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Estate 2018
In una giornata soleggiata e torrida a Beaver Creek, due ragazzini di dodici anni, Daniel e Chris, si stavano godendo l'estate prima del ritorno a scuola. Erano vicini di casa e passavano gran parte del loro tempo insieme, come era naturale per ragazzi della loro età.
Nonostante l'amicizia, i due provenivano da situazioni familiari molto diverse.
Chris aveva perso la madre quando aveva solo sette anni e, da allora, suo padre, Charles, si era rifugiato nell'alcol. Anche se il loro rapporto era complicato, in fondo si volevano bene. Chris aveva capelli biondi corti, occhi azzurri e lentiggini che spiccavano sul suo viso. Spesso, nel tentativo di evadere dalla realtà, si rifugiava nel mondo immaginario dei supereroi.
Daniel, invece, viveva una situazione ancora più complessa. Aveva perso il padre, vedeva sua madre di rado e suo fratello maggiore, Sean, era finito in prigione con una condanna di quindici anni. Daniel viveva con i nonni materni, e nonostante la nonna fosse molto severa, si sentiva al sicuro con loro. Aveva la pelle abbronzata, occhi marroni e capelli castano scuro. Anche lui, come Chris, si rifugiava nel mondo della fantasia.
Quel giorno, i due stavano giocando ai supereroi nella casa sull'albero di Chris. "SuperWolf, analisi!" ordinò Chris, impersonando il suo alter ego, Capitan Spirit. "La zona nord sembra libera... Ma a sud..." Daniel si fermò. "Intrusi!" gridò Capitan Spirit, puntando lo sguardo verso casa sua. Una figura adulta si stava avvicinando: era Charles, il padre di Chris. Sapeva che i ragazzi stavano giocando e decise di stare al gioco, alzando le mani. "Vengo in pace!" disse scherzando, e sorprendentemente, quel giorno non sembrava avere toccato una goccia di alcol. Charles aveva occhi azzurri come suo figlio, capelli castano chiaro e un'aria trasandata, con barba e baffi leggeri.
Chris immaginò che suo padre fosse lì per dargli qualche notizia, così i due scesero dalla casa sull'albero senza però uscire dal personaggio. "Che cosa vuoi, messaggero?" domandò Capitan Spirit con tono autoritario. Charles sorrise alla serietà del figlio, consapevole che presto l'infanzia sarebbe finita e questi momenti sarebbero diventati rari. "Sono qui per darvi un annuncio: avete un nuovo vicino!" disse Charles, cercando di mantenere il tono del gioco. Daniel e Chris si guardarono entusiasti. "Finalmente sono arrivati?" chiesero all'unisono. "Sì, stanno sistemando la casa poco prima di quella di Daniel. E sembra che abbiano un figlio della vostra età. Perché non andate a conoscerli?" suggerì Charles. I ragazzi non persero tempo e si precipitarono verso la casa dei nuovi arrivati.
Sapevano che una famiglia proveniente dal Canada si sarebbe trasferita presto e avevano atteso l'arrivo di quel ragazzo per tutta l'estate.
Quando arrivarono alla casa, non troppo grande né troppo piccola, notarono il furgone dei trasporti. Un uomo robusto dai capelli neri stava trasportando scatoloni, mentre fuori una donna bionda teneva in braccio un bambino di pochi mesi. Accanto a lei c'era il ragazzo di cui avevano sentito parlare: capelli neri, occhi verdi, probabilmente della loro età.
Chris fu il primo a parlare. "Ehi, ciao!" disse, facendo sobbalzare il ragazzo, che rispose timidamente. "Ciao..." "Tu devi essere il nostro nuovo vicino, giusto?" domandò Daniel con un sorriso amichevole. "Beh... sì..." rispose il ragazzo, ancora un po' intimidito. "Io sono Daniel e lui è il mio amico Chris. Stiamo giocando ai supereroi. Ti va di unirti a noi?" chiese Daniel. Gli occhi del nuovo arrivato si illuminarono, ma prima che potesse rispondere, sua madre lo richiamò. "Ethan, vieni qui subito!" ordinò, con un tono severo. Il ragazzo abbassò lo sguardo. "Scusate, devo andare..." disse, tornando dalla madre con un'aria visibilmente intimorita.
