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Rose rosse per te

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Metensomatosis. La trasmigrazione dell’anima.

Ermal aveva trovato quella definizione in uno dei tomi della biblioteca, nell’abbraccio delle ombre gettate da pareti e scaffali. Cercò di ignorare che quell’antico volume dalle pagine sottili e fragili fosse anche odoroso di rose.

Uscì al pallido sole che sfiorava le corolle di cui Fabrizio si prendeva ostinatamente cura.

«Pensi sia possibile?»

Fabrizio non aveva studiato, ma non per quello non apprezzava le questioni che di tanto in tanto Ermal gli sottoponeva. Forse perché entrambi non avevano nessun altro con cui riuscire a parlare.

«Non lo so. Ma può darsi di sì. Ci sono così tante cose, al mondo, che l’uomo non sa spiegarsi...»

Tagliò un’altra corolla secca, dai petali rattrappiti su loro stessi.

Il fiore cadde sul terreno senza far rumore.

È così che morirò anch’io, pensò Ermal, seguendolo con gli occhi.

Prese un respiro. Poteva farcela.

«Possono esistere delle rose senza spine?», gli chiese.

Fabrizio si fermò dal potare quell’arbusto.

Gli rivolse uno sguardo, ed Ermal sobbalzò.

Aveva gli occhi spiritati. «Perché diavolo me lo chiedi?»

Le labbra di Ermal erano come incollate, la mente confusa; il profumo di rose era come svanito all’improvviso.

Ermal lo avvertì di nuovo mentre passeggiava nel corridoio del terzo piano.

Alla lunga parete di fronte le finestre coperte dalle tende erano appesi quadri a olio di ex-insegnanti, studenti meritevoli e, stando alle targhette d’ottone sotto ogni cornice, anche i ritratti della famiglia che un tempo aveva posseduto quella villa.

L’odore di rose tornò prepotentemente ai sensi di Ermal non appena posò gli occhi sul quadro in mezzo alla parete.

Lunghi capelli neri, pelle diafana, il debole alone luminoso delle candele stranamente non la rendeva spettrale al pari degli altri ritratti. O forse era solo perché Ermal la conosceva bene.

Tanto da sapere come fosse la sua voce.

Gli tornò in mente quella parola. Metensomatosis. Era possibile che l’anima di quella ragazza fosse giunta a visitarlo in sogno? Addirittura che l’avesse guidato sin lì? E a quale scopo, poi?

Un lungo brivido raggelò Ermal. Le candele erano accese e le finestre sbarrate, ma provò un freddo come mai prima di allora. E l’odore di rose lo stordiva.

Ermal vide le pareti iniziare a vorticargli intorno in una macabra danza, poi il nulla assoluto. Svenne in mezzo al corridoio, nessuno che se ne accorse.