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Heart to Heart

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«Ecco… vorresti venire a dormire nella mia stanza?».
La domanda di Jaina lasciò basito non solo Thrall, ma anche Khadgar, che da una ragazza all’apparenza così timida non se lo sarebbe mai aspettato. L’Orco rimase a fissarla a bocca aperta mentre le sue guance si riscaldavano di nuovo. Ormai stava diventando un’abitudine e non era convinto che fosse proprio un bene.
Si immaginò Jaina in déshabillé solo per pochi secondi ma furono sufficienti a farlo sentire un pervertito della peggiore specie.
«V-vuoi… ah… davvero, io...» balbettò a fatica, per poi tacere di colpo e continuare a fissarla attonito.
La ragazza non si aspettava una reazione così drammatica da parte sua e cercò di ammorbidire i toni della sua richiesta, avendo cura di abbassare di molto la voce per non farsi udire da eventuali spioni: «Potresti venire da me per studiare Storia dopo cena e poi rimanere a dormire».
Le guance di Thrall si fecero più paonazze e la sua postura decisamente più rigida, ma continuò a tacere con ostinazione.
Il suo silenzio iniziò a diventare pesante, tanto che Jaina si sentì costretta a chiedere: «Ehm… Thrall?».
Per sua fortuna Khadgar non era tipo da rimanersene in silenzio così a lungo come il suo compagno di stanza. Si sporse verso di lei passando davanti a Thrall e disse: «Jaina… sono sicuro che quello che Thrall sta cercando di dirti è che… non credi ci sia un problema nella tua domanda? Tipo che il tuo dormitorio è quello femminile di un’altra Famiglia?».
L’Orco si limitò ad annuire col capo, incapace di aggiungere altre parole alle sue.
«Certo che lo so, ma la mia compagna di stanza, che è più grande di noi, mi ha detto che per le vacanze il preside autorizza gli studenti ad incontrarsi nei dormitori anche se sono di Famiglie diverse» spiegò sorridendo l’Umana «Come per la sala da pranzo».
L’informazione colse piacevolmente di sorpresa entrambi i maschi, che si scambiarono un’occhiata stupita. A quel punto trovavano difficile darle torto, visto che erano effettivamente seduti tutti e tre allo stesso tavolo nonostante Jaina non fosse della loro Famiglia.
Khadgar, in special modo, fu colpito dalla notizia ed il suo pensiero andò immediatamente a Nazgrim, anche se si guardò bene dal menzionarlo a voce alta.
«D’accordo, e per la questione del dormitorio femminile?» fece presente l’albino «E poi dove vorresti farlo dormire? Insomma… Thrall è parecchio grosso perché riusciate ad entrare in un solo letto!».
L’Orco parve uscire improvvisamente dal suo stato catatonico. Diede una gomitata a Khadgar e brontolò: «Non sono così grosso!».
Jaina fece un gesto di noncuranza con la mano.
«Non c’è problema, nel mio dormitorio siamo rimaste in pochissime e anche la mia compagna di stanza è tornata a casa, quindi ho un letto libero in camera» spiegò semplicemente, come se gli ostacoli apparentemente insormontabili esposti da Khadgar fossero di fatto stupidaggini di poca importanza.
«Allora?» domandò nuovamente a Thrall, guardandolo direttamente negli occhi «Te l’ho detto, se ti dà fastidio venire solo per dormire possiamo anche studiare Storia… sempre che tu non sia tra quelli che dopo una certa ora non riescono più a studiare».
Khadgar si ritrasse, abbassando lo sguardo sul suo piatto, lasciando al suo amico libertà di consultarsi con la sua fidanzatina, visto che si trattava di una cosa loro privata.
Sentendo menzionare lo studio di Storia, l’albino tornò col pensiero a Nazgrim ancora una volta. Trovava in un certo senso strano il fatto che quell’Orco cominciasse ad occupare così tanta parte dei suoi pensieri; tuttavia, ogni volta gli riusciva cosa sempre più gradita. Se qualcuno gli avesse detto qualche mese prima che sarebbe arrivato non solo a trovare piacevole la compagnia di Nazgrim ma addirittura a cercarla, probabilmente gli avrebbe riso in faccia.
Si immaginò a cercare di far entrare nella testa di Nazgrim un po' di nozioni di Storia a notte fonda, in una camera da letto come quella che divideva con Thrall, mentre l’Orco sbuffava e si lamentava ogni poco di quant’era stanco e dell’appetito che gli stava facendo venire con lo studio e sorrise. Dopo poco la sua espressione si fece di colpo attonita mentre sollevava lo sguardo, rimanendo a fissare per qualche secondo il vuoto, come se avesse appena avuto un’idea - ed effettivamente era così.
Tornò ad ascoltare la conversazione tra Thrall e Jaina, che nel frattempo era andata avanti mantenendosi sempre sullo stesso argomento.
«Dici… che possiamo farlo? Insomma, se mi vedono nel vostro dormitorio...» stava bisbigliando Thrall.
«Rilassati, è solo per una notte, no? In camera c’è il bagno, ceniamo prima di andare… perché dovresti aggirarti per il dormitorio?» la bionda cercò di tranquillizzarlo con un sorriso.
Thrall si grattò la nuca, evidentemente ancora piuttosto a disagio.
«E… quando vorresti fare questa cosa? Spero non stanotte...» domandò l’Orco.
A quel quesito l’Umana tacque, assumendo un cipiglio stranito.
«Per la verità… non ci avevo ancora pensato...» ammise con franchezza «Tu hai delle preferenze?».
Thrall fece per dire qualcosa ma il suo compagno di stanza lo precedette, benché non fosse stato direttamente interpellato.
«Perché non lo fate per la Vigilia di Grande Inverno? Sarebbe romantico» suggerì Khadgar senza pensarci su due volte.
La coppia si scambiò un’occhiata rapida, poi a sorpresa fu Thrall a replicare: «Mi sembra una buona idea. Sarebbe bello...».
Nel terminare la frase incrociò di nuovo lo sguardo con quello della sua compagna e le poggiò una grande mano verde a coprire una delle sue minute mani rosee. Da quel gesto traspariva chiaramente tutto il suo affetto nei suoi riguardi e Jaina non tardò a ricambiare.
«Sì, hai ragione. Allora… è deciso» il suo sorriso era radioso. Chiaramente era al settimo cielo.
Thrall annuì, incapace di aggiungere altro.
