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Say Goodbye Hollywood

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Nevicava, e faceva un freddo della malora. L’affittuario aveva staccato i riscaldamenti, visto che non avevano potuto pagare il conto di quel mese, e di quello prima ancora.

La mamma aveva iniziato a trascorrere sempre più tempo a letto, per una scusa o l’altra: prima era stanca, poi triste, poi malata, e il carosello ricominciava. Non andava a lavorare e quindi non c’erano i soldi per l’affitto. C’era di buono che non li minacciava più. Ma non c’erano neanche i soldi per portarla da un dottore. E Fabrizio neanche ci pensava più a tenerle nascoste le ultime bottiglie.

Sua madre aveva iniziato a raccontare dei loro padri, in quei deliri, quasi fosse un bisogno impellente. Fabrizio non voleva ascoltarla. Non voleva sentirsi ripetere che suo padre era un bastardo, e sapeva che l’avrebbe ucciso se se lo fosse trovato davanti.

Ma non poteva lasciare suo fratello continuamente solo, così si sforzava di avere pazienza. Si occupava delle faccende di sua madre, visto che ormai aveva abbandonato la scuola. E a sedici anni scaricava le casse dietro il pub del quartiere, dove a nessuno fregava qualcosa che fosse il figlio di un’operaia ubriacona, perché lo erano tutti, in un modo o nell’altro. Non era un sogno, quel lavoro, ma era abbastanza per non farsi staccare la corrente.

 

Quella sera, sua madre dormiva dal pomeriggio. Nevicava fitto e i marciapiedi erano ancora più sporchi e scivolosi del solito.

Fabrizio aveva portato Ermal con sé, facendolo passare dalla porta sul retro. Il pub era gremito, nessuno avrebbe fatto caso a un ragazzino riccioluto nascosto tra le casse di whisky.

Quella sera suonavano band di strada, qualche cantautore locale, niente di che. Gente senza un soldo in tasca e troppi sogni a riempire la testa. Gente come loro.

La musica fluiva fin nel retrobottega, calda come un abbraccio. Ma a Fabrizio importava più della luce sul volto di Ermal, stregato da quelle canzoni, semplici e anche un po’ stonate, da quel piccolo attimo di vita perfetta che erano riusciti a ritagliarsi.

 

Era andato con lui molte altre volte, da allora, con la neve e con la pioggia. Loro madre non dava segni di miglioramento, dormiva se non delirava, ma a Fabrizio non importava più nemmeno se lo odiasse, ormai.

Era riuscito a trovare il modo di rendere suo fratello felice, dopo tutto il dolore che gli aveva causato.

Stava andando tutto bene. Fabrizio sapeva che non poteva durare, ma per Ermal sarebbe stato felice di fingere.

Finché non avesse trovato il modo di salire anche lui su quel palco, e allora, forse, sarebbe andato tutto bene per davvero.