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Spes ultima dea

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Marlene era troppo piccola per comprendere il motivo per cui il suo papà, Tifa e gli altri erano partiti lasciandola in compagnia di Elmyra, però sapeva che sarebbero tornati e questo bastava.
Avrebbe fatto la brava e avrebbe atteso, pregando affinché i cattivi della storia avessero lasciato in pace il pianeta che Barret stava cercando di salvare con la speranza di renderlo un posto migliore e così infatti stava facendo anche quel giorno, giocando nel grande giardino fiorito del Settore 5.
Sotto lo sguardo addolcito di Elmyra la bimba si stava dilettando a comporre una ghirlanda di fiori, quando a un tratto trovò una piantina che non aveva mai visto prima e che differiva dai trifogli che decoravano il terreno.

« Elmyra, questo che fiore è? » domandò la piccola mostrando un piccolo quadrifoglio alla donna che, con un sorriso speranzoso, lo tolse dalle sue dita per osservarlo meglio.

« Non è un fiore, Marlene, ma un quadrifoglio. Sai che questa piantina ha un significato preciso? » disse la donna, inginocchiandosi di fronte alla bambina che l’ascoltava con attenzione, scuotendo la testa alla domanda. « Vedi, è molto difficile trovarlo perché è una pianta molto rara e per questo motivo si dice che chi lo trova avrà molta fortuna. »

Marlene a quelle parole si illuminò, riprendendo in mano il quadrifoglio su cui posò un bacino delicato.

« Quindi se io sono fortunata allora al mio papà, Tifa, la ragazza bellissima col vestito rosa e agli altri amichetti non succederà nulla di pericoloso, vero? » chiese speranzosa, sporgendosi verso la donna tirandole la gonna.

« …esatto, sì. È proprio così, piccola… » disse Elmyra, non riuscendo però a nascondere l’agitazione che per fortuna la bambina non notò.

Marlene non sapeva che Aerith era stata fatta prigioniera dalla ShinRa, né sapeva che gli altri erano andati da lei per salvarla e, di conseguenza, stavano rischiando la vita per questo. A dire il vero era passato del tempo da allora e per quanto ne sapeva lei, potevano essere riusciti a portarla via da là e aver lasciato Midgar e a quello voleva credere, altrimenti se fosse loro accaduto qualcosa i giornali ne avrebbero parlato, però… aveva da tempo un’orrenda sensazione addosso e non riusciva proprio a togliersela di torno.
Non sapeva dire perché ma sentiva dentro che presto sarebbe accaduto qualcosa di tremendo, ecco perché nonostante il quadrifoglio trovato da Marlene non se la sentiva di aggrapparsi a una speranza così effimera.
Al tempo stesso non avrebbe fatto preoccupare la piccola e così decise di ingoiare quel senso di turbamento e metter su una maschera di positività.

« Vogliamo andare a mettere questa piccola piantina in un bicchiere con l’acqua? Non vorremmo mica farla seccare, che dici? » le chiese la donna, allungando una mano verso di lei che con un sorrisone l’afferrò, seguendola in casa.

« Posso tenerla in camera con me? Così tutte le sere posso chiederle di portare fortuna a papà invece che a me… » esclamò, saltellando e facendo ridere di cuore Elmyra.

« Ma certo, basta che ci ricordiamo di darle da bere. » rispose, carezzandole la testolina mentre si avviava con lei verso la credenza in cerca di un bicchiere della dimensione adatta.

Una cosa era sicura, se anche era tremendamente preoccupata per sua figlia, quella bimba riusciva a distrarla e darle la forza necessaria per andare avanti. Certo, la brutta sensazione non se ne sarebbe andata mai ma perlomeno la speranza della piccola era stata in grado di contagiarla e farla sperare almeno un poco.
Marlene aveva un qualcosa di speciale e, incredibilmente, le ricordava moltissimo la sua Aerith: che quella bimba fosse un dono del pianeta mandata da lei di proposito? Che ci fosse una sorta di legame speciale con la Cetra? Questo non lo sapeva, ma in un certo senso voleva crederlo.