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Legno

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Aether fin da piccolo non aveva mai avuto troppe aspettative per la sua vita, aveva diciotto anni e a breve avrebbe ereditato l’attività di famiglia, suo padre era un semplice falegname e lui fin da piccolo aveva avuto una predisposizione nell’intagliare il legno.

“Quindi hai finito?” Childe, il bambino dei suoi vicini aveva 12 anni ed era accovacciato ai piedi del biondo mentre aspettava che il ragazzo finisse la sua nuova opera.

“Me lo hai chiesto qualche minuto fa e la risposta è sempre la stessa: pazienta ancora un po’.” Mormorò mentre muoveva la lama del coltellino contro l’anima del legno scavando diverse forme in essa, per Aether era rilassante quel passatempo e in molti si erano appassionati alla sua arte tanto da chiedergli delle commissioni.

 

Dopo quasi dieci minuti, che per Aether passarono fin troppo in fretta ma che per Childe erano sembrati un’eternità ecco che il biondo diede un colpetto sulla spalla del rosso e gli mostrò fiero la sua nuova opera.

Gli occhioni azzurri di Childe si illuminarono mentre passava le piccole dita sul muso intagliato dell’animale “E’ una volpe.” Disse sorpreso, il più grande sapeva bene quanto Childe amasse le volpi quindi perché farne una? Che volesse fargliela comprare? Beh i genitori del rossi erano abbastanza ricchi da poterlo fare ovviamente aggiungendo anche ogni altra opera di Aether al conto.

“Sì ed è tua.” Spiegò il più grande porgendo la piccola volpe a Childe che rimase interdetto per qualche secondo.

“Davvero?!” La sua vocina si acutizzò di almeno qualche ottava mentre saltava in piedi e iniziava a girare attorno al biondo canticchiando mentre teneva fra le mani quella volpe, adorava le opere di Aether e sapere che gli aveva regalato non solo una delle sue ultime creazioni, ma proprio una volpe lo fece sentire importante. “Quando sarò grande tornerò e ti sposerò così potrai fare tutte queste cose solo per me!” Disse il ragazzino sorridendo con le guance rosse mentre Aether ridacchiava.

“Certo, non vedo l’ora.” Scherzò dando una carezza affettuosa fra i capelli del rosso.

 

Qualche settimana dopo quel regalo Childe e la sua famiglia si trasferirono, il ragazzino pianse abbracciando Aether e gli promise nuovamente che sarebbe tornato per lui, con gli occhi pieni di lacrime il biondo annuì e gli disse che lo avrebbe aspettato.

 

 

Gli anni passarono e quella promessa sparì dalla mente del biondo, sapeva bene che erano le parole di un ragazzino e quindi decise di continuare la sua vita senza pensare più al passato; suo padre venne a mancare qualche anno più tardi da quella partenza e l’intera attività cadde sulle spalle di Aether.

 

Aveva tanto lavoro da non potersi lamentare dei soldi e in più molti uomini e donne altolocati venivano nel suo negozio per commissionargli le sue famose sculture in legno, fu proprio quando stava finendo una di quelle che la porta del suo negozio si aprì annunciando qualcuno con la solita campanella.

 

Aether era vicino al bancone a intagliare un leone a grandezza naturale, un’opera che aveva impiegato almeno dodici delle sue notti prima di essere quasi del tutto conclusa; quando sentì dei passi farsi avanti e fermarsi di fronte a lui posò il coltello da intaglio e posò gli occhiali – ormai aveva dovuto usarli visto che i suoi occhi si stancavano facilmente quando intagliava piccoli dettagli nelle sue opere – sul bancone prima di alzare lo sguardo verso il nuovo cliente.

“Come posso aiutarla?” Chiese sorridendo al ragazzo dai capelli rossi che lo stava guardando con un sorriso felice.

“Davvero non mi riconosci? Va bene che sono cresciuto ma sul serio ti sei dimenticato di me, Aether?” Quella voce fece tornare il biondo indietro nel tempo quando un ragazzino gironzolava nel negozio di suo padre toccando qualsiasi cosa mentre ridacchiava, era vero che la voce era ora più roca e profonda ma Aether era sicuro che quella persona fosse la stessa dei suoi ricordi.

