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IL SOLE SULLA PELLE | MATCHABLOSSOM

Summary:

MATCHABLOSSOM | (dal testo) Forse era la consistenza stessa del prodotto solare, ma la sua pelle risultava così liscia e morbida al tocco che Kojiro ne restò assolutamente rapito per un lungo istante. Era calda e setosa, come una sfoglia di pasta fresca appena stesa, e scivolava fluida sotto le sue dita. I suoi occhi non riuscivano a staccarsi dal movimento delle sue stesse mani, scorrendo prima sulle scapole e scendendo poi a tirare la protezione anche verso i fianchi. |

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This Fanfiction is in italian but can be read in other languages using online browser translation 😊 I hope you enjoy it!
You can also find the English version HERE

Notes:

Questa storia è frutto della mia fantasia, può essere ispirata ad altre opere famose come film, libri o serie TV.
Qualunque riferimento a trama, personaggi o eventi narrati in altre fan fiction di altri autori è assolutamente e del tutto casuale, ma vi prego di segnalarmelo se doveste riscontrare tale similitudine.
È assolutamente vietato copiare e riprodurre quanto riportato in questa storia.

(See the end of the work for more notes.)

Work Text:


“Hei, gorilla! Fai qualcosa di utile, spalmami l’olio solare sulla schiena.”

Kojiro ruotò appena la testa nella sua direzione, senza decidersi a lasciare l’acqua fresca che gli lambiva le caviglie.

Seduto con eleganza sul suo lettino, Kaoru fece ondeggiare la bottiglietta tra le dita, inclinò la testa di lato e gli sorrise strafottente.

Kojiro sbuffò, ma tornò sui suoi passi per raggiungerlo sotto l’ombrellone.

“Come comanda, sua maestà!” si piegò in un inchino con la mano sul cuore.

“Fai poco lo spiritoso, Kojiro, anche tu dovresti imparare a proteggere la tua pelle. Oh, scusa, dimenticavo, le tue donnine ti preferiscono abbrustolito come un porcellino sullo spiedo…” Kaoru sfilò l’occhiale scuro e fece scivolare lo yukata* dalle spalle con un movimento fluido.

“Come mai non hai ancora programmato Carla per spalmarti l’olio?”

Kaoru gettò uno sguardo amorevole verso la sua tavola AI posizionata lì accanto, all’ombra, su uno sgabellino portatile. Era collegata ad un piccolo pannello solare della dimensione di un libro, appoggiato in pieno sole sulla sdraio vuota accanto a quella di Kaoru.

“Carla è in carica, e comunque la sua AI serve per cose ben più importanti. Per spalmare l’olio solare non serve l’intelligenza, basta la forza bruta, e mi sei sembrato il candidato più adatto visto che difetti della prima e abbondi della seconda.”

Kaoru infilò la bottiglietta tra le sue mani senza tante cerimonie e si sdraiò sul lettino a pancia in giù, portando i lunghi capelli a lato del suo viso. La sua pelle era bianca e cremosa, e spiccava sul materassino scuro come porcellana.

Kojiro si sedette sul bordo e spremette un po’ d’olio sulla mano; il sentore di cocco gli invase le narici mentre il freddo si insinuava tra le dita. Non sapeva che Kaoru lo conservasse nella borsa frigo, e la sensazione gli strappò un sorriso maligno. Si era morso la lingua per non rispondere all’ennesima provocazione del damerino dai capelli rosa, ma era stato lui stesso a servirgli la sua vendetta su un piatto d’argento.

Spruzzò un getto abbondante direttamente sulla schiena di Kaoru che sussultò al contatto dell’olio freddo sulla sua pelle calda.

“Cazzo!”

“Oh, scusa, forse avrei dovuto riscaldarlo prima con le mani…” lo canzonò.

“Idiota…” ribatté tra i denti mentre tornava a sdraiarsi.

Kojiro posò la bottiglia e prese a spalmare l’olio sulla schiena di Kaoru con entrambe le mani.

Forse era la consistenza stessa del prodotto solare, ma la sua pelle risultava così liscia e morbida al tocco che Kojiro ne restò assolutamente rapito per un lungo istante.

