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Category:
Fandoms:
Characters:
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Language:
Italiano
Stats:
Published:
2026-05-13
Completed:
2026-07-10
Words:
7,902
Chapters:
5/5
Comments:
4
Kudos:
2
Hits:
103

La strega d'Aprile

Summary:

Caro lettore, ebbene sì, lo ammetto: io amo Ray Bradbury. Lo amo da tempo immemorabile e, in particolare, amo il personaggio di Cecy Elliott che, sotto le apparenze di un'innocua ragazzina, possiede il potere più straordinario e meraviglioso di tutti, almeno secondo me. Dato che - da qualche tempo - amo anche Morfeo, mi sono chiesta come sarebbe andata se si fossero incontrati, lui e Cecy, nei sogni e nel mondo reale.
Questo racconto risponde alla domanda.

Notes:

(See the end of the work for notes.)

Chapter 1: La ragazza che viaggiava

Chapter Text

Niente da fare - considerò il re dei sogni.
Nonostante la sua vita lunghissima e il tempo che aveva avuto a disposizione, ogni volta che pensava di aver visto e capito tutto dell’umanità, ogni singola volta che si convinceva di aver conosciuto tutte le più infinitesimali sfaccettature del modo di essere dei mortali - l’egoismo, la crudeltà, la tenerezza, il genio e la follia - capitava sempre qualcosa che riusciva a sorprenderlo.
In quel caso, per la verità, non si era trattato di “qualcosa”, quanto piuttosto di “qualcuno”.
E in quel caso, parlare di esseri umani sarebbe stato riduttivo.
Perché Cecy Elliott era sì umana, ma era anche qualcosa di completamente diverso: senza dubbio - e questa era la cosa più incredibile per lui - non assomigliava a nessuno che avesse conosciuto prima, nel corso della sua eterna esistenza.
L’apparenza era quella di una qualsiasi ragazzina di diciassette anni, il volto squisitamente modellato che emergeva luminoso contro la folta massa di capelli castani.
Eppure, Cecy Elliott era nata in una strana famiglia (anzi, loro si chiamavano semplicemente “la Famiglia”), nessuno uguale ad un altro, tutto un caos: a volte nasceva una come lei, tutta mente, altre volte uno come zio Einar, tutto ali, e poi - ancora - uno come suo fratello Timothy, tutto calmo, tranquillo e normale.
Alcuni erano giovani come lei, mentre altri erano già in giro quando la Sfinge aveva posato le sue zampe di pietra sul silenzioso mare delle sabbie.
Gliel’aveva raccontato la prima volta che si erano incontrati.
E i suoi genitori, poi: il padre che dormiva tutto il giorno chiuso in una cassa di mogano in cantina e la madre che invece non dormiva affatto, mai.
Pensa che strano matrimonio sarebbe stato - gli aveva detto Cecy, ammiccando - se suo papà avesse sposato una che dormiva di notte, praticamente non si sarebbero mai incrociati!
Una strana famiglia assortita: buiofili e nottofobi, alcuni svegli venticinque ore su ventiquattro, come sua madre, altri invece addormentati - come lei - cinquantanove minuti su sessanta.
Eppure questa strana famiglia si era mescolata e confusa nel mondo: vivevano, lavoravano, si amavano accanto agli altri esseri umani, accanto a quelli “normali”.
Cecy sembrava una comune ragazzina, ma nessuno della Famiglia appariva quello che era: abitavano in cittadine o fattorie sparse qua a là, semplicemente mettendo radici e adeguandosi alle richieste e alle leggi di un mondo che cambiava, secolo dopo secolo.
Separati ma gli uni accanto agli altri, prudenti…certo…perché era capitato che qualcuno di loro fosse stato scoperto e fosse finito stecchito con un paletto di cedro infisso nel cuore!
E la Famiglia li ricordava, ogni anno, accendendo candele nere e adornando le case di crespo scuro nella festa del Ritorno a casa.
