Actions

Work Header

Any way you want it, that's the way you need it

Chapter Text

L’Alkatraz è sempre stato un piccolo gioiello sui Navigli. 

Non è l’Alcatraz, ovviamente, quello famoso e alla moda nel cuore di Milano. I due locali si differenziano per una singola lettera e per una planimetria decisamente più scarna. 

Manuel crede che le differenze siano anche più profonde, perché il locale davanti a sé, che gli mostra le sue porte scure, è stato anche il suo primo . Il primo posto dove ha suonato, dove è salito su un palco e ha cantato per la prima volta davanti a un pubblico. È stato una casa, un ventre materno, un posto che profumava di amore e passione — e sigarette e sudore adolescenziale. 

Poi sono passati anni, la società è mutata, il pop ha preso la scena, e poi c’è stato il rap, la trap e tutta quella musica che, francamente, Manuel non riesce a mandare giù. 

L’Alkatraz è stato dimenticato, lasciato in mano alla vecchia guardia rocker italiana — e, sul serio, cosa c’è di più deprimente?

Quando sono arrivati i Måneskin, Manuel li ha accolti come una ventata di aria fresca. Non sono il suo genere, magari, ma sono la cosa più vicina al rock che questa nuova generazione sta sperimentando e questo non fa che far sperare un vecchio rocker come lui. 

Ma intanto il danno è fatto e l’Alkatraz rischia di essere chiuso, perché non c’è più nessuno a riempire il locale, a bere e dare quella sinergia che solo la condivisione della musica può dare. E anche perché due anni fermi per colpa della pandemia hanno fatto danni a locali decisamente più famosi e ben messi, figurarsi a uno piccolo e dimenticato come quello. Sono centinaia i locali e i piccoli teatri che hanno chiuso i battenti a causa della pandemia. 

Quindi, sì, Manuel è solo che felice che i Måneskin abbiano deciso di dare un concerto proprio lì — anzi, di cominciare il loro tour da lì, saltando poi da un locale disastrato all’altro, per cercare di aiutare l’Italia tutta a ripartire dopo le chiusure anti Covid. 

Ammirevole. 

E Manuel ci scriverà su un articolo, perché alla fine è questo che fa da almeno dieci anni a questa parte. Quando ha appeso la chitarra al chiodo, ha fatto quello che sapeva fare meglio: criticare altri musicisti con commenti al vetriolo. 

Ovviamente, il grande pubblico adora il suo veleno, quindi il successo è stato assicurato e Manuel si è convinto a renderlo un lavoro vero. Gli manca il palco, gli manca come l’aria, ma non ha più voglia di fare la fame rincorrendo un sogno adolescenziale. 

Sebbene la musica dei Måneskin sia interessante e faccia batter cassa a chiunque sia nella loro orbita… a Manuel non piacciono molto quei ragazzi. Damiano, il cantante, sopra ogni cosa. È arrogante, irrispettoso, esattamente come ci si aspetta da un giovane cantante, esattamente come era lui alla sua età — motivo per il quale è sicuro che il ragazzo sarà antipatico come la merda. 

Il management è riuscito ad accordargli non una ma due interviste, in virtù della lunga amicizia che li lega. Una con tutti i membri della band e una solo con Damiano. Il ragazzo non concede mai interviste in solitaria, è sempre guardato a vista, quindi è un’occasione più unica che rara per Manuel: ha davanti un genio indiscusso o una frode?

La cosa che lo sconvolge di più è la quantità di ragazzine urlanti che lo accoglie non appena arriva nei pressi del locale. 

Cazzo.

Rodrigo sarà in visibilio… ma anche furioso perché pagare la messa sicurezza di quella massa di persone non sarà stato facile.

Manuel oltrepassa una transenna e si infila all’interno prima che la guardia abbia il tempo di acchiapparlo. Conosce quel posto come le sue tasche e non ha nessuna intenzione di farsi fermare da un cretino qualsiasi.

“Sei in ritardo” commenta Rodrigo, non appena lo vede, senza nemmeno salutarlo. “Non puoi imparare a metterti le sveglie su quel dannato telefono? Boomer di merda.”

“Anche io ti amo, posso baciarti?” domanda Manuel, ghignando all’espressione schifata del suo migliore amico. 

L’altro schiocca la lingua e gli fa cenno di seguirlo. “I ragazzi sono arrivati poco fa. Hai dieci minuti di intervista al gruppo adesso e venti con Damiano dopo lo show.”

“Dieci minuti? Che cazzo ci faccio con dieci minuti?”

Robe da matti.

“Ci mettono un sacco a vestirsi” è il commento asciutto di Rodrigo. “C’è uno direttamente dalla Maison Gucci a vestirli.”

Il tono con cui lo dice è già un segnale per Manuel sull’opinione che il suo amico ha sul gruppo.

Gucci.

Pfffff .

Gli Afterhours si vestivano con quello che Manuel trovava ai mercatini dell’usato. Forse è per quello che non sono durati tanto.

“Vabbè, sono praticamente sempre nudi. Non è che ci vada tanto” commenta, cercando il registratore nella tasca interna della giacca. 

Rodrigo si ferma davanti al camerino più grande — quello dove loro si riunivano da ragazzi — e bussa. “Non hai idea di quanto abbia rotto i coglioni il tizio di Gucci. Parlava di roba orientale tipo fen… feng qualcosa.”

Feng shui .”

“E io cosa ho detto?” 

Manuel vuole rispondere a tono, ma la porta viene aperta da un ragazzo alto e francamente bellissimo, con lunghi capelli neri che se la battono con i suoi. E vincono anche a mani basse a vederne la lucentezza. Devono essere seta tra le dita, cazzo. 

