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Four Leaf Clover

Chapter Text

L'equipaggio rimase a bordo della nave, mentre invece capitan Spades volle seguirli per tenerli d'occhio: non che potessero andare distanti senza di lui, ma visto che c'era di mezzo una fata temeva che gli giocassero qualche tiro mancino. L'isola, però, apparve loro deserta; scalarono il piccolo tortuoso sentiero senza incontrare anima viva, animali compresi. Quando furono in cima, l'immagine apparve loro in piena chiarezza: l'elsa di una spada conficcata dentro una grossa roccia verde e trasparente. Anche attraverso la dura superficie, si percepiva la lucentezza sovrannaturale della lama.

Christian afferrò la manica del principe, in un gesto ormai quasi fraterno. “È il vostro momento. Prendetela.”

Tyler guardò il ragazzo con affetto; lo conosceva da pochi giorni, ma era bastato niente perché gli entrasse nel cuore. Gli prese la mano, come se gli altri due non ci fossero stati. “Non sarei qui, se non fosse per te, Christian. Sei stato il migliore compagno di viaggio, e... Sta' sicuro che non rinuncerò alla tua presenza, quando tutto questo sarà finito. Non permetterò che tu venga portato via, dovessi donare la vita per questo.”

“Principe...” esalò Christian. Ma Capitan Spades sbuffò.

“Sarò ben lieto di prendermi quella vita, se vorrete sfidarmi a duello per il ragazzo” disse il pirata. “Anzi, sarà la parte migliore del pagamento.”

“Smettetela di litigare” li interruppe Will, il più infastidito di tutti da quella scenetta. Fissò le mani ancora allacciate di Christian e del principe e con sufficienza aggiunse: “Prima pensiamo a quella spada. Per ogni minuto che perdiamo mia sorella potrebbe mettersi in pericolo, e se tirate troppo la corda sarò costretto a cambiare idea e prendermi il cuore del ragazzo, con la forza.”

Christian lo fissò spaventato, ma il guardiacaccia non batté ciglio, né chiarì il significato che quelle parole avevano adesso per lui. L'intimazione era stata ricevuta forte e chiara. Il Principe Tyler, concentrato sul suo dovere, lasciò piano Christian e si avvicinò alla spada. Con una certa gravità, poggiò la mano sull'impugnatura. Tirò, dapprima con grazia, ma la spada non assecondò il suo gesto, così fu costretto ad aumentare la forza.

Niente di niente.

Un profondo silenzio commentò il tentativo infruttuoso del principe. Interrotto solo da Capitan Spades, che scoppiò a ridere fragorosamente. “Eccolo là, il principe azzurro dei miei stivali! Incapace, proprio come tutti quelli della sua schiatta!”

Nel panico, Tyler fissò la spada, che non ne voleva sapere di muoversi neanche di un millimetro. “Perché? È impossibile...”

“Quelli nati con la camicia come voi hanno la forza fisica di un moscerino” commentò Spades avvicinandosi. Con una sola mano, afferrò l'elsa scacciando quella del principe. “Sono sicuro che basti un niente... Uhm...” Stavolta le mani furono due, ma anche per il pirata non ci fu verso di estrarre la spada. Puntò una scarpa contro la roccia di smeraldo, ma pure farsi leva non servì a nulla.

“Grazie, contributo prezioso” sorrise Tyler inclinando la testa graziosamente. Ora aveva voglia di prenderlo in giro lui.

Mentre il pirata gridava improperi al principe, Christian fu dominato da un tremito di angoscia. Con poche speranze, disse a Will, che era accanto a lui: “Prova tu... Sei il più forte, qui.”

Poco convinto, Will annuì e si avvicinò a sua volta. Ci mise tutta la sua forza, non indifferente, ma il tentativo non fu più proficuo di quello dei due compagni di viaggio. All'improvviso, delle parole li sorpresero alle spalle.

“Non è la forza fisica, che ci vuole” dichiarò una voce giovanile e allegra. Era un ragazzo dell'età di Christian, pareva apparso dal nulla, e se non avesse avuto un'aria assolutamente innocua tutti e quattro si sarebbero presi un bello spavento; solo i capelli avevano un colore strano, corti e fucsia, ma per il resto aveva vesti consunte, lacere, sembrava una specie di contadino.

