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You're my favourite song

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Lo sapeva che quel giorno avrebbe preso una piega sbagliata, lo aveva capito dal fatto che si era alzata con la luna storta ma non avrebbe mai immaginato che sarebbe peggiorata a tal punto. Eppure in genere la Domenica dovrebbe essere un giorno tranquillo: niente scuola, niente pensieri, niente rotture, ma il suo fidanzato presentandosi a casa sua all’improvviso a metà mattinata le aveva fatto capire che no, non avrebbe avuto pace neppure quella volta.

« Ma ti pare possibile che ogni volta ti cacci nei casini? » domandò esasperata e a mo’ di rimprovero a uno Snow con la faccia pesta e sanguinante, fissandolo dal basso all’alto con le mani sui fianchi in una posa che voleva essere minacciosa.

Dal canto suo, lui sapeva perfettamente che la sua ragazza si sarebbe incazzata ma che poteva farci se quei cretini del terzo anno lo cercavano sempre per attaccar briga? Mica poteva stare fermo a prenderle, o peggio, scappare come un codardo! Senza contare che neppure Yuffie lo avrebbe fatto se fosse stata al suo posto considerando quanto fosse orgogliosa, ma pur di far polemica se ne inventava di ogni e in quel caso aveva colto la palla al balzo.

« A mia discolpa ti posso dire che stavolta non è colpa mia. » le rispose alzando le mani in segno di resa, esibendo un’espressione da finto tonto che lei conosceva benissimo e a cui non credette nemmeno per un secondo.

« Come tutte le altre volte? Andiamo, ti conosco come le mie tasche e so bene che testa di cazzo sei quando ti ci metti. » ringhiò, distogliendo lo sguardo dalle ferite prima che le prendesse la voglia di mollargli un pugno e peggiorare la situazione.

« Oh, ma grazie, sei sempre carina. » ridacchiò senza però aggiungere altro per non incorrere alla sua ira.

« Forza, entra! » si fece da parte per farlo entrare in casa, sollevata dal fatto che i suoi genitori non ci fossero o avrebbero creato un affare di stato nel vedere quello che era il suo ragazzo conciato a quel modo. « Ora, se magari mi spieghi come sei riuscito a attirare quegli stronzi fuori da scuola te ne sarei grata… si può sapere dov’eri? Dimmi che non l’hai fatto di proposito o giuro che— »

« Ehi, frena! Respira un attimo e fammi spiegare! » la disse interrompendo quello che aveva l’aria di essere un monologo infinito mentre si sedeva sul divano e la osservava rovistare nella cassetta del pronto soccorso per recuperare il necessario per medicarlo. « Ti giuro Yuf, stavolta non è colpa mia. Stavo andando a correre e come ho messo piede al parco li ho incontrati, solo che non ho fatto in tempo a tornare indietro che quelli si sono accorti della mia presenza e… beh, puoi immaginare no? Di’, ti saresti tirata indietro tu? »

La ragazza gli si sedette accanto, posando il disinfettante, l’ovatta e i cerotti sul tavolino, per poi guardarlo dritto negli occhi e lasciarsi sfuggire un lunghissimo sospiro.

« Certo che no. È solo che non capisco come tu ci riesca a finire sempre nei guai, sembra quasi che tu lo faccia apposta. » borbottò, arrossendo leggermente quando si rese conto che si stava comportando da fidanzatina preoccupata, cosa che lei generalmente detestava visto che era una tipa piuttosto cinica e lui ovviamente se ne accorse, ma per la prima volta non usò sarcasmo.

« Mi dispiace farti preoccupare ogni volta, ma credimi, non è niente. » la rassicurò, allungando una mano per accarezzarle il viso.

« E se invece quei cretini si stancano di giocare e ti fanno del male davvero? Non sei mica fatto d’acciaio! » sbottò lei seccata dal fatto che Snow fosse così tranquillo e sicuro di sé.

In risposta a quelle parole lui la baciò. Senza preavviso, lasciandola interdetta un istante prima che si lasciasse andare, avvolgendogli le braccia attorno al torace per approfondire quel contatto.
Yuffie sapeva che lui era molto più forte dei teppisti del terzo anno, però sapeva anche che avevano delle conoscenze piuttosto pericolose e chi poteva assicurarle che un giorno non avrebbero chiamato i rinforzi?
Si separò improvvisamente — e a malincuore — dalle sue labbra e sentendo il sapore ferroso del sangue storse la bocca in una smorfia disgustata.

« Sei proprio un cretino. » sbuffò, mentre lui se la rideva per quel cambio repentino.

Rimase ad osservarla in silenzio mentre prendeva un batuffolo di cotone che imbevve col disinfettante, dopodiché lo guardò mortalmente seria e glielo posò sullo zigomo ferito; Snow fece una smorfia sentendo la guancia bruciare ma rimase comunque zitto lasciandola fare — non volendo prendersi l’ennesimo insulto per il fatto che se l’era cercata.
La vide addolcire lo sguardo via via che lo medicava, usando una delicatezza che stentava a credere le appartenesse. Era così carina in quel momento: le labbra socchiuse, gli occhi fissi sul suo volto tumefatto, le guance leggermente arrossate… se non si fosse dato un contegno l’avrebbe attirata nuovamente a sé per baciarsela, non lasciandola mai più stavolta.

