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James si svegliò di soprassalto, il peso sui fianchi lo strappò dal sonno. Spalancò gli occhi, sbattendo le palpebre nella penombra e vide Peter a cavalcioni su di lui con un sorriso sfacciato stampato in faccia.
“Che cazzo stai facendo?” ringhiò James, con confusione mischiata a un pizzico di irritazione.
Peter scrollò le spalle, fingendo innocenza. “Cos’è, non ho il permesso di sentire la tua mancanza?” inclinò la testa, le pupille dilatate nell’oscurità della cabina.
Senza pensarci, lo sguardo di James cadde istintivamente verso l’inguine di Peter e aggrottò le sopracciglia per la sorpresa.
James sapeva come funzionava: Peter si faceva vivo così solo per tre ragioni. La noia era improbabile – per tutta la settimana era rimasto impegnato a trasformare la laguna delle sirene in un’arena da combattimento. La lussuria? No, altrettanto improbabile – il piccolo rompiscatole di solito andava dritto al punto, se era quello che voleva. Quindi rimaneva...l’ansia.
Visto che Peter non gli si stava strusciando addosso, le probabilità propendevano per l’ultima ipotesi.
James sostenne lo sguardo di Peter, attendendo che proseguisse. La sua maschera si incrinò lentamente: prima il sorriso vacillò, poi le dita si aggrapparono alla vestaglia di James.
“Va bene” sbottò Peter. “Ho avuto un incubo. Volevo...” si interruppe, già sul punto di allontanarsi. “Lascia perdere. È una scemenza” si alzò in ginocchio, volendo apparire distaccato, ma James vide ben oltre. “Ora vado-”
Afferrò la coscia di Peter con una mano – la carne era calda, il muscolo teso sotto le dita – e diede una piccola stretta rassicurante. Mantenne la voce bassa, roca per essersi appena svegliato. “Cosa succedeva, quindi?”
Le labbra di Peter si contrassero, la mascella ostinatamente serrata. Lanciò un’occhiata di lato, la luce della lampada illuminava la polvere dorata sparsa sugli zigomi. “Tu sparivi dall’isola” mormorò troppo bruscamente, “non era proprio un incubo”
James sbuffò, non convinto, ma lasciò che Peter mentisse a se stesso. Sentiva il battito accelerato sotto il palmo della mano, il modo in cui il peso di Peter si era spostato ma non allontanato. Se si fosse trattato di un niente, Peter sarebbe volato via. Invece, eccolo lì, avvinghiato, a fingere indifferenza.
“Mmh” James fece scorrere il pollice lungo l’interno della sua coscia, percependo il lieve tremore. “Il mondo finirebbe se sparissi, vero?” cercò di mantenere un tono leggero, ma le parole uscirono con più morbidezza di quanta avesse voluto.
Peter lo guardò male, socchiudendo gli occhi. “Non lusingarti. È...chi se ne frega” fece, ma ancora non si mosse.
Le dita di James si posarono, rilassate, sulla coscia di Peter. Emise un leggero sbuffo, appena percettibile nel silenzio della stanza. Le dita rimasero lì, non tirò né spinse. “Vuoi parlarne, o...?” la domanda rimase sospesa tra loro, incompiuta ma chiara nella sua gentilezza.
Peter aggrottò la fronte, una smorfia irritata comparve tra la bocca e il naso poi, senza preavviso, si lasciò cadere sul letto accanto a lui con un tonfo sgraziato. Si dimenò fino a stringersi al fianco di James, il viso mezzo sepolto nell’incavo tra il collo e la spalla dell’uomo. Peter espirò, uno sbuffo caldo e scocciato che fece alzare la peluria sul petto di James.
Calò il silenzio. Poi Peter mormorò, con la voce attutita dalla pelle e dalla vestaglia: “Se tu morissi, almeno avrei il tuo corpo” borbottò, “ma qui, semplicemente...sparivi”
James emise un suono sommesso e profondo. Con il pollice descrisse un lento arco lungo la schiena di Peter, osservando la polvere dorata sulla sua pelle catturare il debole bagliore della lampada. “Sei davvero terribilmente ossessionato da me, eh, Pan?”
