Actions

Work Header

Superheroes & Supernatural

Chapter Text

Stiles salutò i ragazzi e mise in moto la sua jeep per dirigersi a casa. Il resto del branco sarebbe andato al loft, che ormai era diventato un po' il loro quartier generale, per discutere di quello che stava succedendo in città da un paio di settimane a quella parte, e lui era un po' seccato di non poter essere presente alla riunione, ma suo padre gli aveva chiesto di raggiungerlo a casa subito dopo la fine delle lezioni perché aveva qualcosa da discutere con lui, rassicurandolo sul fatto che non fosse una cattiva notizia quando lui aveva iniziato a dare di matto pensando alle più terribili delle disgrazie, cosa per la quale era stato preso in giro praticamente da tutti i suoi amici.
Stiles non poté fare a meno di scuotere la testa nel pensare al loro branco. Non solo era forse l'unico multirazziale esistente al mondo, ma nel corso degli ultimi mesi era pure diventato piuttosto numeroso. Non che lui se ne lamentasse, sia chiaro, ma ogni volta che ci pensava non poteva fare a meno di stupirsi del fatto che fossero tornati tutti. Proprio tutti! O almeno, tutti quelli anche solo vagamente buoni, cosa per la quale non smetteva mai di ringraziare qualunque dio fosse all'ascolto.
Era iniziato tutto dopo il casino combinato da Theo, che potesse marcire all'inferno! Se dopo la sua scomparsa negli inferi Stiles e i suoi amici avevano pensato di poter tirare un po' il fiato, si erano sbagliati di grosso. Le manovre di quel bastardo avevano risvegliato completamente il Nemeton, e il suo potere era stato avvertito a centinaia di miglia di distanza da Beacon Hills. Il passaparola, e accidenti anche a internet e all'era della tecnologia, avevano fatto il resto e nel giro di poche settimane si erano ritrovati invasi da ogni tipo di creatura sovrannaturale fuori di testa e con manie di grandezza.
Il primo a tornare in città era stato Chris. Scott lo aveva chiamato, pochi giorni dopo la sua ennesima partenza, quando era stato chiaro che non sarebbero riusciti a far fronte a quell'invasione da soli, e lui era arrivato con la cavalleria. E no, a nessuno di loro erano mai piaciuti particolarmente i Cacciatori, ma in quell'occasione avevano avuto la loro più completa benedizione, e il loro permesso di fare tutte le carneficine che volevano. Perché, davvero, ne avevano avuto tutti abbastanza di pazzi maniaci psicopatici assassini, e grazie tante!
Una volta passata l'emergenza, le grandi famiglie di cacciatori avevano deciso che il Nemeton aveva bisogno di protezione, una protezione più seria di quella che poteva fornire un minuscolo branco di ragazzini. Scott non era per niente d'accordo con loro, e lo aveva fatto notare con zanne e artigli snudati, ma Chris e Deaton erano riusciti a far ragionare tutti e a farli arrivare a un compromesso accettabile. Un gruppo di Cacciatori, attentamente selezionato da Chris per escludere la presenza anche tra loro di gente fuori di testa, perché Gerald e Kate erano stati più che sufficienti da sopportare, si sarebbe stabilito in via definitiva a Beacon Hills. Sarebbe stato proprio il padre di Allison a dirigerli, rassicurando così Scott che sarebbero davvero stati d'aiuto e non una minaccia per il suo branco.
Poi fu il turno di Derek. Era ricomparso all'improvviso, senza avvisare nessuno e senza dare spiegazioni, ed era tornato a vivere nel suo loft come se non se ne fosse mai andato. Quando Stiles e Scott erano andati a parlare con lui aveva detto che era semplicemente arrivato il momento di tornare a casa e aveva chiuso il discorso così. Come se Stiles avesse potuto seriamente accettarlo! Il ragazzo gli aveva dato il tormento per settimane, finché il licantropo aveva ceduto, anche perché l'alternativa sarebbe stata sgozzarlo e dubitava che i Cacciatori, o Scott se era solo per quello, avrebbero apprezzato. Motivo per il quale si era deciso a confessare che non avevano trovano nessuna traccia di Kate nonostante le ricerche certosine, che Braeden si era stancata di girare a vuoto e lo aveva mollato per accettare una missione dall'altra parte del mondo che non prevedeva la presenza di licantropi, e che lui non aveva nessuna intenzione di permettere a dei dannatissimi Cacciatori di prendere possesso della sua città. Stiles lo aveva ascoltato a bocca aperta, poi aveva annuito come in segno di accettazione delle sue parole e aveva lasciato il loft. Aveva resistito fino al secondo gradino delle scale prima di scoppiare a ridere, arrivando quasi a soffocarsi per il troppo sghignazzare, cosa per la quale Derek gli aveva tenuto il muso per giorni.