Era calda e setosa, come una sfoglia di pasta fresca appena stesa, e scivolava fluida sotto le sue dita. I suoi occhi non riuscivano a staccarsi dal movimento delle sue stesse mani, scorrendo prima sulle scapole e scendendo poi a tirare la protezione anche verso i fianchi. E man mano che scendeva, Kojiro si accorse che le sue mani non riuscivano a procedere insieme senza scontrarsi, doveva abbassarle sui lati avvolgendole al suo corpo; le sue mani erano troppo grandi, talmente grandi che avrebbe potuto quasi circondare il punto vita di Kaoru toccandosi i pollici e i mignoli. O era la vita di Kaoru ad essere così maledettamente stretta!

Kaoru sussultò e Kojiro tornò in sé. Forse aveva stretto troppo, forse si era fatto prendere la mano dalla sensazione della pelle morbida sotto le dita.

“Scusa, ti ho fatto male?” domandò, la voce spezzata e il bisogno di prendere un lungo respiro per schiarirsi le idee.

“Mmmhhh…” mugugnò appena “devo essermi stirato lì da qualche parte nell’ultima curva, ieri.”

“Qui?” Kojiro spinse un po’ di più coi pollici, a cercare di nuovo il punto che lo faceva saltare. Perché c’era qualcosa di incredibilmente eccitante in quel gemito, e Kojiro aveva bisogno di sentirlo un’altra volta.

“Ecco… sì… proprio lì…” Kojiro prese ancora un filo d’olio, questa volta lo scaldò con le dita e poi tornò a massaggiare il punto dolente. Era proprio nella parte bassa della schiena, appena sopra a quelle due fossette che spuntavano insolenti dall’elastico del costume, e che sembravano catturare il suo sguardo nonostante cercasse in tutti i modi di concentrarsi sul massaggio.

“Sento un cordone più teso, qui.” mormorò, forse per spezzare quel silenzio che cominciava a diventare imbarazzante, nonostante il rumore della risacca a pochi metri da loro e le grida di Reki e Langa che si lanciavano la palla senza mai stancarsi.

“Mmmhhh…” questa volta non era il dolore a farlo mugugnare; il suono si piantò dritto in mezzo allo stomaco di Kojiro in uno spasmo, e colò poi lento e subdolo sempre più giù, in mezzo alle sue gambe.

Si staccò di colpo, come se si fosse bruciato, come se le sue dita fossero state attraversate da una scarica elettrica da un milione di watt, che gli aveva fermato il cuore per un istante prima di farlo tornare a picchiare furiosamente contro la sua gabbia toracica.

“Vado a fare il bagno” disse solo prima di alzarsi.

Kaoru sollevò la testa e lo seguì con lo sguardo mentre si allontanava, rapido e flessuoso nei suoi muscoli lucidi e guizzanti. Nemmeno lui sapeva perchè il cuore gli martellava nelle orecchie, perché sentiva il volto in fiamme, perché la sua schiena era ancora calda e formicolante per il tocco ruvido dei suoi polpastrelli, che avrebbe tanto voluto che fosse continuato ancora e ancora.


❀∘⊱❂⊰∘❀


Quando gli aprì la porta Kaoru indossava il suo yucata da camera. Gli occhiali sulla punta del naso e il libro che teneva tra le mani – l’indice infilato tra le pagine a tenere il segno – indicavano che lo aveva interrotto in un momento di relax. La stanza era in penombra, rischiarata dalla luce morbida della lampada sul comodino e il bagliore rosato di Carla che, adagiata sulla poltrona, emetteva della musica chillhop a basso volume.

“Cosa vuoi, gorilla?”

Kojiro non si fece scoraggiare da quella brusca accoglienza. Aveva impiegato quasi mezz’ora a raccogliere il coraggio di bussare alla porta di Kaoru e non avrebbe fatto marcia indietro proprio ora; si era perfino cambiato tre volte, passando dalla sua solita camicia a righe arancio, allo yukata, fino a optare per una camicia rossa con fiori tropicali su un paio di bermuda di jeans.