«Adesso è meglio se finisco di mangiare, l’ultima cosa che voglio è far tardi alla lezione con Drek’thar...» l’apprendista sciamano tremò leggermente e sospirò «Non vorrei mai farlo arrabbiare».
Jaina gli accarezzò un possente braccio muscoloso.
«Allora noi ci troviamo per studiare domattina in biblioteca?».
L’Orco annuì e i due ripresero a mangiare di buona lena. Lui finì poco dopo, si alzò e si affrettò ad andarsene. Jaina lo imitò dopo appena pochi istanti, lasciando Khadgar a tavola da solo.
Il giovane mago si prese il suo tempo per finire il pranzo, quindi si alzò ed uscì dalla sala, rimanendo tuttavia appostato vicino alla porta. Voleva ad ogni costo incrociare Nazgrim prima che si dileguasse nel suo dormitorio o in chissà quale altro angolo remoto e sconosciuto del complesso scolastico.
Rimase ad attendere con immensa pazienza, in silenzio, vagliando attentamente ogni studente che usciva nella speranza che fosse Nazgrim, ma quest’ultimo si lasciò aspettare fino quasi alla fine dell’ora di pranzo, quando ormai non c’era quasi più nessuno dentro la sala. L’Orco varcò la soglia lentamente e producendosi in un gigantesco sbadiglio.
Non appena lo vide, Khadgar gli fu subito addosso.
«Finalmente! Immagino che tu ti sia riempito a dovere per metterci così tanto ad uscire!» esclamò.
Nazgrim sobbalzò alle sue parole e si girò nella sua direzione. Era stato così veloce e silenzioso che non si era praticamente accorto di lui.
«Mi stai seguendo?» brontolò l’Orco, aggrottando le sopracciglia. La sua espressione contrariata era decisamente eloquente.
«Non hai da studiare anche te per i primi esami? Questo pomeriggio voglio riposarmi, per favore...» gemette in tono stanco.
«Non sono qui per lo studio. Non per l’immediato almeno...» si affrettò a rassicurarlo l’albino «Voglio solo chiederti una cosa».
Nazgrim parve rilassarsi sensibilmente a quelle parole, come se Khadgar gli avesse appena garantito che una delle più temibili minacce che potessero tormentarlo era ormai lontana e del tutto innocua.
«Spara» disse senza esitazioni.
Khadgar prese fiato e disse: «Pensavo che la notte della Vigilia di Grande Inverno potevi venire a dormire in camera con me… così potevamo riguardare un po' Storia insieme dopo cena».
L’Orco rimase di stucco alla proposta. La prima cosa sensata che riuscì a dire fu: «Ma Thrall?».
Sapeva per certo che lui era rimasto a scuola.
«Non preoccuparti, lui dormirà fuori» Khadgar lo tranquillizzò con un cenno noncurante della mano «E prima che tu lo chieda, so che dovremmo essere autorizzati ad entrare anche nei dormitori di altre Famiglie durante le vacanze… quindi, se non ti scoccia… mi piacerebbe passare con te la Vigilia» l’albino si strinse nelle spalle.
«Per studiare» puntualizzò Nazgrim «Davvero?».
«Be’, se preferisci rimanere col tuo compagno di stanza basta dirlo» rispose l’Umano con prontezza.
Il suo interlocutore abbassò con un certo imbarazzo lo sguardo, emettendo uno sbuffo.
«In realtà sono solo» ammise, realizzando che in fondo non era poi così bello trascorrere la Vigilia di Grande Inverno in solitudine.
«Bene, allora è perfetto!» Khadgar pareva entusiasta per la sua risposta «Ci troviamo qui dopo la cena della Vigilia e andiamo in dormitorio a studiare insieme».
Nazgrim esitò leggermente, poi borbottò: «Va bene...».
«Allora ci conto! A presto!» lo salutò il giovane mago, prima di scappare via velocemente, lasciando l’Orco di nuovo solo.

I giorni trascorsero rapidamente, con somma gioia di Jaina, che non vedeva l’ora di poter dormire nella stessa camera con Thrall. Quest’ultimo col passare del tempo divenne sempre più agitato, fatto che non andava per niente d’accordo con le lezioni stressanti di Drek’thar e con l’intenso studio. L’Orco si stava consumando lentamente, eppure non voleva sentir ragioni né da parte di Jaina né da parte di Khadgar. Non voleva rallentare con lo studio né abbandonare le lezioni con Drek’thar e i due non sapevano più che fare per cercare di farlo rilassare un poco.
Nel mentre Khadgar continuava in segreto - o meglio all’insaputa dei suoi amici - a fare lezione con Nazgrim nell’unica maniera collaudata e funzionante. L’Orco si ritrovò ad avere sempre del cibo da mangiare durante lo studio e il suo livello di concentrazione cominciò a migliorare sensibilmente.
Il giorno della Veglia di Grande Inverno arrivò velocemente a pranzo Jaina, Thrall, Vol’jin e Khadgar si diedero appuntamento per l’indomani verso a metà mattina all’albero dove il Troll era solito tenere i raduni del suo club per aprire i regali tutti insieme.
Alla sera, come da tradizione, si tenne un gran cenone per la festività. Già dall’esterno la sala da pranzo appariva maestosa e un aroma di cibo leggero ma persistente si spandeva oltre la grande porta aperta. Era ancora presto, infatti non c’era ancora nessuno ad occupare il lungo tavolo centrale riccamente apparecchiato.
Thrall, Jaina e i rispettivi amici di Famiglia si erano dati appuntamento davanti alla sala, anche se l’Orco e il suo compagno di stanza raggiunsero gli altri due con un poco di ritardo.
«Thrall… hai davvero una pessima cera. Hai dormito un po’ nel pomeriggio, vero?» domandò Jaina apprensiva quando vide arrivare Thrall in compagnia di Khadgar.
L’Orco indossava una tunica smanicata che tuttavia pareva di una stoffa piuttosto pesante, per cui non temeva che potesse prendersi un malanno. I capelli erano raccolti in una coda alta dietro la testa e lasciavano completamente libera la visuale della sua faccia. Gli occhi azzurri erano cerchiati di scuro e il suo colorito era leggermente sbiadito. Pareva non sentirsi per niente bene.
L’Umano al suo fianco indossava invece un maglione di un bell’azzurro intenso che recava ricamato sul petto un bel pupazzo di neve sorridente e un paio di pantaloni bianchi.
«No» rispose lesto quest’ultimo «È rimasto sveglio tutto il tempo, chino sulla scrivania, a studiare».
