Actions

Work Header

The Way You Used To Do (ITA)

Chapter Text


 

Dal momento in cui Midoriya sentì l’osso dell’avambraccio spezzarsi mentre ci cadeva sopra di peso, seppe di essere spacciato.

Ormai era abituato a rompersi le ossa in continuazione - sin da quando aveva accolto One For All nel suo corpo, e poteva sentirne il potere che scorrergli nelle vene, con la stessa naturalezza e ricorrenza gli arti gli si spezzavano come ramoscelli, rendendolo avvezzo al disagio e alla sofferenza. Tuttavia, l’abitudine non rendeva il dolore più semplice da sopportare, e non riuscì a trattenere un guaito di sorpresa nel momento in cui il “crack” del suo braccio che si spezzava risuonò nel vicolo buio dove lui e Kacchan erano stati intrappolati.

“Alzati, idiota!”, gridò Katsuki stando in piedi di fronte a Izuku in un modo che sarebbe potuto essere visto come protettivo, se non si fosse trattato di loro due. Gettò al ragazzo per terra un’occhiata rapida da sopra la spalla prima di rivolgere nuovamente l’attenzione verso la minaccia davanti a loro. “Si sta avvicinando”, lo avvertì Bakugou, anche se era superfluo. Izuku poteva anche aver avuto la vista accecata dal dolore improvviso del braccio che si rompeva, ma ora riusciva a vedere dannatamente bene l’uomo che si stagliava davanti all’uscita del vicolo, bloccando loro il passaggio. 

Quella sarebbe dovuta essere una semplice attività di pattuglia, pensata dalla UA per aiutare gli aspiranti eroi a familiarizzare con i protocolli e le sottigliezze delle ronde. Non avrebbero dovuto esserci dei veri villain nella zona, solo un paio di rapinatori o dei criminali minori che gli studenti potevano gestire con disinvoltura. Tuttavia la classe 1-A sembrava avere un talento speciale - e maledetto - per far apparire dei villain dove non avrebbero dovuto esserci. Avrebbero dovuto aspettarselo, se Izuku doveva essere onesto. Un po’ di pessimismo non faceva male in in questo tipo di attività.

Avrebbe voluto dire che era stato il fato a pianificare per lui e Katsuki di essere messi in coppia per fare il primo giro di ronda insieme, ma non era stato altri che Aizawa sensei. Secondo l’insegnante, per Midoriya e Bakugou questa esercitazione di pattuglia doveva essere vista come un’opportunità molto proficua per legare l’uno con l’altro, o per “finalmente risolvere le loro cazzate”, come l’aveva messa Kirishima in modo meno elegante. Sin dal loro fatidico scontro che aveva comportato gli arresti domiciliari per entrambi, Izuku e Katsuki in realtà non avevano parlato tra loro più di quanto facessero prima, ma nemmeno non si erano parlati affatto. Era una questione complicata legata ad un rapporto complicato che durava da una vita intera, e che di certo non sarebbe stato risolto semplicemente da una chiacchierata con All Might e una sola settimana. Aizawa sensei sembrava esserne consapevole, Izuku ne era consapevole, Katsuki ne era decisamente consapevole. Ma parte dell’essere un eroe professionista consiste nel saper cooperare con i propri colleghi, anche se non vengono dalla stessa agenzia, e se Izuku e Katsuki volevano anche solo avvicinarsi a diventare il numero 1, avrebbero dovuto imparare a collaborare e lavorare l’uno con l’altro.

Già. Izuku riusciva perfettamente a vedere qual era l’obbiettivo di Aizawa sensei nel metterlo in coppia con Kacchan. Ciò non voleva dire però che il suo braccio facesse meno male dopo essere stato spinto per terra dal suo cosiddetto partner.

“Ohi, coglione!”, chiamò di nuovo Katsuki quando Izuku non gli rispose. Aveva il braccio steso di fianco al corpo in una posizione che era allo stesso tempo difensiva e offensiva. L’uomo in piedi all’uscita del vicolo non sembrava essere turbato da quella vista. “Chi cazzo ti credi di essere per ignorare quello che ti sto dicendo?”. 

“Non ti sto ignorando”, disse Izuku a denti stretti, prendendo un respiro profondo per affrontare il dolore che continuava a pulsare come un fuoco infernale nel il suo braccio ferito. Stringendo l’arto al petto e facendo una serie di respiri profondi, tornò in piedi tremando, e si erse di fianco a Katsuki, odiando il fatto che fosse costretto a stare incurvato per poter sopportare il dolore. Alla sua sinistra, Katsuki sembrava inconsapevole del fatto di aver appena rotto il braccio di Izuku, quando lo aveva spinto da parte nel tentativo di prevenire che entrambi fossero colpiti da uno dei raggi di energia del villain.

