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Rose rosse per te

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Ermal si era risvegliato con una domanda in mente.

Conoscevi quella ragazza?

Ormai era sempre più sicuro che Fabrizio fosse il ragazzo che sognava accanto alle rose, così come che la ragazza che lo aspettava seduta fosse la stessa ritratta nel corridoio del terzo piano.

I suoi insegnanti lo avevano trattato come se avesse avuto una ricaduta dei suoi nervi, e gli avevano prescritto dei giorni di riposo lontano dalla biblioteca e dal cortile. Ad Ermal non poteva importare di meno.

Copiò alla meglio il volto di quella ragazza sul suo blocco da disegno – ed era curioso che, per quante volte l'avesse già vista, neppure col ritratto davanti Ermal riusciva ad imprimersi nella mente più di quegli occhi scuri o dei capelli neri – e, approfittando della pioggia che tenne tutti dentro le mura dell'istituto, sgattaiolò fino al capanno di Fabrizio.

Accettò la coperta che il giardiniere praticamente lo obbligò a mettersi addosso, vedendolo sulla sua porta zuppo d'acqua, ma solo per la fretta di ottenere finalmente risposta.

«La conoscevi o no?»

Il suo disegno era stato protetto dalla copertina in cartone del blocco, la grafite sbavata solo agli angoli del foglio. Gli occhi e il lieve sorriso di quel volto erano del tutto intatti.

Fabrizio si sedette, quasi accasciandosi, su una vecchia sedia scricchiolante.

«...sì», rispose in un sospiro.

La conferma non rassicurò Ermal. «Devi dirmi cosa sai di lei.»

E Fabrizio iniziò a parlare. Il racconto fluiva dalle sue labbra ma non dal suo sguardo, che anzi pareva supplicare Ermal di fermarlo.

Elisa era una delle figlie dei padroni della villa. Era gentile e impulsiva, e malata di un morbo sconosciuto come quello che faceva appassire prima del tempo le rose del suo giardino. Fu per quello che i suoi genitori decisero di aprire l'istituto.

Ma Elisa, come quei fiori, resisteva, paziente di fronte all'inevitabilità che sarebbe potuta appassire anche lei nell'istante tra il giorno e la notte.

E gli parlava. Era l'unica a farlo.

«E lo è stata per molto tempo», ammise Fabrizio, esausto.

Nonostante tutto, Elisa era infine caduta come le rose che lo aveva visto piantare tante e tante volte. Ecco perché Fabrizio continuava, testardo, a cercare di farle sopravvivere, pur sapendo che non avrebbero potuto in un luogo del genere.

«Perché volevi sapere questo?», chiese ad Ermal, lo sguardo sconfitto e colpevole.

«Perché vi sogno da sempre.»