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Welcome to Rook Paradise

Summary:

[Storia in fase di riscrittura]
Sappiamo bene tutti come Jason, Riley, Grant e i loro amici abbiano deciso di passare l’ultimo giorno di vacanze sull’isola sbagliata, ritrovandosi rapiti da Vaas e i suoi pirati. Ma come è successo? Come è stato il primo incontro di Jason e Vaas? Cos’ha provato il futuro guerriero Rakyat, mentre le cose che più amava, le sicurezze e le certezze che aveva, andarono in frantumi una dietra l’altra?
La storia ripercorre praticamente tutto l’intro del Gameplay. Con diversi Flash Back, incentrata molto sul Bromance, e condita con giusto un pizzico di Slash Vaas/Jason. non-con
Buona lettura! :)

Chapter 1: False Paradise

Chapter Text

Doveva essere una bella vacanza; il mare, la spiaggia, le feste a Bangkok. Non si doveva pensare ad altro. Poi però ci siamo lanciati da quel maledetto aereo su quella maledettissima isola e tutto…tutto era andato a puttane…


.... .... .... ....

 

 

Mi svegliai con un mal di testa martellante; all’inizio non capii nulla e sbattei le palpebre un paio di volte solo per cercare di focalizzare, ma riuscendo a vedere solamente indistinte macchie rosse. No anzi, uomini vestiti di rosso che...che...stavano parlando? Non riuscivo a capirlo bene, quelli che mi arrivavano erano solo suoni confusi ed io, ed io…ero in una gabbia? Sì, stavo proprio in una gabbia e c’era pure qualcun altro qui con me, solo non capivo chi fosse – dai confusi segnali che mandava nella mia direzione però, sembrava dovermi conoscere…

 

io proprio però non riuscivo a capire chi fosse. Non riuscivo a riconoscerlo, a riconoscere nessuno; vedevo le persone solo come delle strane macchie sfocate. Forse perché ero stato drogato? o colpito troppo forte? Ma perché? Perché c’era la possibilità che mi fossero successe queste cose?

 

Non capivo e non rammentavo nulla. Qual'era l’ultima cosa che avevo fatto? Io non…

 

Chiusi gli occhi e mi mossi un attimo. Forse, qualcuno mi stava toccando? Era una mano quella che sentii per un attimo tra i miei capelli? Così cercai subito di riaprire gli occhi per capirlo; ancora le immagini erano così confuse, eppure stavano già migliorando, così stavolta capii almeno di essere seduto a terra e che le mie gambe, per qualche motivo, erano veramente difficili da muovere. Persino le mie braccia – anzi, queste ultime erano completamente bloccate.

 

Ancora; perché?

 

Alzai la testa per guardami in alto ma così mi venne solo un capogiro; la riabbassai immediatamente e chiusi di nuovo gli occhi per un breve attimo – cercando solo di respirare – mentre quella voce, sì, quella che sembrava venire dalla sagoma in rosso continuava a parlare...a me? Allora cercai di fissarlo per capire chi fosse e cosa volesse proprio da me, ma immediatamente e di prepotenza, mi fu messo qualcosa di luminoso davanti al viso. Ed io tornai ancora a strizzare gli occhi, infastidito, confuso e un po' addolorato per le mie povere pupille.

 

Per un attimo mi sentii male e mi venne anche la nausea, fortunatamente però passò quasi subito e finalmente, le immagini sembrarono stabilizzarsi. Persino quella voce che...non so perché, ma come cominciai ad udirla chiaramente, mi fece d’istinto congelarmi il sangue nelle vene.

 

Come se fosse l’ultima cosa sulla faccia della terra che volessi sentire…

 

“Così siete pazzi, eh?” disse quella terrificante voce, che teneva in mano il mio cellulare in modo che mi fosse sempre davanti al viso. Con il video bloccato di quella che doveva essere, una favolosa vacanza…

 

“Saltate dagli aerei, volate…come uccelli” mi disse ancora divertito, continuando a sventolarmi il mio stesso dispositivo davanti e che io però continuai a seguire con lo sguardo (ancora un attimo confuso), prima di riuscire finalmente a spostarlo su di lui. E subito lo vidi sorridermi compiaciuto in risposta.

 

“Cazzo, che matti” aggiunse poi ridendo, tirando fuori il suo braccio dalla gabbia e continuando a studiare il mio cellulare, restando accucciato a terra per rimanere alla mia altezza. Ed io finalmente capii; ero in una gabbia di bambù, i mie polsi erano legati stretti tra loro, le mie caviglie pure, la mia bocca era coperta da del nastro adesivo ed io ero stato appena rapito…

 

Cominciai a fissarlo sempre più spaventato, ora che la consapevolezza di quanto la mia vita fosse in pericolo cresceva sempre di più dentro di me; Quella sua voce, quella pettinatura, la cicatrice sulla nuca, i suoi occhi – folli. Sembrava totalmente schizzato. Uno qui psicopatici che avevo visto solo nei film. Ma com’era possibile che fosse davvero lì, davanti a me? Come poteva essere reale?