Ethan Torchio, il batterista, è probabilmente uno degli uomini più belli dell’ultimo quarto di secolo, ritratto perfetto di una nobiltà d’altri tempi. Sembra quasi uscito dalle pagine di una Brontë a caso, o da uno dei romanzi molto poco etero dei vampiri della Rice. E se  pensa che ha poco più di vent’anni, Manuel è curioso di vederlo tra dieci, quando i lineamenti saranno più adulti e meno bambini. Certo è che la sua sola presenza spiega la folla disperata di ragazze — e ragazzi — fuori dal locale. 

“Signori, questo è—” inizia Rodrigo, ma la ragazza, Victoria De Angelis, piccolina e bella come poche — sul serio, Manuel credeva fossero per lo più trucco e photoshop, e invece sono fregni sul serio — lo interrompe, avanzando con la mano tesa in offerta. 

“Manuel Agnelli. Lo sappiamo chi è.”

“Immagino vi abbiano dato qualche informazione, vista l’intervista programmata,” dice lui, stringendole la mano. 

“No, è che c’abbiamo i vostri album,” spiega Thomas Raggi — nessuna parentela con la sindaca di Roma, solo un divertente caso fortuito — tirando su la zip degli stivaletti. Sono argentati e con la zeppa, e Manuel è abbastanza sicuro che siano una citazione degli iconici stivali di Ace Fraley tanto quanto è certo che all’indomani del concerto, su Facebook comparirà un post dei Cugini di Campagna su come, ancora una volta, i quattro ragazzi romani abbiano preso a piene mani dai loro outfit più datati. 

Ha già mal di testa. 

È colpa degli stivali, in effetti, se ci mette qualche secondo di troppo a registrare le parole del chitarrista. 

“Cosa?” domanda e i tre ragazzi ridacchiano, scambiandosi uno sguardo strano. Sembra quasi imbarazzato, ma non è possibile, no?

Questi ragazzetti di appena vent’anni hanno vinto Sanremo, l’Eurovision, hanno aperto per i Rolling Stones, hanno vinto agli MTV EMA per la categoria Best Rock e hanno l’interno mondo ai loro piedi dopo neanche nove mesi, per cosa dovrebbero essere imbarazzati?

Rodrigo, accanto a lui, però, gonfia il petto pieno di orgoglio e gli batte una mano sulla spalla. 

“I nostri album, te li ricordi, sì? Se li sono portati e vorrebbero che glieli firmassimo. Capisci?” ride, come un bambino a Natale. Manuel lo guarda stranito, perché, sul serio, dove cazzo è finito, nel Sottosopra?

“Se non è un problema, ovviamente,” specifica Ethan, con la sua voce calma e la lingua che si perde via le erre come se non fossero importanti. 

“Nessun problema, ragazzo, te l’ho detto, saranno tutti felici di firmarli,” è la conferma di Rodrigo. Quindi, se lo conosce abbastanza, avrà già chiamato gli altri per farli andare lì — o probabilmente erano tutti già pronti a far valere i loro anni di amicizia per imbucarsi e bere sulle sue spalle. Manuel lo avrebbe fatto, se non avesse avuto il pass stampa. 

Ethan sorride e fa un appena accennato inchino con la testa, prima di tornare ad abbottonarsi la camicia rosso sangue. 

Oh no, solo loro tre hanno appena distrutto l’immagine negativa che aveva di loro in un breve scambio di battute. 

Thomas ha la faccia di uno a cui dovrebbe crescere disperatamente un mento, ma anche quella di uno che sta tremando come una foglia di fronte al proprio idolo.

Il che è ridicolo.

“Mi sono ispirato tanto ai vostri riff” spiega il ragazzo, porgendo i vinili — gli originali, non le ristampe, devono averli pagati una fortuna — e un pennarello a Manuel.

Lo fissa imbambolato, prendendo il pennarello con gesti meccanici e firma la superficie del disco. “…lo farò sapere a Xabier.”

“È un vero onore per noi incontrarvi” esclama Victoria, entusiasta e Manuel davvero non capisce. È lusingato, ma non capisce.

“Ma… dovrei intervistarvi.”

“Siamo pronti” risponde Ethan, con le mani dietro la schiena.

“Il vostro cantante?” domanda allora, voltandosi verso Rodrigo, che fa spallucce.

Victoria fa una smorfia che è tutta un programma. “È nel suo camerino. Lorenzo dice che non può vestirlo in mezzo a noi che facciamo casino.”

“Chi sarebbe?”

“Lo stilista di Gucci.” Thomas storce le labbra ed Ethan tira su col naso. “Siccome lui è la star…”

Victoria gli tira una gomitata e lo mette a tacere, poi sorride a Manuel. “Ma tanto lo vedrai dopo il concerto, quando ci saremo liberati di Lorenzo.”

Manuel capisce un sacco di cose da quello scambio di battute e la prima è che questi ragazzi sono veramente ingenui. Chiunque altro al suo posto avrebbe distillato quel mare di informazioni per fare un articolo contro di loro, ma per fortuna Manuel non è quel tipo di persona.

Poi c’è l’evidente fastidio che i tre musicisti hanno nei confronti delle ingerenze del loro sponsor. Non gli è chiaro se è perché lo stilista ha separato il cantante da loro o se loro stessi covano qualcosa nei confronti di Damiano, vuole scoprirlo.

L’intervista è breve, quindi ha tempo di fare loro solo le domande di rito. Per Damiano ha in serbo quelle al vetriolo. Al termine dei dieci minuti a disposizione, Rodrigo torna per dire a tutti di andare a prepararsi, con la promessa che dopo il concerto potranno incontrare il resto degli Afterhours, arrivati per sentirli. Victoria chiede pigolando se può parlare con Roberto dell’Era e sul serio, a Manuel quei ragazzi iniziano a piacere.