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Foedus amori

Summary:

Anno 1723, Scozia.

Cecile fa parte della servitù di Kelburn Castle. Dopo la scomparsa dei Boyle la residenza passa sotto proprietà del conte Edward Styles: scapolo, solitario, burbero, scorbutico, a tratti manesco e decisamente evasivo.

Cecile è curiosa come poche e non le è indifferente la stranezza negli atteggiamenti del Conte, il cui passato tornerà dolorosamente a galla solo per lei e solo grazie a lei.

Ostacoli la differenza sociale, la disarmante evasività a tratti violenta del Conte, l'eccessiva sfacciataggine di Cecile che le si rivolterà contro.

Shakespeare diceva: "Amore è un faro sempre fisso che sovrasta la tempesta e non vacilla mai". Difficile a dirsi, se alla tempesta si aggiunge un terremoto.

Notes:

Aggiornamento una volta a settimana.

Chapter Text

 

"In questo mondo di sogni Boccadoro viveva più che in quello della realtà. Il mondo reale non era che una superficie, una sottile membrana tremante sopra il mondo trascendente delle immagini e dei sogni."

 

26 Luglio 1723
Residenza ufficiale Kelburn Castle, Ayrshire, Scozia.

 

Un ronzio fastidioso, un frinire insopportabile pari alle cicale in piena stagione estiva, un andirivieni continuo, disorientante. Servitù ammassata come orda di formiche sugli usci di tutte le stanze della residenza, la cucina in totale subbuglio, rumori ferrosi di utensili che si scontrano, gli ordini impartiti dal capo cuoco riecheggiano lungo la scalinata principale e si diffondono ovunque.

Ironico. No, nemmeno ironico. È esilarante e ridicolo pensare che possa crearsi un tale scompiglio per un'unica persona. Assurdo osservare come un'intero corpo di persone si dia da fare per sistemare alla perfezione un qualsiasi minimo dettaglio per l'arrivo di un solo individuo. Certo, è anche sì un evento rarissimo che un intero possedimento passi nelle mani di una nuova famiglia, che finisca sotto un altro nome.

Styles. Suona bene? Styles. Residenza Kelburn Castle degli Styles. Gli Styles di Kelburn Castle. Styles.
Continua a impastare il cognome tra le labbra e tra i denti, così da farci un minimo d'orecchio e di abitudine. Però... Boyle. Suonava decisamente meglio Boyle. Cecile ne è sicura e più che convinta.

Lavora al servizio dei Boyle da quando ha 16 anni, e sa, per sentito dire dalle altre donne della servitù, che cambiare padrone è uno degli eventi più scombussolanti che possano colpire un gruppo di servizio. Nuove abitudini, diversi modi di fare, differenti routines e non solo per la famiglia, ma per tutto il personale. Questo Styles potrebbe tranquillamente atteggiarsi da buon messia o, al contrario, aizzare palizzate tra lui e la servitù e ripartire ordini come il peggiore dei generali.

È tanto ricoloro quanto giustificato il trambusto che invade le stanze: una pessima impressione sul nuovo padrone sarebbe la peggiore delle conclusioni che la giornata potrebbe avere.

I giardini sono stati sistemati totalmente: gli alberi potati con minuziosa attenzione, la fontana all'ingresso lucidata e il vialetto acciottolato rastrellato dalle erbacce. Le stanze brillano, la cucina risplende, la stanza da letto padronale è in perfetto ordine, così come l'ufficio. La biblioteca è stata spolverata e agli ampi corridoi è stata data aria fresca.

Styles. Continua a rimarcare il cognome, come se così facendo potesse delinearne i tratti somatici e capire che genere di persona si sarebbe occupata di loro da quel momento.

«Cecile!» È la voce della governante, Zelda, a destarla dai suoi sproloqui mentali e drizzarla dritta in equilibrio sui suoi piedi, «Caspita Cel, ti trovo ancora qui accerchiata da libri! La casa è invasa dal caos bambina mia non puoi restare con le mani in mano!» La rimprovera sollevando la sottana della divisa nera e spostandosi fulminea verso il tavolo cosparso dei libri che Cecile avrebbe dovuto riporre al loro posto una volta spolverati.

«Perdonami Zelda!» Si affretta a rispondere raggiungendola al lungo tavolo «Non ho idea di cosa mi giri per la testa in questo momento» continua afferrando un volume particolarmente pesante riponendolo nello scaffale.