«Khadgar...» borbottò in tono indignato il diretto interessato, dando all’amico una gomitata leggera nel fianco «Ah… non avevo sonno» aggiunse poi a mo’ di spiegazione.
Jaina si avvicinò all’Orco minacciosamente e si sporse sulle punte dei piedi per guardarlo da vicino in faccia.
«E allora cosa sarebbero quelle orribili occhiaie? Hai bisogno di dormire!» lo rimproverò stizzita «Digli qualcosa anche tu, Vol’jin! Stramazzerà sfinito uno di questi giorni…!».
Il Troll era poco dietro l’amica ed era rimasto in silenziosa attesa sino ad allora. La sollecitazione diretta lo spinse a dire: «Jaina tiene ragione, cumpà. Tieni bisogno di farti nu pisolino».
«Forse dovrebbe andare in letargo fino al mese prossimo...» s’intromise Khadgar fingendo un colpetto di tosse per mascherare in parte le sue stesse parole.
Thrall alzò gli occhi al cielo con fare visibilmente esasperato e disse: «Possiamo parlare di altro? Sto benissimo!».
Come a voler smentire prontamente le sue parole, si esibì in un poderoso sbadiglio che neanche con entrambe le mani sarebbe riuscito a nascondere. Quand’ebbe terminato scoccò un’occhiata al resto del gruppetto e borbottò: «Non è come sembra...».
Jaina emise un gemito stizzito.
«Come ti pare, testone» brontolò, liquidandolo con una breve scrollata di spalle, voltandosi poi a parlare con Vol’jin «Aspettiamo ancora un po’ prima di entrare? Mi sembra ancora presto...».
«Se tieni fame entriamo...» rispose il Troll semplicemente «Nun vedo motivo di aspettare ancora...».
Thrall abbassò lo sguardo, a disagio per l’atteggiamento di Jaina. Non voleva deluderla o farla arrabbiare, specialmente poco prima della serata che avevano programmato di passare insieme, però lui si era sentito in dovere - come tutti gli altri giorni - di studiare con il suo solito ritmo nonostante effettivamente non si sentisse proprio in forma. Studiare gli piaceva e non voleva rallentare il suo programma di studi perché non era stato abbastanza avveduto da prevedere quanto le lezioni di Drek’thar potessero diventare estenuanti. Finché riusciva a farcela avrebbe continuato.
«Tu hai fame?» chiese Jaina, rivolgendosi a Vol’jin ancora una volta, ostinandosi ad ignorare ancora l’Orco.
«Posso aspettare ancora nu pochett’» replicò l’altro.
Khadgar intanto si era leggermente distaccato dalla conversazione, adesso che non riguardava più Thrall, per guardarsi attorno. Istintivamente con lo sguardo stava sondando in direzione dell’ampio ingresso nella speranza di intravedere Nazgrim, anche se non si erano dati “appuntamento” per la cena.
Un po’ era dispiaciuto sapendo che probabilmente avrebbe trascorso la Vigilia di Grande Inverno da solo; tuttavia, sapeva di non potersi dileguare senza che Thrall e gli altri si insospettissero. Non aveva neanche una valida scusa, poiché non aveva stretto amicizia con nessun altro. Desiderava tantissimo poter “venire allo scoperto” per quanto riguardava Nazgrim, se non altro per evitargli di rimanere ancora solo, ma temeva la reazione degli altri - specialmente da parte di Thrall.
«Khadgar?» la domanda di Jaina lo fece sobbalzare leggermente.
«Sì? Cosa c’è?» chiese stupidamente, tornando a guardare gli altri. Si sorprese nel constatare che adesso gli occhi di tutti erano puntati su di lui «Ehm… c’è qualche problema?».
«Stai cercando qualcuno?» si fece subito avanti Thrall, perplesso.
«Ehm… no, mi sono solo distratto» rispose lesto Khadgar, forse pure troppo per non risultare sospetto «Cosa dicevate?».
Jaina lo fissò per qualche istante prima di spiegare: «Ti ho chiesto se avevi fame».
«A-aah...» Khadgar si rilassò visibilmente. Fece per rispondere quando lo stomaco del suo compagno di stanza fece chiaramente sentire cosa ne pensava in proposito, costringendo l’Orco a coprirsi l’addome con entrambe le braccia nel tentativo di attutire il rumore.
«Immaginavo che sarebbe stata la tua risposta, visto che ti ostini a riposare poco...» sospirò Jaina, tornando a guardare l’albino.
«Uhm… per me va bene andare a mangiare… specialmente se Thrall ha già così tanto appetito» disse, guadagnandosi un’occhiataccia dall’Orco.
«Posso farcela...» brontolò a mezza voce «Non serve che andiamo ora se non…!».
E a quel punto Jaina non riuscì più a contenersi: prima che potesse finire la frase, si girò di scatto verso di lui e gli tirò un ceffone in faccia. Vista la grossa differenza di stazza, il colpo della ragazza non ebbe la stessa efficacia che avrebbe potuto avere se l’avesse affibbiato ad un altro della sua razza, però servì allo scopo.
«Smettila di fare il martire, adesso!» sbottò irritata «Almeno il tuo stomaco può protestare se non gli presti le dovute attenzioni, a differenza del resto!».
Ciò detto, girò sui tacchi e varcò da sola la porta della sala da pranzo, lasciando i suoi tre accompagnatori a fissarla andarsene con espressioni parimenti allibite. Il più atterrito di tutti era senza dubbio Thrall, il quale si sentì in colpa senza neanche essere pienamente consapevole del perché. Abbassò leggermente lo sguardo prima di seguirla, imitato dopo poco da Khadgar e Vol’jin.
Jaina era andata a sedersi vicina all’estremità opposta della sala, con le braccia intrecciate sul petto e un cipiglio stizzito sul viso.
L’Orco la raggiunse e si sedette di fianco a lei in rigoroso silenzio mentre gli altri due si sedevano dirimpetto a loro. Uno strano silenzio imbarazzato permeò l’aria attorno a loro per qualche secondo, prima che venisse spezzato bruscamente da un altro cupo brontolio da parte dello stomaco di Thrall.
Nonostante l’imbarazzo, l’Orco fu il primo a servirsi dalla stoviglia più vicina, una grossa zuppiera in metallo contenente una versione più larga e sottile dei cosiddetti “spaghetti” tipici della cucina Pandaren. Erano lunghissimi e conditi con qualcosa che somigliava ad uno spezzatino unticcio e corposo. Dall’odore non parevano nient’affatto male.