Anziché essere sul chi vive, la pantera grigia di Will si avvicinò all'estraneo, e cominciò a fargli le fusa e strusciarsi. Il giovane accarezzò la belva, compiaciuto.

“Magritte!” esclamò il guardiacaccia sorpreso dal comportamento del suo animale, che solitamente non concedeva mai confidenza a nessuno.

Continuando a fare le coccole alla pantera, il giovane dai capelli fucsia guardò attentamente il gruppetto, poi i suoi occhi si concentrarono con interesse su Christian: “Se vuoi battere il tuo nemico, devi trovare nel tuo cuore il coraggio che non possiedi.”

“Stai parlando con me?” disse il ragazzo, sconcertato. “E poi... Tu chi sei?”

Il giovane dai capelli fucsia lo guardò sbalordito, come se avesse appena chiesto qualcosa di ovvio. “Ma la fata dell'isola, chi altri?”

La sua affermazione fu seguita dal silenzio. Christian, per nulla impressionato, osservò: “Ma sei un maschio.”

“Sono una fata con la F maiuscola. La fata Cooper. E tu non essere sessista” lo rimbeccò lui. Si scostò da Magritte e mosse appena le mani. D'improvviso, fu vestito di un completo giacca e pantaloni rosa e luccicante, con una corona di brillanti e in mano una bacchetta dotata di una stella sulla punta. “Così va meglio? Risulto più credibile per i tuoi standard, piccolo?”

“A dire il vero, no” rispose Christian, ma era impressionato, come gli altri. Dopotutto, aveva appena visto usare la magia bianca.

“Io credo che tu dovresti provare a estrarre la spada” dichiarò il ragazzo fata, avvicinandosi a Christian e ignorando gli altri tre, quasi non ci fossero. Lo prese per le spalle e lo voltò, così da potergli parlare all'orecchio, guardando i suoi compagni di viaggio. “Allora, chi sceglierai quando tutto sarà finito? Seguirai il principe nella sua corte, oppure ti unirai all'equipaggio di Harry Spades? O forse... È il guardiacaccia che ti ruberà definitivamente il cuore? In ogni caso, ti ci vorrà un vestito per il gran ballo.”

Christian di colpo arrossì e si staccò da Cooper, che però agitò la bacchetta nella sua direzione; gli abiti consunti di Christian mutarono diventando di un tessuto nuovo, pregiato e resistente, e sopra una cotta di maglia dalla trama fitta e dai riflessi verdi come i suoi occhi.

“Purtroppo, ora non è di un vestito da ballo che hai bisogno” commentò la fata Cooper con tristezza. “Pensare che avrei tante idee, saresti così carino con...”

“Perché mi hai conciato così?” protestò Christian. 

Sia Tyler, sia Will sia Capitan Spades lo osservarono con curiosità, fino a che il principe osservò: “Ti sta molto bene. Sembri un altro.”

“Non vedo l'ora di averlo come mozzo, davvero” commentò Spades rapito e si beccò un'altra occhiataccia. Forse due.

Incurante, la fata disse: “Ora devi estrarre la spada.”

“Io non ho la forza...” obiettò Christian. Ma Tyler si fece avanti con un sorriso.

“Sei l'unico che non ha provato, in effetti. Non costa nulla. Se la fata dice che puoi farcela...”

“Lui non è una fata!” esclamò Christian.

Ostentando indifferenza, Will tagliò la conversazione: “Avanti, ragazzo. Ha detto che la forza fisica non serve. Quindi persino tu hai una chance.”

Non erano questi i patti, pensò Christian avvicinandosi alla grossa roccia di smeraldo col batticuore. Allungò una mano e circondò l'elsa della spada; con una minima trazione, essa scivolò fuori dalla cavità come se fosse fatta di burro. La lama, colpita dal sole, luccicò di tutti i colori dell'arcobaleno. Christian pensò di essere stato preso in giro da tutti, che avessero fatto solo finta di non poterla estrarre. Ma i suoi tre compagni di viaggio erano a bocca aperta e non stavano recitando. L'unico che non pareva particolarmente sorpreso era Cooper, che sorrise compiaciuto. “Aspettavo questo momento da tanto tempo” disse e agitò la bacchetta. La lama parve incendiarsi di luce, per un attimo, per poi essere circondata da una sorta di energia incandescente. “Ora avrai il potere di uccidere il grifone che ha attaccato la capitale di Cloverland.”