Dopo Derek, a ripresentarsi fu un altro Hale. Peter Hale. In un qualche modo che Stiles non era mai riuscito a capire, quel disgraziato era riuscito a convincere i medici della Eichen House di essersi ravveduto una volta per tutte e di non essere più un pericolo per l'umanità in generale, e per gli alfa che gli capitavano sotto il naso nello specifico. Così, quelli lo avevano dimesso e lui era tornato ad ammorbare le loro vite. Non che fino a quel momento avesse fatto qualcosa di particolarmente malvagio, a parte sfinire tutti con le sue solite battutine, e in realtà aveva perfino aiutato il branco in più di un'occasione, probabilmente perché si preoccupava per Malia, anche se non avrebbe mai ammesso nemmeno sotto tortura di provare affetto paterno. In ogni caso, Stiles non si fidava per niente di lui e non aveva mai smesso di tenerlo d'occhio.
Pochi giorni dopo Peter, era stato il turno dei gemelli di tornare a Beacon Hills. Il fatto che Aiden fosse vivo e vegeto, al contrario di quello che si pensava, aveva lasciato tutti di stucco, e aveva fatto infuriare Stiles. Insomma, era stato torturato per mesi dai sensi di colpa per la sua morte, e lui si ripresentava così, con un sorriso splendente sulla faccia, come se fosse di ritorno da una semplice vacanza? Stiles avrebbe tanto voluto spaccargli la sua fidata mazza da baseball sui denti, e a dire il vero stava anche per andare a prenderla, se non fosse stato preceduto da Lidya. La ragazza passò una buona mezzora a picchiarlo, con le mani, a colpi di borsetta e, alla fine, perfino con i tacchi a spillo delle sue scarpe firmate. Tutti pensarono che quella cosa dovesse fare parecchio male, umano o licantropo non faceva nessuna differenza, ma nessuno intervenne per fermarla. Fu Parrish l'unico in grado di porre fine a quello scempio, e solo perché iniziò a fumare pericolosamente e Lidya capì che era geloso di Aiden, quindi si allontanò da lui come se fosse un essere di nessuna importanza e si avvicinò al suo ragazzo prendendolo per mano. Tattica geniale, a parere di Stiles, dato che prevenne quello che si preannunciava come il peggior incendio mai registrato a Beacon Hills.
In tutto questo, Ethan non aveva smesso nemmeno per un secondo di fare gli occhi dolci a Danny, lui sì davvero in vacanza, o qualcosa di simile dato che era via per uno scambio culturale, durante tutto il caos creato dal branco di chimere. Ovviamente, lo sguardo languido di Ethan non ebbe nessun effetto, e Stiles si chiese come avesse anche solo potuto pensare, quell'idiota di un licantropo, che potesse funzionare. In fondo, aveva mentito al suo ragazzo, quando aveva lasciato la città, e considerando il fatto che Danny era assolutamente convinto che tra loro ci fosse una storia seria, e che non aveva fatto scenate quando Ethan se ne era andato solo perché lo amava e capiva quanto per lui potesse essere difficile vivere nel posto in cui era morto suo fratello, scoprire di essere stato preso in giro non poteva far altro che farlo infuriare. Motivo per il quale non solo non aveva ancora rivolto nemmeno una parola al licantropo, ma a giorni alterni gli sbandierava sotto il naso tutte le sue presunte conquiste, tra le quali Stiles aveva notato almeno un paio di Cacciatori, come se Danny volesse ricordare al suo ex che non aveva nessuna possibilità di liberarsi della concorrenza con la forza bruta. Stiles era convinto che fosse tutto un qualche tipo contorto di corteggiamento, ma finché quei due sembravano divertirsi a portarlo avanti lui non sarebbe di certo intervenuto per fermarli.
