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The Sanremo Horror Glee Show - Volume 0

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L’ha fatto apposta. Ovvio. Ottant’anni in due, e quell’emeritissimo stronzo si comporta ancora come se ne avesse sedici. E lui diciannove, e fossero ancora sugli scalini del liceo a bisticciare su qualunque cosa frullasse loro in testa e li mettesse inevitabilmente in disaccordo, dal progetto scolastico che li ha fatti incontrare alla gonnella che li ha fatti dividere.

Ma non si tratta più di una canzone da concludere o di un bel paio di occhi scuri. Nossignore, adesso la questione è immensamente più rognosa e da cui dipende il futuro di Fabrizio come professore, ché fare ancora supplenze a quarant’anni è umiliante, e Favino ha accettato le sue condizioni a patto che si occupi di supervisionare un’attività extracurriculare per compensare le ore del suo predecessore – ed Ermal cosa fa?

Gli appioppa il corso di canto. Che se è chiuso da anni, un motivo ci sarà.

Ma no, non è neppure questo a far prudere le mani a Fabrizio dalla voglia di strozzare quel deficiente con la laurea in psicologia che avrà trovato nei cereali della colazione. Nossignore.

Ermal sa bene che lui con la musica non vuole più averci a che fare. Lo sa benissimo. Era presente quando gliel’ha gridato in faccia, prima che Fabrizio gli lasciasse la sua vecchia chitarra e salisse su quel pullman diretto ovunque, purché lontano da quella città morta e da Ermal soprattutto. È tornato vent’anni dopo, e non s’aspettava certo questo bel dispetto rifilatogli da quello che un tempo era il suo migliore amico. Se non di più.

E ora ha una settimana di tempo per trovare degli iscritti, formulare un programma di lezioni e possibilmente anche un saggio di fine corso, o può dire addio alla sua cattedra di storia.

Che bel regalo di bentornato…

«Divertiti», era stata la conclusione lapidaria di Ermal, con quel sorrisetto che un tempo Fabrizio avrebbe fatto sparire a suon di baci. Invece gli ha tirato contro il blocco di post-it che Ermal si tiene sulla scrivania, una mostruosità di carta e colla a forma di stella.

Te lo do io il benservito, stronzo, pensa Fabrizio, fumando quello che resta della sua terza sigaretta. Cercando di non pensare a quando scappava su quello stesso tetto anche per suonare.

Farà del corso di canto l’attività extra più richiesta da quei ragazzini svogliati. Così, per dispetto a Ermal. E anche al preside e le sue rogne. Una giusta compensazione. Deve solo trovare qualcosa per tener motivati i suoi futuri studenti. E anche un’aula di cui la segreteria abbia voglia di affidargli le chiavi.