“Però sembra sia così, Deku”, ringhiò Bakugou, schernendo la figura tremante di Izuku e sputando fuori il nomignolo con tono velenoso. Sembrava più incazzato del solito, ma Deku optò per ignorarlo. “Piantala di abbracciarti e dimmi qual è il quirk di quel tipo”, ordinò, con un tono che non lasciava spazio a discussioni. Izuku voltò la testa verso di lui con un’espressione esasperata. 

“Come faccio a saperlo?! Non so leggere la m-mente!”, protestò nervosamente. “Sei tu quello che ha schivato il suo attacco, dimmi tu qual è il suo quirk!”, aggiunse, suonando più coraggioso di come si sentisse. Se questa interazione fosse avvenuta un anno prima, avrebbe indietreggiato sotto l’intensa occhiata omicida di Katsuki, e molto probabilmente si sarebbe scusato per le sue parole dure. Ora, tutto ciò che fece fu guardarlo di rimando, un’aria di sfida impressa nei suoi lineamenti nonostante stesse tremando da capo a piedi per il dolore. 

“Qual è lo scopo dei tuoi stupidi quaderni, se non sai nemmeno qual è il quirk di quel coglione?”, protestò Katsuki, e onestamente era un argomentazione così debole che sembrava aver sputato fuori le parole solo per il gusto di litigare. “Sai che c’è? Lascia stare. Faccio da solo, stronzo”, sbuffò sottovoce schioccando la lingua con disprezzo verso Izuku, per poi rivolgere di nuovo l’attenzione sul villain, che non si era mosso dalla sua posizione all’uscita del vicolo.

“Pensi che questo sia un test?”, chiese Izuku esitante, le parole che suonavano incerte alle sue stesse orecchie. “Forse è stato mandato da Aizawa sensei —“, provò a dire, ma Katsuki lo interruppe subito.

“Solo se Aizawa sensei si fosse finalmente stancato delle tue asfissianti cazzate da nerd e avesse deciso di darti una morte veloce ed insignificante in fondo a un vicolo lurido”, sbuffò infastidito. “Quel tipo puntava ad uccidere. Una volta ragionavi meglio di così, Deku”, aggiunse, e questo per qualche ragione sconvolse Izuku più di qualunque precedente commento malevolo di Katsuki.

“S-scusa”, disse, non per la cattiveria di Bakugou, ma perché aveva ragione. Non stava ragionando lucidamente, e il dolore al suo braccio era probabilmente il motivo principale. Notando forse per la prima volta che c’era qualcosa che non andava in Izuku, dato il suo ridicolo e insolito suggerimento, Katsuki finalmente voltò la testa per poter osservarlo più a lungo, guardandolo davvero stavolta, invece lanciargli semplici occhiate. Dopo alcuni secondi di osservazione che sembrò più intima di quello che avrebbe dovuto, Katsuki finalmente si pronunciò.

“Se non riesci ad aiutare, non farlo”, disse aspramente, ma Izuku poteva dire che c’era qualcosa nel suo sguardo che era lontano da fastidio o disprezzo. Sembrava quasi che Katsuki stesse cercando di essere responsabile per una volta, piuttosto che escluderlo. “Stai indietro e lascia fare a me. Ho tutto sotto controllo”, assicurò in tono secco. 

“Kacchan —“, Izuku provò a protestare, ma Katsuki spinse il ragazzo dietro di sé prima che potesse continuare, un po’ troppo aggressivamente.

“Chiudi quella cazzo di bocca, Deku di merda”,  sbottò tornando il solito se stesso, come se quel raro momento di ragionevolezza non fosse stato altro che un passo falso. “Fa già abbastanza schifo che tu ti sia fatto male prima ancora che lo scontro cominciasse”, lo accusò, allontanandosi di un passo da Izuku andando verso il villain. Mentre Izuku sbatteva le palpebre per la sorpresa a quelle parole, Katsuki guadagnò terreno, avvicinandosi al villain più velocemente di quanto la mente confusa dal dolore del ragazzo potesse recepire.

“Sei tu quello che mi ha rotto il braccio!”, lo accusò Izuku di rimando, ma Katsuki lo ignorò, essendo già arrivato a metà del vicolo. 
“Kacchan! Aspetta!”, gridò dietro al suo amico, seguendolo da vicino mentre continuava a tenere il braccio ferito stretto al petto. Katsuki lo ignorò e proseguì, mentre il villain rimaneva impassibile e immobile.