Daniel e Chris si guardarono perplessi. "Che tipo strano..." commentò Daniel, e Chris annuì.
Nel tardo pomeriggio, quando il caldo diventava insopportabile, i ragazzi si rifugiarono in casa di Daniel per disegnare supereroi. I nonni di Daniel erano usciti per una passeggiata e i due amici ne approfittavano per creare nuovi personaggi. Alle 17:28, Chris avrebbe dovuto tornare a casa, ma prima chiese: "Ehi Dan, ti spiace se vado in bagno? Sto per esplodere!" "Non c'è bisogno di chiedere, vai!" rispose Daniel ridendo.
Mentre era in bagno, Chris notò qualcosa dalla finestra: Ethan, il nuovo arrivato, era nel retro della sua casa, vicino a un secchio. Sembrava intento a fare qualcosa di strano, muovendo le mani senza toccare il secchio. Poco dopo, una piccola sfera d'acqua si sollevò dal secchio e fluttuò nell'aria. "Che sta facendo?" sussurrò Chris, incredulo. Non riusciva a credere ai suoi occhi: Ethan aveva i poteri, esattamente come Daniel!
Senza pensarci due volte, corse giù dalle scale. "Dan! Non ci crederai mai a quello che ho visto!" urlò, quasi scontrandosi con l'amico. "Wow, calma! Hai combinato un disastro in bagno?" scherzò Daniel, ma Chris era troppo agitato per ridere. "No, ascolta! Ho visto il nuovo vicino, Ethan, controllare l'acqua! Con la mente!" "Controllare l'acqua?" ripeté Daniel, confuso. "Sì, con la forza del pensiero! Era assurdo, ma ti giuro che l'ha fatto!" Daniel saltò in piedi, sconvolto. "Sei sicuro di quello che hai visto?" "Al 100%!" confermò Chris, eccitato. Daniel non sapeva cosa pensare. Un altro con i poteri? "Dan, anche lui ha i poteri!" esclamò Chris. "Devo vederlo con i miei occhi."
I due amici uscirono dalla casa in tutta fretta, diretti verso quella del nuovo arrivato. Quando arrivarono vicino al retro, però, lui non c'era più. Il secchio era ancora lì. «Dove sarà andato?» si chiese Daniel, notando gli schizzi d'acqua per terra. «Oh cavolo! Nasconditi, Dan!» esclamò improvvisamente Chris, abbassando l'amico. «Perché? Che succede?» domandò Daniel, confuso e a bassa voce. «È dentro casa... e sembra che i suoi lo stiano sgridando...» «Sgridando? Perché?» «Non lo so, ma c'è solo un modo per scoprirlo.»
Con passo silenzioso, i due ragazzini si avvicinarono a una finestra, ma purtroppo era chiusa, quindi non potevano sentire nulla. Decisero comunque di sbirciare. Dentro, videro i genitori del nuovo arrivato che lo stavano rimproverando duramente, in particolare il padre sembrava fuori di sé dalla rabbia. All'improvviso, il ragazzo rispose urlando, scoppiando poi a piangere. Quello che successe dopo fu così rapido che né Daniel né Chris riuscirono a capire bene. Il padre disse qualcosa che fece scattare il figlio, che urlò ancora più forte, e poi... qualcosa esplose. Forse un fornello. Scoppiò un piccolo incendio.
I due ragazzi, spaventati dall'idea di essere coinvolti, si allontanarono in fretta. «Via! Via!» si dissero, mentre scappavano. Videro il nuovo arrivato fuggire dalla porta sul retro e correre verso il bosco. «Sta andando verso il bosco!» esclamò Daniel. «Il bosco?! Ma è pericoloso! Dobbiamo seguirlo!» rispose Chris, e si mise subito a correre, seguito da Daniel.
