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Warriors

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Le vesti Jedi erano orribili. Su Shepard poi erano ancora più brutte, perché nascondevano il suo corpo perfetto che invece avrebbe risaltato meravigliosamente nella sua armatura Echani. Ma finché erano su Dantooine, Kaidan avrebbe dovuto sopportare la vista di Shepard coperto di stracci.

Quando finalmente il consiglio diede loro la missione di lasciare l’Accademia per andare alla ricerca dell’ubicazione della Star Forge, Kaidan sospirò di sollievo. Joker impostò la prima rotta per Korriban, dove si sarebbero infiltrati nell’Accademia Sith per accedere alle Valli Nascoste. Il viaggio era lungo, nonostante l’iperguida e Joker lasciò il turno di pilotaggio nelle mani di Kaidan e Shepard per ritirarsi nella sua cabina insieme a EDI, con la quale aveva sviluppato una divertente e strana attrazione.

Shepard bloccò l’ingresso della cabina di pilotaggio – se avesse visto ancora la faccia di Bastila era certo che l’avrebbe spaccata a pugni – e si tuffò nel sedile secondario, ancora vestito con quelle brutte vesti Jedi. «Questa storia sarà lunga e faticosa».

«Non dirlo a me». Kaidan arricciò il naso, indicando gli abiti del compagno. «Dover pilotare la nave per tutta la notte con te conciato in quel modo».

«Divertente» rispose Shepard, indirizzandogli un sorrisetto sconcio che fece drizzare la schiena del soldato. «Non piacciono nemmeno a me, ma hanno un indubbio vantaggio che te le farà apprezzare». Afferrò il bordo della veste, mostrando gli stivali e… poi niente. Solo carne nuda e splendida. Il bastardo non indossava nemmeno le mutande.

Kaidan emise un lungo gemito.

John si allungò sulla console di comando e inserì il pilota automatico. Si risistemò sul sedile e lo girò verso Alenko che era la personificazione del predatore. «Pensavo» disse John, «Che avremmo potuto avere un po’ di tempo libero insieme. Su questa nave non c’è mai privacy».

Kaidan non negò. Anche se il viaggio era iniziato da pochi giorni, sapeva per esperienza che su una nave così piccola era difficile rimanere da soli, nonostante ognuno di loro avesse una propria cabina. EDI era sufficiente a far funzionare tutta la nave, ma c’erano sempre pezzi da aggiustare, calibrazioni da fare e rifornimenti… beh, da rifornire. Era un lavoro a tempo pieno. «Se Joker scopre che abbiamo scopato qui ci ammazza».

«Non facciamoci scoprire, allora» ridacchiò Shepard, chinandosi per slacciare i pantaloni di Kaidan quel tanto da tirare fuori il suo uccello già eretto. Da una tasca tirò fuori del lubrificante e il passo successivo fu alzare la veste per andare a sedersi sopra di lui.

«Aspetta» l’altro cercò di fermarlo. «Non possiamo… sai… proprio così…»

«Ho già pensato a tutto».

Kaidan emise un lungo gemito quando sentì il proprio cazzo sprofondare nel culo già ben preparato di Shepard. Se lo immaginò nella propria cabina, con le dita dentro di sé, preparandosi per lui. «Sei osceno». Non che la cosa gli dispiacesse minimamente.

«Come se ti facesse schifo». John si sollevò un po’, le cosce gli tremavano per lo sforzo. Poi si lasciò andare sul cazzo di Kaidan che affondò dentro di lui ancora e ancora. Oh, era eccitante e davvero sconcio. O forse era l’idea di girare nudo sotto la veste… o che chiunque con un po’ di abilità avrebbe potuto forzare l’ingresso ed entrare per vederli.

«Alle volte mi chiedo se sei imparentato con un’asari o una Twi’lek» borbottò Alenko. Gli strinse i fianchi. Il giorno dopo ci sarebbero stati dei lividi, marchi impressi nella pelle che avrebbero ricordato a entrambi quanto erano incapaci di fare a meno l’uno dell’altro. La sola idea era elettrizzante. «Dobbiamo fare in fretta».

«Ai tuoi ordini».

Shepard si spinse con più decisione sulla lunghezza dell’amante, trattenendo a stendo le grida che avrebbe desiderato emettere. I giorni di passione sfrenata di Taris erano finiti con la distruzione del pianeta, ma questo non gli avrebbe certo impedito di prendere ciò che desiderava. «Kaidan…»

Con poche spinte ben assestate, Alenko venne dentro di lui. Si irrigidì contro il petto ansante di John, gli succhiò la gola e si godette l’intenso momento. Quando si riprese fece per rendere il favore al compagno, ma il rumore distinto di qualcuno che digitava l’apertura della serratura li riportò bruscamente alla realtà. Shepard fece appena in tempo ad alzarsi e ricoprirsi con la veste, mentre Kaidan terminò di allacciarsi i suoi stupidi pantaloni un istante prima che la porta si aprì e rivelò un Joker assonnato. «Sono venuto a darvi il cambio e…»

Si interruppe e fece una smorfia. Non era sicuro se i due stessero scopando o meno, erano entrambi vestiti, ma dalle loro facce era chiaro che stavano combinando qualcosa. «Fuori di qui, tutti e due».

Shepard fu il primo a balzare via, camminando male verso la propria cabina. Kaidan lo seguì poco più tardi, brontolando al pilota alcune istruzioni con assoluta indifferenza. Una volta riuniti, il soldato bloccò la porta e spinse John a carponi sul letto, tirando su la veste e osservando estasiato il proprio sperma colare dall’ingresso bagnato. «Non sei ancora venuto».

Il padawan gli rivolse un’occhiata infuocata che prometteva le peggiori torture del lato oscuro se non avesse risolto la situazione in quel preciso istante. Kaidan gli fece l’occhiolino e di sacrificò alla causa con un lungo lavoro di lingua, i cui risultati furono uditi fino dall’altra parte della nave da Bastila, la quale rimpianse amaramente tutta quella faccenda delle visioni condivise con Shepard.