«Il nuovo padrone giungerà a momenti Cecile, tutto deve essere perfetto. Non possiamo permetterci di fare una pessima figura.» Riprende prima di fare una pausa e sospirare, asciugandosi la fronte umida di sudore con un fazzoletto di stoffa «Tesoro, capisco come ti senti. Siamo tutti decisamente agitati — prosegue afferrandole le mani e stringendole amorevolmente alle sue — non ho idea di che uomo sia questo Styles. Potrebbe essere un bravissimo uomo, o meglio dire giovanotto, ho sentito dire che è parecchio giovane» conclude facendo un occhiolino impertinente a Cecile e riavviandole una ciocca di capelli dietro l'orecchio.

Lei ridacchia leggermente in imbarazzo prima di parlare «E se non dovesse esserlo? Ho sentito tante voci riguardo padroni, baroni e conti che trattano la servitù senza un alcun minimo rispetto. I Boyle sono sempre stati gentili, non sopporterei della cattiveria.»

«I Boyle erano i Boyle. Probabilmente la migliore famiglia per la quale io abbia mai lavorato. Ma non ci sono più Cecile e dobbiamo accettarlo. Adesso — Zelda abbandona la stretta di Cecile e si riavvia verso la porta — seguimi che ci sono ancora diverse faccende da sbrigare. Il conte giungerà fra poche ore.»

Cecile percorre un paio di passi prima di sistemare la divisa nera stringendo i fiocchi in vita e lisciando le pieghe della gonna lunga. Porta le mani ai boccoli castani e li sistema come meglio può per poi congiungersi a braccetto con Zelda e seguirla fuori dalla biblioteca.

Chissà se Zelda è davvero convinta delle parole che ha rivolto a Celine nel tentativo di confortarla. Di padroni crudeli ne ha avuti pressoché un paio, e la convivenza non era stata di certo facilmente vivibile. Ha evitato di proposito di accennarlo a Cecile, per non arrecarle ulteriore ansia o preoccupazione, dato che lei ha come elemento a sfavore persino la giovane età — che negli anni di servigi ha osservato essere presa in causa come capro espiatorio per frequenti punzecchiamenti inopportuni o libertà indesiderate che i padroni, o chi per essi, si prendevano in diritto di concedere. — Dubita accadrà, ma l'innocenza che strabocca dagli occhi cerulei di Cecile la rende malleabile nelle mani di chi è esperto nel dirigere i giochi.

Zelda la conduce nella sala principale, collegata direttamente con l'ampio portone d'entrata. Cecile è certa di non avere mai visto il pavimento brillare così tanto, e nemmeno tutte le raffinate decorazioni che adornano le pareti sono mai state di tale lucentezza. Gli ampi specchi sono stati tirati a lucido e Cecile si perde a osservare il suo riflesso. I capelli sono un disastro sotto la cuffietta bianca in cotone, le onde castane si annodano in una massa disordinata che sporge dal bordo, due ciuffetti corti spuntano contro la fronte dandole un'aria sbarazzina e leggermente trasandata. Anche l'abito lungo nero è coperto da un grembiule bianco, macchiato da diverse chiazze di polvere e acqua torbida, l'orlo sgualcito e le scarpe in tela rattoppate. Ed è come per magia, come se intorno a lei si creasse una nube densa che le fa vedere riflesse nello specchio non solo la sua figura, ma insieme a essa l'infinta serie di dame e nobildonne che nei due anni passati si sono alternate in quella stessa stanza. Cecile è al centro, e si sente tremendamente fuori luogo, si sente diversa, inferiore. Si vede brutta se osserva la giovane donna dai capelli corvini raccolti ordinatamente e fissati con forcine e perle. L'abito di un verde tessuto all'apparenza pregiato e sul décolleté un girocollo strabiliante. Le si affianca un uomo, probabilmente un tale dell'alta borghesia e le porge la mano, le sussurra qualcosa all'orecchio e dopo averla fatta arrossire lievemente le chiede di concerti un ballo. Le due figure si allontanano e Celine si ritrova ancora la sola figura sullo specchio. Al collo ha solo l'orlo superiore del grembiule, e le sue mani non sono di certo aggraziate come quelle della dama dall'abito verde, e non hanno di certo mai avuto l'onore di essere sfiorate da quelle di un gentiluomo. Nessun gentiluomo potrebbe mai essere davvero genuinamente interessato a parlare con lei. Ecco, se si chiede a Celine quale sia la sua più agghiacciante paura risponderebbe con questo: non trovare, nella vita, una persona con la quale condividere tutto quello che le accade, non diventare per una persona una necessità. È terrorizzata dall'idea di restare da sola per sempre, non avere nessuno al suo fianco con cui essere se stessa, con cui essere complice, con cui divertirsi, una persona a cui sfavillino gli occhi di gioia quando è in sua presenza. Già una volta, in passato, ha sentito non solo vacillare la terra sotto i suoi piedi, la terra si è proprio frantumata in mille pezzetti e si è ritrovata a precipitare senza sapere come salvarsi. Non è certa di possedere le forze per tentare nuovamente una scalata dall'abisso in cui era precipitata.