“Childe?” Chiese incerto alzandosi dal suo sgabello per fare il giro del bancone, era lui, era davvero lui?
Il rosso gli sorrise e aprì le braccia mentre lo guardava. “Proprio io in carne e ossa, sono venuto per mantenere la mia promessa.” Sussurrò dolcemente prima che Aether si gettasse fra le sue braccia e lo stringesse dolcemente.

Mai aveva pensato che si sarebbero rivisti, quella promessa sembrava come neve d’estate e il biondo si era messo l’anima in pace già molti anni prima, ma invece eccoli lì, stretti in quell’abbraccio e soprattutto eccolo lì quel ragazzino piccolino che si lamentava della sua statura che ora superava di gran lunga l'altezza del biondo.

“Cosa ti porta qui? E’ da così tanti anni che non ci vediamo! Ma guarda come sei cresciuto.” Aether era così contento di quella visita e non riusciva a smettere di sorridere mentre guardava Childe.

Il rosso piegò il capo di lato prima di abbassarsi appena per far sfiorare i loro nasi, un gesto che facevano spesso quando erano più piccoli. “Non ricordi la nostra promessa? Sono qui per te.” Sussurrò più alto mentre guardava Aether arrossire, il biondo pensava che quella fosse una semplice promessa fatta da un bambino e non che diventasse realtà.

“Sei davvero così sorpreso?” Scherzò Childe mentre gli accarezzava il viso, fin da quando era piccolo aveva avuto una cotta per Aether e anche durante gli anni che avevano passato lontani quel sentimento non era svanito, voleva tornare dal suo amico per poter finalmente dirgli ciò che provava e quello era il giorno giusto, sperava solo che l’altro lo avrebbe accettato. “Sono sempre stato innamorato di te e ora vorrei veramente che questo amore diventasse realtà.” Ammise un po’ incerto mentre le sue guance si imporporavano, aveva paura di ricevere un no ma non voleva andarsene senza averci provato.

“Childe… Io pensavo fosse una promessa fatta senza pensare… Sono passati quasi dieci anni da allora.” Aether era sorpreso, le sue guance erano rosse proprio come il suo intero viso e il suo cuore batteva all’impazzata; Childe non gli era mai stato indifferenze, fin da quando si erano conosciuti aveva provato qualcosa nei suoi confronti ma ai tempi pensava che fosse amore fraterno e nulla più, ora però, mentre lo guardava sentiva che forse quel sentimento era diverso e non si limitava a qualcosa di fraterno.

“Lascia solo che ti corteggi come si deve, se dopo due mesi sentirai che non sono quello giusto allora lo capirò e non ti disturberò più.” Propose il rosso prendendo le mani di Aether fra le sue mentre parlava, Aether rimase interdetto per qualche secondo prima di annuire appena.

 

Erano ormai passati due anni da quel giorno e Aether aveva continuato la sua impresa di intagliatore di legno, le sue opere erano ormai diventate famose e la sua casa e piena di quelle opere da quelle più piccole a quelle più grandi.

Mentre intagliava la forma di due figure vicine ecco che due mani fresche gli cinsero il corpo, il biondo sorrise prima di togliersi gli occhiali e si voltò baciando le labbra di Childe che sorrise per quel bacio.

“Dovresti venire a letto.” Mormorò il rosso mentre posava il viso contro l’incavo del collo di Aether facendolo ridacchiare per il lieve solletico.

“Ancora qualche minuto e arrivo, volevo finire questa scultura prima di dormire.” Ammise prima di inforcare nuovamente gli occhiali e riprendere a intagliare.

“L’ultima volta che lo hai detto hai passato tutta la notte qui.” Borbottò Childe prima di liberare il coltello da intaglio dalla mano del biondo e quando lo vide cadere a terra afferrò Aether e ridacchiò mentre lo portava in camera, a nulla servirono le parole del biondo che chiedeva di venir lasciato; Childe lo posò sul letto con poca grazia mentre lo guardava dall’altro trionfante. “Ora dormi con me e lascia perdere quei cosi di legno prima che decida di legarti alla sponda del letto.” Sembrava così serio tanto che Aether ridacchiò mentre si sistemava meglio sul loro letto.

“Ok, ok. Ma poi non lamentarti se ci metto troppo a finire la scultura che mi hai chiesto, se farai come quando eravamo più piccoli giuro che sarò io a legarti al letto.” Scherzò Aether prima di tirare a sé il rosso e baciarlo dolcemente.