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The Sanremo Horror Glee Show - Volume 0

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Lasciate ogni speranza voi che entrate – una scritta a pennarello, lungo lo stipite del suo ufficio, lasciata da qualcuno che ha evidentemente ancora il ricordo delle sue supplenze di letteratura. E che non sa citare correttamente la Divina Commedia, pensa Ermal, che nei quattro anni da che ricopre l’incarico di psicologo scolastico è sempre stato troppo pigro per cancellarla. E poi dà un tocco in più all’ambiente, un po’ di sano (o vorrebbe esserlo) timore dell’autorità.

Al contrario, quella scritta campeggerebbe benissimo sopra la porta dell’aula di canto: una stanza stretta, ricavata per creare più classi possibili e presto dismessa; e l’unica aula che Ermal sa che Fabrizio è riuscito a permettersi. Il loro caro, vecchio liceo ha conservato la segreteria incompetente e gli spazi angusti di un tempo. Erano soliti rifugiarsi in quell’aula a scrivere, a suonare. A baciarsi senza idioti di mezzo.

Ermal respinge quel fiotto di nostalgia così come ha fatto nell’istante in cui ha rivisto la faccia di Fabrizio per quei corridoi.

«Come sei invecchiato», è stato il saluto che gli ha rivolto. Senza di me, ha aggiunto il suo cervello, e da allora, Ermal fa una discreta fatica nel tenere a bada queste aggiunte non volute.

Si è divertito ad affibbiargli l’incarico più evitato dall’intero corpo docenti, e su quello deve concentrarsi. Nient’altro.

Ermal sa di avergli scaricato sulle spalle un’impresa impossibile: la voglia di fare è morta da anni in quei corridoi, Fabrizio non troverà nessun alunno disposto a sacrificare i suoi preziosi pomeriggi per cantare vecchie hit che persino le radio evitano di mandare in onda. La sua unica speranza è quella di trovare un’ugola d’oro, un solista da spedire alla competizione interscolastica che parerebbe le chiappe alla sua cattedra, ma Ermal sa che non succederà mai. Fabrizio non ridarà vita a nessun corso di canto e sarà costretto al trasferimento in un altro istituto. Suo malgrado, Ermal sa che non sarà una pena per l’altro: Fabrizio è competente, nonostante l’aspetto; è un bravo insegnante, troverà facilmente lavoro altrove. Ovunque, tranne che lì.

Ermal era certo che non l’avrebbe più rivisto. Perché diavolo è tornato, dopo vent’anni?

Passa davanti la loro vecchia aula, e le note che arrivano al suo orecchio lo gelano sul posto.

Ermal sbircia dentro, e vede non uno, ma ben tre studentelli seduti nei banchi, e un quarto a schiarirsi la voce. E Fabrizio, seduto sulla cattedra e con la chitarra in braccio, è il colpo di grazia.

Non tutte le speranze vengono per nuocere, ma Ermal ammette a se stesso che forse avrebbe dovuto sperare nel proprio trasferimento.