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Stella aveva una collezione che sembrava c’entrare poco con la Mistress Selene nota nella Scena. Quando Lorenzo l’aveva scoperta la prima volta si era limitato a studiare con curiosità quei bicchieri e vasetti di candele colorati, vicino ad astucci di incensi che emanavano profumo anche da chiusi, e tarocchi di vario tipo, illustrati con stili diversi, tutti di splendida fattura.

Ma erano le candele che continuavano a incuriosirlo, così durante le esplorazioni successive aveva sollevato il coperchio di alcune per sentire se profumavano di buono come l’aspetto prometteva.

E non era rimasto deluso. 

Lei lo aveva notato, ma non aveva commentato. Lo aveva persino aiutato a scegliere una candela da regalare alla sua sorellina adolescente, che si era messa in testa che essendo nata a ottobre la sua strada come strega era tracciata.

Con le temperature che si abbassavano e le giornate che si accorciavano, Stella aveva preso ad accendere le sue candele in giro per casa. E Lorenzo si era trovato attratto dalla cera che formava un laghetto trasparente e si raffreddava poco a poco quando lei le spegneva, finché Stella non lo aveva beccato con il dito in un vasetto tiepido.

Il che aveva portato a una conversazione che, giorni dopo, lo vedeva nudo e steso a pancia in giù sopra una tovaglia di plastica nella stanza dei giochi, mentre lei stava in piedi di fianco a lui in completa modalità Selene, dai capelli raccolti in una coda alta agli stivali di pelle dal tacco vertiginoso.

«Andremo con calma» disse lei e si accovacciò, permettendogli di vedere il ginocchio coperto dallo stivale.

«Mi fido» fu la sua risposta. Glielo ripeteva ogni volta e non era mai un riflesso. Era vero. Sapeva che era in buone mani con lei.

Dopotutto, era a Selene che doveva la scoperta di quanto gli piacesse sottomettersi.

«Ringrazia la tua schiena glabra se non subirai una ceretta non richiesta».

Non gli lasciò il tempo di rispondere a quella battuta, perché qualcosa di tiepido gli gocciolò sulla schiena annebbiandogli la mente per lo shock.

«Com’è?»

Lorenzo si umettò le labbra. «Interessante».

Selene mugugnò e non fece nulla per qualche attimo. Poi un altro gocciolìo. Più caldo del precedente. C’era sempre lo shock per il calore improvviso, ma si mescolò con qualcos’altro.

Qualcosa che gli provocava un formicolio lungo tutto il corpo. 

«Ora?»

Lorenzo non riuscì a formulare a parole che gli andava più che bene, emise solo un grugnito e si sistemò sul telo, lo strofinio contro il pavimento piacevole per l’erezione che si stava pian piano ergendo nei suoi slip.

«Ultima prova» disse Selene, non senza passargli una mano tra i capelli in una carezza incoraggiante.

Lorenzo chiuse gli occhi e annuì.

La cera sulla sua schiena si stava solidificando, provocandogli curiose sensazioni che non sapeva ancora catalogare. Il tempo di qualche respiro e altra cera gocciolò sulla sua schiena.

Più vicina. Più calda.

La sua mente affogò nelle sensazioni, un misto di “caldo, caldo, caldo!” e un piacere tutto particolare che, si rese conto dopo, era quel che aveva cercato infilando le dita in quel vasetto di candela spenta da poco.

Era sconcertante ed esilarante.

«Coma va?»

Lorenzo rispose con un verso inarticolato, che esprimeva al meglio come si sentiva. Una vera opera d’arte comunicativa.

Infatti Selene colse al volo. 

«Direi benissimo» commentò, con una vena ironica nella voce. «Immagina quando te la verserò sul petto».

Non gli lasciò il tempo di rispondere, no. Proprio mentre pregustava quell’esperienza, gli versò altra cera sulla schiena e lo trascinò di nuovo in quella marea di sensazioni.