Cercò di utilizzare al meglio le strane pinze con un’estremità fatta a forma di pettine ma riuscì solo a schizzare tutt’intorno alla zuppiera - mancando di poco il maglione colorato di Khadgar - e portare in salvo nella sua scodella solo una misera parte di quello che avrebbe voluto prendere inizialmente. Ci provò una seconda volta, fallendo miseramente di nuovo.
«Aaah… lasciamo perdere...» sbottò infastidito, impugnando la forchetta ed infilzando qualche “filo” della pasta, tirando la parte che era rimasta fuori dentro usando la lingua e poi risucchiando gli ultimi resti rumorosamente. In ricordo del suo primo boccone lasciò una bella striscia di sugo rossiccio sul mento.
La cosa riuscì finalmente a spezzare il velo di gelo che era calato sul gruppetto: Jaina scoppiò a ridere insieme a Khadgar e Vol’jin poco dopo.
Thrall raddrizzò le spalle di scatto, guardandoli confuso e palesemente a disagio.
«Che c’è da ridere?» borbottò.
La sua fidanzata prese il tovagliolo e si sporse a tamponargli il mento con affetto, gesto che lo fece divenire paonazzo.
«Passami la zuppiera, ti servo io la pasta come si deve...» gli disse con un tono quasi intimo. L’Orco assunse una postura rigida e percepì un calore diffuso nel suo corpo. Il suono della voce di Jaina in quel momento gli risultava così… piacevole. Era quasi rilassante.
Fece come gli era stato richiesto senza pensarci due volte, spostando la zuppiera - che pure pesava parecchio, soprattutto piena com’era - senza nessuna apparente fatica. Jaina si sporse a prendere la pinza all’interno e senza difficoltà la utilizzò per tirar su una generosa dose di pasta condita che riversò nella scodella dell’Orco creando una specie di collinetta.
«Ora è un po’ troppa» protestò Thrall in tono scherzoso ma l’Umana lo ignorò e gli porse la zuppiera da rimettere al suo posto.
«Con la fame che hai mi sorprenderei di vedertela lasciare lì» lo pungolò in risposta «E comunque… si mangiano arrotolandoli intorno alla forchetta e senza risucchiare».
«Oh...» mormorò l’Orco «Come gli spaghetti?».
«Lascia che li mangi come vuole» intervenne Vol’jin, interrompendo il discorso.
«Ma se li mangia come si deve evita di schizzare sugo ovunque» s’intromise Khadgar «E fa meno fatica».
Thrall abbassò lo sguardo e fece come Jaina gli aveva suggerito. Doveva ammettere che era molto più semplice, anche se quel tipo strano di spaghetti si arrotolavano piuttosto male per la larghezza. Il sugo di carne in compenso era buonissimo e ripagava dello “sforzo” fatto per riuscire a portarsi alla bocca più di un filo di pasta per volta.
Dopo l’inizio non proprio perfetto della cena, il pasto proseguì serenamente. Khadgar e Vol’jin preferirono andare subito sulle seconde portate e Jaina su qualcosa di meno sostanzioso delle tagliatelle al ragù di Thrall ma ben più caldo e cominciò la cena con una porzione di zuppa.
Mangiando l’Orco si rese conto di avere effettivamente molto più appetito di quanto gli era parso in partenza; fortunatamente per lui chiunque si occupasse della cucina in Accademia si era premurato di darsi un gran bel da fare per quella sera. Dopo essersi servito una seconda porzione di tagliatelle, passò ad assaggiare una gran varietà di seconde portate. Nel mentre il gruppetto riprese a chiacchierare, anche se non del modo di mangiare o di servirsi il cibo di Thrall - con suo sommo sollievo.
Tra un boccone e l’altro e qualche chiacchiera, Khadgar si guardava spesso e volentieri intorno, allungando il collo nella speranza di scorgere il suo nuovo amico. Purtroppo gli studenti seduti ai suoi lati gli bloccavano gran parte della visuale, pertanto le sue ricerche non ebbero alcun successo e il giovane mago si ritrovò curioso più che mai di sapere come stesse trascorrendo la Vigilia il solitario Nazgrim. Da qualche parte dentro di sé sentiva che non si stava divertendo un granché e di questo era molto dispiaciuto.
Dopo un po’ iniziò a far sparire il cibo con la magia, riuscendo ad eludere sia le attente occhiate di Vol’jin sia la conoscenza in ambito magico di Jaina. Probabilmente entrambi erano presi dalla cena molto di più di quanto dessero a vedere. Thrall d’altro canto era talmente impegnato a soddisfare il suo appetito che non si sarebbe accorto nemmeno dell’eventuale crollo dell’intero complesso scolastico. E così Khadgar riuscì a far sparire una buona parte di cena.
Il chiasso andò aumentando col trascorrere delle ore, mentre la scolaresca sempre più sazia cominciava a chiacchierare più che a riempirsi lo stomaco.
Più di due ore dopo l’inizio della cena, le portate sparirono per magia dal centro della lunga tavolata, lasciando alcuni tra gli studenti più affamati ad afferrare l’aria piuttosto di un filetto di carne o di un’ennesima porzione di patate arrosto o fritte.
Thrall stava fortunatamente terminando di ripulire una coscia di pollo azzannando barbaramente le ultime parti di carne rimaste saldamente attaccate all’osso quando il cibo sparì dai vassoi dinanzi a lui.
Abbandonò l’osso spolpato insieme agli altri pochi resti di carne nel suo piatto e si guardò intorno perplesso: «È finita la cena?».
«Hai ancora appetito? Vuoi un po’ del mio arrosto speziato?» domandò Jaina, allungandogli il suo piatto.
L’Orco sobbalzò leggermente portandosi una mano alla bocca in tempo per soffocare un rutto che altrimenti sarebbe sicuramente stato udito da tutti gli studenti presenti in sala.
«Sono a posto, grazie» le disse con fare leggermente imbarazzato. Si stiracchiò un poco e sbadigliò.
«Mo’ tieni la pancia piena, eh?» esclamò Vol’jin, facendo un po’ di stretching per le spalle sempre curve.
«Già… era parecchio che non mangiavo così tanto» replicò Thrall.
«Dalla festa per la Veglia delle Ombre...» ricordò Khadgar «Più o meno».
«Vero» annuì il suo compagno di stanza.