 

E com’ero potuto finire in situazione simile io non…

 

io non…

 

io non ricordavo.

 

 

.... .... .... ....

 

 

Era l’ennesima volta che litigavo con Liza dall’inizio di quella vacanza.

 

 

Dannazione.

 

 

Il nostro viaggio doveva essere dedicata solo a Riley, ma io purtroppo non mancavo mai di agire d’impulso come sempre e di fare di conseguenza, anche delle scelte decisamente molto stupide; come andarmi a fare un bel giro per conto mio, in un luogo del tutto nuovo e sconosciuto per me, così da sbollire la rabbia e rendermi conto, solo dopo una ventina di minuti abbondanti, che mi ero perso nella giungla…

 

“Dannazione” ripetei ad alta voce guardandomi attorno ancora una volta, ritrovandomi persino ad infilarmi le mani tra i capelli, come scorsi nient'altro che giungla e giungla.

 

Non avevo la minima idea di dove fossi e da dove fossi venuto, in un primo momento non seppi neanche che fare; era Grant ad essere stato nell’esercito, non io. Quindi di sopravvivenza ne sapevo davvero poco o nulla. Forse qualcosa visto in qualche documentario, di cui però non ricordavo più nulla…

 

che genio eh?

 

Poi però, decisi che forse era meglio continuare a camminare e basta, sperando di incrociare una strada, o anche solo un sentiero, che mi potesse portare ad qualsiasi posto minimamente civilizzato.

 

Magari un villaggio – sperando…

 

Così mi misi in marcia verso una direzione casuale, non capendo neppure dove potesse essere la costa. Chissà se gli altri si erano già accorti della mia scomparsa; dovevano, dopotutto era già da un bel po’ che ormai giravo a vuoto e, neanche a farlo apposta, ecco che come lo pensai sentii subito il cellulare squillarmi nei pantaloni. In un attimo lo estrassi e del tutto sconfortato lessi il nome di mio fratello maggiore.

 

Merda.

 

E ora che gli raccontavo?

 

“Pronto…” risposi un po’ titubante.

 

“J, ma che cazzo! dove ti trovi?” mi chiese subito Grant profondamente preoccupato.

 

“Ecco io…” mi massaggiai la testa in modo distratto, guardandomi un'altra volta attorno e costatando di nuovo che, almeno per me, la giungla fosse tutta uguale: “Non ne ho idea”

 

“Che significa? Senti, se si ancora innervosito lo capisco; ma adiamo, non puoi…” cercò subito di chiarire, convinto che fossi ancora in giro per via della brutta litigata con Liza. Ma io lo interruppi, cercando subito di chiarirgli che non era così.

 

“No, Grant. Dico sul serio, non c’entra niente il litigio!” lo avvisai subito nervosamente: “Senti, non dirlo agli altri ti prego e solo che...mi sono perso” gli confessai poi sentendomi un vero idiota – solo io potevo rovinare così stupidamente una vacanza.

 

Ci fu una pausa dall'altro capo del cellulare; forse perché si allontanò dagli altri, assecondando il mio desiderio di non allarmare inutilmente il gruppo.

 

“Stai scherzando vero?” mi disse poi ancora più preoccupato.

 

“No, purtroppo no” gli confermai continuando a camminare, sentendo alcune foglie e dei rametti spezzarsi sotto i miei piedi.

 

“E, non riesci. Non puoi capire proprio dove ti trovi rispetto a noi?” mi chiese poi apprensivo, quasi fossi in chissà quale pericolo di vita.

 

Ecco, ero proprio un idiota. Sapevo che Grant era molto iperprotettivo nei confronti di me e Riley, si agitava parecchio se non ci aveva più sott’occhio, per paura che potesse capitarci qualcosa ed io, come sempre, mi ritrovavo a scordarmelo prima di fare una delle mie idiozie.

 

“No Grant, non ho idea di dove sono e non so nemmeno dove dovreste essere voi. Per quanto ne sappia, potrei persino ritrovarmi dall’altra parte dell’isola” gli rivelai un abbastanza perplesso, anche se ovviamente non avevo camminato così tanto da essermi fatto tutta l’isola.

 

Speravo…

 

“Maledizione” commentò nervoso Grant.

 

Lo capivo.

 

“Scusa Grant; non volevo darvi questa rogna, davvero, è solo che quando me ne sono reso conto era già troppo tardi” gli dissi dispiaciuto.

 

“Non importa J. Ora, cerchiamo solo di capire di come trovarti, ok? Il resto non conta” mi rispose per tranquillizzarmi.