“Eh? Uccidere il grifone? Ma aspetta, quello non devo essere io a farlo, deve essere...” si voltò verso Tyler, cercando aiuto, ma questi giunse le mani.

“Ti prego” lo esortò il principe. “La spada ha scelto te. Sei tu l'eroe, non io, e adesso ho bisogno del tuo aiuto. Ti sosterrò in ogni modo possibile, ma ho bisogno che tu salvi il regno!”

“Ti aiuterò anch'io” assicurò Will, che spada o non spada non si fidava molto che Christian non ci rimanesse comunque secco.

“Io non muoverò un dito, però verrò con te per accertarmi che a tempo debito tu paghi il dovuto” finì il pirata Spades. Poi aggiunse: “Ok, cercherò di fare in modo che tu sopravviva per arrivarci.”

La fata batté le mani entusiasta: “Benissimo! Ora che abbiamo il nostro paladino e i suoi tre fidi compari, non possiamo fallire. Quando darete il ballo per festeggiare la vittoria, chiamatemi. Intanto preparerò i vostri vestiti, sarete meravigliosi!”

Gli occhi di Christian saltabeccarono da Cooper agli altri. Fece: “Vogliamo veramente affidarci alla magia di qualcuno che ha le priorità totalmente sballate?!”

Il viaggio di ritorno fu considerevolmente più calmo. L'equipaggio di Spades osservò con stupore il nuovo look di Christian, ora trasformato veramente in un'altra persona. Durante la traversata del ritorno, Tyler non smise di ringraziarlo e di scusarsi.

“Non sai quanto vorrei poter essere al tuo posto” ripeté, stringendo la balaustra della nave. “Mi sento un peso inutile. Non sono nemmeno degno di quella spada.”

Christian arrossì, abbassò lo sguardo sul mare. “Se questa spada sceglie me, ha qualcosa che non va.”

“No, tu evidentemente sei molto più adatto. E non permetterò che ti venga torto un capello; dopo che avremo liberato Cardenalia, farò ogni cosa in mio potere per salvare la tua famiglia. E Christian, quando tutto questo sarà finito...” iniziò, con trasporto.

Ma Spades, sbucato dal nulla, li interruppe e si rivolse a Christian, parlandogli a pochi centimetri dal viso: “Quando avrai finito, i tuoi servigi sono richiesti qui. Così stabiliva l'accordo.”

Tyler si frappose tra loro: “Christian è un eroe. Non esiste un mondo in cui tu possa farne il tuo servo!”

“Lasciate che sia lui a scegliere, no?” rispose il capitano sfrontato, continuando a guardare dall'uno all'altro. “Magari Christian ha più sete di avventura di quanto vi immaginiate, e non ha nessuna intenzione di restare chiuso come voi tra le quattro mura di una corte, lontano dalla realtà.”

Chissà perché, queste parole tapparono la bocca a Tyler, che si fece triste. Era stato colpito in un punto vivo. Non aspettandoselo, il pirata sorrise compiaciuto e se ne andò.

“Ha ragione” commentò il principe con amarezza. “Ho vissuto più in questi tre giorni che lungo tutta la mia vita. Sono un buono a nulla. Ma prometto, Christian, che questa volta sarà diverso. Starò al tuo fianco come un'ombra.”

“Sono... Felice che voi siate con me” ammise il ragazzo.

Tyler si guardò attorno, con un sorriso. Trovò con gli occhi prima l'affascinante capitano, poi il guardiacaccia Will, dagli occhi color del cielo. “Quando dici voi intendi me, o il discorso è esteso anche altrove?”

Christian arrossì, rendendosi conto di ciò che aveva detto, pensato.

Quando toccarono di nuovo il porto, come promesso Spades lasciò la Toyota in custodia al suo equipaggio e proseguì il viaggio con gli altri. Comprarono quattro cavalli a poco prezzo dallo stesso uomo a cui avevano venduto il destriero del principe e il loro viaggio proseguì alla volta di Cardenalia. Impossibile da non distinguere, una volta comparsa all'orizzonte: era circondata da una nuvola scura e il suo perimetro era completamente invaso da rovi ritorti, che solo la spada di Christian sembrava in grado di recidere.