Il bosco non era particolarmente fitto, ma, dato che la sera stava calando, assumeva un'aria cupa e inquietante. «Questo posto mi mette i brividi...» sussurrò Chris, visibilmente spaventato. Daniel invece sapeva come muoversi: l'aveva esplorato un anno prima, durante la fuga con suo fratello Sean. Quei ricordi cominciarono a riaffiorare: il campo nomadi, la chiesa, sua madre, il confine... «Dan, tutto bene?» lo scosse Chris. «Sì, scusa, stavo pensando a dove andare...» mentì Daniel. Chris non conosceva i dettagli della sua storia: sapeva solo che aveva avuto problemi familiari e che viveva con i nonni, ma niente di più.
Improvvisamente, un urlo in lontananza catturò la loro attenzione. Poco più avanti, videro Ethan, il nuovo arrivato, bloccato davanti a un orso. L'animale si preparava ad attaccare, ma Ethan fece qualcosa di incredibile: con strani movimenti delle braccia, sembrò controllare l'aria e la scagliò contro l'orso, facendolo indietreggiare. Tuttavia, il contraccolpo fu troppo forte e Ethan cadde a terra. «Dobbiamo aiutarlo!» gridò Daniel, correndo verso di lui. «Daniel, aspetta!» lo richiamò Chris, ma era troppo tardi: Daniel era già arrivato e porse la mano al ragazzo, che la afferrò, tirandosi su. Lo guardava, stupito e spaventato. «Hai visto?» chiese, riferendosi chiaramente ai suoi poteri. «Non c'è tempo, dobbiamo andarcene prima che...» ma Daniel non fece in tempo a finire la frase: l'orso si era rialzato, ancora più furioso.
Con la forza della sua telecinesi, Daniel sollevò una roccia e la scagliò contro l'animale. «Via!» urlò, e i tre ragazzi si misero a correre, cercando di seminare l'orso. La bestia, però, continuava a inseguirli. Daniel inciampò su un sasso e cadde a terra. Ethan corse verso di lui. «Resisti! Cerco di aiutarti!» gridò, mentre l'orso si avvicinava minacciosamente.
Chris, osservando la scena da lontano, vide il suo migliore amico e il nuovo arrivato in pericolo. Il suo istinto si attivò: allungò le mani verso l'orso e, come per magia, una gabbia di tronchi caduti si formò attorno all'animale, imprigionandolo. Chris non poteva credere a ciò che aveva appena fatto. Anche lui aveva dei superpoteri? Daniel e Ethan si voltarono verso di lui, increduli quanto lui stesso. «Presto, corriamo!» gridò Chris, e i tre scapparono, lasciandosi alle spalle l'orso intrappolato.
Quando uscirono dal bosco e raggiunsero la zona residenziale, Charles, il padre di Chris, e i nonni di Daniel li stavano cercando preoccupati. Vedendoli uscire dal bosco, corsero loro incontro, con volti severi. «Siete impazziti?! Siete andati nel bosco?!» urlò Charles, pieno di rabbia. Poi abbracciò forte Chris. «Non farmi mai più una cosa del genere, hai capito? Ho già perso tua madre...» «Scusa, papà...» si scusò Chris, abbassando lo sguardo.
Anche i nonni di Daniel si avvicinarono a lui, furibondi. «Vale lo stesso per te, Daniel! Cosa ti è saltato in mente?!» rimproverò la nonna. Daniel fece per replicare, ma Ethan lo interruppe. «È stata colpa mia...» cominciò a spiegare Ethan. «Ho litigato con i miei genitori e sono scappato nel bosco... Daniel e Chris mi hanno visto e mi hanno seguito per cercarmi...» disse, con lo sguardo basso. «Lo sai che è scoppiato un incendio in casa tua? Per fortuna, tuo padre l'ha spento in tempo. Ma i tuoi sono terribilmente preoccupati per te!» spiegò il nonno di Daniel. Ethan fece finta di essere sorpreso. «Cosa?! Loro stanno bene? E Katy, la mia sorellina?» «Stanno tutti bene. Ma dovresti tornare da loro» disse il nonno.