 

Io annui, anche se non poteva vedermi. Poi mi venne in mente di comunicargli il mio mezzo piano.

 

“Senti, avevo pensato di continuare a camminare fino a trovare il primo posto abitato che mi capitava di incrociare. Che ne dici?” gli chiesi per conferma, cosi da sapere almeno se non stessi sbagliando tutto.

 

“Bravo, ottima idea” mi confermò Grant e se lo diceva lui, allora era così: “Ma mi raccomando, chiamami appena capiti in un villaggio, ok? E soprattutto, fallo ad ogni intervallo di mezzora, sono stato chiaro?” mi disse serio e io senza farlo apposta scoppiai un po’ a ridere.

 

“Grant; non siamo mica in guerra, lo sai vero?” gli dissi scherzosamente, ma lui non era dello stesso umore.

 

“Non è divertente J. Non siamo a casa, potrebbe capitarti qualsiasi cosa qui. Quindi tu fallo e basta” mi disse piuttosto preoccupato.

 

“Ok, ok. Va bene” lo rassicurai: “Non è che anche girare soli negli States sia Comunque così tanto sicuro” aggiunsi poi, continuando a camminare e provando a fargli capire che si stava agitando troppo per nulla.

 

“Sì J, ma se a casa ti capitasse qualcosa, ci sarebbero polizia e ospedali pronti ad intervenire. Qui non penso proprio che ci sia un servizio simile; anche se noi siamo stranieri e pieni di soldi” mi ricordò Grant e io sospirai.

 

“Si, hai ragione. Scusa” gli dissi poi: “Però…promettiti di non agitarti; sta tranquillo Grant, non mi succederà proprio niente. ok?” gli dissi, nel vano tentativo di non mandarlo in ansia come gli capitava al solito. Dopotutto era stato in Iraq e dopo la morte di papà aveva sempre avuto un occhio sopra me e Riley. Come se tutta la responsabilità fosse passata di colpo a lui. Ed io gli volevo un gran bene per questo, soprattutto perché io non la presi così bene come invece riuscì a gestirla lui.

 

Dannazione, persino Riley fu più bravo di me a gestire la morte di papà. Pianse, ma almeno si sfogò nel modo migliore, invece io…

 

In un attimo mi accorsi di avere le lacrime agli occhi e così me le asciugai in fretta, costringendomi a ricacciare via quei tremendi pensieri. Altrimenti non sarei riuscito a rispondere a Grant senza singhiozzare e non potevo permettermelo; soprattutto poi visto com'era già preoccupato per la mia incolumità.

 

“Senti, passami Daisy” pretesi poi, prima che potesse dirmi altro e tenendo il mio tono di voce il più basso possibile.

 

“Perché?” mi chiese Grant confuso.

 

Potevo già percepire quanto fosse sospettoso della mia richiesta.

 

“Tu fallo e basta” insistetti poi e a quel punto, sentii Grant camminare di nuovo verso gli altri.

 

Subito riconobbi in sottofondo la voce di Riley, Keith e anche quella di Oliver. Persino quella di Liza, che si stava ancora sfogando contro di me – e non aveva tutti i torti.

 

“Pronto?” sentii la voce della ragazza di mio fratello.

 

“Si, senti Daisy. Non dirlo agli altri, lo sa soltanto Grant. Non è che non sono tornato più perché non voglio confrontarmi ancora con Liza, è che mi sono perso. Non ho la minima idea di dove mi trovi” la informai subito.

 

“E…” la sentii un po’ esitante, anche lei non doveva farsi scoprire dagli altri: “che cosa intendi fare?” mi chiese poi gentilmente, saettando lo sguardo verso Grant – so che doveva averlo fatto!

 

“Adesso sto cercando di vedere se riesco a incrociare qualcuno, o un villaggio. Quando succede vi faccio sapere, ma adesso devi ascoltarmi” gli dissi diventando molto serio verso l’ultima frase. Mi fermai anche. Stavo ancora in mezzo alla giungla e mi accostai ad una albero, appoggiandomi con la schiena.

 

“Sai anche tu com’è Grant. Si scalda troppo se non ha sott’occhio quasi sempre me e Riley. Mi ha già detto che devo chiamarlo ogni mezzora per fargli capire che sto ancora bene. Io gli ho detto di stare tranquillo ma…” mi interruppi e sospirai: “senti, non è che mi faresti il favore di distrarlo almeno un po’ e farlo rilassare?”

 

“Certo, sì” mi disse subito Daisy. Quella ragazza era di una dolcezza infinita.

 

“Però tu chiama” aggiunse poi, con una punta di preoccupazione.

 

“D’accordo” la rassicurai: “ora ti saluto. Richiamo tra mezz’ora” dissi, per poi chiudere la chiamata. Poi rialzai lo sguardo verso la natura selvaggia.

 

Speriamo bene.