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From Ashes, Through the Fire

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Robin Hood strisciò lungo il ramo dell'albero e sporse la testa per guardare giù, tornando a nascondersi non appena vide i soldati passare proprio sotto di lui.
Tornò verso il tronco, facendo attenzione a non fare rumore e fissò il Guardiano Notturno, scuotendo leggermente la testa.
- Sono ancora lì? - Sussurrò Guy, contrariato. - Quando lavoravano per me le guardie non sono mai state così efficienti.
Robin ridacchiò.
- A quanto pare Archer se la cava meglio di quanto non facessi tu quando eri al suo posto, anche se è molto più giovane.
Guy sogghignò.
- A parte quando ci passa le informazioni sui piani dello sceriffo o ci permette di fuggire indisturbati.
- È vero. Archer non vuole catturarci per scelta, tu invece non sei mai riuscito a prendermi. - Lo prese in giro Robin e Guy lo colpì al braccio con un pugno scherzoso, ma abbastanza forte da fargli male.
- Smettila o ci sentiranno! - Sibilò Robin, massaggiandosi il braccio e lanciando uno sguardo di rimprovero all'amico.
Guy nel frattempo era salito su un ramo più alto e stava legando una corda a una freccia.
- Cosa stai facendo? - Chiese Robin, perplesso.
- Se riusciamo ad arrivare a quell'albero laggiù, saremo fuori dal percorso delle guardie e potremo scendere indisturbati.
- Sempre che la corda regga e che la freccia non si stacchi. Guarda Guy, nessuno sa che siamo quassù. La cosa migliore da fare è aspettare il cambio di turno dei soldati e approfittare di quel momento per fuggire.
- Assolutamente no! - Disse Guy, allarmato.
- Quella fune è troppo sottile, si spezzerà. Aspettare qui sarà anche scomodo e noioso, ma non abbiamo fretta.
- Ti sbagli, Hood. Forse tu hai tempo da perdere, ma io non posso assolutamente restare qui!
Robin lo guardò, incuriosito dal tono ansioso di Guy.
- Perché?
Gisborne indicò il cielo che iniziava a tingersi di rosso.
- Guarda, è quasi il tramonto e io devo essere a Locksley prima che faccia buio. Sir Edward ha organizzato un ricevimento per festeggiare il nostro fidanzamento, non posso arrivare in ritardo.
- Oh. Perché non me lo hai detto quando ti ho chiamato?
- Perché ti serviva il mio aiuto per rubare questo stupido documento e perché mi avevi assicurato che sarebbe stato un lavoro facile e veloce.
- E tu avevi detto che questo punto non era sorvegliato dai soldati.
- Vaisey mi mandava spesso a incontrare i messaggeri dei suoi alleati in questa locanda e nessuno ha mai pensato che fosse necessario pattugliarne l'esterno prima del momento prefissato per l'incontro.
- Ecco, tu non ci hai mai pensato, Archer invece sì. Ma non potevi avvisarlo in anticipo?
- Se si comportasse in modo diverso dal solito subito prima di un nostro furto lo sceriffo potrebbe insospettirsi. Già rischia abbastanza a passarci le informazioni, non voglio metterlo in pericolo.
- Giusto. Ma adesso siamo noi a rischiare il collo.
- Tu puoi anche restare qui se preferisci.
Guy tese l'arco e lasciò andare la freccia, colpendo in pieno l'albero a cui aveva mirato. Tirò la corda per assicurarsi che la freccia fosse saldamente conficcata nel tronco e poi legò l'altra estremità a un ramo.
Robin lo guardò e sorrise.
- E perdere l'occasione di rinfacciartelo quando la corda si spezzerà facendoci cadere tra le braccia delle guardie? Se hai deciso di fare questa pazzia, la faremo insieme.
- Robin…
- Ma vado prima io.
- Perché?
Robin sogghignò.
- Sono più leggero di te, quando la corda si romperà sotto il tuo peso, almeno avrò già portato in salvo il documento.
Guy gli lanciò un'occhiataccia, ma si fece da parte per farlo passare.
Robin prese l'arco e lo fece passare sopra la corda, poi lo strinse con entrambe le mani e si lasciò scivolare da un albero all'altro.
Gisborne lo guardò scendere dall'albero prima di imitarlo, sperando che la fune reggesse anche lui.
Arrivato a metà strada tra i due alberi, Guy si concesse di pensare che sarebbe andato tutto bene e che lui e Robin sarebbero riusciti a fuggire inosservati.
Un attimo dopo la corda si spezzò, facendolo precipitare nel vuoto.

