una sensazione strana.

Voglio vedere la mia faccia.

Perché lui voleva vedere la sua faccia, no? Era all'Inferno, era un mostro demoniaco, di cosa si preoccupava?

«Chi azzeccherà il numero di ri-morti nel Distretto dell'Apocalisse vincerà un vero bazooka dal Girone dell'Avarizia!»

Ronzio.

«Un tornado di fuoco è previsto a Cannibal Town per le cinque di oggi pomeriggio, preparate le griglie, ragazzi!»

Ronzio.

«Per rubare la bici del tuo vicino, usa l'Acido Corrosivo!»

Ronzio.

«Sì, amore, farciscimi l'albicocca con il tuo latte di soia!»

Ronzio.

«Alla scorsa pioggia di meteoriti sono schiattati in cinquantasei, cosa vi fa pensare che stavolta saranno di meno?»

«Hanno iniziato a sparare ai meteoriti, quando li vedono!»

«Oh, che palle!»

Ronzio.

Ronzio.

Ronzio.

Non trovava le orecchie e, se anche le avesse trovate, sarebbe stato inutile.

Erano nella sua testa. La sua testa-scatola che non aveva idea di che aspetto avesse. Sapeva cosa c'era dentro, non sapeva cosa c'era fuori, non sapeva se volesse vedere cosa c'era fuori, non riusciva a far tacere tutte quelle voci, non riusciva a fermare il cambio di canale, i ronzii li sentiva contro la pelle, come se fossero fisici, era morto ammazzato, il suo corpo doveva essere in uno stato pietoso, la sua testa doveva essere in uno stato pietoso - Non aveva quell'aspetto perché la sua testa era ormai irriconoscibile, vero? Vero? Vero?

«C'è un gioco che voglio mostrarti»

Una canzone.

«Se ti dico il mio nome, devi giocare anche tu»

Che stronzata.

Quelle parole vibrarono nella sua mente.

Chiuse gli occhi.

«Sono qui da anni, in attesa del momento giusto

In attesa e preparandomi finché non ti avessi trovato»

Le labbra tirarono, si curvarono in un ghigno.

Oh, sì. Sarebbe stato divertente trovare qualche faccia conosciuta, laggiù.

Faccia...

Chissà se l'avrebbero riconosciuto.

«Basta che firmi sulla riga e possiamo essere amici»

Oh. Era quel tipo di gioco. Vox lo amava. Ecco perché ci giocava spesso.

Non era strano che, di tutti i luoghi, lo sentisse tirare fuori proprio all'Inferno. E le regole che conosceva, che aveva rigirato come voleva, venivano dettate su una bella musica, con una bella voce.

Gli piaceva.

«Sarò qui per te finché il tuo mondo non finirà»

Letteralmente. In diretta. Sulle note di una canzone, magari. Canzone che avrebbe potuto cantare lui.

Sì. Gli piaceva.

«Divertiti con tutti i tuoi giocattoli, te li fornirò io»

Naturalmente.

Era quella la parte più divertente.

«Si vive una volta sola e sarai-»

Era all'Inferno. Laggiù c'era la peggio feccia dell'umanità. Torturare, far soffrire, essere spietati, tutto era lecito e, a quanto sembrava, incoraggiato.

Chissene fotteva di cosa avrebbero pensato quelle merde, lui era la Grande Star della Televisione, così tanto che la sua stessa anima aveva la forma di un televisore!

Rise.

La botta alla testa doveva avergli rigirato il cervello. Perché si era preoccupato? Cos'erano quei piagnistei da ragazzina timorosa?

Raddrizzò la schiena. Allontanò le mani dalla testa. Cercò l'equilibrio.

Era la sua testa, ovvio che potesse sostenerla!

«Cari ascoltatori, questa cosa devo proprio dirvela!» La canzone sfumò. Sulle ultime note, una donna prese la parola. «Lo sapete che il buon vecchio Alastor ha composto anche un testo?»

Eh? Nel senso che ha composto il testo?

«È ancora in fase di scrittura, Rosie cara.»

La voce del cantante. Era lui.

«Come vorrei sentirne anche solo una strofa!» Una risata divertita. «Prima o poi riuscirò a leggerti le labbra!»

«Sono certo vi leggeresti un testo alquanto pittoresco e non necessariamente corrispondente a quello effettivo.»

Un'altra risata femminile. «Beh, con una base così, immagino che anche il testo sia, come dire,» Una pausa di un istante. «degno di te, Alastor!»

Perché parla come se fosse solo una base strumentale?

Quella canzone aveva un testo. Quell'uomo, Alastor, aveva cantato - L'aveva sentito benissimo. Forse la donna aveva problemi d'udito. O magari era scema.

Vox si alzò. Aprì le braccia, rimase in equilibrio - Sentiva la gravità puntellargli prima la nuca, poi la faccia, poi di nuovo la nuca, ma rimase in piedi.

Ora la vedeva bene, la città.

Non aveva idea di cosa fare, ma partire da lì sembrava una buona idea.

Era all'Inferno da circa mezz'ora e aveva già delle certezze.

La prima era che quel posto era pieno di sfigati incapaci. Il fatto che lui fosse finito lì, contrariamente a quanto i più stolti avrebbero potuto pensare, non significava che anche lui fosse uno sfigato incapace - Al contrario, era stato mandato lì come una benedizione, un'occasione da non perdere! O, al limite, aveva fatto in vita qualcosa di così straordinario che il suo viaggio all'Inferno l'aveva portato davanti ad un terreno più fertile di una pianura dopo una colata lavica, in un luogo dove nessuno aveva ancora scoperto l'agricoltura e tutti passavano il tempo a guardare i meteoriti che stavano per centrarli in piena faccia.

La seconda era che c'era un programma radiofonico con un tizio con una bella voce che aveva composto una bella canzone, e a cui sarebbe stato interessante proporre di entrare in affari.

La terza era che, a quanto sembrava, era caduto vittima di un equivoco ma, per fortuna, aveva subito riacquisito il senno. Lui amava la televisione. La televisione amava lui. Ormai erano una cosa sola. E l'avrebbe fatta fruttare.

Del resto, quale più grande comunione spirituale poteva esserci se non guardare lo stesso programma nello stesso momento?

 

197X

Gli avevano avvelenato le sigarette. Così imparava a tenere i pacchetti in giro quando aveva troie in camera. Anche se morire gli sembrava una punizione eccessiva.