In qualche modo procedettero, ma una muta di cinghiali neri sbarrò loro la strada. Parevano più creature sovrannaturali che non animali, con gli occhi rossi che rilucevano nella notte, ma Will non si fece intimorire. Liberò l'ascia che portava sempre con sé e scese con un balzo da cavallo, pronto ad affrontarli. “Io e Magritte ci occuperemo di loro. So come tenerli a bada... Voi dovete andare avanti senza di me.”

“Will, no!” gridò Christian e afferrò la sua spalla, per trattenerlo, in un gesto tanto repentino che il guardiacaccia restò sorpreso. Lo guardò attentamente, poi fece il primo sorriso che Christian gli avesse visto. Gli prese la mano, quasi con gentilezza, e la tolse dalla propria spalla, indugiando solo un momento nella stretta. “Non sarebbe così male, perdere la vita per salvare la tua. Senza di te, comunque il nostro regno è spacciato. Ti affido mia sorella Brenda: se io non ci sarò più, liberala al posto mio.”

Christian lo vide allontanarsi, col batticuore, prima che Tyler accanto a lui spronasse i cavalli a galoppare via. Perse di vista Will mentre si stava lanciando all'attacco delle belve assieme alla pantera grigia, e si rese conto di quanto quell'uomo, in silenzio, fosse stato dalla sua parte sin dal principio, rischiando tutto quanto.

Galoppò con le lacrime che scendevano copiose, assieme al principe e al pirata, fino a che un nuovo ostacolo non bloccò la loro corsa. Una grossa pozza d'acqua impediva ai cavalli di andare avanti, e dovettero scendere. Quando provarono anche solo a mettere un piede in acqua, con la prospettiva di attraversare a nuoto, dalle profondità del lago oscuro emerse una grossa piovra, un altro animale pronto ad attaccarli.

“Uh, siamo nel mio recinto, qui” commentò Spades quasi divertito. “Temo toccherà a me immolarmi, stavolta.”

“No. Sarò io ad affrontarlo” protestò Tyler sguainando la spada. “Tu sei qui solo per accertarti che Christian ne esca vivo. Questa è la mia città, il mio regno, la mia battaglia. Voglio che tu vada avanti con lui.”

Il pirata estrasse due pugnali e rispose tranquillo: “Me la caverò. Potete essere molto più utile di me a Christian. E poi... Anche se voi salvate due persone ogni dieci che la vostra famiglia affama, penso che per quelle due persone comunque che voi moriate farebbe la differenza; la mia dipartita invece non avrebbe implicazioni particolari, principe. Siete voi la guardia del corpo di Christian, e dovete andare avanti. Io troverò un modo per uscirne vivo.”

Prima che potessero obiettare ancora, un grosso tentacolo li divise facendoli quasi cadere, Spades da un lato, Christian e Tyler dall'altro. I cavalli fuggirono via. Harry non si fece scappare l'occasione: balzò sul tentacolo, lo bloccò, lo pugnalò più volte. Infine lo recise, lasciandolo ad agitarsi senza più uno scopo.

“Lo distrarrò dandogli una spuntatina. Voi superate il lago a nuoto!” ordinò il pirata. I due giovani, stavolta, non se lo fecero ripetere e per un pelo riuscirono ad attraversare il lago, senza che la piovra sofferente, troppo distratta da Spades, se ne accorgesse.

Christian continuò a procedere con sempre maggiore convinzione, incurante dei graffi che i rovi continuavano a provocargli. Se Will e capitan Spades si erano sacrificati per lui, non poteva permettersi nemmeno la paura. L'ultima prova prima dell'ingresso fu un grosso drago che sputò loro fuoco. Tyler aveva visto le guardie addormentate a terra e aveva arraffato uno scudo, che per un pelo protesse entrambi dalle fiamme. Poi, a spada sguainata, si riempì d'orgoglio: “Questa è la mia prova. Va' avanti, Christian. Starò bene. Sconfiggi il grifone rosso per me.”

“Tyler...” sussurrò Christian, ma prima che potesse fare qualcosa, il principe si era già lanciato. Sapeva ciò che doveva fare. Mentre quello che, ormai, poteva chiamare suo amico combatteva il drago, Christian rotolò alle spalle della bestia sino al portale del castello.

L'interno era privo di torce, quindi il ragazzo se non fosse stato per la spada dell'Isola Verde, iridescente al buio, avrebbe avuto serie difficoltà a muoversi. Salì le scale della torre con il fiato corto. Non poteva mollare proprio adesso. Nel punto più alto del castello, il grifone sembrava attenderlo.