Di lì a qualche secondo pure i piatti sporchi - che avevano ancora davanti - svanirono per magia, accompagnati da un piccolo “pop”. In loro vece comparvero piatti puliti e vassoi carichi di dolciumi di ogni forma e genere: torte glassate a più piani, bignè ripieni, crostate, tortini e chi più ne ha più ne metta.
Jaina emise uno sbuffo irritato vedendosi portare via il piatto ancora mezzo pieno di arrosto, ma a parte quello non poteva fare molto altro per mostrare il proprio disappunto. Del resto, era l’unica a pensarla così: gli occhi degli altri tre stavano già esaminando i nuovi arrivi con espressione chiaramente desiderosa e l’acquolina in bocca.
Stavolta Vol’jin fu il primo ad allungare una mano a prendere un pasticcino glassato con un ricciolo di crema rossa, che fece sparire in due rapidi morsi.
«Stanno buoni assai» esclamò mentre Khadgar e Thrall puntavano entrambi ad una fetta dello stesso dolce ricoperto di cioccolato e crema. L’albino ebbe la meglio in velocità e riuscì ad aggiudicarsi la prima fetta.
«Avete ancora fame? Avete un buco nero al posto dello stomaco?» chiese stupita la ragazza, che personalmente era già sazia.
«Un po’ di spazio per il dessert si trova sempre» fece presente Khadgar e Thrall annuì con fare solenne, evidentemente d’accordo. Sarebbero anche potuti essere quasi credibili se non avessero avuto la metà inferiore della faccia ricoperta di crema. Thrall era così carino col mento pieno di macchie bianche che la sua compagna non riuscì ad arrabbiarsi ancora con lui. Si limitò a sbuffare esasperata, alzando gli occhi al cielo.
«Come vi pare… basta che poi non vi lamentiate» disse semplicemente. Si raddrizzò leggermente e si mise ad osservare gli altri tre senza toccare altro cibo. Bevve solamente un po’ d’acqua liscia per buttar giù il pasto.
«Non vuoi neanche assaggiare?» chiese l’Orco dopo un poco, incuriosito dallo strano silenzio della sua fidanzata «Sono buoni… soprattutto quelli al cioccolato».
Jaina gli rivolse un sorriso gentile. Era come un bambino troppo cresciuto in quel momento, con la bocca e le grosse zanne sporche di cioccolato e panna e gli occhi azzurri scintillanti di allegria.
«No, grazie Thrall. Sono piena» rispose cortesemente, sollevando una manina per rifiutare.
L’Orco abbassò lo sguardo e per un istante parve deluso dalla sua risposta. Non era del tutto sicuro della causa di quella sensazione. Forse aveva sperato di riuscire a dividere il cibo con lei o forse sperava che mangiasse per non sentirsi inadeguato nei suoi confronti.
Nel mentre, Khadgar riprese a fare provviste con la magia, anche se non prese molti dolci. Sicuramente a Nazgrim sarebbe bastato il cibo che aveva già preso, oltre al fatto che essendo il resto prevalentemente carne, l’avrebbe preferito.
Dopo diverse porzioni di dolci, Thrall fu finalmente sazio. Con un sospiro soddisfatto, raddrizzò l’ampia schiena e si leccò le labbra e le zanne, avendo cura di ripulire entrambe con la lingua.
«Ora sei pieno?» gli domandò Jaina con un sorriso. Nel chiedere gli appoggiò piano una mano sull’addome leggermente gonfio per il pasto, come a volerlo proteggere.
«Sì...» rispose lui, trattenendo un ennesimo rutto. Stava iniziando a diventare decisamente imbarazzante mangiare in sua compagnia, anche se starle accanto gli faceva piacere.
L’Umana salì con la mano ad accarezzargli il viso con espressione colma d’affetto e Thrall si sentì surriscaldare dal suo tocco.
«Vogliamo andare in camera?» gli chiese con un fil di voce per non essere udita da tutti.
«I-io...» mugugnò l’Orco a disagio «Non saprei… vuoi già andare?».
Benché lei cercasse di parlare a voce bassa per essere udita solo dal diretto interessato, quest’ultimo non si applicò in egual maniera in tal senso, per cui Khadgar e Vol’jin - che erano quelli più vicini a loro - non fecero molta fatica ad intuire di cosa stessero parlando.
«Tieni sonno cumpà. Va’ a dormire...» s’intromise il Troll senza che fosse interpellato.
«Vol’jin ha ragione, dovresti riposare...» si aggiunse Khadgar «Almeno per stanotte, non reggerai ancora coi tuoi ritmi a lungo...».
«Io e Jaina dobbiamo…» s’interruppe e sbadigliò vistosamente «… studiare, stanotte» concluse poco dopo.
L’Umana si strinse all’immenso braccio dell’Orco con entrambi gli arti e appoggiò il capo contro l’estremità della sua spalla. Diede un lieve strattone, per attirare l’attenzione non solo di Thrall ma anche degli altri due.
«Non preoccupatevi, penso io a non farlo stancare troppo sui libri» garantì, al che l’Orco le lanciò un’occhiata corrucciata che durò solo pochi secondi e che venne poi spazzata via da un ennesimo sbadiglio.
Stava iniziando a far fatica a rimanere seduto e nonostante i suoi sforzi, finì con lo sporgersi in avanti ed appoggiarsi con entrambi i gomiti sul tavolo e sostenersi il capo con le mani.
«Thrall… coraggio, andiamo in camera» lo invitò garbatamente la giovane maga al suo fianco, riuscendo a far breccia nello stato di lieve dormiveglia in cui versava il suo compagno.
Quest’ultimo annuì e si alzò da tavola per primo, appoggiandosi sul piano per evitare di perdere l’equilibrio e cadere: nello stato in cui era, sicuramente non sarebbe riuscito a rialzarsi da solo.
Jaina si alzò dietro di lui e fu subito al suo fianco. Era incredibile con quale orgoglio e nonchalance si mostrasse al resto della scolaresca in sua compagnia. Thrall nutriva ancora qualche riserva in merito alle conseguenze di tutto ciò; tuttavia, in quel momento era troppo assonnato per badare a certe cose. Lasciò che la sua partner gli stringesse la mano - a modo suo ovviamente data la notevole differenza di stazza tra di loro - e insieme si diressero verso l’uscita dalla sala da pranzo.
Vol’jin e Khadgar li seguirono con lo sguardo mentre continuavano a mangiare dolci. Solo una volta che la coppia ebbe varcato il portone il Troll si stiracchiò ed emise un sospiro.