Per quanto fosse stata quella figa rotta di Consuelo a guardarlo mentre rantolava a terra, era troppo stupida per aver pensato un piano del genere. Doveva essere stata colpa di quel figlio di puttana di Alejandro. Sicuro in quel momento stavano scopando sul suo cadavere.

La vita, e a quanto pareva anche la morte, era ingiusta. Valentino era morto con molto rancore, ma non era rimasto ad infestare il luogo in cui l'avevano seccato.

«Voglio andare ad infestarli!» Ovvio che l'Inferno non avesse un centro reclami, quindi tanto valeva urlarlo e chi di dovere sentisse. «Perché non posso andare ad infestarli?»

Aveva così tante idee! Avrebbe potuto apparire di notte sopra chiunque avesse avuto l'ardire di dormire in un letto qualsiasi, avrebbe potuto lanciare mobili e far esplodere teste come pomodori contro un muro, avrebbe potuto spingere chiunque si fosse azzardato ad affacciarsi ad una finestra qualsiasi, avrebbe potuto aprire il gas dopo che l'avevano controllato quarantasette volte, avrebbe potuto far scivolare il phon nella vasca da bagno piena e occupata - Così tante possibiltà e nessuna occasione per metterle in pratica!

«Posso almeno vendicarmi?» Aprì le braccia. Ora erano quattro, quindi l'emozione dovette arrivare il doppio più intensa. «Mi hanno ammazzato, posso prendermi qualche soddisfazione?»

Il fatto che non potesse vendicarsi era ingiusto. Quella troia e quel frocio represso si meritavano una punizione - Avevano ucciso una persona, erano esseri orribili! Dov'era la giustizia? Perché lui era lì all'Inferno e loro stavano facendo festa con i suoi soldi, nella sua casa, con i suoi oggetti e con i suoi traffici illeciti? Se solo li avesse avuti sotto mano, li avrebbe inculati fino fargli uscire il cazzo dalla bocca. E, visto che il suo nuovo aspetto era particolarmente lungo, forse sarebbe pure riuscito a spiedinarli entrambi allo stesso tempo. Non aveva idea di chi dei due dovesse mordere il culo di chi, sarebbe dipeso dal primo che gli fosse capitato sotto mano. Che poi, ora di mani ne aveva quattro! Avrebbe potuto usarne un paio per ciascuno, e invece l'Aldilà gli stava impedendo di compiere la sua vendetta!

«Vaffanculo!»

Aveva voglia di lanciare qualcosa, ma non c'era un cazzo. No, i cazzi almeno sarebbero serviti a qualcosa, lì c'era solo polvere - Non polvere da sniffare, polvere letterale!

Si strinse le mani. Ora erano quattro, quindi prudevano il doppio, e odiava quando prudevano in quel modo. Voleva conficcare tutte e venti le dita negli occhi di qualcuno, fargli fare pop! e vedere se rimbalzassero contro i muri - Con i vivi non funzionava, chissà se laggiù sarebbe stato possibile?

Sbatté i pugni a terra. Sbam! Sarebbe stato bellissimo se tra i pugni e il terreno ci fossero state le teste di quelle due puttane maledette. Sbam! Sbam! Ad uno avrebbe sfondato il naso, all'altra i denti, perché sì. Sbam! Sbam! Sbam! Tanto ad una aveva già sfondato tutto, cosa le sarebbe cambiato? Le sarebbe piaciuto pure. Sbam! Sbam! All'altro non aveva sfondato niente, avrebbe dovuto rimediare e gli avrebbe fatto urlare quanto gli piacesse. Sbam! Sbam! Sbam!

Urlò e conficcò le unghie nel terreno. Strinse la presa e nei palmi rimasero dei pezzi di terra. Finalmente qualcosa in mano. Se solo avesse avuto un bersaglio, sarebbe stato perfetto.

Scagliò i pezzi di terra dove capitò. Fendettero l'aria in sibili affilati e, quando atterrarono, esplosero in tanti pezzetti più piccoli.

Crash!

Ah.

Che suono piacevole.

Se fosse stato più corposo, più secco, sarebbe stato simile al suono di uno sparo. In realtà non c'entrava un cazzo con il suono di uno sparo, ma ci si doveva arrangiare.

Quanto era rilassante sentire le esplosioni degli spari? Non solo portavano via tutta la frustrazione, ma di solito erano seguite dall'eliminazione di un problema. Le due cose non erano necessariamente collegate, ma se c'erano entrambe era meglio.

Chissà se c'erano le pistole all'Inferno. Logica avrebbe voluto di sì. Avrebbe dovuto procurarsele. Magari avrebbe anche trovato il modo di tornare ad infestare la troia e il microdotato e, con delle pistole, sarebbe stato ancora più divertente.

Se proprio non fosse riuscito a tornare di là, allora sarebbe rimasto ad aspettarli. Di certo quei due non sarebbero andati in Paradiso. Si sarebbe premurato di accoglierli con un gran sorriso e di giocare con loro al centipede umano. Chissà cosa avrebbero detto, nel rivederlo. Probabilmente qualcosa sulla falsariga di «Porca puttana!» e giù a correre come se fossero potuti scappare da qualche parte.

Anche se, pensandoci bene, quattro braccia erano senz'altro inquietanti, ma forse il design da farfalla non era la cosa più spaventosa che esistesse. Non che non gli piacesse, anzi!, erano carine quelle ali rosse gigantesche con tutti i cuori e il pellicciotto bianco e nero - Ah, giusto, quelle pelose erano le falene, non le farfalle. Aveva persino delle antenne pelose! Erano carine, appunto, ma non spaventose. Non aveva idea del perché fosse diventato una falena, ma ricordava che ce n'erano alcune che avevano sulle ali-

«Io volevo quella col teschio!»

Un'ulteriore dimostrazione di quanto la vita e la morte fossero ingiuste. Sarebbe potuto essere un inquietante insetto con un grosso teschio sulla schiena e le ali nere e gialle come i nastri segnaletici, e invece no.

Anche se, forse, poteva pensare che le sue ali fossero rosso sangue. Ci stavano bene i cuori, sul rosso sangue, soprattutto se il secondo ricopriva una qualche superficie a causa del primo.

Affondò di nuovo le dita nel terreno, dentro i buchi che aveva già scavato. Ficcarsi in buchi già conosciuti alleviava lo stress. E lui, in quel momento, era molto stressato - Anche se, doveva riconoscerlo, un po' meno molto stressato di prima.

