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Teacher's pet

Summary:

Mi fa ancora un po' strano dirlo ad alta voce.

È passato così tanto tempo da quando abbiamo deciso di ufficializzare la nostra relazione, dopo che mia madre si è ripresa da un intervento d'urgenza allo stomaco.

Sono cambiate un sacco di cose.

Sono un erede, sono uno studente universitario.

Sono tante cose, ma sono solo il fidanzato di Palm.

Work Text:

Poso le bacchette di fianco al piatto vuoto.

Sorrido d'istinto.

Palm non ha ancora imparato ad usarle, ogni volta che lo convinco a mangiare sushi con me per pranzo, gli cade tutto sulla tovaglia.

Sporca persino di salsa il suo stesso tovagliolo, cercando di migliore un po' la situazione.

È tenero, no?

Per un ragazzo che sa fare un sacco di lavori manuali, ma non riesce a mangiare del sushi con il suo fidanzato.

Io sono il suo fidanzato.

Mi fa ancora un po' strano dirlo ad alta voce.

È passato così tanto tempo da quando abbiamo deciso di ufficializzare la nostra relazione, dopo che mia madre si è ripresa da un intervento d'urgenza allo stomaco.

Sono cambiate un sacco di cose.

Sono un erede, sono uno studente universitario.

Sono tante cose, ma sono solo il fidanzato di Palm.

«Non pulire, ci pensa la cameriera.»

Palm prova ad asciugare la salsa caduta intorno al piatto con un altro tovagliolo.

Mi guarda.

Gli stringo il polso con due dita, per richiamare la sua attenzione.

«Ti ho detto che ci pensa la cameriera, qua tu sei il mio ospite. D'accordo?»

«Mmh, d'accordo.»

Fa scivolare le dita lungo al mio braccio, con il pollice mi accarezza piano.

«Sei già pieno?»

«No, voglio mangiare il dolce.»

Lo tiro per la manica della maglietta.

Ridacchio.

«Ma lo mangiamo tra un po'.»

Palm annuisce con la testa, sorride un po'.

Lo spingo verso le scale del piano superiore.

La sua mano si intreccia con le mie dita, si appiccia alla mia schiena per abbracciarmi da dietro.

Ha messo lo smalto blu sulle unghie.

L'ha lasciato lì.

Due giorni fa... gliel'ho messo io, un po' per sfizio, un po' per vederlo sorridere.

Sa che mi piace cercare di renderlo una persona meno seria all'apparenza, soprattutto davanti a me. Esegue sempre i miei ordini, come se fosse ancora la mia guardia del corpo quando è solo il mio fidanzato. Mi fa un pochino sorridere questa cosa, perché so che lo fa per abitudine, non soltanto perché tra di noi è cambiata ogni cosa.

Dormiamo nello stesso letto.

Di nascosto.

Quando suo padre non viene qua a lavorare.

Se non mia madre non c'è...

La mia cameriera Tiffany è sempre pronta ad avvertirmi in tempo.

È stata la prima supportare la nostra relazione.

I nostri genitori sanno che stiamo assieme, però...

Chiudo la porta della camera da letto con una mano, ci spingo contro Palm.

Che ridacchia.

«Che cosa vuoi fare?»

Alzo lo sguardo.

Mi lecco le labbra.

«Secondo te?»

Fa scorrere le mani dietro la mia schiena, mi tira verso di sé.

Mi bacia la guancia, l'angolo della bocca.

Sorride ancora di più.

Socchiudo gli occhi, con le braccia strette dietro al suo collo.

La lingua scorre lungo al mio pomo d'Adamo, le dita mi stuzzicano i fianchi ancora ricoperti dalla camicia bianca.

Ho fatto equitazione meno di due ore fa.

Non ho fatto altro che immaginare di fare un altro tipo di cavalcata, direi che mi merito un po' di riposo dopo aver fatto vagare la mia testa in mondi del genere.

Palm mi ha aspettato pazientemente, ha studiato un po' di Mandarino per farmi contento. Da poco ha anche cominciato a prendere lezioni di Giapponese, per cercare di prepararsi al test dell'Università della prossima settimana.

Cerca di impegnarsi più che può.

A volte, lo aiuto io stesso.

Vuole cambiare la sua vita per me.

Sa che non dovrebbe farlo, però... lo fa per stare al mio fianco.

Mi ha detto "per sempre" e "ti amo" nella stessa frase.

Come posso non cadere tra le sue braccia come un fottuto stronzo?

Gira la chiave nella serratura, prima di afferrarmi dal retro delle cosce per farmi scivolare con la schiena sul materasso.

La mia camera da letto è sommersa da libri dell'Università, vestiti piegati in un angolo che aspettano di essere indossati ai prossimi eventi con mia madre.