Una settimana dopo la ricomparsa dei gemelli, a poche ore di distanza l'uno dall'altra, tornarono Isaac e Kira. La kitsune disse, allegra come sempre, che si era allenata molto nel deserto per affinare le sue tecniche con la spada, e che quando i suoi genitori l'avevano avvisata che a Beacon Hills stavano succedendo cose più strane del solito aveva deciso di tornare per dare una mano. Isaac era stato chiamato da Chris, che gli aveva detto che in città c'era bisogno di aiuto e che era arrivato il momento di darci un taglio e di farla finita con il lutto. Il ragazzo venne salutato con una serie di pacche sulle spalle dai suoi amici, e Scott lo riaccolse nel branco con un sorriso, un abbraccio e l'offerta della sua vecchia camera da letto. Un vero peccato, per lui, che quando si presentarono a casa McCall la furia di Melissa fu tale da suscitare perfino l'ammirazione di Lidya. La tortura ebbe fine solo quando Isaac giurò solennemente, sui suoi canini e sui suoi artigli, che non sarebbe mai più sparito a quel modo e che le avrebbe sempre fatto sapere dov'era e come stava. Stiles era abbastanza sicuro che Melissa non si fosse fermata per quelle rassicurazioni, quanto piuttosto perché stava per iniziare il suo turno in ospedale, ma decise di non dire nulla per non infierire sul povero beta.
A quel punto era stato il turno di Cora. Derek non era stato affatto felice di rivedere sua sorella a Beacon Hills, Cora non era stata affatto felice di essere stata costretta a restare lontana per così tanto tempo, il branco non era stato affatto felice di dover assistere al loro scontro apocalittico. Tra un urlo e un altro, durante il loro litigio, i ragazzi vennero a sapere che Derek aveva mollato sua sorella in Sud America, da dei lontani parenti, con l'ordine di dimenticarsi della loro città natale e del loro passato. Le aveva perfino distrutto il cellulare, il computer e il tablet, per evitare che potesse mettersi in contatto con i membri del branco, e aveva istruito i loro parenti perché facessero in modo che non si allontanasse mai da loro. Cora era riuscita a convincerli a rimandarla a Beacon Hills solo grazie a un elaborato piano, che prevedeva l'invio regolare di mail da un account a nome di Derek che aveva creato lei stessa. Piano che aveva funzionato perché il vero Derek, naturalmente, non si era nemmeno sognato di perdere tempo a inviare messaggi ai suoi parenti. Nemmeno Peter era stato al corrente della situazione di Cora, cosa per la quale sgridò il nipote come se fosse stato un bimbo di cinque anni, ma si offrì subito di ospitarla nel suo appartamento, perché a quanto sembrava ne aveva davvero uno e stazionava perennemente al loft solo per infastidire Derek, affermando che la famiglia doveva restare unita. Derek provò a protestare, ma era solo contro tutti e alla fine fu costretto ad accettare la decisione della sorella.
Jackson fece il suo ingresso trionfale in un qualunque giorno di scuola, a bordo di una Jaguar nuova fiammante, comportandosi come se fosse il re del loro liceo, della città e magari anche di tutto lo stato. Un vero peccato, per lui, e un grandissimo divertimento per Stiles e per il resto del branco, che le cose a Beacon Hills fossero molto cambiate, dalla sua partenza. Fu così che tutta la scuola poté godersi lo spettacolo di un Jackson malmenato da una banshee furiosa, che lo insultava per essere sparito nel nulla senza farsi sentire per oltre un anno. Il coach Finstock provò a intervenire per fermare il massacro, ma si tirò saggiamente indietro quando Lidya gli chiese se fosse stato informato del ritorno di quell'idiota, sottintendendo col suo tono di voce che se fosse stato così avrebbe riempito di botte pure lui. Il coach negò con enfasi e si defilò dentro la scuola, dando prova di un forte istinto di autoconservazione. Anche perché Stiles era sicuro che avesse notato Danny già in agguato, che prese il posto di Lidya come aguzzino del suo ex migliore amico quando la ragazza decise che non valeva la pena scheggiarsi la seconda unghia per lui. Quel pomeriggio, ai primi allenamenti della stagione, Danny sembrava molto soddisfatto di se stesso, mentre Jackson pareva molto terrorizzato, perfino dalla sua stessa ombra.
Alla fine le cose divennero molto più semplici per tutti e le relazioni si stabilizzarono, facendoli diventare un vero branco. Cosa che li aveva aiutati immensamente nei mesi appena passati, quando si erano trovati a dover affrontare ogni tipo di minaccia più o meno mortale attirata in città dal risveglio del Nemeton. Era stato proprio durante una di queste battaglie che era apparsa l'ultima persona che Stiles si era aspettato di rivedere a Beacon Hills. Deucalion era arrivato durante lo scontro con un gruppo di wendigo particolarmente assetati di sangue e affamati di carne umana, e aveva combattuto al fianco di Scott e Derek, offrendo poi la sua assistenza per qualunque problema si fosse presentato in futuro. Nessuno era stato particolarmente felice di vederlo, a partire dai gemelli, ma era un dato di fatto che si fosse rivelato utile alla causa, soprattutto vista la sua enorme conoscenza del mondo sovrannaturale.