Doveva pensare positivo. La sua nuova forma non era male. Non perfetta ma, se proprio doveva diventare un mostro infernale, almeno era diventato qualcosa di decente e non, tipo, un gattino o un cerbiatto con gli occhioni. E poi, quando Consuelo e Alejandro fossero morti, non sarebbero potuti scappare da nessuna parte. Avrebbe potuto tormentarli per sempre! Chissà cosa sarebbe successo se avesse strappato loro arti e organi? Sarebbero rimorti? Se ne sarebbero andati in giro come zombie? E poi - Un pensiero meraviglioso - nulla vietava che morissero a breve! Magari Consuelo avrebbe scoperto che Alejandro aveva un cazzetto moscio e l'avrebbe sventrato a mani nude per averla convinta ad ammazzare lui, e Alejandro sarebbe precipitato laggiù - E lui lo avrebbe accolto a braccia aperte, tutte e quattro!

Sospirò. Gomiti sulle ginocchia, il viso tra le mani di sopra, osservò la città in lontananza. Sembrava una normalissima città, con tante luci colorate.

Una sigaretta ci sarebbe stata bene, in quel momento. O anche un sigaro, o una pipa, o un bocchino. Un bocchino sarebbe stato perfetto, sia che ci bruciasse tabacco sia che fosse una bocca con una lingua funzionante. Del resto, era stato il veleno ad ucciderlo, mica le sigarette. O meglio, era stato il veleno messo dalla zoccola, non quello del filtro.

Era in quella pianura di polvere non sniffabile da un po', ma non era arrivato nessun diavoletto rosso tridentemunito a pungergli il culo e a farlo correre dopo avergli dato fuoco. Supponeva che suddetti diavoletti non esistessero, o che non avessero una gran voglia di sodomizzare col tridente i primi morti di passaggio. Comprensibile. Anche il più arrapante dei kink veniva a noia, se fatto troppo spesso.

Restava però una domanda: okay, poteva aspettare la morte di quei due ingrati, okay, non sarebbero arrivati diavoletti piromani, ma cosa cazzo avrebbe dovuto fare, allora? L'idea di andare ad infestare il posto in cui era morto stava iniziando a diventare meno interessante - L'idea di avere quei due tra le mani e sapere che non potessero scappare era molto più bella.

Forse avrebbe potuto raggiungere quella città. Aveva tante luci colorate. Erano così tante che sembrava che la città stessa fosse un'unica, grande luce variopinta. Tanto era già morto, avrebbe anche potuto attraversare venti tunnel per andare verso quella luce e il risultato sarebbe stato uguale.

Sì. Era una buona idea. Gli piacevano quelle luci. Andare a vedere da dove venissero era senz'altro meglio che imprecare contro le ovvie e palesi ingiustizie del- Ma perché arrabbiarsi? Avrebbe avuto la sua vendetta, un giorno. Doveva solo aspettare. Sapeva essere paziente, ogni tanto.

 

201X

Aspetta!

Velvette tastò il terreno. Roccia e polvere. Spazzò con la mano. Niente. Avanzò a gattoni, tastando con entrambe le mani, gli occhi spalancati alla ricerca del minimo scintillio.

Niente.

«Cazzo!»

Si lasciò ricadere seduta. «Cazzo cazzo cazzo!» Sbatté i pugni a terra, e ringhiò tra i denti.

Il cellulare non era morto con lei. Doveva starsene in fondo al precipizio, probabilmente in mille pezzi, accanto ai mille pezzi del suo cadavere. Forse l'avrebbero riconosciuta dai vestiti o dalla gallery - Sempre che non pensassero che quello fosse quel che rimaneva di una fangirl stalker che voleva essere in tutto e per tutto la fantastica Velvette.

La foto!

La sua ultima foto, scattata mentre un piede finiva nel vuoto e la gravità agiva sul resto del suo corpo. Era stata troppo presa dal volo imprevisto per far caso al click - Aveva scattato? O il dito era scivolato sullo schermo? Se quella foto esisteva-

Ora sarà su tutte le news!

Strinse i pugni così tanto da conficcarsi le unghie nella pelle. (O almeno, l'avrebbe fatto se le sue unghie fossero state laccate e la sua pelle fosse stata ancora abbastanza morbida.) Poteva vedere le prime pagine dei giornali: «Morta Velvette, giovane regina della moda» a caratteri cubitali, in cima, e sotto due foto, una presa da Faceb00k o Tw1tt3r o Inst4gr4m e l'altra quella foto, la foto che avrebbe attirato la curiosità morbosa di chiunque, anche degli sfigati col palo nel culo gnè gnè io non uso i social.

Doveva sapere. Doveva googlare il suo nome e- Cazzo, il cellulare non era morto con lei.

Scosse la testa, per scacciare il pensiero. A quest'ora lei doveva essere la notizia del momento. Chissà quali hashtag stavano usando? #ripvelvette, #ripbitch, #pressftopayrespect, #sugardollywitchy90 - No, quello era il suo nickname di quando non era neanche maggiorenne, nessuno sapeva che dietro ci fosse la mitica Velvette (In caso contrario, si sarebbe premurata di compiere un omicidio).

E i post? Com'erano, i post? Erano andati in massa a scaricare sue foto e a metterci qualche filtro seppia, o una cornice con cuori neri che grondavano sangue? E cosa stavano scrivendo? «Insegna agli angeli a rektare i boomer», «Velvette always my dress-up marionette», «Velvette Velvette, Rispondi alla mia Planchette!», «Brucia all'Inferno, troia»?

Afferrò il cellulare e- Cazzo, il cellulare era a pezzi accanto al suo cadavere!

Stavano intervistando qualcuno? Sì, di sicuro stavano intervistando qualcuno. Di certo avevano assediato la casa dei suoi genitori, e poteva immaginarsi le interviste ai vicini: «Una vera stronza, non salutava mai!». Che poi non era neanche vero, solo che quei fossili non prendevano linguacce e dita medie come saluti.

Ah! Giusto! Quella grandissima stronza di Wool ne avrebbe approfittato! Di certo aveva fatto un post lunghissimo pieno di puttanate, dove diceva di essere stata una sua grande amica e che le mancava tantissimo - tltr: Mi manki tnt tesora :"((((

L'avrebbe sputtanata in pubblico, le avrebbe mandato contro i suoi follower e- Cazzo, i cellulari non vanno all'Inferno!

Espirò, i denti stretti. Doveva calmarsi. Era all'Inferno ed era senza cellulare.

