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Well Met

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Sherlock ha i calzini bagnati da prima dell’alba. E’ piuttosto sicuro di essersi fratturato un dito del piede contro la balaustra della banchina. Ha un freddo assurdo.

Ma tutto è valso la pena, perché gliel’ha fatta vedere. Gliel’ha fatta vedere facendogli vedere. Era andato sulla scena del crimine e aveva visto ciò che era sfuggito a tutti e non importava che ci fosse voluto tutto il giorno, non importava che nessuno lo avesse ringraziato, ciò che importava era che gliel’avesse fatta vedere di nuovo e che ora forse lo avrebbero chiamato prima che una scena fosse così incasinata da…

“Quella ai funghi”.

Sherlock smette di pensare alle minestre calde allineate sullo scaffale del negozio di panini e osserva l’uomo basso che gli sta accanto. Medico. Soldato. Vive da solo. Single. Disoccupato.

Sherlock sta per fare una cosa inaspettata: porgere un lieve cenno del capo e voltarsi dall’altro lato, quando l’ometto fa una cosa inaspettata: prende un contenitore rotondo pieno di minestra e lo mette fra le mani tremanti di Sherlock.

“L’angolo in fondo è il più caldo”.

Sherlock si sta già premendo la minestra di funghi contro la pancia senza rendersene conto. Si sta anche dirigendo verso l’angolo in fondo, dimentico dell’ometto, perché all’improvviso gli stanno battendo i denti e non riesce a fermarli.

Mette la minestra sul tavolo e la fissa perché sta cercando di ricordare qualcosa che si è scordato. Lui…

Di nuovo l’ometto, che gli porge delle posate di plastica. Perché lo fa?

“Si tolga le scarpe bagnate il prima possibile, si scalderà prima”.

Sherlock lo osserva mentre annuisce, con un movimento veloce della testa, e si volta goffamente per andarsene, col bastone che intralcia una signora che tenta di superarlo.

Sherlock conta i suoi passi. Uno, due, tre, arriva quasi a quattro prima di rendersi conto di voler dire qualcosa, qualcosa che oggi non ha sentito, forse un grazie…

“Come faccio a capire se mi sono rotto un dito del piede?”

L’uomo zoppicante dagli occhi riservati si gira, già guardando verso il basso, così a suo agio nell’aiutare estranei, così sperduto adesso che non ci sono estranei da aiutare, si inginocchia con cautela in un negozio di panini iperilluminato e dice: “Mi chiamo John. Di quanto tempo fa è la ferita? Posso togliere il calzino? Ah, non va molto bene. Fa…”

“Ahia!”

Lo fa. Lo faceva. E alla fine, loro lo fecero.

Ma prima ci fu la minestra. Un bastone in prestito. Un caso. E poi due.

A volte John si chiede cosa sarebbe successo se non si fosse fermato per un caffè quel giorno. Se non avesse visto un estraneo che tremava. Se se ne fosse stato zitto come si era ripromesso di fare.

Sì, a volte John se lo chiede…