“Spostati”, ringhiò Katsuki rabbiosamente rivolto al villain che bloccava loro il passaggio, stando a solo pochi metri dall’uomo mascherato. “O ti sposto io”, aggiunse con un ghigno storto, innescando alcune esplosioni con il palmo della sua mano destra come a provare le sue parole. Midoriya raggiunse Katsuki e si mise di fianco a lui, fissando il villain con apprensione. 

“Quando mi era stato detto che stasera avrei incontrato degli aspiranti eroi, mi ero aspettato qualcosa…”, disse il villain con tono di scherno, squadrando Katsuki e Izuku dalla testa ai piedi. “…di meglio”, concluse con qualcosa di simile alla delusione nella sua voce. Il cuore di Izuku si fermò e non ebbe nemmeno bisogno di guardare Katsuki per sapere che non sarebbe finita bene.

“Eeh?!”, ringhiò Katsuki con indignazione, iniziando già a fumare. Izuku lasciò andare il suo braccio ferito e chiuse la mano sana in un pugno, permettendo a One For All di scorrergli attraverso il corpo in anticipazione. Era ovvio che uno scontro stesse per iniziare.

“Kacchan”, disse Izuku con un avvertimento nella voce, senza distogliere lo sguardo dal villain.

“Ti faccio vedere io qualcosa di meglio, bastardo!”, appena prima di colpire a tradimento il villain, facendo scoppiare esplosioni dalle mani e rispedendole all’indietro. Izuku sollevò il braccio sano per proteggere la faccia, mentre veniva spinto all’indietro dall’improvviso spostamento d’aria causato dall’esplosione. Fortunatamente non cadde e non perse l’equilibrio, il che gli permise di saltare verso il villain, appena prima che questi riuscisse a reagire all’attacco di Katsuki. Colpendo la faccia del villain con un calcio ben assestato, che aveva perfezionato grazie al suo Shoot Style, Midoriya tornò a terra nello stesso momento in cui Katsuki si lanciò contro il villain, urlando un “MUORI!” che riecheggiò nella strada, mentre bersagliava l’uomo con una serie di esplosioni.

Il villain era troppo occupato con i potenti attacchi di Katsuki per concentrarsi su Izuku, che approfittò della distrazione per dirigersi verso l’uscita del vicolo. Non avrebbe mai, in un milione di anni, lasciato indietro Katsuki o voltato le spalle a una battaglia, ma aveva bisogno di veder se nelle vicinanze c’era Aizawa sensei o qualcuno della UA di più alto grado rispetto a loro. Con suo sgomento non si vedeva nessuno sulla strada, il che gli fece ricorrere al dispositivo di comunicazione che era stato dato a lui e Katsuki appena prima che iniziassero la ronda. 

“Qualcuno mi riceve?!”, gridò freneticamente Izuku nel comunicatore, cercando di superare il rumore delle esplosioni di Katsuki e i suoi “muori!” urlati. “Aizawa sensei! Siamo sotto attacco! C’è un villain qui! Mi rice—Kacchan, attento!”, si interruppe quando vide che il villain stava per usare uno dei suoi fasci di energia per colpire Katsuki. Nessuno dei due sapeva che cosa facessero quei fasci di energia — sembravano simili al Navel Laser di Aoyama, ma gli uscivano dalle mani ed erano tinti di una sfumatura rossa. Izuku immaginò fosse meglio non saperlo. 

I suoi riflessi reagirono più veloci della sua mente e Izuku afferrò il coperchio di un vicino bidone della spazzatura, mandandolo a volare verso Katsuki e facendo in modo che il metallo servisse come uno scudo appena prima che il fascio di energia del villain colpisse il ragazzo allo stomaco. Il villain parve stupito, mentre Katsuki sembrava solo offeso.

“Pensi che non me ne fossi accorto?”, urlò con rabbia a Izuku nello stesso momento in cui puntava un’altra esplosione ben mirata contro il villain. “Ti ho detto di non starmi tra i piedi, nerd di merda!”, disse schivando uno dei colpi del villain.

“Dobbiamo lavorare insieme!”, gli fece notare Izuku, riavvicinandosi allo scontro nonostante il braccio rotto che gli pendeva mollemente sul fianco. “E’ questo lo scopo dell’esercitazione, no?”, diede a Katsuki un’occhiata quasi implorante, a cui il ragazzo rispose con un’espressione indecifrabile dei suoi occhi furiosi.

“Questa non è un’esercitazione, ragazzino”, disse il villain con un sorriso, schivando l’attacco di Katsuki con grazia e cercando di contrattaccare. Il ragazzo saltò indietro prima che le mani del villain potessero raggiungerlo. “Ho ordini di uccidere”, disse sorridendo, prima cercare di colpire nuovamente Katsuki.