C'è Internet all'Inferno, in primo luogo?

Okay, era l'Inferno, aveva senso fosse fatto apposta per distruggere la- Cosa? Non-vita? Quella roba lì di chi ci finiva.

... Un'eternità senza Internet?

Nonononononono, non era ora di farsi prendere dal panico. Calma. Come quella volta che ti sei trovata la postale a casa perché hanno scoperto che dietro gli assalti online a Cotton c'eri tu. Concentrazione.

La prima cosa da fare era scoprire se all'Inferno ci fosse Internet, o qualcosa di simile. Non credeva sarebbe mai arrivata a pensare una cosa simile. La faccenda di Internet, ché finire all'Inferno l'aveva già messo in conto.

Quanto sarebbe figo fare una live dall'Inferno?

Gli scienziati l'avrebbero venerata - «Una preziosissima testimonianza dall'Aldilà, fornita dalla regina della moda Velvette», e sulla sua pagina Kiwipedia (Che lei stessa aveva compilato in ogni sua singola riga e foto e che, per ovvi motivi, non avrebbe più potuto aggiornare) avrebbero scritto «Velvette è (stata) un'influencer, stilista, modella, esploratrice e scienziata britannica». Forse le avrebbero dato un Nobel postumo! (Era il Nobel, quello per la scienza? O era il Pulitzer? Vabbè, uno di quelli.) Com'era la sua pagina Kiwipedia, ora? L'avevano lockata per impedire ai troll di continuare a scrivere robe tipo "pompinatrice" o "puttana maledetta"?

Prese il cellulare e- Cazzo.

Un'esplosione troppo vicina. Il vento di polvere le frustò la schiena, i capelli le schiaffeggiarono il viso. Dopo qualche secondo, il suono si smorzò, ma il boato continuò a rimbombare nelle orecchie.

Si tolse i capelli dalla faccia e si voltò. Un masso rossiccio grosso quanto un camion era atterrato ad una ventina di metri da lei. Non aveva idea di da dove fosse uscito, e nulla vietava fosse semplicemente precipitato dal cielo rosso.

Uh. Forse è meglio che-

Trasalì. Lei si era voltata.

Ma era stata solo la testa a voltarsi. Il resto del suo corpo era ancora rivolto verso la città.

«Porca puttana!»

Girò di nuovo la testa, nel verso opposto. La sua testa aveva ruotato di trecentosessanta gradi.

Si portò le mani al collo.

... Aspetta.

Okay, poteva accettare di essere diventata di qualcosa di simile alla plastica. Almeno non era uno scheletro o uno zombie.

Ma non aveva realizzato di essere nuda. Ovvio. Perché i vestiti sarebbero dovuti morire con lei?

«Sporchi maschilisti, per cazzo chi è questa fanservice, eh?!» Si affrettò a buttarsi i capelli lunghi sul petto. «Non ho resistito tutti questi anni a non farmi foto porno solo per farmi prendere per il culo così!» Mica come quella zoccola di Wool. Lei farmava un sacco di iscrizioni, donazioni e schiavi bavosi con le sue tette rifatte, ma Velvette poteva vantare un seguito puro e genuino come la sua anima!

Okay. Nuovo piano. Scoprire se all'Inferno c'è Internet e trovare dei vestiti.

Magari sul web avrebbe trovato qualche negozio di abbigl- Cazzo.

Si spalmò le mani in faccia. Era all'Inferno da dieci minuti e già lo odiava.

Aprì due dita. Guardò la città all'orizzonte. Non trascorrerò tutta la mia esistenza ultraterrena senza Internet, dovessi andare a strappare i coglioni a Lucifero.

Il vuoto rettangolare contro il fianco bruciava come un'ustione. Gli indici e i pollici sembravano aver perso sensibilità.

... Non avevano perso sensibilità, vero?

Abbassò una mano, tracciò una griglia nella polvere rossastra - Una tastiera posticcia. Digitò il suo messaggio.

Chilling all'Inferno, bitches!

#velvette #hell #picoftheday #lifestyle #travel #wanderlust #beautiful #babydoll #love #fashion

Sarebbe servita una foto. Magari avrebbe potuto farsene una fino alle clavicole - Una foto sexy, a lasciar chiedere se fosse vestita o meno. Oh, idea! Aggiunse #swiperight. Quanti pervertiti avrebbero swippato nella speranza di vedere di più e l'unico più che avrebbero visto sarebbe stato il masso?

Mi è quasi kaduto addosso pauraaaa con tante faccine spaventate. Ridacchiò. Sarebbe stato fantastico se AVESSE AVUTO UN PORCO CAZZO DI CELLULARE.

Con un sospiro, swippò nell'aria. Almeno le sue dita non avevano perso sens-

Eh?

Dei vestiti. Aveva addosso dei vestiti. Maglietta nera e jeans, banali ma pur sempre vestiti.

Cosa cazzo...?

Guardò l'indice ancora sospeso nell'aria. Swippò di nuovo.

Un lungo vestito bianco con le maniche a sbuffo.

... Seriamente?

Pantaloni, jeans, gonne, minigonne, e stivali, stivaletti, scarpe da ginnastica, decolleté e mary jane, e magliette, camicette e top. Ogni swipe trasformava i vestiti che indossava.

... Ma che figo!

Doveva assolutamente farsi un video mentre- CAZZO.

Bene. Il primo dei due obiettivi è stato raggiunto. E ci aveva messo solo una manciata di minuti. Era la spina dorsale dei social mica per niente!

Swippò, indossò un paio di jeans scuri e una maglietta nera con cuori rossi. Aveva bisogno di qualcosa di comodo per percorrere quei boh metri che la separavano dalla città infernale.

E cazzo se avrebbe trovato un cellulare e una connessione Internet.

 

vVv

 

195X

Vox era sempre stato un uomo pio e praticante, ma non si era mai preso la briga di leggere la Bibbia. Ricordava, vago fino a non essere sicuro della sua effettiva precisione, qualche stralcio solo perché gli era capitato di sentire qualche frase durante le letture a messa. Tra questi passaggi, era abbastanza certo ci fosse qualcosa a proposito del fatto che le anime non necessitassero di vestiti, che i dannati bruciassero all'Inferno in abbigliamento adamitico, perché di certo i vestiti non erano morti con loro. O forse si stava confondendo con le raffigurazioni nei quadri? A volte era difficile risalire alla fonte delle informazioni, quindi perché curarsene e non limitarsi ad accettare quanto scoperto?

