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I simbolici quindici minuti di fama di Pierre in Qatar hanno resistito per meno di quattro giri.
Dalle stelle alle stalle . Dalla gloria di un ipotetico e virtuale podio alla miseria di finire la gara fuori dai punti.
Obiettivamente sa che una performance così sotto tono, dopo un venerdì e un sabato brillanti, non è solo colpa sua (la macchina ha distrutto le gomme soft in pochissimi giri compromettendo tutta la gara e anche il passo sulle medie era comunque mediocre) ma non essere riuscito ad ottimizzare un'occasione più unica che rara è frustrante.
Per completare questo weekend nero l'Alpine è tornata a podio, ha racimolato venticinque punti l'equivalente di un'altra vittoria, staccando definitivamente l'Alpha Tauri in una lotta ormai finita per la quinta piazza in classifica costruttori.
Per fortuna di Pierre, al momento, la priorità della Red Bull è far guerra alla Mercedes quindi nessuno fa commenti sulla sua prestazione (l'unica cosa che volevano da lui, in fondo, era rendere un po' più agevole la rimonta di Max) così può tornarsene a casa in sordina.
Milano con la nebbia sembra una donna con la veletta e mentre, come ogni mattina, questo lunedì di metà novembre la città meneghina rinasce e pulsa come un cuore; il suo figlio adottivo si rintana nel suo appartamento con vista sui Navigli come un animale ferito nella sua tana.
Oggi vuole concedersi soltanto una giornata pigra, rannicchiato sul divano sotto l'abbraccio confortevole di un caldo plaid, in attesa di ritrovare l'entusiasmo per gli ultimi due appuntamenti di questa lunga stagione.
Pierre è sprofondato tra i cuscini, con il telecomando in mano a fare zapping tra i canali guardando distrattamente le immagini: un notiziario, un film francese, un documentario
sugli animali... Non si scompone all'improvviso trillo del citofono ma si trascina comunque alla porta.
"Oh!"
Max sta sull'uscio con un sorriso indefinibile ma è evidente che puzza anche lui di tristezza e di nuvole senza tempo che annebbiano i pensieri.
"Kit di pronto soccorso emotivo!"
Saluta l'olandese sollevando il trasportino in cui sono acciambellati i suoi due mici.
Un leone e due gatti in fondo appartengono alla stessa specie e hanno qualità comuni: una marcata tendenza alla dominanza e all'impulsività e una certa dose
di socialità e imprevedibilità di comportamento.
A Pierre scapperebbe da ridere se la tensione non gli stesse montando dentro. Si sente gelare e in fiamme allo stesso tempo e si odia per questa sua reazione vicino a Max.
"Mi dispiace!"
Biascica il padrone di casa, riferendosi a nulla in particolare, facendosi di lato per lasciare entrare gli inattesi ospiti.
Indirettamente il francese sa di aver alimentato ulteriori polemiche perché è a causa sua che alla fine il leader del mondiale è stato costretto a scalare di cinque posizioni sulla griglia di partenza ma nessuno dei due vuole parlare di sport in questo momento.
Max è esausto di questo clima di sospetti che aleggia su un mondiale che si sta giocando sul filo del rasoio, vuole evadere dalle polemiche delle ultime settimane ed essere un ventiquattrenne qualsiasi almeno per qualche ora.
Si siede sul divano e lascia cadere Sassy in grembo a Pierre, che non riesce a trattenere una risata muta.
I due ragazzi restano in silenzio, a loro agio, per lunghi minuti con Sassy che fa rubbing sulla faccia di Pierre e Jimmy che impasta le coperte tra loro due.
"É triste essere una meteora. Una scia di luce improvvisa e nessuno si ricorderà più di te. Ti sentirai così se non riuscirai a vincere questo campionato?"
Gli occhi di Pierre si posano su Max come spade azzurre ma la mente razionale dell'olandese elabora la risposta più logica ed obiettiva che può fornire in questo momento.
"Non avrò rimpianti, in ogni caso. Se andrà bene sarà meraviglioso, se andrà male sarà esperienza!"
Questo Max così determinato e tranquillo, adiaforo, che sta stoicamente tentando di spezzare un'egemonia Mercedes che dura da otto anni, ricorda a Pierre quel piccolo fiore in giardino che mette in ginocchio il sole ogni sera.
"Non è cadere che fa male, Max. É rialzarsi, perché devi dimenticare la persona che eri e far pace con quella che sei diventata!"
Dice amaramente Pierre mentre le sue dita si muovono in un distratto grattino sulla schiena inarcata di Sassy.
Chi meglio di lui ha visto crollare in un attimo tutte le certezze?
Le mani di Max si posano sulle sue guance tremanti, come un gentile alito di vento, in una carezza confortante.
"Non c'è niente di male a cadere, Pierrot. È sbagliato rimanere a terra. Fallisci, provaci ancora, farai meglio la prossima volta: questo è il mio motto!"
"Beh io sono un esperto di fallimenti e, ancora una volta, ieri ne ho dato prova! Mentre cercavo di capire un auto che ha sbalzi di performance clamorosi nello stesso weekend, ho avuto una bella lezioni su come gestire le gomme da un vero top driver come Fernando Alonso!"
Furioso, Pierre si spazzola via le lacrime dalle ciglia.
"Smettila di essere così duro con te stesso! I campioni non si riconoscono da quante gare vincono, ma da come si rialzano dopo una sconfitta e le stelle cadenti sono la dimostrazione che si può essere bellissimi soprattutto quando si cade!"
Nell'incoraggiamento di Max ci sono già i germogli della risalita, fragili ma verdi.
"Oh smettila Max! Non puoi rialzarmi ogni volta che precipito e tocco il fondo!"
L'olandese fa spallucce, sposta i gatti e attira l'altro contro il suo corpo.
"Questo è vero. Ma posso sdraiarmi accanto a te!"
Le crepe nel cuore di Pierre sembrano riempirsi di luce.
Sente che deve continuare ad essere forte, per le promesse che ha fatto e per quelle che continuerà a mantenere.
E sbaglierà ancora, chissà quante volte.
Ma non è solo adesso.