Marian si guardò allo specchio con un sospiro, coprendo con un dito la cicatrice che le segnava lo zigomo. Quando faceva così, poteva fingere che quello sfregio non fosse lì, illudersi che una cosa nascosta non esistesse se lei sceglieva di ignorarla.
Era la stessa cosa che faceva quando pensava a tutte le volte che Guy era sparito nel cuore della notte o a quando lo aveva visto scendere dalle camere da letto di una taverna. Non erano cose importanti e lei poteva far finta di non averle mai notate. E se non ne era a conoscenza, allora non erano mai avvenute.
Ma non poteva far finta che i suoi capelli fossero più lunghi, così come non poteva scordare la donna che aveva visto tra le braccia di Guy, quella misteriosa Meg che lo aveva sedotto davanti ai suoi occhi.
Marian voltò le spalle allo specchio, serrando le palpebre per impedire alle lacrime di uscire.
Non doveva piangere, non aveva nessuna ragione per farlo, e specialmente non quella sera.
Non prima della festa del suo fidanzamento.
Guy ha scelto me. Mi ha chiesto di sposarlo.
Il resto non contava, non aveva importanza.
Ora sapeva perché Guy aveva aspettato tanto a fare la sua proposta, ora capiva il motivo di tanti segreti. Aveva costruito una casa per lei, aveva cercato di rimediare all'incendio di Knighton Hall e lo aveva fatto in segreto per farle una sorpresa.
Marian si ritrovò a sorridere nel pensare a quanto lavoro Guy doveva aver fatto per amore suo, a quanti sacrifici per riuscire a ricostruire la casa e a far fruttare le terre di Knighton per pagare le tasse allo sceriffo.
Ora capiva perché spesso era così stanco quando tornava a Locksley alla sera e perché si alzasse tanto presto al mattino. Il pensiero di quello che aveva fatto per lei le scaldava il cuore.
Lo amo anche per questo.
Prese una spazzola e tornò ad acconciarsi i capelli, cercando di nascondere la loro lunghezza inadeguata, ma poco dopo rinunciò con un sospiro.
Era inutile: poteva abbellirli come voleva, ma i suoi capelli restavano comunque troppo corti e Guy, sia che lo avesse fatto per farle una sorpresa o per nascondere un'avventura amorosa, era comunque un bugiardo.
Le aveva mentito per mesi e lei avrebbe fatto finta che le andasse bene così, che Meg non fosse mai esistita.
Perché nonostante tutto lo amo.

Robin Hood soffocò un'imprecazione nel vedere Gisborne immobile a terra dopo la caduta. Tese l'arco e le sue frecce colpirono alle gambe le due guardie che stavano accorrendo, poi le raggiunse e le tramortì prima che potessero gridare e dare l'allarme.
Anche così sapeva di avere poco tempo: presto altri soldati di pattuglia avrebbero fatto il giro della locanda e si sarebbero accorti di loro.
Corse da Guy sperando che non fosse morto e lo scosse senza troppe cerimonie, pronto a trascinarlo via di peso se fosse stato ferito troppo gravemente per muoversi. Fortunatamente l'amico aprì subito gli occhi e si rialzò da solo.
- Stai bene?
- Credo di sì.
Robin si guardò alle spalle, appena in tempo per vedere i soldati che giravano l'angolo e davano l'allarme.
- E allora corri!