“Chi ti ha mandato?”, chiese Izuku mentre si lanciava in avanti usando One For All come propulsore, colpendo il villain allo stomaco con un potente calcio e spedendolo verso Katsuki, che avendo previsto le mosse di Izuku, fece un’elaborata manovra a mezz’aria e abbatté finalmente il villain con una precisa esplosione. L’uomo cadde per terra sullo stomaco, malconcio, e come tentò debolmente di rimettersi in piedi, Katsuki gli mise semplicemente un piede sulla schiena, spingendolo di nuovo per terra e tendendolo fermo dove si trovava.

“Questo è stato qualcosa di meglio per te?”, chiese Katsuki con scherno, sbuffando. Il villain si contorse pateticamente mentre cercava di spostarsi, senza risultati.

“Chi ti ha mandato?”, insisté Izuku, portandosi vicino al villain sconfitto ansimando un po’. Non avrebbe osato dirlo ad alta voce per non irritare Katsuki ulteriormente, ma era piuttosto orgoglioso che il loro attacco sincronizzato avesse davvero funzionato. All Might aveva ragione - se avessero unito le forze, sarebbero potuti diventare i migliori eroi del Giappone. “Perché stai attaccando degli studenti della UA durante un’esercitazione?”

“Stai con la Lega dei Villain, non è così?”, chiese Katsuki, sbuffando con disprezzo e premendo il piede con più forza sulla schiena dell’uomo. “A voi piace tanto vantarvi, ma non così tanto portare a termine gli obiettivi. Quel Shigaraki ti ha mandato per me un’altra volta?”, alzò un sopracciglio.

“No”, rispose il villain, ma con grande confusione di Izuku c’era quasi…del divertimento nella sua voce? “Ma sono sicuro che mi ringrazierà per averti finalmente tolto dai piedi”, aggiunse.

Accadde tutto in una volta.

Grazie alla percezione potenziata che gli assicurava One For All, Izuku riuscì a prevedere le intenzioni del villain prima che si concretizzassero. Il tempo rallentò intorno a lui mentre l’uomo alzava la mano e cercava di raggiungere la gamba di Katsuki. Izuku sapeva che anche Katsuki si era accorto del movimento, ma la reazione del ragazzo esplosivo fu lenta, troppo lenta. La mano del villain si stava illuminando. Stava per afferrare Katsuki. Era impossibile sapere cosa avrebbe fatto. Katsuki non sarebbe stato in grado di schivare o fermarlo in tempo.

“Kacchan!”, urlò Izuku mentre si gettava verso l’amico, spingendolo via dal villain prima che questo potesse prendere la gamba del ragazzo. Circondò la vita di Katsuki con il braccio sano mentre sfruttava lo slancio del proprio salto per spingere entrambi lontano dalla presa del villain, volando a mezz’aria. Prima che colpissero il suolo, qualcosa di bollente e doloroso colpì la schiena di Izuku, bruciandolo così intensamente che non poté fare a meno di urlare.

Katsuki si scontrò con violenza contro il muro di mattoni dietro di loro, sbattendo il cranio con una tale forza che perse i sensi. Izuku avrebbe dovuto controllare meglio l’intensità del salto, ma nella fretta di togliere di mezzo Katsuki, aveva finito per esagerare. Quando Katsuki riprese conoscenza, Dio solo sapeva dopo quanto, Izuku era sdraiato sopra di lui, la faccia affondata nel suo petto, immobile.

Katsuki gemette dal dolore e si portò una mano alla nuca, non sorpreso quando tornò coperta da sangue fresco. Ora aveva un continuo pulsare alle tempie e la sua vista era sfuocata e ondeggiante. Sentì di avere un po’ di nausea, ma ingoiò il groppo che aveva in gola, mentre cercava di spostarsi. Il peso morto di Izuku lo teneva incollato a terra, ma Katsuki non aveva bisogno di muoversi molto per capire che il villain era sparito, e che nel vicolo non c’era nessuno a parte lui e Midoriya. Che ancora non si muoveva.

“Ehi”, chiamò Katsuki infastidito, scuotendo la spalla di Izuku nella speranza che si svegliasse e si levasse dai piedi una volta per tutte. “Svegliati, nerd di merda. Il sonnellino è finito”.

Nessuna risposta. Izuku continuava a giacere alquanto immobile, il corpo steso sopra quello di Katsuki, tenendolo fermo per terra. Le sue braccia erano distese mollemente lungo fianchi.