“Mi chiedevo se avessi bisogno che ti spalmassi il doposole sulla schiena…” rispose sfrontato, sfoderando il suo miglior sorriso, le braccia conserte e la spalla contro lo stipite della porta.

Non sapeva nemmeno lui perché fosse lì, non aveva permesso alla sua mente di fare piani a lungo termine che andassero oltre al suo ingresso nella stanza. Sapeva soltanto che aveva bisogno di capire un po’ meglio cosa fosse successo quel pomeriggio in spiaggia. E poteva farlo solo così.

“Se non hai niente di meglio da fare…” eccola di nuovo, la sua lingua acida e tagliente, mentre comunque faceva un passo indietro per farlo entrare.

Kojiro non si mosse dalla porta, assumendo in un istante un’espressione scanzonata al posto del sorriso di pochi attimi prima.

“In effetti la receptionist mi ha dato il suo numero di telefono, oggi pomeriggio. Ora che mi ci fai pensare, potrei davvero chiamarla e salvare la serata…”

Fece per voltarsi ma Kaoru allungò una mano a circondargli il polso in una presa solida e sicura.

“Entra.” mormorò, i suoi occhi dorati attraversati da un milione di pensieri, senza che nessuno riuscisse a farsi strada verso la sua bocca.

Kojiro si sentì tirare dentro la stanza, la porta fu richiusa alle sue spalle.

Kaoru posò il libro e prese dal comò una bottiglietta scura, quindi tornò da Kojiro dandogli la schiena.

Allentò il nodo dell’obi* e fece scendere lentamente il tessuto sugli avambracci.

“Solo sulle spalle, grazie.” mormorò, la testa ruotata di lato, mentre gli porgeva la boccetta di olio di mandorle. Il suo profilo si stagliava tagliente in controluce e non lasciava trasparire alcuna emozione.

Kojiro raccolse i suoi capelli tra le dita e il suo cuore perse un battito. Non lo avrebbe mai ammesso ma aveva un debole per la capigliatura di Kaoru. Quella chioma lunga e soffice, di un rosa confetto così goloso, attirava sempre le sue mani chiamando morbide carezze quando Kaoru li teneva sciolti sulle spalle. E quando era Joe a guardare quella coda ondeggiare per la velocità, il bisogno di impugnarla a tirarla per avere Cherry alla sua mercè diventava quasi doloroso.

Ma aveva sempre relegato quelle fantasie in un angolo della sua mente. Perché ora non sembravano più così remote?

Scostò con delicatezza i capelli attorno al collo e fece colare qualche goccia d’olio sulle dita.

Le spalle di Kaoru erano effettivamente arrossate, la sua carnagione delicata soffriva moltissimo i raggi del sole nonostante la protezione elevata e l’ombrello con cui girava sempre.

Stese piano l’olio, il lieve sentore di mandorla che si mischiava con quello più deciso del docciaschiuma al sandalo che aveva usato poco prima. E poi c’era anche qualcos’altro. Una nota caratteristica che era propria di Kaoru, vagamente legnosa e con una punta metallica, tipica degli inchiostri con cui lavorava.

Kojiro si trovò a inspirare a fondo, la bocca asciutta e un lieve tremore a scuotergli le dita.

Conosceva quell’uomo da oltre vent’anni, possibile che tutto d’un tratto toccarlo gli creasse così tanti scompensi?

“Come va la schiena? Ti fa ancora male?”

“Un po’…” rispose Kaoru senza voltarsi.

“Vuoi che ti faccia un massaggio?”

La proposta gli era uscita di getto, del tutto non pianificata, ma trattenne il fiato aspettandosi un rifiuto o l’ennesima risposta tagliente.

“Magari… grazie.” rispose invece Kaoru, inghiottendo l’ennesima frase al vetriolo insieme al suo orgoglio e stupendosene lui per primo. Non aveva ancora voltato il viso verso Kojiro da quando aveva iniziato a spalmare l’olio, ma la sua tensione era più che visibile nella postura rigida delle spalle.

