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1

«Yusaku… Yusaku!»
La voce di Ryoken gli giunse ovattata alle orecchie.
Aprì gli occhi a fatica, come se quella semplice azione gli costasse un cospicuo dispendio di energie.
(Era davvero tanto stanco).
Aveva avuto l'ennesimo capogiro, non c'era altra spiegazione.
La malattia aveva iniziato a divorarlo lentamente circa tre mesi addietro, prosciugandogli tutta la forza vitale e, a quanto pareva, si era ormai saziata del tutto.
Ormai era impossibilitato a combattere, troppo stremato anche solo per parlare.
«Ti amo» riuscì solo a dire, stretto tra le braccia di Ryoken.
Se ne andò col sorriso e la consapevolezza di essere stato amato.
(E allora la morte fece un po' meno male).


2

Ryoken aveva visto l'amore della propria vita annichilirsi giorno dopo giorno a causa di una malattia incurabile che aveva impattato nella sua
(nella loro)
esistenza come un'ospite sgradita, senza chiedere permesso alcuno.
Gli era stato accanto sempre, prendendosi cura di lui e pregando un Dio che forse non esisteva nemmeno di liberare il suo amato da ogni dolore.
Aveva visto gli occhi verdi di Yusaku adombrarsi sempre più, lo aveva visto arrancare per compiere anche un solo misero passo e si era sentito inutile, completamente affossato dall'impotenza.
Gli era rimasto accanto anche nel suo ultimo momento di vita, stringendolo forte a sé in un mare di lacrime.
(«Ti amo anch'io»).