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Language:
Italiano
Series:
Part 19 of Max & Pierre : Campionato di F1 2021
Stats:
Published:
2021-11-15
Words:
1,040
Chapters:
1/1
Comments:
2
Kudos:
6
Hits:
116

Il peso dell'asfalto

Summary:

"Se perdo lo slancio adesso, rischio di non avere una seconda occasione così pulita."

"E io potrei non avere un'altra chance in un top team, se ragioniamo così", replica Pierre con un mezzo sorriso, usando lo stesso realismo per ridimensionare l'ansia del rivale. "Preoccuparsi adesso di cosa succederà ad Abu Dhabi serve quanto analizzare i dati senza aver prima guardato i video della partenza."

Notes:

Questa è un'opera di pura fantasia e non intende dare rappresentazione veritiera dei pensieri o delle azioni delle persone reali.

(See the end of the work for more notes.)

Work Text:

Visto dall'esterno, Max è incrollabile. In pista non mostra timori reverenziali per nessuno, incassa le critiche dei media a testa alta e gestisce la pressione di un mondiale tiratissimo come se fosse ordinaria amministrazione, portando interamente sulle spalle il peso delle aspettative monumentali della sua squadra, la Red Bull. Eppure, dopo la bandiera a scacchi di San Paolo, la velocità pura mostrata da Hamilton lascia un retrogusto amaro, difficile da buttare giù.

Non è solo una questione di punti persi; è la consapevolezza tecnica. Il fatto che la scuderia rivale abbia trovato una quadra perfetta sul motore proprio in quel momento della stagione è un colpo realistico e durissimo al suo equilibrio emotivo, di solito protetto da una corazza impenetrabile. I dati della telemetria parlano chiaro, e Julian odia quando la matematica gli dà torto.

Per sfuggire momentaneamente ai microfoni, ai commenti e soprattutto alle polemiche asfissianti legate alla pesante sanzione pecuniaria ricevuta il venerdì – per aver toccato l'ala posteriore della monoposto avversaria in regime di parco chiuso – Max sceglie di non tornare nel proprio hospitality. Evita ingegneri, PR e sguardi indiscreti, rifugiandosi invece nel motorhome di Pierre, l'unico posto nel paddock dove sa di non dover dare spiegazioni a nessuno.

Entra senza bussare, muovendosi con la familiarità di chi conosce a memoria quegli spazi ristretti. Si siede direttamente sul divanetto nell'angolo, tirandosi le ginocchia al petto e appoggiandovi il mento. È una posizione insolita per lui, quasi di chiusura, un disperato tentativo fisico di rallentare il ritmo frenetico dei pensieri che continuano a rimbombargli in testa al ritmo dei giri motore.

 

A interrompere quel momento di totale isolamento è Pierre. Entra nel camper lasciandosi alle spalle il rumore soffuso del paddock in smantellamento, stringendo tra le mani due tazze fumanti. Pierre conosce Max da anni, fin dai tempi dei kart, e ne conosce soprattutto l'avversione totale per i discorsi troppo elaborati, i cliché motivazionali o le pacche sulla spalla retoriche.

Senza dire una parola, il pilota francese si limita a sedersi sul divano, a debita distanza per non risultare invadente, e gli porge un tè caldo. Quell'abitudine, per Pierre, rappresenta il modo più rapido e quasi rituale per resettare la mente dopo le fatiche di una domenica impegnativa. Max, che di solito preferisce tutt'altro tipo di bevande ed è perennemente teso, accetta la tazza senza protestare. Stringe le dita attorno alla ceramica tiepida, sfruttando la stabilità e la calma naturale dell'amico per uscire lentamente dalla propria bolla di frustrazione.

Restano in silenzio per diversi minuti, ascoltando il ticchettio della pioggia leggera che comincia a cadere sul tetto del motorhome.