Il boato seguito da un sordo rimbombo di un candelabro che collide con le piastrelle del pavimento la risveglia. Cecile segue con lo sguardo il rumore per poi notare Mary, una cameriera leggermente cicciottella, dalle guance piene e purpuree e con una voce stridula a tratti inascoltabile, che si piega a fatica per recuperare l'oggetto piombato a terra. Si affretta a rialzarsi, per poi indicare con decisione un punto all'esterno nel cortile alberato, verso l'ultima uscita anteriore «É in arrivo una carrozza! Non sarà già giunto il conte? Per l'amor del cielo qui ancora nulla è pronto per accoglierlo!» E come fosse stato risvegliata dal ruggito di un leone che accennava alla caccia si leva nella residenza un polveriera di mormorii e di lamenti, se possibile di almeno dieci volte peggiore di come è stato da tre settimane a quella parte.

Cecile si affretta a raggiungere Zelda sui gradoni che segnano l'entrata principale, e vi si affianca accompagnata da una schiera di servitù con il fiato corto e lo sguardo scrutatore in attesa di posare finalmente gli occhi sul conte Styles. La carrozza si muove lentamente lungo il viale sterrato che porta dal cancello della tenuta fino all'ampio cortile anteriore, gli zoccoli dei quattro cavalli corvini che la trainano schioccano con scalpitii sordi e zittiscono tutta la folla in un silenzio rispettoso e ansioso, interessato e preoccupato. Si avvicina sempre di più accompagnata da una nube di polvere e finché non svolta attorno alla grande fontana per poi fermarvisi proprio di fronte. Il cocchiere con un balzo abbandona le redini e si dirige verso lo sportello per aiutare, quello che presumibilmente è il conte a uscire.

A Cecile si palesano i più disparati scenari nella mente. Magari colui che scenderà sarà un bellissimo giovane uomo dai capelli biondi, forse, se saranno fortunati, con gli occhi azzurri e un accento squisitamente allegro e acuto. O al contrario potrebbe svelarsi ai loro occhi un omaccione dal naso adunco e i capelli unti, con una voce gracchiante e sgradevole che si presenterà loro con pessimi modi. Vorrebbe sinceramente che si realizzi la prima opzione, è pure sempre una giovane donna di diciotto anni e avere un bellissimo ragazzo che gironzola per la residenza in abiti formali e che si rivolge a lei con raffinata educazione sarebbe decisamente un bel vivere (assai diverso dalla presenza anziana dei Boyle). E a questo desiderio si oppone il timore che accada il contrario. Se questo Styles fosse uno di quei terribili personaggi dall'atteggiamento sgradevole e irrispettoso, che si atteggia da superiore senza mostrare un minimo di umiltà umana? E, ancor peggio se quest'uomo, o ragazzo che sia, fosse esageratamente spavaldo o addirittura convinto di avere il diritto di trattare la servitù come spazzatura? Magari arrivando alle mani? Tutto può essere, ma d'altronde loro non sono nulla per potersi opporre all'individue che sta per scendere dalla carrozza.

Il cocchiere spalanca lo sportello e insieme agli ansiti trattenuti nei petti di tutti, un passo dopo l'altro, una figura minuta, aggraziata per quanto maschile fa capolino dall'anta della carrozza spalancata. L'uomo, sui ventisei anni deduce Cecile, si avvia a passo cadenzato verso Zelda, essendo la governante, con un sorriso sghembo stampato sul volto, stretto in un abito color ocra e dei calzoni marrone scuro. Zelda si affretta a parlare, vomitando tutte le scuse possibile per giustificare la ancora impreparazione della dimora «Conte Styles mi perdoni, la residenza non è ancora del tutto pronta, sono desolata non eravamo stati avvisati del vostro così anticipato arrivo».

