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writober 2021

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Il viso coperto dalla maschera, Gabriele si inginocchiò davanti a Tea per porgerle un bicchiere di vino sul vassoio. Sebastiano lo teneva solo per lei, chissà, forse perché lei contribuiva alle spese del Satin abbastanza da meritarsi un angolo riservato e bibite fuori menu.

Le andava bene così. 

Era nata e cresciuta in una famiglia per cui quella era la norma: ti piaceva un locale? Ne acquistavi una quota e ti assicuravi che si affrettassero tutti a obbedire ai tuoi ordini. 

Certo, Ferraris senior non avrebbe gradito scoprire che la sua figlia femmina era la patronne di un locale kinky. Ma quel che padre non sapeva, non poteva fargli partire nessun embolo. Quando le aveva dato un fondo da gestire a suo piacimento fino al matrimonio, non aveva nemmeno immaginato che la sua brava bambina avrebbe frequentato simili ambienti.

E che non avesse alcuna intenzione di sposarsi.

«Come vanno i giochi?» chiese Tea nel prendere il bicchiere dal vassoio. 

Gabriele si mise in posizione di attesa, ma sollevò lo sguardo verso di lei. Dietro la maschera, i suoi occhi verdi e dalle ciglia lunghe erano un promemoria della bellezza dei lineamenti nascosti al di sotto. Era un peccato che per questioni professionali dovesse nascondersi in pubblico. 

Quella era una delle ragioni per cui preferiva vederlo in privato.

Ma quella sera era lì solo per tormentare uno zoticone fastidioso.

«Selene è appena entrata nell’area principale. C’era molta gente che voleva assistere e ha scelto il fortunato per la serata».

Tea inalò gli aromi del vino prima di assaggiarlo. Vedere Selene dare spettacolo le dava sempre la carica per qualche giorno, forse perché incarnava quel che lei cercava di essere oltre i condizionamenti e gli scrupoli che ancora la frenavano.

Per fortuna, da fuori tutti la vedevano come la Regina di Ghiaccio che voleva impersonare. 

Tutti tranne Gabriele. Incontrò il suo sguardo, confortata come sempre dal misto di rispetto e onestà con cui la guardava. Lui vedeva tutte le sue falle, tutte le sue insicurezze e la rispettava lo stesso. 

E anche lui voleva assistere allo spettacolo di Selene. 

«Andiamo».

Gabriele annuì e lasciò il vassoio sul tavolo, per poi offrirle la mano. Tea gliela afferrò e si alzò, il bicchiere nell’altra, e lasciò il suo angolo di quiete con il suo servitore a braccetto.

Immettersi tra la folla del sabato sera al Satin era sempre una sfida, ma sapeva ne sarebbe valsa la pena, visto che lo zotico non si vedeva da nessuna parte.

Gabriele camminò poco davanti a lei, con il solo scopo di aprirle un varco, finché non giunsero all’area principale intorno alla quale la folla era radunata in cerchio. Lì Selene girava intorno a un uomo in ginocchio, nudo eccetto per un perizoma. Il brusio di sottofondo non permetteva di sentire i suoni più bassi, ma tutti erano col fiato sospeso come appesi al ticchettio dei tacchi dei suoi stivali al ginocchio.

Erano arrivati giusto in tempo, perché Tea conosceva quel rituale. Era il momento in cui Selene permetteva a se stessa e al sub di isolarsi e concentrarsi l’uno sull’altra. Ci voleva un tipo particolare di concentrazione per giocare così in pubblico, aveva scoperto Tea. 

Il braccio di Gabriele si irrigidì sotto la sua mano e qualcuno sbatté contro la spalla di Tea. Il vino ondeggiò nel bicchiere ma non una goccia colò fuori.

Per fortuna.

Tea lanciò un’occhiata di sbieco verso il responsabile.

Vestito di pelle come un’imitazione di Leatherman dei Village People, i capelli corvini lunghi fino alle spalle e la barba in perenne necessità di una rasatura, ecco lo zoticone. 

«Contessa, non ti avevo vista» disse Elia, con un sorriso decisamente lupesco.

«Immagino ci fosse il tuo ego a intralciarti la vista». 

Gabriele rimase immobile come per sfuggire a un predatore, e Tea sapeva benissimo che non era per non farsi vedere. Era difficile non vederlo, lui e i suoi quasi due metri di muscoli e presenza che attirava l’attenzione. 

No, semplicemente Gabriele non era mai a suo agio quando i suoi due Dom si incontravano.

Chissà perché, eh.

«Parli tu di ego» disse Elia con una risata secca. «Chi beve vino in un posto come questo?»

«Non tu, di certo. A meno che non me lo chiedi gentilmente».

Lui la scrutò, gli occhi azzurri che scelsero proprio in quel momento di catturare il riflesso di qualche faretto e luccicare. Era fastidioso, lui e quel suo bel visino, e quel carattere di merda.

«Sarai tu a implorarmi di farmelo bere. Dalle tue labbra».

Ma certo. Come dimenticare che questa era una costante gara di dominazione.

Tea incurvò le labbra, e percepì lo sguardo di Gabriele addosso. Poteva anche sentire l’implorazione di non reagire, pur senza che lui fiatasse.

Peccato che lì erano al Satin, e Tea era la sua Regina. C’era momento e momento per la diplomazia.

Così sollevò il bicchiere alle labbra, gli occhi di Elia che seguivano il gesto con un che di famelico.

Una rotazione di polso e il vino colpì il viso di Elia, per poi scivolargli lungo il viso.

In quello stesso momento, lo schiocco della frusta contro la pelle.

Selene aveva iniziato a giocare.

Elia, invece, sollevò lo sguardo e aprì la bocca per dire qualcosa.

«Ho avuto abbastanza della compagnia» disse Tea a Gabriele, ma senza distogliere lo sguardo da Elia. «Andiamocene a casa, slave».