Soprattutto perché, qualsiasi fosse la fonte della sua convinzione, aveva torto. Le anime all'Inferno (Almeno, quelle in quella città) erano vestite. Lui no.

Si lanciò nel primo vicolo che gli capitò sotto gli occhi. Perché c'erano dei vicoli, c'erano degli edifici - Sembrava una normalissima città popolata da mostri. Bestie, creature umanoidi, inquietanti ibridi - Alcuni alti meno di un metro, altri che torreggiavano sulla folla. Ma nessun televisore. Nessun oggetto elettronico. Nessun assemblamento di plastica e metallo. E nessuno che stava andando a fuoco.

Dall'altro lato della strada, un grosso porcospino stappò una tanica di qualcosa e si versò addosso il contenuto. Prese un accendino. Divenne una palla di fuoco urlante e scappò lontano, lasciandosi dietro una scia di fiamme.

Okay, quindi le fiamme sono self-service. Buono a sapersi, ne avrebbe fatto volentieri a meno. Si ritirò nella parte più interna del vicolo. Cos'è questo posto? Costruisciti da solo il tuo Inferno? I passanti che aveva visto, però, non sembravano granché interessati ad infliggersi torture o cercare espiazione nel dolore. Tolti i chili di pelo, piume, squame e arti di troppo, sembravano normalissimi passanti di una città qualsiasi.

Non era così che si era aspettato l'Inferno, e non sapeva se fosse tutto più semplice o più complicato. Da una parte, poteva facilmente evitarsi torture, fiamme e seccature assortite, ma dall'altra... Era arrivato lì, e quindi?

«Oh, cazzo, un altro esibizionista.»

Vox si voltò. Un tizio-pecora con un coltellaccio in mano lo stava squadrando da televisore a piedi.

«Senti, ciccio, non me ne fotte un- Porca troia!»

Forse, fino ad un attimo prima, il tizio-pecora non aveva davvero realizzato che cosa avesse davanti. Quando lo sguardo si fermò sulla sua faccia, Vox lo vide spalancare gli occhi.

«Cosa cazzo sei?»

Cosa sei. Non chi sei.

Non aveva neanche fatto in tempo ad imbarazzarsi, ché quella frase l'aveva colpito come uno schiaffo. O almeno, l'avrebbe fatto se avesse avuto ancora delle guance di carne. Ora dargli degli schiaffi avrebbe portato a delle conseguenze spiacevoli per il proprietario della mano.

L'idea era molto bella.

«Sono solo un povero peccatore appena arrivato all'Inferno.» Giunse le dita artigliate e si avvicinò.

Il tizio-pecora fece un passo indietro. Il coltellaccio si piazzò tra di loro.

«Mi spiace che il mio aspetto così mostruoso ti abbia spaventato.»

Quanto erano resistenti le sue dita, ora? Voleva davvero provare? No. L'aveva pensato poco prima. Niente dolore autoinflitto. Ma forse un po' di scena poteva farla.

Afferrò la zampa che stringeva il coltellaccio. Gli artigli metallici erano così lunghi da arrivare a ticchettare contro l'acciaio. Gli occhi del tizio-pecora erano prossimi ad essere sparati fuori dalle orbite.

Perfetto.

«Come avrai notato,» Non riuscì a trattenere il sorriso. «ho bisogno di vestiti e di informazioni.»

«Vaffanculo, pezzo di-»

«Visto che siamo all'Inferno,» Vox serrò la presa sulla zampa. Il tizio-pecora tacque. «suppongo tutto abbia un prezzo. Forse anche più che nel mondo dei vivi. Dico bene?»

Il tizio-pecora annuì, così veloce da rischiare di staccarsi la testa. O di infilzarsi il coltellaccio in fronte, a scelta.

La risposta, ad ogni modo, era stata tristemente scontata. «Allora è un problema. Soprattutto per la questione vestiti.» Di certo non si sarebbe fidato a chiedere a quel gentile passante dei vicoli coltellacciomunito se per favore potesse comprargli qualcosa. Anche perché il tizio-pecora avrebbe avuto tutta la ragione di mandarlo a cagare. Purtroppo, bisognava a ricorrere a soluzioni antipatiche. «Quindi, che ne dici di prestarmi i tuoi?»

Il tizio-pecora era spaventato, per più di un motivo. Lui stava bloccando con una mano sola quella che sembrava la sua unica arma. Se il tizio-pecora avesse cercato di fare qualcosa, avrebbe potuto strattonarlo e piantargli un ginocchio nello stomaco - Così avrebbe scoperto se era davvero resistente come sembrava. Oppure poteva, tipo, dargli una testata.

Ad ogni modo, quel che gli stava chiedendo era solo la sua collaborazione. Entro due minuti, quei pantaloni e quella maglietta sarebbero finite addosso a lui a prescindere.

Il tizio-pecora aprì appena la bocca. Lo sguardo si fece vuoto, quasi gli occhi fossero diventati biglie di plastica.

Poi lasciò il coltellaccio e si sfilò la maglietta.

Eh?

Vox, coltellaccio rimastogli in mano, fissò la maglietta che gli veniva porta. La prese, piano, con il pollice e l'indice. Il tizio-pecora armeggiò quindi con la cintura e si sfilò i pantaloni. Gli porse anche quelli. Vox prese anche quelli con due dita.

Ma che cazzo.

«No, quelli puoi tenerli.» Si affrettò a distogliere lo sguardo quando il tizio-pecora si portò le zampe ai boxer.

Non ho idea di cosa cazzo stia succedendo, ma meglio così.

Si affrettò ad indossare i pantaloni. Dato che non voleva sbucciarsi come un frutto, lasciò il coltellaccio a terra. Quando arrivò il momento di indossare la maglietta, esitò. Come si supponeva passasse per la testa?

«Figlio di puttana.»

Vox riportò lo sguardo sul tizio-pecora. Quegli occhi prima spaventati erano ora colmi di un'emozione familiare, vista negli sguardi altrui così spesso da sfumare, appena appena, nella nostalgia: desiderio omicida.

«Cosa cazzo mi hai fatto?»

«Io?» Buona domanda. «Ti ho chiesto un favore.»

«No, mi hai fatto qualcosa, bastardo!» Cominciò a colare schiuma biancastra dalla bocca, gli occhi enormi erano iniettati di sangue. Il tizio-pecora si scagliò contro di lui.