Così, alla fine, il loro branco era cresciuto oltre ogni immaginazione e loro si erano ritrovati a sopravvivere a qualunque minaccia si fosse presentata loro davanti.
Stiles stava pensando al fatto che probabilmente il nuovo pericolo che avrebbero dovuto affrontare era già arrivato in città, quando parcheggiò la jeep davanti a casa sua. Suo padre lo aspettava seduto al tavolo della cucina e il ragazzo si accorse subito che sembrava molto impaziente e pure un po' nervoso.
“Sei in ritardo” lo accolse, senza nemmeno salutarlo, e Stiles lo osservò sorpreso per quel comportamento così lontano dal suo solito modo di fare.
“Lo so, scusa. Ci siamo fermati un po' a scuola per cercare di capire se tutti gli incidenti che stanno succedendo ultimamente siano naturali o no.”
“E quindi? È roba vostra o mia?”
“Non ne abbiamo idea. Gli altri sono andati al loft per fare qualche ricerca e vedere se riescono a capirci qualcosa, perché questa volta mi sembra tutto anche più strano del solito, e la cosa non mi piace per niente.”
Lo sceriffo sospirò e fece un cenno verso la sedia libera dalla parte opposta del tavolo rispetto a quella dove era seduto lui.
“Risolveremo anche questa, come tutte le altre. Ora siediti, dobbiamo parlare di una cosa importante.”
“Al telefono hai detto di no,” gli fece notare Stiles, ubbidendo senza discutere “ma devo per caso iniziare a preoccuparmi?”
“No, non è una brutta notizia, non in senso stretto, almeno. È solo... una cosa importante che devi sapere.”
Lo sceriffo sollevò lo sguardo sul figlio, che lo fissava attento, e sembrò prendere una decisione.
“Prima di tutto, voglio che tu sappia che ti voglio bene e che per me sei la persona più importante al mondo, lo sei sempre stato e lo sarai sempre. Questa cosa non cambierà mai” disse.
“Ok, ora sono ufficialmente preoccupato!”
Stiles lo aveva detto per alleggerire l'atmosfera, ma il padre poteva vedere nei suoi occhi che almeno una parte di quella preoccupazione era vera.
“È solo che non pensavo di dover affrontare il discorso così presto, tua madre non voleva nemmeno che te ne parlassi, quindi non so bene come dirtelo senza farti uscire fuori di testa. Perché ti conosco bene e so che inizierai a farti un sacco di film mentali, perciò ho pensato che sarebbe stato meglio iniziare da qui. Non devi mai dimenticare quanto sei importante per me, va bene?”
“Non me lo dimenticherò, ma ora sono molto più preoccupato di prima. Sappi che mi sto avvicinando a grandi passi alla fase panico.”
Lo sceriffo si concesse una mezza risata, prima di tornare serio e iniziare a spiegare a suo figlio ciò che doveva, anche se la cosa non lo entusiasmava per niente e lo rendeva talmente nervoso da fargli decidere di prendere il discorso molto alla lontana.
“Lo sai che io e tua madre ci siamo fidanzati quando eravamo ancora al liceo, vero?”
“Mi avete raccontato la storia così tante volte, quando ero piccolo, che è probabile che la conosca anche meglio di te” sbuffò Stiles.
“Ho dei dubbi in proposito. Comunque, abbiamo frequentato lo stesso college e ci siamo sposati circa due anni dopo aver finito la scuola...”
“E io sono nato prima che abbiate potuto festeggiare i nove mesi perché qualcuno era troppo innamorato per aspettare di avere un anello al dito prima di darsi alla pazza gioia” concluse per lui il figlio. “Lo so, anche se la mamma, in effetti, non usava proprio queste esatte parole quando me lo raccontava.”
“Già! Quello che non ti abbiamo mai raccontato, né lei né io, è che per un certo periodo ci siamo separati.”
“Separati in che senso?” Stiles si era raddrizzato sulla sedia e lo fissava guardingo, e lo sceriffo sospirò alzando gli occhi al cielo.
“Nel senso che ci eravamo mollati, Stiles. E pure male!”
Se la situazione attuale non fosse stata così seria, lo sceriffo sarebbe scoppiato a ridere in faccia al figlio senza preoccuparsi troppo. Stiles aveva gli occhi assurdamente spalancati e stava boccheggiando come un pesce fuor d'acqua senza riuscire ad articolare una parola di senso compiuto che fosse una, cosa abbastanza sorprendente per lui. La situazione, però, era quella che era, perciò si concesse solo una breve sghignazzata prima di riprendere il suo racconto.