“Che cazzo stai facendo, Deku?”, domandò Katsuki, scuotendolo di nuovo. Il fastidio nella sua voce cresceva ad ogni secondo che passava. “Levati dal cazzo. Potrei essere ancora in grado di catturarlo”, provò a spingere il ragazzo da parte e a liberarsi. Izuku si limitò a rotolare mollemente di lato quando Katsuki lo spinse via, gli arti distesi in una posizione innaturale sul suolo e la testa che ciondolava inerte senza l’appoggio dato da Katsuki. Fu solo allora che se ne accorse.

Gli occhi di Deku erano aperti. 

La sua faccia era rilassata, bloccata in una ridicola espressione che era un misto di sofferenza e sorpresa, le labbra leggermente aperte e gli occhi semichiusi. Tra le palpebre, Katsuki intravide un verde familiare, ma privo della sua ancor più familiare vivacità. No, gli occhi di Deku erano freddi e vuoti, privati della loro solita vitalità ed emozione.

Gli occhi di Deku erano morti.

“D-Deku…?”, disse Katsuki, la voce roca e ridotta a malapena a un sussurro. Era consapevole di avere gli occhi sbarrati, e che probabilmente la sua faccia era sopraffatta dall’orrore. Le sue mani aleggiarono sopra il corpo di Izuku, a pochi millimetri da esso ma senza toccarlo, come se avesse avuto paura di quello che sarebbe successo se l’avesse fatto. Per terra, Deku continuava a fissare il nulla con la bocca aperta e gli occhi morti. “Non è il momento per gli scherzi, idiota”, disse Katsuki, improvvisamente arrabbiato. Infatti, la rabbia sembra essere la sua prima risposta per tutto. “Smettila di cazzeggiare. Mi stai facendo perdere tempo”, aggiunse, sperando che la realtà della situazione avrebbe fatto smettere a Deku di scherzare e lo avrebbe fatto rialzare. C’era ancora la possibilità che riuscissero a catturare il villain e capire quale fosse il suo quirk. C’era la possibilità…

Oh, Dio. Deku era stato colpito dal quirk del villain, non era così?
 
Aveva spinto Katsuki da parte ed era stato colpito lui.

Porca puttana.

“Deku, svegliati cazzo”, ordinò Katsuki, afferrando il davanti del ridicolo costume di Deku e scuotendo il ragazzo. Il modo in cui la testa di Izuku ciondolò semplicemente senza vita al ritmo delle scosse di Katsuki era nauseante, come minimo. “Sono serio, coglione. Alzati. Svegliati. Andiamo”, schiaffeggiò con la mano la guancia del ragazzo immobile, nella speranza di indurgli un po’ di vita o almeno di farlo reagire al colpo. Deku rispondeva sempre alle sue aggressioni, anche se fosse stato solo per scusarsi inutilmente.

“Svegliati”, ordinò Katsuki, arrabbiandosi di più ad ogni secondo. Le sue mani si strinsero a pugno e desiderò picchiare la vita fuori da Deku, perché lui non poteva essere morto. Non era in alcun modo possibile che Deku fosse morto. Non così. Non dopo tutti i guai che aveva passato per ottenere e coltivare il suo quirk. Non così. “Dannato pezzo di merda, svegliati, cazzo!”, si ritrovò a urlare contro la faccia di Deku, senza smettere di scuoterlo. Afferrò le spalle di Deku e strinse forte, volendo fargli male, volendo farlo reagire in qualche modo. In qualunque modo. Scrollò di nuovo il ragazzo, facendo tremare la sua testa ciondolante. “E’ questo che vuoi fare, eh?!”, gridò Katsuki con rabbia al ragazzo nella sua presa. “E’ così che te ne vuoi andare? Facendoti sconfiggere da un tizio da quattro soldi? Sarebbe questo l’erede del potere di All Might?”, lo accusò furioso, senza importargli che qualcuno lo sentisse.

Non c’era nessuno. Erano soli.

Lui era solo.

Deku era morto.

“Era questo quello che volevi, cazzo?”, Katsuki lasciò andare bruscamente il corpo di Izuku, facendolo ricadere all’indietro e scontrare con forza contro il suolo. I suoi occhi erano ancora aperti. I suoi fottuti occhi verdi. “Sei felice adesso? Scommetto che ti stai facendo una cazzo di risata in questo momento, eh?”, disse tirando su col naso. Le lacrime gli stavano riempiendo gli occhi, ma Katsuki non aveva intenzione di farle scorrere. Non ne aveva motivo. Nemmeno gli piaceva quell’idiota di Deku tanto per cominciare, giusto? Non c’era ragione di piangere per lui. Il nerd aveva colto quello che aveva seminato; Katsuki lo aveva avvertito sin dall’inizio.

Dio. Era morto. Per colpa sua.