«Chesti piccioncini ci fanno fare ‘na faticaccia…!» commentò rivolto al compare «Mo’ tengo ‘a pancia piena pure io… e vado a dormire...».
Khadgar gli rivolse un’occhiata senza dire niente, avendo la bocca piena di torta al cioccolato fondente.
«Buona notte» lo salutò Vol’jin, alzandosi come per andarsene e bloccandosi a metà del movimento «Ricordati che domani teniamo appuntamento sotto il salice mio, in cortile, per aprire i regali tutti insieme. Spero Jaina e Thrall si rammentino...».
Il giovane mago albino annuì con il capo mentre ancora masticava vigorosamente e guardò l’altro andarsene, senza staccargli gli occhi di dosso fino a che non fu uscito dal portone. Vol'jin sapeva essere davvero inquietante e paranoico quando si trattava di ficcare il naso nelle faccende altrui e l'ultima cosa che desiderava era incrociarlo per sbaglio mentre se ne andava dalla cena in compagnia di Nazgrim. Non poteva permettere che Thrall e Jaina scoprissero il suo legame con il partner di Garrosh da qualcuno che non era lui.
A ben pensare, la questione di Nazgrim aveva cancellato completamente dalla memoria di Khadgar l’incontro che loro quattro avevano fissato per la mattina di Grande Inverno. Non poteva mancare all'appuntamento, altrimenti sarebbe stato evidente che c'era qualcosa che non andava; tuttavia, non era nelle sue intenzioni abbandonare il suo nuovo amico tutto solo proprio durante le feste.
L'Umano deglutì il boccone accompagnandolo con un ennesimo lungo sorso di un particolare tipo di tè nero misto ad alcol - rum forse, a giudicare dal retrogusto - che quella sera aveva bevuto in quantità discrete, quindi si alzò e si guardò spudoratamente attorno, in cerca di Nazgrim.
I pochi studenti rimasti per le vacanze stavano già andando a dormire, satolli per l'abbondante cena, per cui non fu difficile per lui individuare il suo compagno di studio: era seduto piuttosto in disparte ad un tavolo che era ormai quasi vuoto e stava ancora mangiando. Non indossava la divisa scolastica e la sua camicia rossa spiccava in netto contrasto tra l’abbigliamento degli altri studenti e il legno scuro del tavolo.
Khadgar non perse tempo e lo raggiunse, andando a sedersi sulla panca accanto a lui.
«Non sei ancora pieno?» chiese in tono ilare il mago.
L'Orco deglutì rumorosamente l'ultimo boccone e bevve, poi si girò verso il suo interlocutore per esclamare: «Ho uno stomaco più grosso... di voi Umani... è un problema?».
Il suo tono di voce era leggermente strascicato e il suo alito puzzava terribilmente di alcol dolciastro. Non serviva certamente un genio per capire che aveva oltrepassato il limite.
«Nazgrim... hai bevuto?» chiese scettico Khadgar. Anche quello strano tè che aveva bevuto lui era alcolico, eppure non era riuscito ad ubriacarlo al punto da ridursi nello stato del suo compare.
L'Orco emise un cupo ringhio con la gola e si allungò a prendere una caraffa poco distante. Nel farlo diede una gomitata nel petto al povero mago, strappandogli un gemito di dolore.
«Sono solo... posso fare cosa voglio...» brontolò, lanciandogli un'occhiataccia. Si versò da bere nel bicchiere, mescolando il contenuto con il residuo di ciò che aveva bevuto in precedenza, quindi tracannò il tutto in un colpo solo.
Khadgar gli appoggiò una mano sul braccio, cercando di farlo smettere. Era penoso vederlo in una condizione del genere persino per lui, che era finito in infermeria a causa sua e che quindi avrebbe dovuto sentirsi in un certo senso vendicato assistendo ad una scena del genere.
«Ehi, non sei solo. Ci sono io qui con te...» esclamò.
Nazgrim sbatté il bicchiere vuoto sul tavolo.
«Tu... vuoi solo sentirti... grande... perché sei bravo a studiare...» rispose a mezza voce «Non ti... importa niente di me».
Ciò detto si allungò a prendere di nuovo la caraffa di prima, ma stavolta Khadgar gliela allontanò prima che riuscisse a chiudere la sua grossa mano verde attorno al manico. La sua espressione in quel momento era la più cupa che avesse mai avuto dall'inizio dell'anno fino ad allora.
«Non è vero. Non mi interessa mettermi in mostra per lo studio... smettila di bere, ora» esclamò in tono deciso.
Nazgrim gli mostrò i denti e ringhiò cupamente, liberandosi dalla sua presa con uno strattone e facendo per prendere un'altra caraffa di bevanda; tuttavia, a metà del movimento abbandonò il braccio sul tavolo con uno sbuffo stanco.
Scosse il capo ed emise una specie di singhiozzo. Khadgar lo guardò con aria confusa, avvicinandosi ancora a lui per vedere se aveva bisogno di aiuto.
«Nazgrim... che c'è?» chiese preoccupato.
L'Orco si girò verso di lui e stavolta la sua espressione non era irosa né accusatoria, bensì mansueta e quasi timida. Sembrava addirittura che avesse paura di lui.
«Tu... non mi lascerai solo... come Garrosh...?» chiese impacciato, guardandolo con aria supplichevole. Sembrava avere disperatamente bisogno di una risposta.
Khadgar fu colto alla sprovvista dalla sua domanda: non immaginava che soffrisse così tanto nell'essersi separato dal suo compare. In effetti non l'aveva mai visto in compagnia di altri studenti, che fossero o meno della sua Famiglia. Evidentemente stare insieme ad un bullo come Garrosh lo aveva messo così in cattiva luce agli occhi di tutti da garantirgli completa solitudine anche qualora avesse tagliato tutti i ponti con lui.
Per come la vedeva l'Umano, non era un atteggiamento per niente corretto nei suoi confronti. Era triste vederlo in quello stato.
«Non ti abbandonerò come ha fatto quell'idiota di Garrosh, promesso» gli assicurò il giovane mago con un sorriso d'incoraggiamento.
Nazgrim abbozzò quello che con non poca fantasia poteva dirsi un sorriso. A dirla tutta pareva più una smorfia ma Khadgar non poteva che accontentarsi per il suo sforzo.