Quello che Kojiro non poteva vedere, invece, era il rossore che si era diffuso sulle sue guance. Il tocco delicato di Kojiro gli aveva ingenerato lo stesso batticuore di quel pomeriggio in spiaggia, una sensazione strana di calore e nervosismo che poco aveva a che fare con la consueta irritazione che quel gorilla sciupafemmine gli ingenerava sempre. O forse aveva moltissimo a che fare con quello. Kaoru non lo sapeva, non riusciva a spiegarselo, si sentiva davvero confuso e non era da lui.

Aveva pensato di potersi rilassare nella sua stanza con un buon libro e la musica di Carla – che sceglieva in autonomia le playlist da riprodurre registrando i cambiamenti nel tono della voce di Kaoru e nel suo battito cardiaco – e riflettere con calma su quello strano turbamento. Non aveva previsto che l’amico si sarebbe presentato nella sua stanza, e con quella proposta, poi. Forse avrebbe fatto meglio a rifiutare il massaggio.

“Vuoi sdraiarti?”

Kaoru sfilò del tutto le maniche dello yukata lasciando l’obi a sorreggerlo in vita e si sdraiò sul letto, il cuore che ancora batteva furioso nel suo petto, ma incapace ormai di sottrarsi al bisogno di sentire di nuovo quelle dita forti e abili che scorrevano sulla sua pelle.

Kojiro si stupì ancora una volta di quanto fosse stretta la vita dell’amico. Scorreva con lo sguardo lungo il suo corpo come se lo vedesse per la prima volta, perdendosi in quei capelli di zucchero filato, inciampando su quelle braccia tornite ma armoniose, indugiando sulla pelle liscia e levigata di quella parte delle sue gambe che fuoriusciva dallo yukata. Kaoru scostò i capelli da un lato, offrendo in cambio la vista conturbante della sua schiena atletica e asciutta.

Kojiro deglutì e cercò con tutte le sue forze di concentrarsi sul massaggio; in breve tempo ritrovò il punto dolente sui reni che aveva individuato in spiaggia e prese a massaggiarlo in silenzio, l’imbarazzo ormai palpabile ed evidente da parte di entrambi.

Kaoru teneva la testa inclinata in avanti, la fronte contro le sue mani sovrapposte, e di tanto in tanto prendeva dei respiri profondi.

“Male?” chiese Kojiro all’ennesimo mugugno trattenuto.

“Sì.” Rispose secco Kaoru senza ancora voltare la testa.

“Qui?” chiese ancora spingendo più forte nel punto dolente ormai arrossato dallo sfregamento. Forse aveva spinto troppo forte, perché Kaoru scattò.

“Cazzo!” imprecò, sollevando la testa.

“Devo sciogliere il nodo…” si scusò Kojiro.

“Sì, ma fai piano!” gli uscì più brusco di quanto avrebbe voluto, ma la tensione delle dita che scorrevano sulla sua schiena, lo sforzo di trattenersi dal gemere per quel dolore misto al piacere tipico del massaggio, lo stavano facendo uscire di testa.

“Forse stai invecchiando, se ti basta una sola gara per ridurti così.” lo canzonò per spezzare quella tensione che sentiva accumularsi in mezzo al petto, e non solo.

“Forse sei tu che non sai fare i massaggi. Mi sa che stai solo peggiorando le cose con le tue zampacce da gorilla!” rispose d’istinto, le vecchie abitudini dure a morire.

“Sai che ti dico? Arrangiati!” staccò le mani dal suo corpo e si asciugò l’olio in malo modo sul suo yukata.

“Forse faccio ancora in tempo a chiamare la receptionist e concludere la serata in modo più piacevole che col tuo brutto muso davanti!”

Kaoru si tirò a sedere voltandosi indignato, lo sguardo di fuoco e lo yucata ormai raggomitolato in qualche modo sui fianchi.

“Ma sì, vai dalle tue donnine! Non sai pensare ad altro, stupido scimmione. Sei solo guidato dai tuoi istinti animaleschi!”

“Beh, io almeno ho una vera vita sessuale! Tu torna pure a rimettere Carla in modalità vibratore! Ti auguro una buona serata!”