Si sentì nauseato. Si sentì male. Probabilmente aveva una commozione cerebrale, e si convinse fosse quella la ragione per le sue lacrime sgorganti. Perché non era possibile che stesse piangendo per Deku. Non Deku. Chiunque tranne Deku. Non stava piangendo. 

“Dannato idiota”, Katsuki scosse la testa, la voce rotta. Furioso per quell’irrazionale dimostrazione di debolezza, afferrò di nuovo Deku per le spalle, dovendosi controllare per non far scoppiare esplosioni dalle sue mani nel suo stato emotivo. “Dannato idiota! Perché hai dovuto farlo, eh? Perché hai dovuto giocare a fare il martire come fai sempre, Deku del cazzo? Fottuto pezzo di merda, ti odio!”, gridò contro la faccia pallida e rilassata di Izuku. “Ti odio! Fottuto idiota, ti odio! Ti avevo detto di stare indietro, cazzo, ti avevo detto che ce la facevo! Sei dovuto andare avanti a fare che, eh? Non ho bisogno di farmi salvare da te, cazzo! Stupido pezzo di merda!”, gettò Izuku lontano da sé, senza preoccuparsi di guardare il probabile raccapricciante risultato del suo gesto aggressivo. Katsuki non pensava che sarebbe stato capace di sopportare la vista del corpo di Deku disteso sbilenco e contorto per terra come se fosse stato una bambola. Come se fosse stato un…un deku.

Invece, seppellì la faccia tra le ginocchia e gettò entrambe le mani tra i capelli, tirando e strattonando le ciocche con tutta la sua forza e allo stesso tempo ignorando il sangue che gli copriva le dita. Aveva sbattuto la testa. Aveva una commozione. C’era una possibilità, anche se debole, che tutto quanto fosse solo una sua allucinazione, che Deku gli stesse facendo uno scherzo malato, che tutta quella situazione fosse solo un brutto sogno causato dal quirk di quello psicopatico. Provò a riacquistare il sangue freddo e tenne con forza gli occhi chiusi per diversi secondi, calmandosi. Quando avrebbe riaperto gli occhi, sarebbe finito tutto, vero? Aveva solo bisogno di pensare. Aveva solo bisogno…aveva solo bisogno…

Riaprì gli occhi, voltando lentamente la testa di lato. Deku giaceva ancora per terra nella stessa posizione in cui Katsuki lo aveva gettato, sul fianco, le braccia stese davanti a sé, le gambe contorte.

Le labbra socchiuse.

Gli occhi aperti.

Il viso pallido.

Katsuki fissò il corpo senza vita di Izuku, che sembrava fissarlo di rimando.

Katsuki lo fissò.

Katsuki lo fissò.

Katsuki ebbe un conato.

Si girò per essere il più lontano possibile da Izuku e rigurgitò il contenuto del proprio stomaco sulla strada, sentendosi stordito e malato. Non riusciva a capire se la sua nausea fosse stata causata dalla commozione cerebrale o dalla vista di Deku morto di fronte a lui. Per colpa sua. Per quanto avesse sempre odiato il nerd, non aveva mai voluto veramente vederlo morto. Non a causa sua, almeno. 

Si trascinò di nuovo vicino a Deku, sedendosi a gambe incrociate di fianco a lui e fissandolo. L’ambiente circostante iniziò a perdere colore ed era piuttosto sicuro di poter sentire il sangue scorrergli lungo il collo e sulla schiena, dalla sua ferita alla testa. Il che probabilmente spiegava come mai si sentiva così stordito, così frastornato. Così privo di basi. Così perso.

Ad un certo punto perse i sensi, senza mai abbandonare Izuku. Gli sembrava di sentire vagamente una ragazza che urlava e degli ordini gridati, ma per quando Uraraka, Iida, Todoroki e Aizawa sensei arrivarono sulla scena, Katsuki ormai era troppo confuso per prestare loro alcuna attenzione. 

“Bakugou”, il Bastardo a Metà apparve di fronte a lui, accucciato in modo di essere nel campo visivo di Katsuki. Era ancora seduto a gambe incrociate di fianco a Deku, dato che lo stronzo rifiutava di svegliarsi. Katsuki, nella sua testa confusa dalla commozione cerebrale, aveva concluso che sarebbe dovuto restare seduto accanto allo stupido nerd finché questo non avesse deciso che il sonnellino fosse finito. “Bakugou, sei con me?”, Todoroki aggrottò le sopracciglia, sembrando realmente preoccupato.

“Deku-kun! Deku-kun!”, Faccia Tonda stava urlando e singhiozzando da qualche parte. Katsuki non le badò minimamente.