L'Orco improvvisamente sbuffò con aria stanca e ruttò pesantemente, rischiando di cadere con la faccia nel piatto sporco di cioccolata, crema e panna. L'Umano intervenne in suo aiuto prontamente: gli mise una mano sul torace e lo trattenne, anche se lo sforzo per sostenere il suo peso era notevole se paragonata con la sua forza fisica.
«N-Nazgrim...! Alzati ti prego...!» gemette, mettendosi in piedi a sua volta e iniziando a strattonarlo per le spalle.
«Ho... sonno...» bofonchiò in tono assente.
«Va bene! Andiamo a letto, forza...!».
Con non poca fatica, Khadgar riuscì a far alzare in piedi Nazgrim. Si passò un suo grosso braccio sopra le spalle e con il proprio tentò inutilmente di cingergli i fianchi, quindi lo accompagnò goffamente verso l'uscita dalla sala da pranzo.
«Nazgrim, cerca di non addormentarti... v-va bene? Stiamo andando a letto» gli disse. Se si fosse addormentato, grosso com'era, non solo sarebbe stato per lui impossibile trascinarlo in un dormitorio qualsiasi visto che tutti erano ai piani superiori, ma se gli fosse caduto addosso l'avrebbe rimandato in infermeria con le costole incrinate - nel migliore dei casi.
L'Orco grugnì e cercò di raddrizzarsi per camminare in autonomia, finendo solamente con l'abbandonarsi ancor di più su di lui.
Riuscirono con un po' di fatica ad arrampicarsi su per la torre centrale, diretti verso il dormitorio di Khadgar. Ogni tanto Nazgrim incespicava nei suoi stessi piedi e dovevano fermarsi per evitare che scivolasse e rotolasse fino in fondo alla torre.
Quando riuscirono ad arrivare di fronte all'ingresso del dormitorio dell'Umano, Nazgrim si mise a ridacchiare senza nessun motivo apparente.
«Cosa c'è ora?» chiese con una punta d'impazienza il giovane mago.
«Davvero... stiamo insieme stanotte?» domandò l'altro per tutta risposta, interrompendo bruscamente la sua risata.
Khadgar cominciava a preoccuparsi seriamente riguardo agli effetti che l'alcol aveva su Nazgrim, specialmente in virtù dell'apparente bipolarità di carattere che gli causava.
«Certo, te l'avevo detto» fu la replica del diretto interpellato «Non ci credevi?».
L'Orco si lasciò sfuggire un'altra risatina, più isterica stavolta, poi disse: «Nessuno... vuole stare con me...».
L'altro sospirò profondamente prima di riprendere a camminare.
«Forza, è meglio se ti metto a dormire...» disse semplicemente.
Entrarono nella sala comune - che a quell'ora era deserta - e si incamminarono verso il dormitorio maschile. Il corridoio era stretto perché riuscissero a passarci in due, per cui procedettero leggermente storti per non dover lasciare Nazgrim ad affrontare i suoi problemi di equilibrio da solo.
Il padrone della camera aprì la porta e la spinse con un piede mentre aiutava il compagno ad avanzare all'interno. Ormai erano passati abbastanza mesi perché conoscesse a memoria la disposizione dei mobili, per cui entrò a passo sicuro nonostante la stanza fosse immersa nel buio completo.
Nazgrim invece sobbalzò vistosamente nell'entrare in una stanza completamente buia che gli era completamente estranea. Cacciò anche un ridicolo gemito di sorpresa e paura che strappò una risata al suo amico.
«Tranquillo, ti guido io» lo rassicurò, stringendo più forte la presa attorno a lui, per quanto riuscisse a fare.
Lo aiutò ad arrivare fino al letto di Thrall, quindi lo fece sedere sul bordo. In realtà, Nazgrim ci si abbandonò di peso sopra e persino il letto robusto del suo compagno di stanza cigolò sotto di lui. Un secondo rumore d'impatto fece intuire a Khadgar che si era steso.
Per il momento lo lasciò dove si trovava, certo che non si sarebbe mosso. Avrebbe pensato a lui non appena avesse acceso la luce. Gli occorse un po' di tempo per farlo, visto che dovette fare a tentoni, ma alla fine riuscì ad accendere il mozzicone di candela sul suo comodino. La luce giallo-arancio della fiamma rischiarò le tenebre e Khadgar poté tornare a vedere Nazgrim.
Quest'ultimo era steso supino sul materasso con le gambe oltre il bordo. Un piede poggiava a terra e l'altro pendeva nell'aria. Respirava lentamente e aveva una strana espressione in faccia che l'Umano non riuscì ad interpretare. Forse aveva soltanto sonno ed era perfettamente comprensibile.
«Allora... vuoi una mano a spogliarti?» domandò Khadgar.
«Ci riesco... da solo...» grugnì stizzito Nazgrim, portandosi entrambe le mani ai bottoni della camicia. Peccato che nonostante le notevoli dimensioni, adatte alla stazza delle sue dita, non riuscì a prenderne nemmeno uno.
Dinanzi alla sua testardaggine, Khadgar decise di lasciarlo provare mentre toglieva i suoi vestiti, che andò ad appoggiare sullo schienale della sedia. Nel voltarsi vide che l'Orco si era rimesso seduto, mantenendosi in posizione con entrambe le braccia. Aveva un'espressione mesta e i suoi occhi luccicavano diretti verso di lui.
«Ti serve una mano?» chiese l'albino in tono garbato, andando verso di lui incurante del fatto che era pieno inverno e lui era in mutande.
Nazgrim rimase in silenzio, lasciandolo avvicinare e metter mano ai suoi. Non si mosse, rimase lì a guardarlo mentre lo spogliava. Seguì le sue istruzioni quando Khadgar dovette rimuovere l'indumento.
Era così gentile con lui nonostante tutto quello che aveva combinato quando stava insieme a Garrosh che non riusciva a credere fosse possibile. Le sue mani, così piccole se paragonate al resto del suo massiccio corpo orchesco, erano piacevoli sulla pelle mentre scendevano lungo le sue braccia per liberarlo dalla scomoda costrizione della camicia. Non era come Garrosh, brutale e violento, era delicato e nel suo modo di fare percepiva affetto e preoccupazione.
Una volta tolta la metà superiore del vestiario, sentì le sue mani scendere più in basso, verso i suoi pantaloni.
Khadgar andò a cercare la zip delle sue braghe ma sobbalzò sentendo qualcosa di rigido che premeva dall'altra parte del tessuto in corrispondenza del suo inguine. Si fermò sentendo un gemito leggero da parte di Nazgrim al contatto con quel punto chiaramente sensibile del suo corpo.