La mano partì di sua iniziativa, uno schiaffo in pieno viso che avrebbe sicuramente bruciato se Kojiro non l’avesse intercettato in tempo. Quello che bruciava, invece, erano le sue dita attorno al polso di Kaoru. E bruciavano anche i suoi occhi, miele che sobbolliva sotto le lunghe ciglia, piantati in quelli infuocati di Kojiro.

Si fissarono per un istante interminabile, le infinite possibilità che si accavallavano una sull’altra in quel momento sospeso nel tempo.

Poi Kojiro spinse Kaoru sul letto e lo sovrastò cercando le sue labbra.

Kaoru sgranò gli occhi, quel bacio lo aveva colpito più forte che se gli avesse restituito lo schiaffo.

Il suo cuore accelerò in un istante e poi si arrese a quelle labbra che lo divoravano, alle mani che gli artigliavano i polsi per impedirgli di sottrarsi a quel contatto che era diventato ormai inevitabile.

“Ho percepito un cambio repentino nel tuo battito, Maestro. Vuoi che cambi playlist?”

La voce calda e leggermente metallica di Carla si insinuò a fatica nel frastuono che Kaoru sentiva nelle sue orecchie, complice il battito accelerato e il suo stesso respiro affannato.

Si staccarono fissandosi negli occhi per un lungo istante, lo stupore e la sorpresa che ancora si rispecchiava nei loro volti.

“No, grazie Carla. Puoi pure andare in stand-by.” la voce che tremava un po’.

“Ok Maestro” Carla si spense, un unico minuscolo led rosa che pulsava lento nella penombra.

Kojiro ancora fissava Kaoru sovrastandolo con la sua mole, le labbra socchiuse e tremanti e lo sguardo confuso che si posava irrequieto nei suoi occhi, sul suo viso, sulle sue labbra.

“Kaoru, io…”

“Stai zitto e baciami!” lo tirò per la camicia.

“Come comanda, sua maestà!” gli sorrise mentre avvicinava lentamente il volto al suo.

Appoggiò le labbra con delicatezza, ora, quasi con reverenza, del tutto consapevole di quello che stava facendo a differenza di prima dove aveva agito d’istinto. E voleva godersi ogni istante di quel bacio che aveva segretamente atteso per gran parte della sua vita.

Le labbra di Kojiro erano morbide e delicate, la sua lingua attenta e titubante, e Kaoru fu del tutto sorpreso da quell’approccio. Sciolse piano i polsi che ancora gli teneva bloccati sul cuscino, per aggrapparsi alle sue spalle tornite e tirarselo addosso, il bisogno di sentire il suo peso rassicurante sopra di sé.

Scivolò con le mani sul tessuto morbido della camicia, a cercare i bottoni per liberarlo velocemente e avere accesso finalmente a quelle spalle massicce, a quel torace solido, a quella pelle scura e calda.

Kojiro si liberò in un istante della camicia e poi armeggiò coi bermuda intanto che Kaoru si portava in ginocchio sul letto e lo guardava. Per la prima volta non doveva nascondere quello che provava dietro al solito sarcasmo, e lo ammirava ora con una luce negli occhi che Kojiro non gli aveva mai visto, nemmeno davanti alle opere del Sensei Gyokuen Bonpō**.

Il corpo di Kojiro era meraviglioso, massiccio ed eccitante, di quella bellezza selvaggia ma non rozza, in un mix che Kaoru aveva sempre trovato perfettamente bilanciato, con quella sua innata capacità di togliergli il fiato. E quel tatuaggio, per cui lo aveva sempre schernito, gli sembrava un fregio ad abbellire l’opera d’arte che era il suo corpo magnifico, e si sorprese a desiderare di scorrere col pennello sulla tela armoniosa della sua pelle. La sua stessa lingua era l’unico strumento che aveva in quel momento a disposizione, e ne fece buon uso ricoprendo di saliva i suoi pettorali stagni, per risalire poi sulla spalla e tracciare il contorno di quel sole tribale, in un omaggio muto e silenzioso a quella perfezione che aveva sempre ammirato solo da lontano.