“Non risponde”, disse Todoroki a qualcuno dietro Katsuki, senza guardarlo. “Deve avere una commozione cerebrale piuttosto grave, a giudicare dalla quantità di sangue”.

All’improvviso, Aizawa sensei apparve di fianco a Todoroki, l’espressione impassibile sulla faccia sostituita da qualcosa di molto più cupo a cui Katsuki non seppe proprio dare un nome. Analizzò il suo studente per alcuni silenziosi momenti prima di finalmente rivolgersi a lui.

“Cos’è successo?”, chiese semplicemente. Brevemente. Katsuki si limitò a fissarlo.

“Dobbiamo riportarlo indietro, sensei!”, singhiozzò Uraraka a voce alta. “Recovery Girl è laggiù, lei può curarlo! Dobbiamo spostare Deku-kun!”

“Sensei, sono d’accordo”, disse Iida, nonostante il dolore sul suo viso fosse evidente. “Potrebbe esserci ancora…una possibilità, anche se minima, che Recovery Girl…”

“Non parlare così, Iida-kun!”, protestò Uraraka disperatamente. “Lei può curare Deku-kun! Io so che può farlo!”

“Smettila…”, borbottò Katsuki, così piano e rauco che nessuno parve sentirlo.

“Nessuno tocchi Midoriya prima che lei arrivi. L’ho già contattata”, istruì Aizawa sensei, gesticolando verso il corpo di Izuku, disteso in modo strano e contorto per terra. “La sua colonna vertebrale potrebbe essere rotta e non possiamo rischiare di aggravarla muovendolo nel modo sbagliato. Ci sono delle cose che nemmeno Recovery Girl può aggiustare.”

Giusto. Tutta quella gente era più idiota di quanto Katsuki pensasse. 

“Ma sensei, più tempo ci mettiamo a spostare Deku-kun…!”, provò a protestare Uraraka.

“Smettila”, disse Katsuki, più fermamente adesso. Il Bastardo a Metà parve sentirlo stavolta, ma gli lanciò semplicemente un’occhiata enigmatica prima di rivolgersi ad Uraraka. Sembrava stesse evitando di guardare il corpo contorto di Izuku da quando era arrivato, ora che Katsuki ci pensava.

“Lei ha ragione, potrei provare a muoverlo facendolo scivolare con il mio ghiaccio”, suggerì il Bastardo a Metà. “Più a lungo stiamo qui ad aspettare, meno possibilità ci sono che lui…”

“Anche tu no, Todoroki-kun!”, lo interruppe Uraraka prima che lui potesse concludere la frase. “Dobbiamo credere in Deku-kun! Se c’è qualcuno che può salvarsi da situazioni impossibili, quello è lui! So che ce la farà! ‘Deku’ significa che può farcela!”

“Smettila una cazzo volta, Faccia Tonda!”, esplose Katsuki, facendo sobbalzare tutti intorno a lui. Uraraka si voltò a guardarlo con gli occhi spalancati, scioccati, come se si fosse accorta solo ora della sua presenza.

“Bakugou”, disse Aizawa sensei, con tono di avvertimento. Allungò una mano per toccare la spalla di Katsuki, ma il ragazzo si ritrasse al contatto. 

“No”, scosse la testa, ignorando le vertigini che lo assalirono.

“Bakugou-kun, io…”, disse Uraraka, con evidenti scie di lacrime sulle guance rosse. Guardò Katsuki con immensa confusione. “Io non…”

“Smettila. Non chiamarlo così”, disse semplicemente Katsuki, senza dare altre spiegazioni. “Non farlo e basta, cazzo”, sbuffò amaramente, abbassando il capo. Deglutì a fondo, il disgustoso gusto della bile che persisteva sulla sua lingua. Si sentiva più stordito ad ogni respiro, la realtà che sembrava sempre più distante. 

“M-Ma…io pensavo…” disse Uraraka con voce flebile, non sapendo cosa dire. Gli occhi di Katsuki stavano iniziando a cedere e guardandolo non sembrava che potesse stare sveglio a lungo, se lo stato raccapricciante della sua testa voleva dire qualcosa. 

“Non si è rotto la colonna”, annunciò Katsuki con semplicità, senza incontrare gli occhi di nessuno. Non pensava ci sarebbe riuscito neanche se avesse voluto. “Potete muoverlo. Non che serva a molto, comunque”, sbuffò.

“Bakugou”, Aizawa sensei lo interpellò di nuovo, con un tono più serio ora che il suo studente era finalmente uscito da qualunque stato di trance gli avesse impedito di parlare pochi momenti prima. “Cosa è successo?”

