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Say Goodbye Hollywood

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Sua madre non era una donna amorevole, Ermal lo sapeva.

Non li veniva a prendere a scuola come le altre madri, non li consolava dagli incubi notturni, e aveva sempre una brutta parola per entrambi.

Ma neppure era crudele, Ermal sapeva pure questo.

Si prendeva cura di loro, in un certo senso. Non faceva mai mancare da mangiare, e ci teneva che finissero tutto quello che avevano nel piatto, o che non andassero in giro coi capelli sporchi e i vestiti macchiati.

Quando i loro insegnanti la rimproveravano, perché l’aveva mandato a scuola senza libri o quando suo fratello aveva un occhio nero di troppo, e minacciavano di mandarle a casa gli assistenti sociali per portarglieli entrambi via, sua madre li difendeva con tutte le sue forze. Erano i suoi figli, l’unica cosa buona della sua vita, non li avrebbe mai lasciati in mano a gente ancora più fredda e cattiva degli uomini che glieli avevano dati.

E poi, le brutte parole uscivano dalla sua bocca solo quando beveva troppo. Per il resto del tempo, era solo stanca, infelice e arrabbiata con un mondo che prendeva a calci «quelli come loro».

«Devi stare attento, amore mio», gli aveva detto sua madre una volta, al termine dell’ennesimo pianto, carezzandogli i capelli con fragile gentilezza. «A questo mondo, ci stai solo tu. Chi vuole aiutarti, è solo perché nasconde un pugno in tasca.»

Sua madre l’aveva spinto, quella volta, facendolo finire contro il vetro della porta; Fabrizio non era in casa – cercava di non esserci mai – quindi fu facile per Ermal nascondergli cosa fosse accaduto.

E poi, sua madre si era subito pentita. Lo faceva sempre, con lui. E quell’amore inaspettato era ciò che faceva continuare Ermal a sperare in una redenzione. Anche se per suo fratello non c’erano speranze.

Fabrizio avrebbe preferito andarsene, lasciarli soli a vedersela con quei demoni, come se non riguardassero anche lui. Ermal lo odiava, quando faceva così.

Però Fabrizio continuava a restare.

Spariva alle volte, ma tornava sempre. A casa, da una madre che lo odiava e da un fratello che non sarebbe mai fuggito con lui. Non poteva farlo, Ermal, non avrebbe mai potuto abbandonare loro madre a se stessa; ma Fabrizio continuava a tornare, e questo faceva sperare Ermal che suo fratello decidesse di restare.

Se non altro per impedire a lui di prendere il volo, ché Ermal sapeva, nonostante tutte le sue speranze, che a voler restare in quell’inferno prima o poi ci sarebbe morto.