«Nessuno... è mai stato così... gentile con me» mormorò l'Orco con la voce incrinata e altalenante «Io... sono contento... di stare insieme a te».
La rivelazione colse Khadgar completamente di sorpresa. Non aveva mai intuito niente di tutto ciò dall'atteggiamento rude che Nazgrim aveva sempre tenuto in sua presenza. Pensava che lo trovasse un male sopportabile per riuscire a prepararsi decentemente per gli esami. Era ben lungi dal credere che i suoi tentativi di fare amicizia fossero riusciti ad arrivare a toccarlo così in profondità.
Sentì le sue guance surriscaldarsi mentre rispondeva: «Anche a me piace stare con te, Nazgrim».
Perché improvvisamente si sentiva così agitato a parlargli? Che Nazgrim fosse riuscito a toccare un tasto dolente di cui lui ignorava completamente l'esistenza?
Era la prima volta nella sua vita che sperimentava una simile sensazione di disagio e nervosismo insieme semplicemente parlando con qualcuno.
L'Orco incurvò le labbra in un sorrisetto, quindi si abbassò senza indugio verso il viso dell'Umano e annullò la distanza tra di loro, baciandolo.
Khadgar sgranò gli occhi e sentì il cuore iniziare a martellargli così forte nel petto da fargli temere che sarebbe esploso da un momento all'altro. Nessuna ragazza - Umana e non - gli aveva mai fatto provare una cosa del genere, per quanto avvenente potesse essere, e a Nazgrim era bastato un gesto audace probabilmente dettato dalla colossale sbronza che si era preso.
Forse la sua reazione era dettata da qualcosa che era sempre stato intrinseco in lui, un'attrazione di qualche tipo verso membri del suo stesso sesso, o forse era semplicemente ubriaco a sua volta. No, non era possibile, l'ultima volta aveva completamente perso il senno e c'era voluto Thrall perché riuscisse a tornare in camera da letto.
Il bacio di Nazgrim era dolce e sincero e Khadgar non riuscì a trovare la forza per spezzarlo. Era come se il suo corpo stesse aspettando quel momento da una vita intera.
All'improvviso sentì l'altro iniziare a tremare, dapprima leggermente e poi sempre più forte. Istintivamente gli spinse indietro la testa e si posizionò a cavalcioni sulle sue gambe, senza interrompere il contatto.
Lo stupore e il terrore iniziali stavano cedendo lentamente il passo ad un piacere del tutto nuovo per il mago. Era una sensazione così piacevole che non avrebbe più voluto privarsene per tutta la vita, come se d'un tratto non fosse più un'entità sola ma avesse trovato qualcosa - o piuttosto qualcuno - che lo completava.
Probabilmente era solo l'adrenalina del momento a far apparire tutto così epico ai suoi sensi; tuttavia, non poteva negare il suo piacere nel bacio con Nazgrim nonostante le sue labbra fossero timide a contatto con le sue.
Gli afferrò con entrambe le mani il viso, premendo sugli zigomi squadrati e regolari i polpastrelli mentre si staccava dalla sua bocca. Catturò il suo sguardo stanco con i suoi occhi e chiese: «Nazgrim... ti piaccio?».
Domandarlo fu uno sforzo enorme per lui. Non sapeva nemmeno dove avesse trovato il coraggio e la forza per fare una cosa del genere.
«... sì» fu l'esitante risposta che ottenne dall'Orco dopo un'attesa che per lui fu un'eternità «Possiamo... dormire insieme?».
Khadgar sorrise intenerito. La dichiarazione estemporanea non era prevista nel suo programma per la serata e nemmeno il fatto che dormissero assieme. Forse stava correndo un po' troppo, ma in fondo non gli importava molto. Era contento di come il loro strano rapporto avesse appena assunto una svolta del tutto inattesa.
«Certo» rispose, scendendo dalle sue gambe ed inginocchiandosi di fronte ad esse «Stenditi, così ti levo i pantaloni...».
Nazgrim ricadde a peso morto sul materasso, lanciando un mugolio di sollievo, quindi Khadgar si occupò di togliere le scarpe e i pantaloni. Al di sotto indossava un paio di boxer piuttosto stretti che mettevano ancor più in risalto il fatto che avesse una mezza erezione.
L'Umano gli accarezzò timidamente la protuberanza, come per assicurarsi che fosse davvero lì e che non fosse solamente frutto della sua immaginazione.
I suoi attributi erano notevoli. Non serviva certamente spogliarlo del tutto per capirlo. Il suo pene irrigidito sotto i suoi polpastrelli attirò morbosamente la sua curiosità: si sentiva attratto dalla sua necessità fisiologica di sfogare la tensione sessuale.
«Vuoi... che mi occupi di questa...?» domandò titubante, umidificandosi le labbra.
In un primo momento non gli giunse alcuna risposta, al che si sporse a controllare come stesse il suo compagno. A quel punto udì distintamente il russare di quest'ultimo, anche se il rumore non era paragonabile con quello prodotto da Thrall.
Scosse il capo e sbuffò, stirando le labbra in un'espressione sollevata. Era riuscito a prendere sonno e viste le condizioni in cui versava era la cosa migliore che potesse capitargli quella notte. Sicuramente l'indomani si sarebbe pentito di tutte le bevande alcoliche che aveva tracannato a cena, ma ci avrebbero pensato quando fosse giunto il momento. Magari Nazgrim soffriva meno i postumi della sbornia rispetto a lui e ad altri in virtù della sua stazza orchesca e quindi non ci sarebbe stato niente di cui preoccuparsi.
Khadgar gli spostò le gambe nude sul materasso, quindi andò a prendere una coperta extra dall'armadio e gliela gettò sopra. Lo guardò dormire per qualche secondo, chiedendosi come facesse a sembrare tanto innocente ai suoi occhi, poi si stese accanto a lui. Si mise sdraiato su un fianco, aggrappandosi al suo corpo con una gamba e un braccio, sperando che non si agitasse troppo nel sonno da farlo finire sul pavimento.
Appoggiò la testa contro un suo enorme pettorale nudo, che trovò molto più comodo delle aspettative che si era fatto. Non credeva che una muscolatura così tonica e possente potesse anche essere così confortevole.
«Buona Vigilia di Grande Inverno, Nazgrim...» mormorò con voce affettuosa e assonnata, chiudendo gli occhi.