Alla fine della giornata, i tre ragazzi subirono una bella ramanzina dai loro familiari e, come punizione, niente videogiochi per una settimana.
Il mattino seguente, Daniel e Chris si incontrarono come al solito. Si scambiarono uno sguardo e pensarono la stessa cosa. «Dobbiamo parlare con il nuovo arrivato» dissero all'unisono. Si diressero verso casa sua e lo videro uscire. «Ehi, nuovo arrivato!» lo salutò Daniel. «Ehi, cercavo proprio voi» disse Ethan. «Anche noi!» aggiunse Chris. «Andiamo nel retro, i miei stanno sistemando la casa.» «Ho un posto migliore!» esclamò Chris. «La mia casa sull'albero!»
Saliti nella casetta, rimasero in silenzio per un po'. Poi Ethan lo ruppe: «Voi mi avete visto, vero?» chiese, riferendosi ai suoi poteri. Gli altri due annuirono. «Immagino che vi debba delle spiegazioni...» «Beh, non sei l'unico» disse Daniel, guardando Chris. «Perché mi guardi così?» chiese Chris. «Perché non mi hai mai detto che anche tu hai i poteri?!» «Non lo sapevo nemmeno io fino a ieri!» si giustificò Chris. Ethan li osservava, sconvolto. «Quindi... anche voi avete dei poteri?» Daniel annuì. «Li ho scoperti un anno fa, quando un poliziotto... ha ucciso mio padre. Ho perso il controllo e... ho fatto esplodere tutto. Mio fratello maggiore è stato accusato al posto mio.» Ethan rimase senza parole. «Mi dispiace tantissimo...» disse, vedendo la tristezza negli occhi di Daniel. «E tu, Chris?» «Io l'ho scoperto ieri! Prima di allora non ne avevo idea!» rispose lui. Ethan sospirò. «Capisco. Io l'ho scoperto qualche mese fa, quando ho accidentalmente incendiato il laboratorio di chimica della scuola. Nessuno mi ha scoperto, ma i miei genitori lo hanno capito. Mio padre lavorava per l'Air Force canadese, e se qualcuno avesse scoperto che suo figlio aveva dei poteri, avrebbero fatto esperimenti su di me.» «Ecco perché vi siete trasferiti!» esclamò Chris. «Sì, per tenere un profilo basso» confermò Ethan. «Mio padre ha lasciato il lavoro, e mia madre, che era già casalinga, non ha dovuto rinunciare a niente. Ma mi hanno proibito di usare i poteri.» «Ed è per questo che ti sgridavano ieri» concluse Daniel. «Mi avete spiato?!» chiese Ethan, scioccato.
Chris spiegò come lo avevano visto controllare l'acqua e di come lo avevano seguito fino al bosco. Dopo qualche istante di silenzio, Ethan li ringraziò: «Grazie per avermi salvato la vita.» «Nessun problema! È il dovere dei supereroi salvare i civili» scherzò Chris. «O i compagni!» aggiunse Daniel. «Ma... io non sono vostro amico...» precisò Ethan. «Beh, perché non lo diventi? Siamo tre ragazzini con superpoteri e... ti piacciono i supereroi, vero?» domandò Chris. «PowerBear è il mio preferito!» confessò Ethan. «Allora siamo a posto!» esclamò Chris. «Benvenuto nella Spirit Squad, Ethan!» disse infine Chris.
Nessuno se lo sarebbe immaginato, ma da quel momento sarebbe nata una grande amicizia.