È vuota senza Palm.

Tranne ora che...

Mi bacia il collo.

Lo morde.

Lecca lì.

Allungo le mani verso la cintura del suo pantalone, l'apro.

«Vuoi che ti aiuto, Signorino Nueng?»

Annuisco.

Mi chiama in questo modo quando vuole scoparmi fino a farmi perdere la voce.

Voglio che lo faccia, merda.

Mi fa eccitare così tanto che riservi quest'attenzione a me, non perché sono il Signorino Nueng.

Slaccia la cintura.

Gli abbasso i pantaloni.

«Non mi hai ancora dato il dolce, però.»

Mi alzo un po' con la schiena.

Con una mano dietro la nuca lo tiro verso di me.

Fa combaciare le sue labbra con le mie, le schiude lentamente.

Mi piace come mi bacia, mi piace che mi dica che non l'ha mai fatto con nessuno in questo modo. Ha avuto qualcuno prima di me, ma ama solo me.

Io sono l'unico, per lui.

Ed è questo che mi importa.

Che riesce a farmi formicolare ogni parte del mio stesso corpo.

Gli mordo il labbro inferiore con i denti, lo tiro ancora di più.

Ansima.

«Nueng, aspetta...»

«Ti ho fatto male?»

Sussurro.

«No, no... ma prima voglio spogliarti. È un problema?»

«No, lo sai che non è un problema.»

Gli bacio le guance.

Prendendogli il viso tra le mani, sorridendo contro la sua stessa bocca schiusa.

Mi bacia ancora...

E ancora....

Di nuovo, a labbra socchiuse per far fondere la sua lingua nella mia bocca...

Mi sfila la camicia da sopra la testa.

«Stai giù, aspetta.»

Mi distendo sulla schiena.

Mi tira dal retro delle cosce, che poi si appoggia intorno ai fianchi.

Scivola ancora con la bocca su di me.

Mi bacia il petto, solletica i capezzoli con le dita.

«Mi stai dando un premio?»

«Te lo meriti, giusto? Sei stato bravo a lezione, oggi.»

Mi mordo le labbra.

Apre la bocca sulla mia pancia, lecca la linea invisibile fino al mio ombelico. Stringe tra due dita il filo intorno al mio stomaco, con la punta del naso solletica il piercing all'ombelico.

A Palm piace che mi sia fatto questo piercing, dice che mi rende più sensuale.

E in effetti, è vero perché...

«Apri un po' di più.»

Mi tira ancora verso di sé.

Lo faccio.

Apro le cosce davanti al suo viso che ci si immerge in mezzo.

Mi leva i pantaloni assieme ai boxer, li lancia dietro di sé.

Merda.

Spingo la sua nuca verso al basso.

Percepisco la sua bocca che mi bacia l'interno coscia, il mio stesso bacino spingere in avanti per dargli una spintarella.

Lecca verso l'interno.

Un po' di più...

Infila un dito nella mia apertura, lo piega piano.

Gemo forte.

«Palm, ancora... Palm, ti prego...»

Lecca la mia apertura, tira fuori il dito per inserirne altri due.

Piega di nuovo, ma con più forza.

«Merda, si... Palm, ti prego, si...»

Un Signorino non dice le parolacce? Le mie palle, cazzo.

Ne dico a bizzeffe da tutta la vita, se il mio ragazzo mi sta scopando non ho intenzione di trattenermi per nulla al mondo.

Siamo da soli a casa, a parte le cameriere e il cuoco... ci siamo solo noi.

Mi tiro sui gomiti.

«Di più?» Sussurra pianissimo.

«Si, di più... di più, scopami, ti prego...»

Ho una sfilza di servitori che fa di tutto per me, ma io voglio solo Palm.

Per me, è importante che sia lui a guardarmi. A dirmi che cosa devo fare se facciamo sesso, ricordarmi che sono solo suo.

Piega ancora le dita.

Scivola poco più in su.

«Si, lì... ancora, lì... ti prego, lì... Palm, lì...»

«Stai per venire di già?»

Annuisco.

Con una mano mi aggrappo alla sua spalla.

Conficco le unghie nella pelle, ripeto ancora il suo nome.

«Ti prego, ti... Palm, ti prego...»

Mi lecca ancora.

Alza un po' le mie cosce per tenermi dal retro, rivolto con il bacino verso l'alto.

«Ancora, si... ancora, anco...»

Infilo le dita tra i suoi capelli scuri, li tiro forte.

«Fammi venire, ti prego... Palm, fammi... solo un... lì, si...»

Abbiamo fatto sesso un sacco di volte.

Ma ogni singola volta è come cadere dal Paradiso.