Si aspettava una risposta rapida, forse uno spintone, ma Peter si limitò a inspirare e a premere il viso ancora di più contro il suo collo. Per una volta, non ci fu sarcasmo, “Più di qualsiasi altra cosa o persona”
James fissò le assi scure sopra di lui, seguendo con lo sguardo i nodi del legno. Peter giaceva accanto a lui, rigido e caldo. Nella cabina regnava il silenzio, interrotto solo dal lieve respiro di Peter, a tratti dal fruscio del vento contro i vetri.
James emise finalmente un altro piccolo mormorio. “Francamente, preferirei sparire” disse con tono secco. “Dio solo sa cosa faresti del mio cadavere se ne avessi l’occasione”
Peter alzò di scatto la testa, rivolgendogli uno sguardo torvo attraverso la massa di capelli ramati. “Oh, vaffanculo, non farei niente” Arricciò il naso, con una mano si scostò i ciuffi dagli occhi. “Probabilmente. Forse... non lo so. Magari lo scoperei. Chi se ne frega. Taci”
James sbuffò, trattenendo a stento le risate. Peter non era certo uno che teneva per sé i suoi pensieri più... personali. Non che James intendesse lamentarsi, comunque.
Peter si rannicchiò di nuovo accanto a James con un rozzo sbuffo, tirandosi su le coperte fino ad intrecciarle intorno ai fianchi, affondando il naso nella clavicola di James. Si irrigidì per un attimo, poi si lasciò andare, mite e, suo malgrado, vulnerabile.
“Non mi piace che tu mi conosca così bene”, mormorò Peter, le parole quasi perse nel tessuto dell’indumento di James. “È imbarazzante. Mi fa sentire...” Si interruppe, quasi inudibile. “Indovini sempre quello che farei. È noioso”
James scosse la testa, un sorriso appena accennato sulle labbra. Peter gli si strinse addosso, emanando esasperazione e un bisogno più intimo, la sua postura disinvolta e possessiva. Per un attimo, James lo osservò, abbastanza vicino da scorgere i riflessi dorati negli occhi di Peter, la mascella serrata come se si aspettasse di essere respinto.
Invece, James si sporse in avanti e premette leggermente le labbra contro quelle di Peter. Il respiro del ragazzo si bloccò prima di calmarsi.
Peter non esitò. Si lanciò in avanti, affamato e disperato, le mani si infilarono rapidamente tra i capelli di James. Il peso improvviso di lui a cavalcioni sulla coscia di James fu in un certo senso confortante. Le dita si aggrovigliarono tra i ricci di James, tirandoli – non abbastanza da fargli male, solo per stringerlo.
James gli cinse la vita con un braccio, attirandolo a sé. I loro nasi si sfiorarono, i loro respiri si mescolarono, rapidi e scattosi. Si lasciò pressare contro il materasso, la bocca si aprì all'insistente spinta della sua lingua.
James si lasciò andare per un minuto, il sapore della bocca di Peter era amaro di sangue e dolce di miele. La schiena gli doleva contro il materasso, la spalla era premuta maldestramente sotto il gomito di Peter, ma qualcosa lo ancorava a quel disagio.
Peter colse l'occasione per approfondire il bacio, le mani vagavano, troppo veloci ed esigenti per la pazienza di James. James sentì il graffio dei gioielli di Peter contro il cuoio capelluto, percepì il bordo affilato di un ginocchio che gli si conficcava nell'anca. Gli venne quasi voglia di lamentarsi…
James si staccò per primo, respirando affannosamente, il suono tra di loro fu umido. “Sei soddisfatto?” borbottò con voce roca. “Perché io vorrei almeno un'altra ora di sonno” grugnì.
Peter emise solo un piccolo mugolio di piacere che vibrò contro le labbra di James, e lo baciò ancora. E ancora. E ancora…
James non ebbe un'altra ora di sonno.