Cecile osserva l'espressione dell'uomo farsi più serena e meno serrata, quasi ad accennare un mezzo sorriso. Pare quasi essere divertito dalla situazione. Sistema con un gesto rapido i lisci capelli castani sulla fronte e infila una mano all'interno del completo aranciato, raggiungendo la tasca interna. Ciò che ne estrae è una lettera, egregiamente sigillata da uno stampo in cera blu. «Mi duole informarvi che il sottoscritto non è il conte del quale attendete l'arrivo, anche se piuttosto che dolervi tale informazione dovrebbe rincuorarvi e rasserenarvi, da quanto ho colto — rigira tra le mani la lettera color panna, sfiorando il sigillo per poi spezzarlo per aprire la missiva — io sono semplicemente Louis Tomlinson, un Lord di poco conto ma a cui Edward tiene particolarmente» conclude stendendo la lettera così da poterla leggere a voce alta.

«Oh ma che pessima figura! Mi perdoni signor Tomlinson non era assolutamente mia intenzione!» Ribatte Zelda. Celine si acciglia, perché per quanto la sua occupazione lo permetta odia con tutta se stessa pensare di doversi sottomettere talmente tanto a qualcuno. Zelda non ha fatto niente di male, eppure pare stia implorando perdono.

«Signora non vi disperate, sono qui per conto del Conte, mi ha chiesto di farvi recapitare un messaggio circa il ritardo del suo arrivo alla residenza» detto ciò si schiarisce la gola prima di accingersi a leggerne il contenuto.

Apparentemente il conte è stato trattenuto presso la dogana britannica per diverse faccende di genere burocratico e di conseguenza non potrà giungere alla tenuta prima di due giorni. Ha lasciato detto alla servitù di non affaccendarsi troppo per il suo arrivo, e che una volta arrivati avrebbe provveduto lui stesso alla ripartizione dei compiti.

Il gruppo accalcato sui gradoni rilascia un sospiro unico, e come se nulla fosse il mormorio che aveva accompagnato la giornata fino all'arrivo della carrozza si leva di nuovo, accompagnato dal diradarsi della folla che piano piano riprende a riempire le stanze. Cecile osserva da lontano Zelda riprendere brevemente una conversazione con Lord Tomlinson, per poi notare lui risalire a bordo della carrozza.

La sua curiosità non si è però assopita affatto. Altri due giorni, e Cecile sa che passerà le intere giornate a strapazzarsi l'anima e i pensieri in attesa dell'arrivo del conte. È così, è sempre stata così, curiosa come pochi e ancor di più se di mezzo c'è quella che è la sua vita. È certa che non so darà il minimo di pace finché non vedrà quel maledetto Conte posare la sola delle scarpe sul viale d'entrata. E poi, quel tale Lord Tomlinson, è giunto da chissà quale parte dell'Inghilterra con un sorriso spavaldo facendosi portavoce del Conte, zampettando vestito di arancione e poi è scomparso come se nulla fosse stato.

È proprio la sua curiosità che la guida verso Zelda, sa che la punzecchierà fino alla nausea per sapere tutto quello che il Lord le ha detto. «Zelda! — annuncia a voce alta avvicinandosi a lei — se mi permetto, chi è quel Lord?»

«Oh Cecile, la tua curiosità non cesserà mai di stupirmi, ne sono certa.» Annuncia mentre si dirige verso il piano superiore «Si tratta di compagno di caccia del Conte, un caro amico oserei dire, data la franchezza con la quale ha osato parlarmi di lui senza filtri.» Cecile si acciglia, non avendo preso parte alla conversazione non sa perché Zelda dica così.

«Cosa intendi dire? Cosa ha raccontato di tanto personale del Conte?» Domanda seguendo la governante come un cagnolino con il padrone, afferrando i lati della sottana per sollevarla e muoversi più agilmente tra le varie figure che corrono avanti e indietro per i corridoi.

«Lord Tomlinson si è espresso in modo decisamente troppo sincero nei suoi riguardi per essere un semplice conoscente — Cecile riesce finalmente ad affiancarla — da quanto ho udito il Conte Styles è stato trattenuto presso la dogana sì per affari burocratici, ma tali affari coinvolgono problemi dovuti a diversi atteggiamenti che ha mantenuto nei confronti delle autorità britanniche; da quello che ho capito non ha un carattere facile bambina mia, ora — si ferma un secondo rientrando nella biblioteca — vediamo di spolverare questi libri di cui non ti sei occupata prima, forza e coraggio!»

Spendono circa due ore chiuse nella biblioteca a spolverare libri su libri, e Cecile si è trattenuta anche fin troppo senza esagerare con la sua curiosità, ma ha un tarlo nella mente che la infastidisce dall'incontro con il Lord «Zelda perdonami l'intromissione — dice spezzando il silenzio e avvicinandosi a lei liberandosi della cuffietta sui capelli — ma Lord Tomlinson è giunto fino a qui dall'Inghilterra per riferirci del ritardo del Conte, giusto?» Domanda drizzando gli occhi verso Zelda, che con un cipiglio interrompe ciò che stava facendo.