Chissà cosa sarebbe successo se l'avesse colpito alla testa. Quello era il momento giusto per scoprirlo.

No.

No, non era il momento giusto.

Era uno stracazzo di televisore, non un cubo di piombo.

Gliel'avrebbe spaccata, la testa - Di nuovo - ecco cosa sarebbe successo.

Cazzo.

Il tizio-pecora affondò il pugno e cadde in avanti. Atterrò con una bestemmia.

Un attimo.

Il tizio-pecora era caduto perché non c'era più nessuno lì dove aveva cercato di colpire. Vox lo stava vedendo da dietro.

Uno sfrigolio vicino all'orecchio, o qualsiasi cosa ci fosse. Si guardò il braccio. Scintille bluastre apparivano e scomparivano come tanti serpentelli arrotolati.

... Oh.

Un dubbio. Un dubbio molto interessante.

Il tizio-pecora scattò seduto. Si guardò intorno, prima di decidersi a guardarsi alle spalle. Aveva decisamente la rabbia, povero ovino.

«Ti ammazzo di nuovo, pezzo di merda!»

La zampa scattò verso il coltellaccio a terra.

Gli artigli metallici lo ingabbiarono al suolo.

Il tizio-pecora alzò lo sguardo.

Vox sorrise. «Non si guarda la tv da così vicino.» Gli toccò la fronte. Il tizio-pecora fu avvolto da tante scintille blu, sussultò e ricadde al suolo con un tonfo.

Vox si rimise in piedi. Guardò la maglietta che aveva ancora tra le mani. Un istante dopo, era sul suo busto, il colletto attorno al collo che sorreggeva la sua testa.

Buttò un'occhiata al tizio-pecora. Forse era morto (di nuovo), forse era solo svenuto. Quel che importava era che non gli avrebbe dato fastidio.

Elettricità. Guardò gli artigli. Tanti anelli blu brillarono attorno alle dita, con uno sfrigolio piacevole.

Era più di un televisore. Era un intero impianto di trasmissione. Poteva andare da un punto all'altro in un secondo, sottile come una scarica elettrica, e quella scarica elettrica poteva anche liberarla nei corpi altrui per farle trovare sfogo al suolo - Con gran gioia dei proprietari di quei corpi.

E poi c'era quella questione dell'improvvisa, momentanea, assoluta remissività del tizio-pecora. Era successo qualcosa, in quel momento. O forse era stato solo merito del suo innato carisma.

Lasciò il vicolo e s'incamminò per la via principale. Il tizio-pecora non era nelle condizioni di dargli alcuna informazione. Gli lasciò il coltellaccio. Fosse mai incontrasse gente poco raccomandabile, povera pecorella smarrita.

 

197X

La città infernale era più piccola di quanto si fosse aspettato.

Se già era strano trovare all'Inferno quella che sembrava una normalissima città, era ancora più strano notare come i palazzi fossero un po' più bassi di quelli dei vivi. Una volta vista la gente che affollava le strade, però, la cosa assumeva un senso.

Per la stragrande maggioranza, gli abitanti dell'Inferno erano piccoli. Non piccoli da schiacciarli per sbaglio, piccoli da poter usare le loro teste come poggiagomiti - Se per le bracca superiori o inferiori, dipendeva dal morto. Con alcuni non era possibile, perché avevano corna o spine o non avevano la testa.

Trovare l'Inferno così piccolo era stata una grande sorpresa. Cosa doveva aspettarsi, ora, che Lucifero fosse molto, molto piccolo?

Di contro, le luci erano grandi. Erano perlopiù insegne luminose, identiche a quelle dei vivi. Sembrava non fosse cambiato niente. L'unica differenza era che quelle luci fossero molto più luminose - Non un luminoso che accecava, un luminoso che rilassava come una striscia di coca di qualità. La più vicina era pure bianca. Era in cima ad un palazzo ma, dato che i palazzi erano sì alti ma meno alti di quelli dei vivi, si vedeva bene - Molto bene. Poteva quasi sentirne il calore.

La raggiunse. Posò i piedi sul tetto e le mani contro-

«Cazzo!»

Plastica. La luce dell'insegna era dietro un pannello di plastica o qualsiasi cosa fosse quella diavoleria trasparente.

Ecco. Per una cosa che andava bene, un'altra doveva andare storta. Era la conferma che anche la morte era ingiusta.

Quella roba trasparente era tiepida. L'insegna doveva essere piuttosto calda, se quel pannello così spesso era addirittura tiepido. Sarebbe stato bello toccarla, se solo non ci fosse stata quella roba in mezzo.

Perché ci dev'essere sempre qualcosa in mezzo ai coglioni?

Niente era mai facile e, quando lo era, c'era sempre bisogno di eliminare tutte le puntuali rotture di coglioni. Perché le cose non potevano essere più semplici? Perché ogni singola cosa nell'universo ci teneva tanto a farlo incazzare? Era così divertente?

Sbam!

Il pugno colpì il pannello. Quello ondeggiò, ma non s'incrinò. Sbam! Sbam! Creak. Una piccolissima ragnatela di crepe.

Posò il pugno sul pannello, lo riaprì e fece aderire la mano contro la plastica o quel che era. Fece altrettanto con le altre tre mani. Tirò indietro la testa.

Sbam! Sbam! Sbam! Sbam! Crack!

Un'ondata di calore lo costrinse a chiudere gli occhi. Sentì alcuni pezzetti di quel che era cadergli sui piedi. Riaprì gli occhi.

Luce bianca, enorme, calda. Era a meno di un metro da lui e, finalmente, era libera.

Perché arrabbiarsi, di fronte a qualcosa di così bello?

Perché era ancora troppo lontana.

Il buco nel pannello non era piccolo, ma neanche enorme, più a forma di goccia rovesciata che di cerchio. Afferrò una parte del bordo. Il pannello interno era molto, molto più caldo. Strinse la mano a pugno e tirò. Il buco si aprì, altri frammenti caddero. Gettò il pezzo che gli era rimasto in mano.

Esattamente davanti al buco c'era una lampadina grossa quanto un melone.

Infilò un'altra mano e afferrò la lampadina. Trasalì, forse per la scottatura, forse perché aveva squittito. Strinse la mano bruciata con un'altra. Fissò la luce.

Doveva esserci un modo per sentirla meglio. Quel calore e quella luce erano belli, piacevoli, rilassanti, eppure era certo non fossero il massimo che potesse dargli.