La testa di Katsuki scattò dolorosamente al tono del suo insegnante, e rabbia, frustrazione e dolore erano evidenti nei suoi annebbiati occhi scarlatti. La sua faccia era più pallida del solito, ma in lui c’era ancora una ferocia imperitura che non sembrava sarebbe scomparsa tanto presto. 

“Ti ha chiamato e non sei venuto”, lo accusò infantilmente. “Ecco cosa è successo”.

Tutti lo guardarono. Il sangue che colava lungo il suo collo e il modo in cui i suoi occhi non sembravano riuscire a restare lucidi rendevano la scena ancora peggiore. 

“È un fottuto deficiente senza alcun senso di autoconservazione”, aggiunse amaramente. “Ecco cosa è successo”.

Todoroki girò la testa da una parte e sospirò, Katsuki non sapeva se era perché era d’accordo con le sue parole, o perché semplicemente non voleva dover discutere con Katsuki mentre era in quelle condizioni. Aizawa sensei tenne gli occhi fissi sul ragazzo delle esplosioni.

“Io ero lì”, aggiunse lui infine, un groppo che si creava nella sua gola. “E quel tizio stava per colpirmi. Ecco cosa è successo”

Nessuno disse una parola.

“Se…”, Iida, con grande coraggio, fu il primo a rompere nervosamente il silenzio quasi tangibile nell’aria. “Se Bakugou ha ragione e la sua schiena non è rotta, dovremmo…dovremmo spostarlo”, suggerì alla fine.

Aizawa, tenendo gli occhi fissi su Bakugou, si limitò ad annuire.

“Ochako. Usa il tuo quirk per far galleggiare Midoriya. Todoroki, tu guidalo verso l’area medica”, istruì semplicemente, senza guardare nessuno di loro mentre parlava. I suoi occhi erano fissi solo ed unicamente su Katsuki. Katsuki, d’altro canto, aveva l’attenzione rivolta ad Izuku, e a come il suo corpo molle iniziò a fluttuare, e al Bastardo a Metà che lo spingeva verso la strada, la testa voltata dall’altra parte in modo da non dover guardare il ragazzo immobile, con un’espressione strana sul viso che gli aggrottava le sopracciglia. Qualcosa di rabbioso e irrazionale ribollì dentro Katsuki e, prima di riuscire a trattenersi, era in piedi, barcollando pateticamente per le vertigini, mentre cercava di contrastare la perdita di sangue, senza riuscirci.

“Ehi, Metà di un Bastardo”, chiamò Todoroki, che gli lanciò un’occhiata indecifrabile. Katsuki riusciva malapena a stare in piedi e sapeva che ormai sarebbe collassato da un momento all’altro, ma puntò comunque un dito accusatore verso Todoroki e lo fulminò con l’occhiataccia peggiore che riuscì a padroneggiare. “Se fai del male a Deku, ti ammazzo”.

Katsuki era troppo fuori di sé per notare le confuse, pietose occhiate che gli lanciarono Uraraka e Iida. Nessuno di loro ebbe il cuore di correggerlo o giudicarlo per le sue parole, visto che era evidentemente influenzato dall’emorragia e…da qualunque cosa a cui avesse assistito in quel vicolo. Todoroki semplicemente annuì in conferma alle parole di Katsuki, prima di riprendere il suo compito di portare Izuku all’area medica.

E allora Katsuki collassò.

Aizawa sensei riuscì a prenderlo prima che colpisse il suolo, passando una delle braccia di Katsuki intorno alle sue spalle e sostenendo il suo peso in una posizione dritta. Katsuki voleva protestare, ma scoprì che gli mancava la forza per farlo. Tutto attorno a lui era grigio e sfuocato, e i suoi occhi stanchi non riuscivano più a focalizzarsi su niente. Provò una fitta di imbarazzo nel momento in cui la sua testa ciondolò contro la spalla di Aizawa sensei, ma i suoi arti sembravano fatti di piombo e la sua lingua di cotone. Non sarebbe stato in grado di rifiutare l’aiuto del sensei, neanche se fosse riuscito a parlare. Puntini bianchi e neri danzavano davanti ai suoi occhi, e si chiese vagamente quanto sangue avesse perso.

E fu allora.

“Oh mio Dio, Kacchan! Stai bene? Kacchan, che ti è successo?!”

C’era solo una persona al mondo che che lo chiamava in quel modo.

Gli occhi semichiusi di Katsuki si allargarono leggermente per lo shock e usò le sue ultime energie per dirigere la testa verso l’origine di quella voce familiare. Ma proprio mentre i suoi occhi entravano in contatto con delle guance lentigginose e degli occhi verdi, preoccupati e vivi, la coscienza finalmente lo abbandonò e collassò tra le braccia di Aizawa sensei, mentre le sue ginocchia cedevano.