«Cosa desideri conoscere Cecile, ti conosco e sai essere furtiva nei tuoi piani, avanti vai diritta al punto.» La sua curiosità e il suo essere davvero ficcanaso sono note a tutti tra la servitù. D'altronde è giovane e le viene naturale voler venire a conoscenza di qualsiasi minimo pettegolezzo aleggi nella residenza. E poi l'arrivo del Conte è sicuramente un evento raro che offre novità e lei non vede l'ora di estrapolare da chiunque ne sa qualcosa tutte le informazioni possibili sul suo conto.

«Lord Tomlinson dove dimorerà? Te lo ha riferito?» Domanda distogliendo lo sguardo ed evitando qualsiasi coinvolgimento mostrando finta indifferenza.

Zelda posa le mani sui fianchi e sbuffa rassegnata «Sei un caso perso tesoro. Ficchi sempre il naso in faccende che non dovrebbero riguardarti!»

«Lo so, ma mi conosce bene, non posso farne a meno. È solo che è così raro che accada qualcosa di interessante in questo luogo, e l'arrivo del Lord e quello imminente del Conte hanno suscitato in me molto interesse» risponde Celine sedendosi sulla grande poltrona rossa accanto al camino vicino alla libreria.

«Cosa devo fare con te? Mi do risposta da sola, sei incorreggibile. Cecile il Lord soggiornerà qui alla residenza, per lo meno fino all'arrivo del Conte stesso. Poi si vedrà. Ti ho riferito che i due sono stretti amici.»

Cecile spalanca gli occhi alla notizia, finalmente qualcosa di diverso «Alla residenza? Per davvero?»

«Non osare immischiarti negli affari privati del Lord Cecile. Mantieni il tuo posto, sai bene come la penso a riguardo» Ribatte stizzita Zelda, allontanandosi dal camino per tornare i freddi scaffali impolverati.

«Ma non mi sono azzardata ad accennare ad alcunché! Mera curiosità è la mia!» Risponde Cecile immediatamente, scendo bene a cosa allude la governante.

Con i Boyle è sempre stata molto impicciona, per così dire. Non in malafede, per pura ingenua curiosità. Per avere qualcosa a cui pensare di diverso dalle faccende o dai suoi amati libri. Adorava fantasticare sulle feste sfarzose che si ritrovava a osservare da praticamente estranea, spettegolare con la signora Boyle e farsi raccontare tutto quello che accadeva e di cui non si era resa conto. Della dama a cui era caduto dello champagne sul décolleté o al barone che era inciampato all'ingresso. Accadeva spesso con la signora, fin da subito aveva instaurato con lei un rapporto speciale e lei si dilettava a raccontare a Cecile i pettegolezzi più disparati. E Zelda non ha mai visto di buon occhio questa cosa. Secondo la sua opinione avrebbe agito meglio restandosene al suo posto. La servitù non dovrebbe diventare affiatata con i padroni. Questa è la sua filosofia, e sa cosa pensa a riguardo.

«Non accadrà la stessa cosa con il Conte Styles Cecile. Si tratta di un uomo, un giovane, scapolo per giunta! Tu starai al tuo posto e non rischierai il girovagare di voci indiscrete. È impensabile e indispensabile che non accada, lo dico per te bambina. Non impicciarti nella vita del Lord. Non girovagare per la servitù di testa in testa per scoprire briciole nei suoi riguardi. Non lo permetterò!» Conclude ferrea e con un tono che non ammette la benché minima replica. Cecile abbassa lo sguardo e, se fosse stata un cane, avrebbe le orecchie abbassate contro il muso.

«Perdonami» sussurra con un filo di voce alzandosi dalla poltrona e riprendendo a lavorare in mezzo alla polvere.

«Cecile non devo perdonarti, era un rimprovero, sì, ma per il tuo bene e per per il tuo nome, per la tua rispettabilità. Stai al tuo posto, è meglio per chiunque» conclude Zelda cercando di alleggerire la tensione.

Cecile annuisce e sputa un "hai ragione" ha bassa voce riprendendo a pulire. Non sa se effettivamente farà quanto detto da Zelda. Magari non in maniera così esplicita, però cercherà sicuramente di scoprire qualcosa, sia riguardo il Conte che Riguardo il Lord.

Come una volpe, furtiva, silenziosa, curiosa. Furba.