“Sì” gli aveva detto “faccio parte di una strana famiglia: dormiamo di giorno e voliamo di notte, come aquiloni neri nel vento”.
Osservando la sua espressione stupefatta, aveva spiegato: lei era quella che viaggiava.
Era più che telepatia, su per una razza e giù per un’altra.
Era separazione completa da una struttura corporea a un’altra: era l’ingresso nei cani, negli uomini, nelle vecchie, negli uccelli, nei bambini che giocano, negli amanti nel loro letto di mattina, negli operai madidi di sudore per la fatica, nei cervelli minuscoli e morbidi dei bambini non ancora nati.
“Posso abbandonare il mio banale corpo ossuto” aveva detto “e spedire la mia mente in cerca di avventure! Volare nell’aria, sulle valli, sotto le stelle, sopra un fiume, uno stagno, una strada…invisibile come nuovo vento di primavera, fresca come il respiro del trifoglio che si alza dai campi al crepuscolo”.
La prima volta si erano incontrati per caso, una notte, in una cittadina dell’Illinois di nome Green Town, mentre la luna color latte si alzava sulle campagne, mutando i fiumi in panna e le strade in platino.
Si erano incontrati nei sogni di un uomo di mezz’età dalla lunga faccia dura e butterata: si chiamava John Elliott ed era lo zio di Cecy.
A dire il vero, uno zio spregevole dato che nei momenti di miseria, quando aveva bisogno di soldi, si era fatto dare cento dollari per ogni membro della Famiglia che aveva indicato alla polizia, in modo che potesse essere trafitto con un palo nel cuore.
E dire che si erano incontrati nei suoi sogni non era del tutto esatto: lui c’era arrivato perché vi aveva percepito qualcosa di insolito e lei, invece, era già lì.
Non nei suoi sogni, ma nella sua mente.
Trovarsi in quel luogo che non era un luogo, in piedi l’uno di fronte all’altra era stato davvero sorprendente per entrambi: ma lui era divorato dalla curiosità, mentre lei era concentrata solo su ciò che stava facendo.
I sogni e il loro sovrano per lei non significavano niente e lui ne avrebbe capito il motivo solo molto tempo dopo.
Lei era dentro zio John da molti giorni, era la paura che lo dilaniava.
Era la cecità improvvisa, quando lo aveva rinchiuso nel buio e lasciato lì a lungo, circondato da facce bianche, torturate, che scivolavano attraverso la sua visione interiore.
Era le decine di bollicine lucenti che gli ballavano davanti agli occhi, ognuna munita di microscopici occhi a mandorla che gli frugavano nel cervello.
Era i rintocchi delle campane che riecheggiavano nella sua mente sconvolta, vicine e poi lontane, e poi vicine e poi ancora lontane: campane che non c’erano, ma che lui - solo lui - sentiva suonare ininterrottamente da settimane.
Era la processione di corpi dal biancore di vermi, girati a faccia in su, che zio John aveva visto galleggiare sull’acqua del fiume, molli come marionette: corpi che non esistevano, ma che sembravano reali, e facce che avevano tutte gli inconfondibili lineamenti degli Elliott.
Era la vecchia che gli parve di avere visto, rugosa come un fico secco, nuda come un seme di cardo, oscillare fra i rami di un biancospino con un palo di cedro conficcato nel cuore.
Era il nero davanti ai suoi occhi.
Morfeo si rese conto che, se avesse continuato così, l’uomo non avrebbe resistito a lungo, sarebbe impazzito o sarebbe persino arrivato a togliersi la vita: quella creatura sorprendente, dall’aspetto così fragile e delicato, poteva veramente essere tanto spietata?
Anche lei, come gli esseri umani che la sua famiglia temeva, non avrebbe esitato a uccidere per proteggersi o per vendicarsi?
