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«Vuoi della frutta?»

Stella sollevò lo sguardo dal piatto di riso in bianco, il cibo meno entusiasmante del mondo, ma nello stato in cui si trovava il suo intestino sembrava una meraviglia. O forse era merito di Lorenzo, che la guardava dalla porta, le maniche della maglia arrotolate ai gomiti.

Quando era stata sua madre a farglielo da ragazzina, era stato sempre una tortura da mangiare.

«Immagino che la mia scelta sia limitata a mela, mela e ancora mela» gli disse.

Lui strinse la testa tra le spalle, con un sorriso dispiaciuto.

«Dai, la voglio».

Lorenzo ruotò su se stesso e lasciò la stanza. Il tempo che Stella finisse le ultime cucchiaiate di riso e lui tornò con un coltello e una mela che tendeva sul rosa.

Lei sorrise. «Una delle poche mele che mangio con gusto». 

«Non sono un gran conoscitore, ma questa l’ho vista mangiare a mia sorella che non ama la frutta» disse lui e si sedette sul letto vicino alle sue gambe.

«Non so se essere contenta del paragone con un’adolescente o se preoccuparmi».

«Stai mangiando e fai battute: direi che ti stai riprendendo».

Lorenzo si mise in corrispondenza del piatto vuoto e prese a sbucciare la mela, girandola poco a poco nella mano fino a ottenere un nastro di buccia quasi perfetto. Stregoneria pura!

«Grazie».

Lui inarcò un sopracciglio.

«Perché mi fai da infermiere».

Lorenzo tornò con gli occhi sulla mela. «Non faresti lo stesso per me?»

Stella lo guardò, uno strano calore che le si diffondeva in petto. Non era abituata a stare male e, quando le capitava, teneva tutti alla larga. Sandro aveva tentato qualche volta a portarle cibo e medicinali, Tea aveva provato ad assisterla ma era più disadattata di lei, povera, e aveva finito per andarsene mortificata per non aver potuto fare molto.

Per Stella non era stato un problema. O almeno così aveva creduto.

Avere Lorenzo che le stava dietro e si occupava di lei l’aveva messa davanti a una voragine che si era aperta negli anni in cui era stata sola, e di cui non si era mai resa conto. 

Poteva razionalizzare e ricondurre tutto al piacere di farsi servire e riverire, ma quel che stava facendo Lorenzo non aveva niente a che vedere con i loro giochi di dominazione e sottomissione.

Non faresti lo stesso per me?

Stella credeva proprio di sì.

«Ecco qui» disse Lorenzo e le offrì uno spicchio di mela.

Lei lo prese, sfiorandogli le dita con le proprie. «Grazie».

Lui sorrise. «Ha un ottimo profumo».

Stella addentò lo spicchio e il sapore dolce le invase la bocca. Non era solo il riso in bianco che sapeva di buono, anche la mela non era mai stata così.

«Ho mai avuto cattivo gusto?» 

Quello lo fece ridere. «Ormai so di potermi fidare a occhi chiusi».

«Bravo. Se non avessi un alito tremendo, ti darei un bel bacio».

«Su questo mi sento di dissentire» disse lui e si sporse verso di lei, il viso girato di lato per offrirle la guancia.

Stella finì di masticare la mela, un sorriso che le tirava gli angoli della bocca. Traboccava di una felicità tutta strana, considerando che era stata malissimo fino a poche ore fa.

Ma poco importava. Si sporse anche lei in avanti e schioccò sulla guancia liscia di Lorenzo un bacio al sapore di mela.