“Io ero appena entrato in polizia, ero molto preso dal mio lavoro e, a quanto pare, avevo iniziato a trascurare un po' tua madre. Lei, dal canto suo, era piena di dubbi e in qualche modo era spaventata per il futuro, anche se sarebbe meglio dire che era spaventata perché non riusciva a immaginarselo, il suo futuro. Aveva paura di perdersi qualcosa di importante, restando qui a Beacon Hills, aveva la sensazione che le opportunità che la vita aveva da offrirle fossero la fuori, da qualche parte nel mondo, e sentiva la necessità di andare a cercarle anziché restare a soffocare qui. Io non la capivo, entrare in polizia era sempre stato il mio sogno ed ero soddisfatto della vita che avevo e del futuro che mi stavo costruendo, e in quel momento non sono riuscito a dare il giusto peso al disagio che provava, alle sue preoccupazioni e alle sue aspirazioni. Il nostro rapporto si è deteriorato sempre di più col passare dei mesi fino a quando, un giorno, siamo scoppiati entrambi e abbiamo avuto un litigio apocalittico. Sono volate parole pesanti da entrambe le parti, e accuse di ogni tipo e recriminazioni. E anche se ce ne siamo pentiti tutti e due quasi subito, ormai quelle parole erano state dette, quelle accuse erano state fatte, e non avevamo più nessuna possibilità di tornare indietro. Perciò, tua madre mi ha gentilmente spiegato dove, secondo lei, potevo mettermi la mia divisa, le mie manette e la mia pistola, e mi ha mollato.”
“Aspetta!” lo interruppe Stiles. “Hai detto che non potevate più tornare indietro, dopo quello, ma poi vi siete sposati. Voglio dire, sono abbastanza sicuro che lo abbiate fatto. Lo avete fatto, vero?”
“Ci amavamo, Stiles, e sì, lo abbiamo fatto. È solo che, a volte, è difficile dare un senso alle cose e farle andare bene. Comunque, tua madre mi ha mollato mandandomi a fare un lungo giro dove non batte il solo, ed è partita la settimana dopo. Andava e tornava, non stava mai via più di un paio di mesi, e la maggior parte delle volte si trattava solo di una o due settimane. A volte erano solo viaggi di piacere, altre volte trovava un lavoretto nel posto in cui era arrivata e si fermava un po' di più, ma non duravano mai molto e alla fine tornava sempre qui, perché non riusciva a trovare da nessuna parte quello che stava cercando. L'ultimo viaggio che ha fatto prima che ci sposassimo è stato una vacanza, è partita con un'amica per non so quale città europea e ci sono rimaste per due settimane.”
“Quindi vi siete rappacificati al suo ritorno?” gli chiese Stiles, con la sua espressione più concentrata, chiaro segno che stava cercando di unire tutti i punti della storia che gli stava raccontando.
Lo sceriffo annuì con un sorriso affettuoso e nostalgico allo stesso tempo, e riprese a parlare.
“Al suo rientro venne a cercarmi. Ci eravamo lasciati esattamente un anno prima. Non ho mai capito se avesse calcolato per bene i tempi o se si sia trattato di una semplice coincidenza, ma è venuta da me dodici mesi esatti dopo avermi mollato come il fesso che ero, e mi ha chiesto se volevo riprovarci. Ovviamente, le ho detto subito di sì! Insomma, non aspettavo altro, la amavo così tanto che nell'anno che avevamo passato separati avevo fatto di tutto per farmi notare da lei e per farle capire che ero l'uomo giusto, che quando me lo ha chiesto quasi non le ho dato il tempo di finire di parlare. In ogni caso, abbiamo deciso di ricominciare da capo, ma di prendercela con calma per non commettere di nuovo gli stessi errori. Vedi,” lo sceriffo si era sporto verso di lui, appoggiando i gomiti sul tavolo, come se provasse quasi un'urgenza fisica di spiegargli quello che era successo “il problema era che stavamo crescendo, ma non lo capivamo. Cioè, sapevamo che stavamo crescendo e che non eravamo più dei ragazzini, questo è ovvio, ma non avevamo capito che crescere vuol dire anche cambiare. È un dato di fatto, qualcosa di assolutamente naturale, solo che noi non lo avevamo preso minimamente in considerazione, quindi i cambiamenti dell'altro ci avevano spiazzati e spaventati, e ci avevano fatto allontanare. Perciò avevamo deciso di prenderci tutto il tempo di cui avevamo bisogno per conoscerci di nuovo e per raccontarci tutto quello che ci era successo nell'anno che avevamo trascorso lontani. È stato in quelle prime settimane che mi ha spiegato che quello che aveva sempre cercato era proprio qui, a Beacon Hills, e che in realtà lo aveva sempre avuto, solo che non se ne era resa conto per un sacco di tempo. Sognava di creare una grande famiglia, lo voleva con tutta se stessa, e voleva farlo con me, ma aveva avuto bisogno di girare il mondo per capire che era tutto così semplice. Ricordo ancora che aveva citato un libro che, a quanto mi aveva detto, aveva letto proprio durante quell'ultimo viaggio, per spiegarmi che ci sono cose inevitabili, che non possono essere cambiate. Per lei era inevitabile amarmi e voler passare la vita con me, ed era felice così.”
