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Warriors

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Kaidan aveva scoperto di essere sensibile alla Forza all’età di otto anni. Proveniva da un pianeta troppo lontano da qualsiasi Accademia Jedi e il suo addestramento fu effettuato da Vyrnnus, un turian odioso e ben lontano dai pacifici insegnamenti Jedi. Aveva la sua accademia privata che amava chiamare “Force Acclimation and Temperance Training”, ma Kaidan la chiamava, senza alcuna ragione, Jump Zero. Vyrnuss non era un jedi, ma non era nemmeno un Sith. Alla fine dell’addestramento, Kaidan lo aveva ucciso con un’esplosione di Forza ed era fuggito, abbandonando tutto e arruolandosi nell’esercito della Repubblica non appena l’età glielo consentì.

La parte buona del suo addestramento con Vyrnnus era stata la comprensione che non esiste solo Lato chiaro o Lato oscuro della Forza. C’erano migliaia di persone che vivevano, come lui, in una zona grigia comandata solo dal suo buonsenso. Negli anni Kaidan era diventato abbastanza bravo nel nascondere a chiunque la propria sensibilità alla Forza, al punto di riuscire persino a farne a meno.

Bastila non aveva percepito niente in lui, né gli anziani del consiglio Jedi. Ma una volta che fu chiara la potente sensibilità alla Forza di Shepard, Kaidan non poté impedire che i bastardi lo trascinassero in un addestramento completo.

Shepard… beh, era Shepard. Una stella luminosa pronta a lanciarsi a tutta velocità tra le braccia della sfida. Troppo orgoglioso per tirarsi indietro di fronte alla possibilità di essere il primo allievo adulto da chissà quanti anni. I problemi erano sorti più tardi.

Passare la maggior parte del tempo con Bastila era stata la parte più facile. Sebbene fosse evidente che i due si detestassero, Kaidan ammirò lo sforzo con il quale Shepard cercava di dare retta agli insegnamenti della donna, con una calma e una padronanza di sé davvero invidiabile. Il modo in cui aveva risolto la situazione al Bosco Oscuro aveva rivelato anche che Shepard non deficitava certo di carisma. La giovane asari Liara era stata rimessa sul luminoso percorso del lato chiaro della Forza con poche, sincere parole.

Kaidan cercò di non essere geloso quando i Maestri Jedi confinarono l’equipaggio della Ebon Hawk alla nave per permettere a Shepard di concentrarsi completamente sul suo compito, ma nonostante le regole e l’integrità morale fossero tutto per uno come Kaidan, aveva imparato da Vyrnnus che alle volte si poteva scivolare nella parte più scura del grigio in cui viveva e lasciarsi alle spalle le regole, senza timore.

Quella sera Kaidan lasciò l’astronave in silenzio. Solo Garrus lo vide uscire e il turian gli rivolse un cenno di saluto divertito. In breve tempo raggiunse l’Accademia di Dantooine e la piccola camera da letto di Shepard. Aveva dovuto disattivare quattro droidi di sorveglianza per arrivare lì e Kaidan ringraziò di ricordarsi ancora come usare la Forza in quei frangenti.

L’oggetto dei suoi desideri era ancora sveglio, immerso nello studio di datapad così vecchi da rompersi sotto le sue mani, se avesse stretto troppo. Shepard alzò la testa di scatto quando la porta si aprì e rivelò la figura di Kaidan in tutto il suo splendore. L’apprendista padawan non lo salutò, ma gli rivolse uno sguardo colmo di angoscia e dolore. «Kaidan» sussurrò. «Gli insegnamenti Jedi vietano il sesso!»

Alenko rimase pietrificato, mentre le porte si chiudevano alle sue spalle. Poi scoppiò a ridere, cercando di trattenersi e non svegliare nessuno. «Si tratta di questo? È questo il tuo problema?»

«È una questione molto seria» Shepard sibilò mortalmente. «Qui dice che il sesso porta al Lato Oscuro. Non voglio passare al Lato Oscuro, ma non voglio nemmeno smettere di fare sesso».

Il soldato rise ancora e si sedette sul bordo del letto, dove Shepard gli fece spazio allontanando tutti i datapad. Ne tenne uno, che gli mise sotto il naso per dimostrargli che quanto affermava fosse vero, ma Kaidan lo scostò con una mano e gli piantò un bacio brutale sulla bocca semi aperta. «Ti svelo un segreto».