Marian si affacciò dalle scale per osservare senza essere vista la gente che affollava la sala principale di Locksley. Gli invitati continuavano ad arrivare e si radunavano a gruppetti per parlare tra loro in attesa che lei e Gisborne dessero inizio ai festeggiamenti con un brindisi, ma non riusciva a vedere Guy da nessuna parte.
Marian vide Allan che usciva furtivamente dalla cucina con un piatto pieno di cibo e attirò la sua attenzione lanciando verso di lui uno degli spilloni con cui aveva cercato di sistemarsi i capelli.
Il giovane sussultò nel vedere il fermaglio conficcato nel muro a pochi centimetri dalla sua testa e alzò lo sguardo verso Marian. La ragazza gli fece segno di raggiungerla al piano di sopra e Allan obbedì.
- Farò finta di non vedere quello – accennò al cibo trafugato dalla cucina – se mi dici dov'è Guy.
- Ah, non è ancora arrivato? - Chiese con aria innocente.
- Se fosse qui non dovrei chiederti dov'è, non trovi?
- Dove vuoi che sia? È a Knighton Hall. Oggi dovevano piantare il melo, forse il contadino che doveva portarlo avrà fatto tardi. E poi sai com'è fatto Giz, no? Vuole che ogni dettaglio di quella casa sia perfetto, starà controllando le foglie di quell'albero una a una per accertarsi che non siano ingiallite. - Mentì Allan. Sapeva benissimo che l'albero era stato portato e piantato in perfetto orario perché era stato lui stesso a sorvegliare i lavori quella mattina. - Vedrai che arriverà a momenti e se proprio dovesse tardare andrò a chiamarlo. Anzi, sai che ti dico? Gli vado incontro.

- Ci stanno ancora seguendo? - Gridò Robin, curvo sul cavallo che avevano rubato per incitarlo a correre di più. Guy, seduto in sella dietro di lui, si girò a guardare indietro.
- Credo di no, ma non rallentare. Dovrei già essere a Locksley.
- Sei fortunato a essere vivo. - Disse Robin, in tono di rimprovero.
Guy sbuffò.
- Oh, avanti, dillo. So che non aspetti altro.
- Te lo avevo detto. Avremmo dovuto restare sull'albero fino al cambio del turno.
- Alla fine siamo riusciti a scappare, tu hai il tuo documento e io dovrei riuscire a essere quasi puntuale, cosa c'è che non va?
- Gisborne, ti rendi conto che hai rischiato di ammazzarti solo per non far aspettare la tua fidanzata?
- Tu avresti avuto il coraggio di far aspettare Marian alla festa per il fidanzamento? Sarebbe quasi come non presentarsi in chiesa il giorno del matrimonio!
- O come essere piantati all'altare? - Suggerì Robin, guadagnandosi un pugno nelle costole. - Ehi! Guarda che lo ha fatto anche con me, siamo nella stessa barca qui, Guy.
Gisborne sogghignò.
- Ma solo io ho la cicatrice per dimostrarlo. E non ci tengo a rimediarne un'altra, cosa che molto probabilmente avverrà se non mi presento in tempo alla festa.
Robin ridacchiò.
- Guarda, c'è Allan. - Disse, indicando il giovane che veniva loro incontro a cavallo, portandosi dietro lo stallone nero di Guy.
- Ehi, Giz! Sei in ritardo, iniziavo a preoccuparmi. Dove sono gli altri cavalli?
Guy scese da cavallo e raggiunse Allan, zoppicando appena. L'indomani i lividi che si era procurato cadendo dall'albero si sarebbero fatti sentire, ma per fortuna non si era fatto ferite troppo gravi o evidenti.
- Qualche imprevisto. - Tagliò corto. - I cavalli sono rimasti in una stalla vicino alla locanda, li recupererai domani. Hai portato i miei vestiti?
- Perché sarei qui, altrimenti? - Disse Allan porgendoglieli. - Sbrigati a cambiarti, Marian ti sta aspettando, le ho detto che eri a Knighton a controllare l'albero di mele.
Robin scoppiò a ridere, Guy sbuffò e Allan guardò entrambi, perplesso.
- Che ho detto di così divertente?
- Tu niente. - Spiegò Robin. - Lui invece si è praticamente buttato da un albero per non rischiare di fare tardi.
- Stai bene, Giz? - Chiese Allan, preoccupato. Al cenno di assenso dell'amico, sorrise a Robin. - Beh, conoscendo Marian posso capirlo, probabilmente lo avrei fatto anche io.
Guy lasciò il costume da Guardiano Notturno a Robin.
- Puoi pensarci tu? - Chiese, poi si rivolse ad Allan. - Ho qualche graffio? Lividi visibili?
- Direi che sei presentabile.
- Allora andiamo. A più tardi, fratello.
Guy salì a cavallo e partì al galoppo, seguito da Allan.
Robin alzò una mano per salutarli.
- Divertitevi! E tu stai lontano dagli alberi!