Beh, la lampadina gli aveva bruciato la mano perché quella era pelle e carne - O di qualsiasi cosa fosse fatto quell'aspetto con cui si era risvegliato da morto. Ma se l'avesse presa con qualcosa che non era né pelle né carne? Non avrebbe potuto bruciarlo!

Infilò la testa nella crepa. Aprì la bocca e morse la lampadina.

Bzzz!

 

Val riaprì gli occhi. Era la seconda volta che succedeva, quel giorno, e in entrambi i casi si era risvegliato all'Inferno. Non era una cosa che tutti potessero dire di aver fatto.

«Ah, eccolo che si è svegliato!»

Era sdraiato a terra. Tizi a caso erano immobili, in piedi, a fissarlo. La maggior parte della gente si faceva i cazzi propri. Sopra le loro teste, l'insegna luminosa, con un grosso buco che spiccava come un pugno in un occhio.

«Mi avevano detto che c'era un coglione attaccato alla mia insegna,»

Val si sedette. I tizi che lo fissavano fecero un passo indietro. I loro sguardi erano esitanti, alcuni inquieti. Almeno una cosa andava per il verso giusto.

«ma perché cazzo me l'hai rotta? Me la devi ripagare!»

Una mano pizzicava in modo particolarmente fastidioso. La guardò. Era quella bruciata. Il palmo era diventato rosso, lucido, e c'era finito sopra del terriccio. La ripulì con un'altra mano. Forse doveva disinfettarla. Aprì la bocca e la leccò.

Ma che cazzo-

Dalla bocca era uscita una lingua assurdamente lunga, e aveva lasciato sul palmo una sostanza densa e rossastra. Sembrava sangue, ma non sapeva di ferro. Forse era persino dolce? Leccò quella roba. Sul palmo si aggiunse altra sostanza rossastra.

Oh. Giusto. Non poteva assaggiarla leccandola, se la lasciava leccando. Chissà cos'era.

«Ehi!»

Un dito grigio entrò nel suo campo visivo. Si voltò a guardarne il proprietario. Un mostriciattolo ricoperto di pelo grigio con una bocca enorme curvata all'ingiù. Anche lui lo stava fissando ma, a differenza degli altri, era incazzato.

«Mi hai sentito, stronzo?»

Val lo guardò di rimando. Sta parlando con me?

«Me la devi ripagare, hai capito?» Il dito sventolò davanti alla sua faccia.

Val sbatté le palpebre. Sta davvero parlando con me?

Il dito continuava a sventolare, neanche fosse la matita di un disegnatore impazzito. «Voglio i soldi per domattina! Se non li hai, vai a vendere il culo, ché tanto con quella faccia da succhiacazzo non avrai problemi!»

Val piegò appena la testa di lato. Sta parlando con me. Quel cazzo di dito era così irritante.

Lo afferrò.

Il mostriciattolo smise di blaterare.

Val si alzò. Il mostriciattolo gli arrivava all'altezza giusta per aprirgli la testa con una gomitata delle braccia inferiori.

Si chinò a guardarlo negli occhi. Premette appena i polpastrelli contro le giunture del dito.

Gli occhi del mostriciattolo si spalancarono. Anche la bocca si spalancò. La tentazione di afferrargli la testa e spingerla tra le gambe era forte, ma quello era l'Inferno, era ovvio gli offrisse tentazioni, non era il caso di cedere a- No, cazzate, la verità era che il mostriciattolo faceva schifo e non gli avrebbe permesso di fargli neanche una sega.

«Smettila di agitare questo cazzo di dito.»

Il mostriciattolo annuì, così veloce da sembrare indeciso se baciare la terra o meno. Ora sì che le cose andavano com'era giusto.

«Adesso facciamo così,» Si avvicinò a quel brutto muso. «tu ora mi dai un ottimo motivo per cui io debba far finta di niente.» Strinse la presa. «Hai una possibilità sola, pensaci bene.»

Il mostriciattolo era ad un passo dallo svenirgli davanti. Tremava come un vibratore quasi scarico e non era piacevole neanche la metà.

Non era divertente rimettere in riga gente a caso. Soprattutto se cogliona. Chi è che sarebbe stato così imbecille da andare a fare la predica ad uno alto il triplo che gli aveva appena spaccato a mani (e testa) nude un'insegna? Solo un coglione. E i coglioni di quel tipo erano solo una colossale perdita di tempo, tempo che avrebbe potuto impiegare in cose ben più produttive e remunerative, e invece era costretto a stare dietro a gente così insopportabile che doveva divertirsi tanto a farlo-

«Mi è parso di capire che a lei piacciano molto le cose luminose.»

Oh. Ora usava pure il lei. Che vigliacco leccaculo di merda.

«Se le interessano, il distretto a luci rosse è pieno di luci!»

Erano anche nel nome, del resto. Aspetta, c'è un distretto a luci rosse?

«Le ho dato quest'informazione, signore.» Alla leccaculaggine non c'era fine. «È abbastanza?» Ma andava bene così. Era l'unica arma che certa gente poteva permettersi. Non era il caso di fare il prepotente con individui simili.

Riaprì la mano, e aprì anche quella del mostriciattolo. Con un'altra mano, gli accarezzò le dita, tra cui quello che aveva stretto fino ad un attimo prima.

«Perché devi sprecare la tua non-vita ad essere antipatico, se puoi rendere felice il prossimo?» Sorrise. «Indicami dov'è.»

Il mostriciattolo alzò il braccio libero. Lui ne aveva solo due, di braccia. Val seguì la direzione con lo sguardo.

In effetti, in lontananza, si vedeva una distesa di colori. Non ci avrebbe messo molto ad arrivare, ora che aveva delle ali gigantesche.

Lasciò quella mano pelosa. Afferrò i capelli del mostriciattolo, lo scaraventò a terra e gli tirò un calcio nel primo punto che trovò. Il mostriciattolo si piegò in due, le mani sulla pancia.

«Ringrazia che non ti abbia spaccato i denti.»

Forse, alle volte, era troppo buono.

 

201X

Qualcosa che un tempo doveva aver avuto una forma umanoide volò da un tetto all'altro. Non per sua volontà, era stato lanciato da una specie di scarabeo gigante con le zanne. Nel volo, un pezzo di qualcosa cadde a terra, in una pozzanghera di sangue.

«Ma che schifo!»

