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Una stella in cielo

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16 maggio 1953

Una femmina. Un’altra femmina. Quei lunghi mesi erano finiti così, con un’altra delusione. Ecco cosa provava in quel momento Cygnus Black: delusione. È un fatto strano, pensò. Delusione è una parola femminile, mentre orgoglio è maschile. E, per la seconda volta, Cygnus non avrebbe potuto presentare con orgoglio alla famiglia un erede maschio che portasse avanti la Nobile e Antichissima Casata dei Black.

Era notte tarda quando Tilly, l’elfa domestica, l’aveva avvisato. Cygnus stava nel suo studio a rispondere ad alcune lettere di amici, amici che appartenevano ad importanti e rispettabili famiglie Purosangue come quella dei Black. Amici che, a differenza sua, potevano già vantare un erede. Sua moglie, invece, gli aveva dato come primogenita una bambina, Bellatrix, e ora era in attesa del secondo figlio. Cygnus aveva sperato ardentemente che questa volta sarebbe stato un maschio.

L’elfa era entrata nella stanza, agitata, dicendo che la padrona stava per partorire. Lui si era alzato di scatto e le aveva ordinato di chiamare subito il medico di famiglia, il Guaritore O’Carroll. Tilly si era precipitata di sotto, mentre Cygnus andava dalla moglie. L’aveva trovata distesa sull’enorme letto matrimoniale, con gli elfi domestici che giravano indaffarati per la stanza, sobbalzando ogni volta che la donna urlava in preda al dolore per le doglie sempre più frequenti. Quando era arrivato il Guaritore, lui era uscito dalla stanza ed era rimasto ad aspettare nel corridoio.

Era stata una lunga nottata, a quanto pareva il bambino non aveva fretta di venire al mondo. Cygnus era stato per ore fuori dalla stanza, camminando avanti e indietro e pregando per un maschio. Stava giusto per perdere la pazienza e chiamare un elfo domestico perché gli preparasse un tè, quando il Guaritore era uscito e lo aveva salutato con un cenno del capo.

« Congratulazioni, signor Black » aveva detto.

Cygnus era entrato nella camera. Le prime luci dell’alba penetravano appena attraverso le tende socchiuse, come se stessero chiedendo gentilmente all’oscurità di farsi da parte, e i raggi del sole accarezzavano il letto dove la donna era seduta. Druella, con un fagottino tra le braccia, aveva guardato il marito con espressione ansiosa e aveva teso il neonato verso di lui. Cygnus l’aveva preso delicatamente e l’aveva stretto a sé, guardandolo. Una femmina. Subito la delusione aveva cancellato qualsiasi altra emozione. Ma poi, la minuscola bambina aprì gli occhi e lo guardò.

Rimase incantato da quei guardi occhi dolci che lo osservavano curiosi. Non aveva mai visto una creatura così bella e non poté credere che fosse sangue del suo sangue. Era una femmina, certo, ma con che coraggio un uomo avrebbe potuto prendersela con quell’esserino così piccolo e indifeso che era accoccolato tra le sue braccia?

Druella lo stava ancora fissando, in attesa di una risposta. La bambina, dopo aver osservato con attenzione il padre, sorrise. E quando la sua minuscola boccuccia si stirò su quel visino paffuto, Cygnus non poté più trattenersi. Sorrise anche lui. La donna, a quella reazione, si lasciò sprofondare tra i cuscini, sollevata: aveva temuto una sfuriata per la nascita di un’altra figlia femmina.

Il marito si voltò verso di lei, staccando per un attimo gli occhi dalla piccola.

« È bellissima » sussurrò.

« Come la chiameremo? » chiese Druella.

Cygnus tornò a fissare la creatura che aveva tra le braccia.

« Andromeda » rispose. « Andromeda Dorea Black ».

 

Casa Black era affollata: parenti e amici erano venuti a vedere la nuova arrivata in famiglia. Cygnus andò incontro al fratello e alla sorella, Alphard e Walburga.

« Congratulazioni! Dov’è la piccola? » Alphard lo salutò con un sorriso, prima di voltarsi verso la culla.

« Un’altra femmina, Cygnus » disse Walburga, sorridendo glaciale. « Quanto ancora dovremo aspettare per un erede? »

« Perché non lo chiedi a Orion, sorella cara? » rispose, incurvando le labbra in un ghigno appena accennato. Nonostante fosse già passato qualche anno dal loro matrimonio, Orion e Walburga non avevano ancora figli, con grande disappunto del marito.

Lei, per tutta risposta, strinse le labbra.

« Oh, non essere così fredda! Guarda che bella bambina! Scommetto che a Hogwarts avrà un sacco di spasimanti ».

Alphard ora teneva in braccio la piccola Andromeda e la guardava adorante.

« Basta che siano quelli giusti » borbottò il padre. « E tu, Al, pensi di mettere su famiglia, prima o poi? »

Lui ripose con delicatezza la bambina nella culla.

« Non credo proprio! » rispose. « Preferisco che la mia vita rimanga così com’è, liberta e indipendente, senza una moglie che mi dica cosa fare e cosa non fare. Penso che mi limiterò a viziare i miei nipotini » concluse ridendo.

Cygnus salutò sorella e fratello, lasciandoli a discutere sulla vita privata di quest’ultimo.

Appena si fu allontanato gli si avvicinò Augustus Lestrange, un amico di famiglia.

« Allora, Cygnus, l’erede si fa attendere, eh? »

L’uomo lo guardò, infastidito. Possibile che in quelle famiglie importasse solo quello?

« A quanto pare » rispose con un sorriso forzato.

« Oh, ma non preoccuparti, amico mio » riprese l’altro. « Tu hai due femmine, ma io ho due maschi, no? Possiamo sempre metterci d’accordo, che ne dici? » propose, avido di imparentarsi con una famiglia importante e antica come quella dei Black.

« Vedremo, Augustus, vedremo ».