Shepard gemette nel bacio e si aggrappò alle spalle dell’altro, consentendogli libero accesso al proprio corpo. Erano tre giorni che non si vedevano, tre giorni senza la bruciante sensazione del cazzo di Kaidan ben piantato nel suo culo e credeva che sarebbe morto, di quel passo. «Cosa?» ansimò, senza fiato.

«So usare la Forza» rispose Alenko, agitando brevemente una mano verso una sedia e sollevandola. Era il segreto più intimo che avesse mai condiviso con qualcuno. Era il suo lasciapassare per la sua fiducia nei confronti di Shepard e stava a questi capire cosa farne e non ferirlo.

Lo sguardo del padawan rimase fisso sulla sedia volante. Per lunghi minuti non fece altro che fissarla, mentre con una mano stringeva i vestiti del suo amante. Forse avrebbe voluto dire qualcosa sul fatto che si sentiva ferito dalla mancanza di fiducia di Kaidan. O forse si chiedeva perché cazzo Kaidan non gli avesse detto prima di essere un Jedi, solo che Kaidan era tutto meno che un Jedi, ma quello non poteva ancora capirlo. «Tu sei un Jedi» mormorò Shepard, riportando lo sguardo sulla bella faccia di Alenko. «Ma questo non ti impedisce di scoparmi».

«Il punto è proprio questo» rispose il soldato, avvicinandosi per un altro bacio rude ed esigente a cui Shepard fu ben felice di obbligare. «Prometto che un’altra volta ti racconterò tutto, ma per ora posso solo dirti che l’Ordine non permette il sesso perché la passione impedisce di ragionare razionalmente. Sono molto pochi gli uomini in grado di discernere tra la passione e la logica, ma sei fortunato. Sono uno di questi uomini».

John era senza fiato. Era evidentemente sorpreso. Eccitato, per la precisione. Si tolse la tunica di dosso con movimenti rapidi finanche non rimase nudo sotto il corpo muscoloso e perfetto di Kaidan. «Prometti che mi insegnerai quello che sai» mormorò, succhiando un bacio umido sulla gola dell’amante. Kaidan gemette e annuì, restituendo il bacio bollente. Gli avrebbe insegnato ogni cosa, se c’era la possibilità di avere Shepard per sé in quel modo.

«Apri le gambe, John».

Shepard obbedì all’istante, offrendosi a Kaidan. Con le mani si afferrò i glutei e li spalancò, fornendo una visuale completa del proprio ingresso più intimo. Trattenne il fiato quando Alenko si sistemò fra le sue cosce spalancate e leccò una scia umida e bollente proprio sul suo buco fremente. Tremò di puro piacere. Afferrò i capelli di Kaidan e gli spinse il culo in faccia, grugnendo a ogni spinta di lingua. «Sì» sibilò «Mangiami».

L’essere in una prestigiosa quanto rispettata Accademia Jedi non impedì a nessuno dei due di vocalizzare il proprio piacere insensato. Non importava niente del decoro o delle stupide regole dell’Ordine, erano solo Shepard e Kaidan. Stretti insieme, si nutrivano l’uno dell’altro. Ed era ovvio quanto ingoiare fosse l’attività preferita di Shepard.

 

***

Bastila li odiava. Li odiava moltissimo. Fa niente se l’odio portava al lato oscuro, niente le avrebbe impedito di destare Kaidan Alenko e John Shepard con la forza di un Rancor furioso. Si chiese se avesse dovuto interromperli rabbiosamente o semplicemente uscire e cambiare stanza.

Per lei Shepard era un insulto a tutto quello in cui credeva. La sfacciataggine con la quale si era presentato al Consiglio. L’indifferenza che mostrava quando le parlava. La malcelata fatica del seguire i suoi insegnamenti, ma anche la dannata facilità di apprendimento. Shepard aveva imparato in meno di un mese quello che lei e molti altri rinomati Jedi avevano appreso in anni. Bastila covava dentro di sé un’invidia a dir poco terribile.

Con un sussulto aprì gli occhi e decise di uscire dalla stanza e allontanarsi dai gemiti soffocati che sentiva oltre alla parete. Quando aveva realizzato la forza del proprio odio si era sentita persa e spaventata. Forse i saggi maestri avevano ragione, aveva ancora molto da imparare e meditare.