« Forse avrei potuto lasciar perdere, sai? » le disse all’improvviso, continuando il discorso quando lei alzò lo sguardo per incrociare i suoi occhi. « Intendo dire che per una volta la mia intenzione era quella di non rispondere alle provocazioni. »

« Vuoi prenderle di nuovo? » sbottò lei incredula.

« Hanno offeso te, Yuffie. Non mi sarebbe importato se avessero preso di mira me come fanno sempre, ma hanno voluto tirarti in mezzo e porca puttana, lì mi incazzo. » le spiegò, digrignando i denti al ricordo degli insulti e le cose irripetibili che avevano osato dire nei riguardi della sua ragazza.

Lei a quella rivelazione rimase spiazzata, sentendo sensazioni contrastanti dentro di sé: da un lato era arrabbiata perché a prescindere poteva evitare visto che per una volta era partito con l’idea di non rispondere, mentre dall’altro era lusingata della cosa, a tratti felice per la dimostrazione che aveva voluto difenderla e aveva perso il controllo per lei.

« Sei sempre il solito scemo, posso dirtelo? » sbuffò, non potendo però nascondere il sorrisetto che le colorava le labbra. « Cerca di non cedere alle provocazioni la prossima volta, anche se si tratta di me. »

Il rossore sul suo viso divenne ancor più intenso a quel punto e per non peggiorare la situazione e togliersi dall’imbarazzo decise di riprendere la medicazione, sentendo lo stomaco in subbuglio a causa dello sguardo dell’altro fisso su di sé.
Coprì la ferita con un cerotto, dedicandosi poi alla cura del taglio che aveva sul sopracciglio che tamponò con un nuovo batuffolo di cotone.
Una volta finita l’operazione crocerossina osservò il proprio lavoro, constatando di essere stata piuttosto brava, dopodiché senza alcun preavviso mollò un pugno sulla spalla dell’altro che ovviamente non fece una piega essendo tipo il triplo di lei.

« E questo per cos’era? » ridacchiò lui, prendendola in giro. « Guarda che ti fai male, poi tocca a me medicarti, sai? »

« Ma smettila, deficiente! Meriteresti di peggio per avermi fatta preoccupare… lo sai che mi sento ridicola e che non mi piace farmi vedere— »

« Grazie Yuffie. » le disse interrompendola ancora una volta, rivolgendole un sorrisone colmo di gratitudine a cui lei proprio non riuscì a resistere.

« Oh, ma vedi che sei stronzo e non ce la faccio ad arrabbiarmi davvero con te? » si lagnò lanciandosi letteralmente su di lui, salendo sopra di lui a cavalcioni. « Non puoi sorridermi in questo modo, ecco. »

Lui se l’abbracciò, non potendo fare a meno di trovarla adorabile con quel broncio sulla faccia; Yuffie sapeva essere spesso arrogante, cinica, stronza e lagnosa ma quando gli dimostrava goffamente l’affetto che provava nei suoi confronti con quel piglio infantile ai livelli di una bimba non riusciva davvero più a ragionare. Si scioglieva, maledizione.
La ragazza gli posò un bacio sulle labbra prima di lanciargli un’occhiata carica di aspettativa.

« Che c’è? » le domandò ben sapendo che stava per chiedergli qualcosa. E infatti…

« Siccome sono stata così buona e brava a medicarti, direi che mi sono meritata un pranzo al Seventh Heaven tuuuutto pagato da te. Che ne pensi? » esclamò, affondandogli un dito nella guancia e guardandolo con un sorrisone a cui anche volendo non poteva certo dire di no.

« Penso che sei furba, altroché! » le disse ridendo, prima di alzarsi in piedi con lei in braccio. « Però sì, te lo sei guadagnato. »

« E anche il gelato! » aggiunse, lasciandosi posare a terra mentre correva in camera per cambiarsi i vestiti seguita da lui che la fissava scuotendo il capo.

« Non pensi di approfittarne così? » inutile chiedere, in fondo conosceva già la risposta.

Era incredibile come avesse cambiato umore solamente passando un po’ di tempo con lei. Se pensava a quanta rabbia aveva provato per colpa di quei bastardi quasi non poteva credere fosse tutto passato, ma dopotutto solo Yuffie aveva quel potere e beh, accontentarla e viziarla un po’ in fondo non era un male.
Quel giorno — e pure quelli a venire — avrebbe sempre fatto il possibile per vederla così felice e gli bastava davvero quello per essere felice, qualsiasi cosa accadesse.

« Allora, andiamo? » gli disse ridestandolo dai pensieri per poi avvinghiarsi contro di lui e avviarsi all’esterno, cominciando uno dei suoi soliti monologhi che tanto facevano sorridere Snow: in fondo era anche quella una delle cose che tanto adorava di lei e mai ci avrebbe rinunciato.