“Lui ci ha minacciati” gli aveva spiegato “ha detto che se non lo aiuto a ripulirsi la mente andrà alla polizia e consegnerà un lungo elenco degli Elliott che vivono nelle fattorie dentro e attorno a Green Town, aggiungendo che i poliziotti avrebbero potuto tagliare in un’ora sufficienti bastoni di cedro da infilzare una dozzina di cuori Elliott”.
“Ma non lo sa che sono io, sono io la paura dentro di lui. Io lo fermerò, così papà capirà che anche io sono utile, che anzi sono l’assicurazione della Famiglia!”.
A un tratto l’uomo si era destato di soprassalto, urlando, con grandi laghi di sudore che gli si allargavano sotto le ascelle.
Il sogno era bruscamente finito e Morfeo era tornato nel suo regno.
Da allora non aveva più incontrato Cecy Elliott, ma ogni volta che ripensava a lei era come attraversato da un brivido: i mortali erano capaci di sovvertire sempre le idee che giungeva a formarsi su di loro! Quanto più pensava di esercitare il suo potere sugli umani, tanto più si accorgeva che invece gli sfuggivano e che era lui, alla fine, a farsi manipolare da loro.
Cecy era straordinaria: era tutti i sensi di tutte le creature del mondo.
Sorrise, nella penombra solitaria.
Era tutte le sale cinematografiche e i teatri di prosa e tutte le gallerie d'arte di tutti i tempi.
Più volte si era sorpreso a pensare che, nonostante il suo infinito potere, avrebbe scambiato volentieri il suo regno con la breve vita di Cecy: cosa avrebbe dato per potere - anche solo per una notte - fermarsi tra gli alberi, vivere nei fiori, disperdendosi in petali quando soffiava la brezza, appollaiarsi su una rana verde-melma fredda come menta vicino ad uno stagno lucente, vivere nella nuova erba d’aprile, nei chiari liquidi dolci che salivano dalla terra muschiosa.
Anche se soltanto per poco, sentire ciò che sentono le altre creature e vederle, vederle davvero, profondamente.
E poi ancora entrare nella mente di un uomo innamorato, scorgerne il cuore luminoso come una rosa canina appesa nell’oscurità.
Trovarsi in quel corpo, in quella testa - ne era sicuro! - sarebbe stato come scaldarsi al fuoco di un caminetto, vivere nelle fusa di un gatto addormentato o muoversi nell’acqua tiepida di un ruscello che di notte scorreva verso il mare.
Lei alla fine aveva ucciso suo zio John? Oppure ne aveva avuto pietà?
Ma forse non era così importante - dopotutto - sapere com’era andata a finire la storia.
L’importante era stato scoprire Cecy Elliott e aver capito che era straordinaria, giovane e crudele come solo i giovani sanno essere.
A lui, al contrario, il tempo e il dolore avevano insegnato la pietà: non era passato molto tempo dall’ultima volta che aveva incontrato quella che era stata sua moglie e la madre di suo figlio. Nonostante l’avesse lasciato e avesse giurato che non avrebbe mai più voluto parlare con lui, era stata lei a invocare il suo aiuto.
E lui aveva fatto ciò che poteva per liberarla dall’uomo che l’aveva tenuta prigioniera e per anni ne aveva abusato per ottenere fama, potere e riconoscimenti.
Il pensiero di ciò che lei - lei che aveva amato in un passato lontano! - aveva sofferto era riuscito a sconvolgerlo: l’avrebbe certamente ucciso, se non fosse stato per le parole di Calliope. Nonostante tutto, lei invece aveva scelto di perdonarlo e, con lui, di perdonare l’intera umanità.
Sulle prime non era quasi riuscito a crederci, ma poi aveva capito: la vendetta, il rancore consumano anche chi li prova e il perdono è il primo passo verso la guarigione.
Scosse la testa, ripensando alla seconda volta che aveva incontrato Cecy Elliott.