“Quel sogno...” Stiles stava cercando di nascondere la commozione, ma suo padre lo conosceva troppo bene per farsi ingannare dai suoi tentativi. “Quel sogno, non lo ha realizzato del tutto, ha avuto solo me” esalò, triste come ogni volta in cui veniva fuori in qualche discorso la morte della madre.
“No, non del tutto. Ma è stata felice in quegli anni, anche grazie a te. Lo siamo stati tutti, dobbiamo farcelo bastare e dobbiamo andare avanti ricordando le cose belle prima di quelle brutte. In fondo, il sole continua a brillare, giusto? Non sono le parole esatte, ma ricordo che lei ripeteva sempre una cosa del genere, in quelle settimane. Anche quando ha iniziato ad avere quelli che allora credevamo fossero problemi di salute.”
“Problemi di salute?” si stupì Stiles. In fondo, sapeva bene che i primi sintomi della malattia di sua madre si erano presentati solo diversi anni dopo gli eventi che gli stava raccontando suo padre.
“Nausea, stanchezza, e un numero imprecisato di altri sintomi che in un primo momento ci avevano fatto pensare che stesse covando una brutta influenza.”
“E non era così?”
Lo sceriffo scosse la testa, con un altro sorriso nostalgico.
“No, ma ci arriveremo tra un attimo. Ti ho detto che tua madre era venuta a cercarmi subito dopo il suo viaggio in Europa, giusto? Ecco, mi ha raccontato che aveva già dei dubbi su ciò che desiderava davvero prima di partire, ma che lì ha incontrato una persona che l'ha aiutata a fare chiarezza tra i suoi pensieri.”
A questo punto lo sceriffo fece un respiro profondo prima di decidersi a sganciare la bomba tutta d'un fiato.
“Questa persona era un uomo e tua madre ci è andata a letto più di una volta e a quanto pare nella foga del momento si sono dimenticati entrambi che avrebbero dovuto fare sesso sicuro.”
Lo sceriffo Stilinski si aspettava una reazione da parte del figlio, ma quando questa arrivò era leggermente diversa da quella che si era immaginato.
“Non parlarmi di mamma che fa... che fa... I genitori non dovrebbero parlare di certe cose con i figli. Mai! Non lo voglio sapere. Non ti ho sentito! Questo è solo un sogno, ora mi sveglierò e andrò a vomitare.”
“Stiles?” lo richiamò, cercando di restare calmo e serio e di non scoppiare a ridere. “Possiamo concentrarci sulle cose importanti?”
“Quali cose importanti?” gli chiesi di rimando il figlio, la voce stridula e il tono isterico.
Lo sceriffo sollevò un sopracciglio e lo guardò senza dire nulla. Se si fosse trattato di qualcun altro, chiunque altro in realtà, era certo che Stiles avrebbe già fatto due più due e sarebbe arrivato alla logica conclusione di tutto quel lungo discorso, ma l'accenno a Claudia che faceva sesso gli aveva chiaramente mandato in tilt i neuroni. Era divertente scoprire che suo figlio poteva ancora comportarsi come il ragazzino che era, e che era un persona tanto pudica quando si parlava di certe cose, anche se era assolutamente certo che avesse almeno un po' di esperienza con Malia.
In un certo qual modo era rassicurante sapere che era ancora il suo piccolo Stiles, e si sarebbe anche soffermato di più su quelle sensazioni e su quei pensieri piacevoli, se solo non avesse avuto fretta di concludere la loro discussione. Il tempo era passato veloce, e non era proprio il caso di perderne altro, o lo shock per suo figlio sarebbe stato ancora più grande.
Stiles, dal canto suo, lo stava guardando perplesso. Suo padre gli aveva raccontato tutta quella storia per un motivo, e non credeva che il motivo fosse parlargli di sua madre che faceva certe cose e oddio non ci voleva più pensare. Anche perché se invece fosse stato davvero quello, avrebbe chiesto asilo politico a casa McCall almeno per un mese, e poi gli avrebbe scatenato contro Melissa.