Palm sa fare tutto. Ha imparato a conoscere il mio corpo in pochissimo tempo, mi ha insegnato tutto ciò che non immaginavo di non sapere, riuscendo a mettermi a mio agio.

Non credevo che l'amore fosse questo, che... amare incondizionatamente qualcuno fosse una rivelazione. Mi fa sentire leggero, libero, in cima al mondo.

Spingo il bacino verso al basso un'ultima volta.

La sua lingua...

Merda.

Mer...

Ti prego, Palm.

Mi mordo le labbra.

E gemo.

Con le cosce strette dietro al suo collo.

Vengo tra le sue mani.

Senza fiato.

I muscoli completamente intorpiditi, la mano ancora fissa tra le sue ciocche.

Mi bacia la guancia.

Fa scorrere un dito nella mia apertura, mi bagna maggiormente con il mio stesso sperma.

«Palm, aspetta, voglio...»

Sorride.

«Vuoi stare sopra?»

«Si, voglio...»

Ritira le dita.

Si siede contro la testiera del letto.

Mi tira con sé.

Per farmi sedere sopra al suo bacino, stringendosi addosso al mio petto per baciarmi ancora.

Con la mano che trema ancora mi allungo verso al cassetto del comodino, alzo l'asta che nasconde il doppio fondo.

Tiro fuori un preservativo dalla scatola.

Lo apro con i denti.

Alza lo sguardo.

Con due occhi scuri che mi fissano, le labbra piene che si schiudono in un sorriso.

Gli metto il preservativo.

Lo bacio sulla guancia.

«Va meglio?»

«Si, un po' meglio.»

Tiro indietro con una mano i suoi capelli castani, per scoprirgli il viso sudato.

Ridacchio.

«Ti imbarazza vedermi nudo sopra di te?»

La punta del suo naso mi sfiora, quando sussurra pianissimo contro le mie labbra.

«No, Signorino Nueng.»

Mi siedo.

Con le mani sulle sue spalle scivolo giù.

Palm schiude le labbra, si aggrappa alla mia schiena con le mani.

«E quando sei dentro di me?»

Stringe le dita intorno al filo del piercing stretto sui fianchi, cerca di aiutarmi a far leva dal basso.

«Ti ho fatto una domanda, Palm.»

Deglutisce.

Gli stringo il colletto della camicia, con il bacino mantengo un ritmo sostenuto che non possa fargli avere un orgasmo, ma che sia sufficiente a farlo gemere sotto di me.

Voglio che lo faccia.

«No, non sono... imbarazzato.»

Mi tiene stretto contro al suo petto, stringe il filo ancora di più.

Mi tira un po' il piercing, ma non ha importanza.

Voglio che mi faccia sentire quanto sia...

Mi bacia la pelle arrossata dai morsi, lecca un capezzolo.

Gemo più forte.

Con una mano mi appoggio al muro dietro di lui.

È tutto ovattato intorno a me, tranne Palm.

Il suono del suo respiro spezzato che si fonde con i miei gemiti, le sue mani che mi si stringono addosso al corpo, i movimenti dal basso che cerca di coordinare con i miei.

Lo bacio.

Ansimo.

Dico il suo nome a voce alta, mi aggrappo con quel briciolo di forze che mi è rimasto.

Perché fare sesso con Palm non mi stanca mai, mi rende soltanto così vulnerabile che non mi riconosco più. Vado contro ogni buon proposito, le occhiate di mia madre che mi chiede se sto rispettando la mia promessa di fedeltà al mio stesso futuro.

Lo faccio, eh.

Ma lo immagino con Palm al mio fianco, che mi tiene la mano.

E che mi fa gridare il suo nome come ora, quando mi scopa nel mio stesso letto.

«Palm, ancora... più forte, Palm, ti...»

Alzo un po' il bacino.

La sua bocca mi si schiude addosso alle labbra.

«Nueng, Nu... guardami, Signorino Nueng...»

Gli accarezzo l'angolo dell'occhio destro, lo bacio.

Palm è mezzo cinese.

A volte...

«Nueng, sono qui...»

Lo guardo perplesso.

Non ho capito un cazzo.

Fa un piccolo sorriso.

Mi tocca lo stomaco con una mano.

Per cercare di fermare i miei movimenti dal basso che diventano sempre più veloci, più a fondo dentro di me.

«Scusami, mi è sfuggito e...»

Gli prendo il viso tra le mani.

«Qualsiasi cosa tu dica, se è in cinese non me ne frega un cazzo.»

Fa scorrere le mani sul basso della mia schiena, spinge verso di sé.

«Ma devi scoparmi, Palm, devi farlo... Palm, si... esatto, proprio lì...»