"Se continuano con questo passo sul dritto, sarà un'impresa disperata tenerli dietro per le ultime tre gare", ammette infine Max a bassa voce. La sua non è debolezza, ma il solito spietato pragmatismo nel valutare la situazione tecnica complessiva. "Hanno una velocità di punta che rende ridicolo ogni tentativo di difesa."

Pierre, reduce da una gara solidissima in cui ha conquistato punti fondamentali per il centro classifica staccando le vetture rivali dirette, scuote la testa con un leggero sospiro. Guarda il profilo teso di Max, i muscoli del collo ancora contratti per lo sforzo della corsa.

"Stai parlando come se il campionato fosse stato assegnato oggi sul podio", replica Pierre, mantenendo un tono calmo e misurato. "Sei ancora in testa alla classifica generale, Max. Mancano tre tappe alla fine, e i conti veri si fanno solo sotto la bandiera a scacchi dell'ultimo Gran Premio. Non prima."

"Speravo di poter chiudere i giochi prima dell'ultima gara, lo sai", ribatte Max, appoggiando la schiena alla parete del camper e chiudendo gli occhi per un istante. "Se perdi lo slancio psicologico adesso, a questo punto della stagione, rischi di non avere una seconda occasione così pulita nella vita. La Formula 1 non ti regala una seconda chance solo perché te lo meriti."

"E io potrei non avere mai più un'occasione per salire su una scuderia di prima fascia, se ragioniamo in questo modo", ribatte Pierre con un mezzo sorriso amaro, usando lo stesso crudo realismo per ridimensionare l'ansia dell'amico.
"Preoccuparsi adesso di cosa succederà all'ultimo round serve quanto analizzare i dati della telemetria senza aver prima guardato i video della partenza. È illogico, e tu odi le cose illogiche."

 

La logica diretta e priva di fronzoli di Pierre centra perfettamente il punto. È esattamente ciò di cui Max ha bisogno: una doccia fredda di realtà che non lasci spazio al vittimismo o alle congetture inutili. Un accenno di sorriso, il primo di tutta la giornata, compare finalmente sul volto del leader del mondiale.

Max posa la tazza ormai vuota sul tavolino di vetro e osserva la tuta da gara ancora addosso al compagno, coperta di loghi degli sponsor e leggermente segnata dal sudore.

"Dovresti muoverti a toglierti quella roba di dosso e andarti a fare una doccia", dice Max, cambiando decisamente argomento con la sua solita, tagliente immediatezza. "Dobbiamo comunque festeggiare il tuo weekend. Hai praticamente gestito la corsa da solo là davanti, hai fatto una mezza magia con quelle gomme dure."

Pierre solleva un sopracciglio, assumendo un'espressione ironica e divertita che alleggerisce istantaneamente l'aria pesante all'interno dell'abitacolo.

"Davvero? E io che pensavo che il programma per questa sera fosse fare il giro delle hospitality di tutto il paddock con il cappello in mano, per raccogliere i cinquantamila euro della tua multa", lo punzecchia, ridacchiando.

Max gli dà una leggera spinta sulla spalla, decisamente divertito dalla provocazione. Quella battuta riesce a spazzare via l'ultimo residuo di tensione accumulato nei settantuno giri di gara. Max accorcia le distanze che li separano sul divano e, interrompendo le parole del francese, lo tira a sé in un abbraccio stretto, un contatto solido che parla di alleanza, comprensione e di un legame che va ben oltre le scuderie, le rivalità e i contratti.

Leo ricambia la stretta con forza, poggiando la fronte contro la spalla di Max. In quel momento, decidono di accantonare per il resto della notte le telemetrie, i distacchi millimetrici in classifica, le strategie sulle mescole e le pressioni mediatiche di un fine settimana estenuante. Ci sono ancora tre gare da disputare, tre battaglie sull'asfalto, ma dentro le quattro pareti di quel motorhome, il mondo esterno e il rumore dei motori possono finalmente aspettare.

Notes:

Ringrazio chi legge le mie storie e lascia commenti e complimenti sempre molto apprezzati.

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