Nel tentativo di darsi una calmata, il ragazzo prese un respiro profondo e ripensò a tutto quello che lo sceriffo gli aveva detto fino a quel momento, anche i più piccoli particolari, e iniziò a unire i punti, come faceva ogni volta che doveva risolvere qualche mistero. Punto dopo punto dopo punto, collegò tutto dentro la sua testa con dei fili colorati immaginari, ma quando dopo qualche minuto arrivò alla soluzione capì che doveva aver commesso qualche errore, perché la conclusione alla quale era arrivato non poteva essere corretta. Quello che aveva appena pensato non poteva in nessun modo essere vero.
Guardò suo padre sconvolto, ma lui continuava a sorridere pacifico, e a Stiles si seccò la bocca.
“Non è possibile!” rantolò disperato.
“Dopo il suo ritorno, anche se avevamo fatto pace, avevamo deciso di non saltarci subito addosso. Il sesso è bello, lo sai anche tu, ma a volte può complicare terribilmente le cose” riprese a raccontare lo sceriffo, quando capì che suo figlio aveva capito dove voleva andare a parare con tutto quel lungo discorso, e ignorando i versi disperati che il ragazzo si era lasciato sfuggire al sentire la parola sesso. “Quando ha iniziato a stare male siamo andati dal dottore e immagina la nostra sorpresa quando ci ha detto che non aveva l'influenza ma aspettava un bambino.”
“Tu l'hai sempre saputo?! Tu... io...”
“Respira, figliolo! L'ho sempre saputo, sì, e non me ne è mai importato nulla. Al contrario, ho sempre pensato che tu fossi un miracolo.”
“Un miracolo?”
Stiles era ancora sconvolto e lo sceriffo si allungò lungo il tavolo per scompigliargli i capelli, nel tentativo di calmarlo e rassicurarlo.
“Poco prima che io e tua madre ci rimettessimo insieme avevo scoperto di essere praticamente sterile. I medici mi avevano detto che le possibilità di diventare padre, per me, erano scarsissime, in pratica avevo bisogno di un miracolo. E all'improvviso sei arrivato tu, che hai dato a me e a Claudia la famiglia che avevamo sempre desiderato.”
“Ma non sono davvero tuo figlio” disse Stiles, con una voce tanto fioca e disperata che lo sceriffo fece quasi fatica a sentirlo.
Lo sentì, però, e si allungò di nuovo sul tavolo, ma questa volta gli diede uno scapaccione, pure bello forte, dietro la nuca.
“Non dire mai più una cosa del genere! Tu sei mio figlio, Stiles, e questo non cambierà mai. Ti ho visto nascere, ti ho cambiato i pannolini, ti ho cresciuto e amato più di chiunque altro al mondo, anche più di quanto abbia mai amato tua madre. O hai già dimenticato quello che ti ho detto prima?”
“No, ma...”
“Niente ma!” lo interruppe lo sceriffo. “Tu sei mio figlio, e basta! Non ho più pensato a quell'uomo fin da molto prima che tu nascessi. Me ne importava così poco che non ho mai chiesto a tua madre chi fosse, né lei me lo ha mai detto perché non era rilevante per nessuno di noi. Per me, l'unica cosa importante sei sempre stato tu, e il fatto che volevo essere un buon padre per te. E devo dire che ho fatto proprio un bel lavoro, perché sei venuto su davvero bene, perciò posso essere molto soddisfatto di me stesso” si vantò, costringendo Stiles a una leggera risatina, nonostante tutto.
“Perché me lo hai detto?” chiese il ragazzo dopo qualche istante di pesante silenzio. “Perché proprio ora?”
“Perché recentemente ho scoperto chi è, quell'uomo intendo. Anche se forse sarebbe meglio dire che lui ha scoperto la tua esistenza e mi ha contattato.”
“Cosa? Come?”
“Mi ha chiesto se poteva venire a incontrarti e io gli ho detto di sì. Forse avrei dovuto prepararti per tempo, ma ho pensato che saperlo con largo anticipo ti avrebbe fatto andare ancora più in ansia, quindi ho rimandato fino all'ultimo. Ma non devi preoccuparti, Stiles, pare che voglia davvero solo conoscerti e...”