Tornò a guardare in alto. Sull'altro tetto c'era un'altra bestiaccia, un qualche insetto con la corazza grigia. Velvette scavalcò il pezzo di qualcosa e si addentrò nella città.

I lati delle strade erano scivolosi per il sangue, ma il tanfo di ferro era solo uno degli odori che appestavano quella porcheria. La puzza di sudore di adolescente maschio era particolarmente fastidiosa - La cosa più straniante era che non si vedevano adolescenti maschi, e non voleva sapere da dove quindi venisse quell'odore. Gli edifici, se si escludevano le centinaia di occhi aperti nei muri, sembravano normali edifici di inizio secolo che non avevano mai visto un restauro ma solo tentativi di demolizione. Nessun negozio. E, soprattutto, nessuna traccia di Internet o simile.

Alcuni edifici avevano dei grossi finestroni. Ma non erano vetrine, erano solo porci esibizionisti che volevano far sapere ai passanti in che posizioni stessero scopando e in quanti. (Magari avrebbe potuto fare degli studi di marketing a riguardo, ma non in quel momento.)

La città era popolata di mostri. Niente di inaspettato, all'Inferno. Svariati erano abbastanza umanoidi, e riusciva a capire di cosa parlassero - Cose incredibilmente banali, per essere l'Inferno. Tipo, la mummia che l'aveva appena superata stava spiegando ad un serpente con le chele il corretto uso di una vergine di Norimberga.

Velvette si voltò - Solo la testa si voltò. «Ohi!»

«Vattene affanculo, zoccola!» Neanche si erano fermati.

Guarda se non ti rovino, brutto- Cazzo. No, il cellulare non si era materializzato per magia nella tasca dei jeans.

Riportò la testa in avanti e afferrò il colletto della prima persona che le capitò davanti, un qualche pesce. «Tu! Dimmi dove trovo un cellulare!»

Il pesce gorgogliò, gli occhi enormi divennero ancora più enormi. «N-Non lo so!»

«Minchia quanto sei inutile.» Lo buttò di lato e riprese a camminare per quella che sembrava la via principale. Dopo qualche istante, si accorse che la mano era umida. «Ugh...» Se la passò sui jeans. Forse era il caso di fare attenzione a chi si afferrava.

Tipo, quella specie di falco che aveva davanti poteva andare bene. «Tu! Dimmi dove trovo un cellulare!»

«Ma che cazzo ne so!»

O il giaguaro. «Tu! Dimmi dove trovo un cellulare!»

«Toh, una drogata! Crepa d'astinenza, puttana!» E, prima che Velvette potesse ficcargli le unghie negli occhi, era già scappato.

Sono circondata da esseri inutili. E stava perdendo fin troppo tempo. Era necessario qualcosa di più rapido. Se solo avesse avuto ancora accesso ad Internet, avrebbe potuto fare un cross-post e aspettare massimo un minuto prima che qualcuno arrivasse con la risposta con tanto di posizione.

Trasse un respiro profondo. Urlò. «Qualcuno» Aprì le braccia. «mi dice dove cazzo trovo un dannatissimo cellulare?»

Delle risatine. Fu tutto quello che riuscì ad ottenere. Nessuno se la cagò, nessuno si degnò neanche di voltarsi nella sua direzione.

Vi meritate l'Inferno, figli di puttana.

«Ehi...» Nessuno se la cagò, a parte il solito maniaco. «Sai che ho un cellulare proprio-» Velvette swippò nell'aria. Accanto a lei, il maniaco emise un suono strozzato e si accasciò a terra. Disse anche qualche bestemmia, ma le mutande più strette di qualche taglia dovevano stargli facendo abbastanza male da distrarlo. Velvette lo scavalcò e riprese a camminare.

Pensavo che all'Inferno fossero spietati, non sfigati.

Affondò il viso in una mano. Non aveva altra scelta. Doveva setacciare tutta la città - O tutte le città. Avrebbe trovato qualcosa. Tanto, ora, non aveva problemi di tempo.

«Hai un disperato bisogno di comunicare con il prossimo ma il prossimo ti fa troppo schifo?»

Velvette alzò la testa. Alla sua destra, un finestrone pieno di televisori.

Televisori...? Scattò alla vetrina. Spinse di lato un paio di mostriciattoli. Se ci sono dei televisori, vuol dire che hanno almeno l'elettricità e quella roba che si usa per trasmettere!

Di colpo, l'idea di trovare un cellulare all'Inferno e di avere accesso ad una rete Internet infernale non sembrava più così lontana - Né, tantomeno, impossibile anche solo da pensare.

«Comunica con il Voxphone!»

E apparve.

Su tutti gli schermi apparve un cellulare. Rettangolare, con doppia fotocamera, un fottilardo di giga di spazio e millemila megapixel.

«Con il Voxphone potrai comunicare anche con chi ti vergogni di avere tra le conoscenze!»

Lo spot continuava con un siparietto imbarazzante di frasi da boomer - Ma il cellulare, il cellulare era lì, esisteva, era a portata di mano.

Lo spot sfumò e sullo schermo apparve un tizio con un televisore al posto della testa. «Compra Voxphone, il cellulare migliore dell'Inferno soprattutto perché non ce ne sono altri!»

Sì, okay, mancava un'informazione fondamentale. Velvette sbatté un pugno contro la vetrina. «Ehi! Dove cazzo lo trovo?»

Quasi quella mascottina cringe l'avesse sentita, sugli schermi apparve una mappa - Una mappa della città. «Correte al negozio VoxTek più vicino, a soli due minuti da qui!»

Era letteralmente in una delle traverse!

La mascottina cringe riapparve. «VoxTek! Affidateci la vostra comunicazione!»

«Mi serve quel cazzo di cellulare!» Velvette spinse via la gente che le si era ammassata attorno - Di colpo, si erano fatti tutti rincoglioniti e- Sono cellulari, quelli?

Tutti avevano un cellulare. Tutti avevano un Voxphone.

Allora era davvero il cellulare migliore dell'Inferno.

Il piano era cambiato. Mettere mano ad un Voxphone. L'ultimo modello di Voxphone. Dovesse andare a strapparlo dalle mani di quella mascottina.

Notes:

* La canzone che canta Alastor è Alastor's Game, di The Living Tombstone. La traduzione è mia!

(EDIT. 24/06/2026: In precedenza, la canzone che Vox sente in questo capitolo era la famosa Insane, ma ora non mi sento a mio agio ad usare le canzoni del suo compositore. Le risposte di Vox sono ovviamente state riscritte.)