“Kaoru…” mormorò in preda ai brividi, mentre finalmente si tuffava tra i suoi capelli e scendeva insieme a quelle ciocche morbide fino al punto vita. Si insinuò con le dita a sciogliere l’obi già allentato, rivelando così il suo corpo flessuoso in tutto il suo splendore.

“Sei bellissimo” sussurrò mentre tracciava con le labbra la sua mandibola e poi scendeva sul collo, inebriandosi del suo profumo e del sapore dolce della sua pelle.

Lo sospinse di nuovo sdraiato, sollevandogli una coscia per infilare la mano sotto al gluteo e spingersi addosso a quel corpo bellissimo, in un misto di frenesia e voracità che stava soppiantando inesorabilmente la calma con cui aveva deciso di assaporarlo all’inizio. Ma era troppo meraviglioso per andarci piano, la sua pelle era davvero liscia e le mani di Kaoru scorrevano avide tra i suoi capelli, rendendogli impossibile mantenere il controllo dei suoi istinti.

Affondò i denti nella carne morbida della sua spalla, e Kaoru si inarcò per il piacere, spingendo le unghie nella schiena e i fianchi a cercare un contatto ancora più rude, brutale, ferino.

Poteva sentire Kojiro sul suo addome, duro e impaziente; sollevò la coscia tra le sue gambe strappandogli un gemito e facendogli affondare i denti ancora più forte.

“Ti voglio, brutto scimmione.” sussurrò al suo orecchio, i suoi fianchi che ruotavano per trovare sollievo nell’attrito tra i bacini.

“Sempre ai tuoi ordini.” rispose prima di scendere ad accucciarsi tra le sue lunghe gambe.

Lo impugnò strappandogli un mugugno, che diventò un piagnucolio quando lo circondò con le labbra. Kaoru si aggrappò ancora ai suoi capelli, il bisogno di un appiglio per non annegare in quella marea di emozioni che saliva lentamente travolgendolo.

“Sì, così…” le parole che si spegnevano in un gemito, mentre guidava la sua bocca in un ritmo lento e profondo.

Kojiro allungò una mano a recuperare l’olio di mandorla mentre ancora la sua bocca gli faceva emettere suoni inarticolati e vibranti.

Gli occhi di Kaoru si riempirono di lacrime quando Kojiro entrò con un dito, il desiderio di sentirlo dentro di sé che finalmente prendeva forma e si realizzava nel movimento dei suoi fianchi a inseguire la doppia sensazione così totalizzante e invadente che gli stava regalando.

Kojiro spinse un altro dito dentro di lui, ruotò appena il polso e piegò le falangi. Kaoru sgranò gli occhi e si inarcò a quella pressione, gemendo piano, le guance arrossate e inondate di lacrime e i capelli che ondeggiavano sulle spalle mentre cercava di aumentare il contatto. Si aggrappò ancora ai suoi capelli tirandolo su, a cercare le sue labbra, ora, il bisogno ormai incontenibile di sentire anche la sua lingua dentro di sé.

“Scopami. Adesso!” sussurrò nella sua bocca dopo un bacio vorace e disordinato.

Kojiro avrebbe voluto bearsi di quei suoni per sempre, sentire i gemiti di Kaoru sapendo che erano tutti per lui. Avrebbe voluto guardarlo perso nella lussuria, bere con gli occhi la sua immagine spezzata dal piacere, il volto arrossato, gli occhi ardenti, la bocca gonfia.

Ma il bisogno di obbedirgli, di assecondarlo, di esaudire ogni suo desiderio era ancora più forte.

Scese a recuperare un preservativo dalla tasca dei bermuda e lo indossò velocemente, cospargendolo poi di olio di mandorle.

Kaoru lo fissava, affamato e impaziente, e si offrì a lui per essere finalmente, completamente suo.

Entrò lentamente, dando alla carne il tempo di adattarsi e al cuore quello di regolarizzare il battito e non scoppiare per l’emozione. Il volto di Kaoru era meraviglioso, le gote arrossate e la bocca socchiusa, la chioma soffice sparsa sul cuscino e gli occhi di miele che non si staccavano nemmeno per un secondo dai suoi. Voleva guardarlo ed essere guardato, mentre Kojiro entrava finalmente in lui.