Ma proprio in quel momento vennero interrotti dal suono del campanello di casa che trillò ancora e ancora e ancora, facendo saltare definitivamente i nervi già troppo sensibili del ragazzo. Stiles si alzò di scatto dalla sedia e si avviò verso la porta prima che il padre potesse fare qualcosa per fermarlo, deciso a sfogare tutto il suo nervosismo sullo scocciatore di turno che aveva osato disturbarli in un momento così importante. Solo che quando aprì quella benedetta porta rimase completamente senza parole.

“Ecco, siamo arrivati, questa è casa sua.”
“Ma che delizia.”
Pepper lanciò un'occhiataccia a Tony, per niente felice di dover avere a che fare con il suo sarcasmo in quella particolare situazione.
“Stai per conoscere tuo figlio, dovresti essere felice” lo rimproverò, ancora incapace di credere che lei fosse più eccitata di lui per quello che li aspettava di lì a pochi minuti.
“Naturalmente dovrei esserlo. E il sole splendeva, non avendo altra alternativa.”
Per un attimo, lo sguardo di Tony si perse lontano, come se stesse guardando qualcosa che solo lui riusciva a vedere, o come se stesse ricordando qualcosa di molto triste. Solo per un attimo, però, perché Happy lo riportò subito con i piedi per terra.
“Cosa c'entra il sole, adesso? Oggi non c'è nemmeno, il sole, è coperto dalle nuvole, niente di strano che tra poco inizi pure a piovere.”
“C'è sempre il sole, anche se non lo vedi. E comunque era una metafora” gli spiegò, gesticolando in maniera esagerata.
“Una metafora di cosa?”
“Non credi che io sia come il sole, Happy? Non ti sembra che io brilli sempre di luce propria? Non sono forse un faro che illumina il mondo con la sua intelligenza e il suo coraggio, e pure con la sua filantropia?”
“Aspetta, ma la luce di chi? Credo di essermi perso qualcosa.”
“Ora basta!” li interruppe Pepper. “I vostri discorsi sono in grado di scatenare i peggiori mal di testa che io abbia mai avuto.”
“Non è certo colpa mia se qui non si colgono le citazioni colte.”
“L'ho colta, Tony, l'ho colta. Anche perché il libro da cui l'hai presa è mio e me lo hai chiaramente sottratto mentre sonnecchiavo in aereo, probabilmente per usarne qualche frase in qualche momento poco opportuno, come questo.”
“Ah, era quello il libro che stavi leggendo oggi? Non ne avevo davvero idea, non l'ho nemmeno sfiorato. E comunque, io quello non lo chiamerei proprio sonnecchiare, se proprio vogliamo essere precisi stavi russando e anche abbastanza forte.”
“Io non russo!” gli ringhiò contro Pepper, per poi premere il dito contro il campanello di casa Stilinski, con molta più forza di quanto non sarebbe stato necessario.
“Oh, mia cara, avevo immaginato che avresti opposto una simile obiezione” e Pepper schiacciò di nuovo il pulsantino con la stessa foga con cui avrebbe voluto prendere a schiaffi il suo ex “perciò ho pensato bene di procurarmi delle prove” e il campanello venne suonato ancora, a lungo e quasi con rabbia “e ho chiesto a F.R.I.D.A.Y. Di registrarti.”
Pepper premette con ancora più forza quel dannatissimo campanello, pregando che qualcuno, chiunque, arrivasse in fretta ad aprire la porta o quel povero ragazzo non avrebbe mai conosciuto il suo padre biologico perché lei lo avrebbe ucciso prima che potessero incontrarsi, e poi avrebbe convinto Happy ad aiutarla a occultarne il cadavere. Che poi, a pensarci bene, non è che sarebbe stata questa gran tragedia, in fondo il ragazzo aveva vissuto benissimo fino a quel momento ignorando l'esistenza del suo donatore di sperma.
Proprio quando la povera donna stava prendendo in considerazione l'idea di sbattere la testa di Tony contro il campanello, e poi magari anche contro la porta e qualunque altra superficie dura avesse trovato, perché ovviamente quello non aveva smesso di blaterare e aveva fatto partire la registrazione del suo presunto russare, la porta si aprì di scatto e sullo stipite si staglio la sagoma di un ragazzo. Pepper vide l'espressione del suo viso cambiare dal fastidio allo shock più puro.
“Tony Stark? Il girino che mi ha generato era di Tony Stark? Dimmi che è uno scherzo!” quasi urlò, dopo qualche istante di attonito silenzio, rivolgendosi all'uomo di bell'aspetto che stava sopraggiungendo alle sue spalle.
Pepper Potts e lo sceriffo Stilinski si guardarono negli occhi e sospirarono. Quello sarebbe stato un pomeriggio molto, molto lungo e impegnativo.