Ricomincia ancora, da dove si era interrotto. Mi mangia vivo tra le sue stesse braccia.

E Dio, mi soddisfa così tanto che sia suo.

Apro un po' di più le cosce.

Mi abbasso ancora verso di lui.

Voglio che sappia che è l'unico.

Che non posso vivere senza di lui.

Sopravvivo solo se è al mio fianco, quando mi dice che dovrei essere un Signorino e non Nueng.

Ma io sono Nueng soltanto con lui.

Il suo sguardo mi divora, si fonde con i miei occhi spalancati quando mi spinge con la schiena sul materasso, per appoggiare le mie caviglie all'altezza delle sue spalle.

Lo tiro dal bordo della maglietta.

Continua a baciarmi.

Dice...

«Nueng, sei la cosa più bella che ho lo sai, vero?»

Mi fa gemere ancora più forte quando mi tocca lì.

Afferrando la mia erezione tra le mani, per masturbarmi assieme al ritmo delle spinte.

La pelle scivola tra le dita, le mie unghie si conficcano dietro al suo collo.

Voglio di più.

«Ancora, Palm... Palm, si, lì... Palm...»

Alza un po' la coscia destra, mi penetra più a fondo.

Il mio stesso corpo galleggia tra lui e il materasso.

La testiera del letto sbatte contro al muro.

La mia voce è alta, fin troppo.

Tutti sanno che facciamo sesso, che cosa mi interessa che mi sentano? L'importante è che non lo sappia mia madre o il padre di Nueng, che lui stia qui e mi scopi come desiderio.

Che si aggrappa alle mie spalle, baciandone un lembo di pelle scoperto alla volta.

Con le mie dita che gli spostano i capelli dal viso, per incrociare i suoi occhi.

Il taglio leggermente a mandorla, il marroncino cioccolato che mi scruta dall'alto.

Sorride un po'.

«Ti faccio male?»

«No, continua... ti prego, con...»

Mi stringo addosso al suo stesso corpo.

«In questo modo?»

Si alza con la schiena, con le entrambe le mani tira il filo intorno ai miei fianchi.

Gemo ancora più forte.

«Si, lì... ancora, lì, Palm... Palm...»

Mi fa girare su un fianco, tenendomi una mano sul basso della schiena per non farmi alzare.

Aumenta la velocità delle spinte, mi alza una coscia per farla passare dietro la sua schiena.

«Nueng, Nu... ci sei, Nueng?»

Mi aggrappo con una mano alle lenzuola del materasso.

«Ancora, lì... Palm, lì...»

È come stare sulle montagne russe, ma senza via d'uscita.

Non riuscire a frenare quando guidi da solo in macchina.

Cadere nel vuoto.

Mi sento così insignificante, bisognoso di soddisfare la persona che sta sopra di me.

Stringendo le sue mani sulle lenzuola, ansimando forte il suo nome.

Prima di...

Mi stringo da solo.

E vengo tra le sue mani, con la sua testa incastrata nell'incavo del mio collo.

Ad occhi socchiusi con un braccio dietro a quest'ultimo, per tenerlo vicino a me.

Ascolto il suono del suo respiro sconnesso, le sue dita fredde mi accarezzano lo stomaco con estrema cura.

Palm si è sempre preso cura di me, è per questo motivo che quando facciamo sesso cerco di avere un po' di controllo, senza sovrastarlo con la mia aura da signorino viziato.

Stringo le gambe tra le lenzuola, mi faccio avvolgere dalle sue braccia in silenzio.

La punta del suo naso mi solletica la guancia.

Sono felice di essere innamorato di Palm.

Guardo le nostre mani intrecciate e penso che non ci sia niente di più meraviglioso, che essere qui con lui, ad aspettare che il mondo si fermi per lasciarci un po' di spazio da soli.

Ho solo diciannove anni.

Ma so che cos'è l'amore.

Ed è Palm.

«Sicuro che non ti ho fatto male?»

Annuisco con la testa.

Sorrido un po'.

Palm ha sempre paura di andare un po' oltre, come la prima volta che mi ha completamente messo al tappeto.

Anche se era diverso.

Dato che...

Tutta la notte non ci siamo dati tregua a vicenda.

Qua, nel mio letto.

Non quando eravamo dei fuggitivi.

In quel momento, lì non posso dire di non essermi goduto il sesso. Era l'unica cosa a cui pensavo quando mi abbracciava o mi svegliava al mattino, per andare a fare colazione assieme.

Mi bacia la schiena.

Fa scorrere un dito lungo al mio fianco, risale verso al collo.

«Stai bene?»

Mi stringo a lui.

«Ora, si. Ma solo perché sei qui, Palm.»