“Kaoru. Ti amo. Ti ho sempre amato.” sussurrò, labbra sulla pelle e dita tra i suoi capelli. E poi iniziò a muoversi.

Non credeva che sarebbe stato così. Kaoru era passionale, avvolgente, generoso. La freddezza e l’altezzosità che gli dimostrava ogni giorno si erano sciolte come glassa e colavano via rivelando un cuore caldo e cremoso di cui Kojiro voleva solo abbuffarsi fino a stare male. Kaoru cercava le sue labbra, ancora, il bisogno di sentirlo dentro di sé in ogni modo possibile, e non risparmiava gemiti e carezze, ansiti e lunghe occhiate lascive. Era meraviglioso vederlo finalmente abbandonato nel piacere, spogliato della solita maschera e finalmente vero e reale, tra le sue braccia.

“Ti amo, Kojiro.” ansimò mentre si aggrappava disperatamente alle sue spalle. Le spinte si facevano più disordinate e incalzanti, il bisogno di raggiungere la liberazione che guidava i movimenti e la sua voce che ripeteva ancora e ancora il suo nome.

“Più forte!” sussurrò, e Kojiro aumentò ancora il ritmo, trattenendosi a stento ma bisognoso che Kaoru fosse il primo.

“Sì, così” piagnucolò, un gemito sempre più sottile che usciva dalle sue labbra mentre si inarcava al limite della sua flessibilità volando sempre più in alto, e ancora più su, oltre lo sballo. Ricadde finalmente ansimando aggrappandosi alle sue spalle massicce, il ventre striato di bianco e gli occhi inondati di lacrime. Il suo volto era rischiarato da un sorriso, il rosa delle guance che si confondeva con quello dei capelli.

Era una visione devastante e anche Kojiro raggiunse il suo culmine in una spinta, gemendo forte il suo nome per poi accasciarsi sopra di lui.

Gli scivolò accanto per non schiacciarlo e se lo tirò sul fianco, i suoi capelli a solleticargli il collo e la mano posata sul petto a sentire il battito del suo cuore che tornava lentamente alla normalità.

Non si era nemmeno reso conto di farlo, Kojiro, quando si ritrovò ad accarezzare lentamente la sua chioma lungo tutto l’arco della schiena.

“Adoro i tuoi capelli” sussurrò prima di posarvi sopra una serie di piccoli baci.

Kaoru sorrise, scivolando ancora con la mano a seguire le linee armoniose del suo petto.

“Stavo pensando…” iniziò “Carla in modalità vibratore… È un’idea niente male!”

Una sonora risata scosse il torace possente di Kojiro che dopo un istante lo trascinò sopra di sé, per poterlo guardare negli occhi.

Si fissarono per un lungo istante, miele e peperoncino, finalmente fusi in un sapore nuovo ma antico, che aveva le sue origini nella loro infanzia, e le sue radici che arrivavano in fondo al loro cuore e alla loro anima.

“Spero che da oggi in poi non ne avrai più bisogno” sussurrò prima di deporre un bacio sulla punta del suo naso.

Kaoru gli sorrise.

“Lo spero anch’io” confermò, prima di posare di nuovo le labbra sulle sue.


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* Lo yukata (浴衣) è un indumento tradizionale giapponese prevalentemente estivo, di solito di cotone. Sopra ad esso viene usato l'obi, una cintura apposita che viene legata in vita. (fonte Wikipedia)

** Gyokuen Bonpō (1348 – 1420) – grande maestro calligrafo. Per maggiori informazioni sui maestri calligrafi http://www.shodo.it/calligrafi-zen/ e sulla calligrafia in generale http://www.shodo.it/introduzione/shodo-la-via-della-scrittura/


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Notes:

NOTA DELL’AUTRICE:

Come spesso mi succede, questa fanfiction è nata dopo aver visto una fanart meravigliosa che potete trovare QUI

E poi è partita tutta la storia, spero che vi sia piaciuta.
Commenti e kudos sono sempre apprezzati.
=^.^=