“Ecco qua, l'eroe” disse la fiera dal manto color del sangue. “Nientemeno che il figlio del mio unico signore e padrone, il Mago Oscuro. Molto bene. Sarà un onore ucciderti e gli porterò la tua testa su un vassoio d'argento.”

Christian era terrorizzato, al punto da voler fuggire. Però pensò al suo patrigno, Arthur, a sua madre, ai tre ragazzi che lo conoscevano così poco ed eppure si erano sacrificati per lui, portandolo sin lì. Non poteva fare altro che usare la facoltà che gli era stata concessa per tentare di liberare il regno di Cloverland da quella minaccia; ora che sapeva che il grifone non era altro che un mezzo usato dal Mago malvagio per prendere il potere, capiva che non avrebbe mai potuto salvare i suoi genitori senza prima liberare la capitale, Cardenalia.

Il grifone dispiegò le ali e ruggì. Si sollevò in volo di qualche metro e per poco non atterrò Christian con una zampata.

“Tutti i nemici hanno un punto debole, Christian. Trovalo.”

Era la voce di Cooper... Della fata che gli si rivolgeva nella testa. Pensò: non potresti dirmi tu qual è e la facciamo finita?

“Gli assomigli molto” commentò il grifone guardando il ragazzo. “Ma non sarai mai come il tuo vero padre.”

Christian capì: il mago! Con la voce più ferma che aveva, nascosto dietro il trono ammaccato, il ragazzo urlò: “Per il tuo signore non sei altro che un animale da compagnia, un mezzo. Perché non è qui, adesso?”

Avvertì la bestia esitare. “Perché aveva un conto in sospeso nella tua Contea. Ma sarà presto qui, per dominare Cloverland, e io sarò al suo fianco!”

“Quando arriverà, non avrà più bisogno di te. Sa già accanto a chi vuole governare il regno. Vuole un essere umano vicino a sé, non certo una fiera pericolosa!”

“Tu menti!” L'ira accecò il grifone, che si dimenò colpendo i mobili nella sala grande del castello per cercare di abbattere anche Christian, che però era troppo piccolo per lui. Si riparò sotto un tavolo e ne sbucò non appena poté trovarsi sotto la pancia dell'animale; piantò la spada dritta nel suo cuore, con tutta la sua forza.

Il suo punto debole...

Il mostro mandò un lamento acuto che si spense progressivamente, poi si accasciò al suolo. “Perdonami, Noel” furono le sue ultime parole, prima di ridursi in polvere.

Una lama di luce squarciò improvvisamente il cielo, le nuvole sul castello parvero aprirsi come due sponde, liberando il sole. Christian avvertì caldo, e l'aria sul viso che fino a quel momento era stata ferma e pesante. Senza più forze, discese le scale. Il palazzo e la città stavano riprendendo le loro normali sembianze. Alcune delle persone che erano state addormentate dal grifone, inclusa la famiglia reale, si risvegliavano.

Il principe, Spades e Will erano ancora vivi e quando Christian li ritrovò ebbe un tuffo al cuore. Senza più vergogna li andò ad abbracciare, con un certo stupore di tutti e tre.

Prima che potessero acclamarlo come un eroe, Christian ricordò a Tyler: “Ora dobbiamo andare a casa mia. Verrai con me?”

“Una promessa è una promessa” rispose il principe. “Anche se ormai non credo di esserti più così utile.”

“Non lo siete” si inserì capitan Spades. “Ma potremo usarvi come esca per la prossima belva affamata che ci capita.”

“Che ne è di quelle che avete combattuto?” domandò Christian, guardandosi intorno. I rovi erano scomparsi, e la capitale era tornata ad avere l'aspetto di sempre.

“Spariti, non appena il grifone è morto” spiegò Will, intimamente felice di vedere Christian incolume.

“Forza” disse allora il ragazzo. “Ci aspetta un'altra avventura, prima di poter mettere la parola fine a questa storia e vivere felici e contenti.”

Non aveva avuto mai così tanto coraggio in vita sua; ma gli sembrava che, accanto a quei tre uomini, non ci fosse più niente di impossibile per lui.

Per la prima volta pensava di poter anche sconfiggere il Mago Oscuro, e salvare così il suo patrigno, Arthur, una volta per tutte.