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Freddo

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Posò con un sospiro, le carte sul tavolo.
Isac si alzò e appoggiò la fronte contro il vetro della sua stanza. Da troppo tempo quel senso di apatia si impadroniva di lui...
Non riusciva a lavorare.
Eppure, avrebbe dovuto sentirsi felice.
Suo padre era stato vendicato.
Il suo suicidio finalmente era stato ripagato.
Quell'essere immondo di Sergej Whitman aveva percepito il dolore della perdita di una persona cara.
La sua figliastra Anastasia era morta per proteggerlo.
E lui era tormentato dai sensi di colpa.
Eppure, quelle considerazioni non lo rasserenavano.
Si sentiva... vuoto.
Percepiva un atroce senso di apatia pervadere il suo cuore.
Per anni aveva inseguito la vendetta.
Per tanto tempo era stato tormentato da quel ricordo.
Sergej Whitman che arrestava suo padre, senza una ragione.
Rammentava ancora la sua impotenza e il dolore di sua madre.
Ricordava gli uomini che portavano via suo padre.
E le loro armi, così minacciose.
Non aveva potuto fare nulla.
Le sue mani, scosse dalla paura e dalla rabbia, tremavano, mentre stringeva una pistola che aveva trovato per caso.
E non era stato difficile per sua madre disarmarlo.
Perché? Perché non lo aveva lasciato uccidere quel farabutto?
Il suo odio si era accresciuto, in quei lunghi anni di attesa.
Da bambino era diventato uomo, ma non aveva mai dimenticato quel giorno terribile.
E non capiva sua madre.
Perchlo rimproverava per tale sentimento?
Perché voleva che lui non pensasse a fargliela pagare?
Sergej Whitman doveva morire!
Quell'uomo, da loro considerato un amico di famiglia, aveva arrestato suo padre!
Per colpa sua lui era morto!
Aveva tradito la loro fiducia.
Per tanto tempo non lo aveva capito.
E solo in quel momento tutto gli era dolorosamente chiaro.
La vendetta l'aveva accecato.
La sua mente, solitamente tanto razionale e acuta, era stata annebbiata da quel sentimento tanto forte.
Era stata quasi avvelenata da quella rabbia così dolorosa.
E, ossessionato da tale odio, aveva perduto anche sua madre.
I contrasti si erano accresciuti.
I loro rapporti si erano sfilacciati.
-Avevi ragione tu, mamma.-sospirfissando le astronavi, che sfrecciavano nei quartieri, cercando di evitare le collisioni con gli asteroidi e i corpi solidi.
"Isac, la vendetta non ti renderà felice. Vedrai che sarà punito."
Quella frase risplendeva nella sua mente.
Sua madre aveva ragione.
Non si era sbagliata.
Lei, come sempre, aveva capito ogni cosa.
Era stata più intuitiva di lui, che pure era definito "Il Rasoio".
La vendetta era un sogno malsano, che corrodeva l'anima.
Attirava con dolci lusinghe, colme di falsità.
Quasi ti prometteva di restituirti quanto avevi perduto, se avessi adempiuto alle sue richieste.
Ma non manteneva le sue promesse.
Le disattendeva.
Sempre.
E lasciava un atroce senso di desolazione e stanchezza.
In quel momento tutto gli pareva insensato, privo di colore.
Perché aveva permesso ad un tale mostro di distruggergli l'esistenza?
Perchera stato così cieco?
A cosa era servito lasciare morire Anastasia?
E il dolore di Sergej non avrebbe mai potuto restituirgli suo padre.
Si era suicidato in prigione, oppresso dal disonore.
E non sarebbe mai pitù ornato.
Mai più.

 

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