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Kiss this!

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Manuel si accomodò dietro il bancone dei giudici per valutare la prova generale dei Måneskin; era l’ultimo giorno valido per apportare cambiamenti o sistemare le ultime imprecisioni, quindi c’era bisogno di particolare attenzione. Per fortuna quei ragazzi sembravano nati per quel lavoro, e oltre al talento ci mettevano impegno, perciò non si aspettava grandi problemi. Mise le cuffie per sentire al meglio i vari suoni e i ragazzi iniziarono.
Impeccabili, come si aspettava. Suonavano come se quella canzone l’avessero scritta loro e visivamente erano perfetti…soprattutto Damiano. Aveva temuto che la sua idea della pole dance potesse far storcere il naso al ragazzo, e invece ne era stato entusiasta; aveva temuto che ballare in quel modo potesse rendergli difficile cantare, e invece non aveva mostrato la minima difficoltà; aveva temuto che il tacco 12 fosse troppo impegnativo in un’esibizione del genere, e invece Damiano camminava con quegli stivali come se non avesse fatto altro nella vita. Spettacolare, semplicemente spettacolare.
Manuel non riusciva a capacitarsene.
I ragazzi dei Måneskin gli piacevano particolarmente perché erano provocatori, energici, non si accontentavano di fare il minimo indispensabile per fare colpo, volevano di più. Gli ricordavano se stesso da giovane, specialmente Damiano. E lui si divertiva da matti ora che finalmente poteva osare un po’ con l’assegnazione delle canzoni e le messe in scena. Quando aveva pensato di assegnargli Kiss this dei The Struts voleva realizzare un’esibizione sexy e provocatoria, e cosa meglio di un bel ragazzo fottutamente carismatico che si struscia contro un palo con addosso solo degli stivali da donna e un paio di mini shorts ultra attillati?
Già durante le altre prove nel corso della settimana si era reso conto di quanto la sua idea fosse stata azzeccata, e ora che indossavano anche i costumi di scena doveva ammettere che la realtà stava superando la sua fantasia…c’era qualcosa di dannatamente erotico in Damiano, e non era solo colpa della pole dance, né dei movimenti sinuosi del ragazzo, né della sua pelle così incredibilmente liscia, né dei pantaloncini in latex che mettevano in evidenza quel benedetto fondoschiena…
Cazzo.
Manuel si rese conto dell’erezione che iniziava a montare nei suoi pantaloni e ringraziò della presenza del bancone. Con un po’ di fortuna non se ne sarebbe accorto nessuno.
Continuò a seguire l’esibizione lottando contro l’impulso di andare a infilare delle banconote in quei pantaloncini. O a strizzare quel culo perfetto. O a sbattere Damiano contro quel cazzo di palo. O…
Oh cazzo. No. No. Ci mancava solo che gli venisse voglia di scoparsi uno dei suoi concorrenti. Maschio, per di più. Così giovane, oltretutto. L’esibizione. Concentrati sull’esibizione.
Per fortuna (o purtroppo) ormai erano quasi alla fine…e per poco non gli venne una sincope.
Oh merda.
Ah già. Grande idea, Manuel.

Era talmente preso dai suoi pensieri da essersi dimenticato del gran finale, con la finta tasca che lasciava vedere parte del culo di Damiano con su la scritta Kiss this…ora aveva voglia di morderglielo, quel culo.
Bè, doveva ammettere che l’effetto sorpresa funzionava, però.
Ignorando la momentanea invidia per chiunque fosse stato a mettere materialmente lì quella scritta, fece un paio di respiri profondi, si sistemò meglio sulla sedia e applaudì.
“Perfetti ragazzi, veramente perfetti…fatela così anche domani e siamo a cavallo!”
“Con la pole dance come andava? Devo migliorare qualcosa?”
“Sembri uno che lavora in un night club da decenni, stai tranquillo…se ti va male con la musica direi che hai già pronta una carriera alternativa.”
Damiano rise. “Mi sento un po’ puttana.”
Una piccola nube di preoccupazione rabbuiò il viso di Manuel, che si fece serio.
“Se non te la senti non sei obbligato, ricordalo…possiamo lasciar stare la pole dance e trovarti un altro abbigliamento in linea con quello degli altri. Siamo ancora in tempo, se vuoi.”
“Dopo il culo che mi sono fatto per imparare a ballare su quel cazzo di palo con ‘sti cazzo di tacchi? Manco morto.” Rise. “E poi tutto sommato mi piace.”
Fu il turno di Vic di scoppiare a ridere: “Cosa, ballare sul palo o sentirti puttana?”
Risero tutti, compreso Damiano.
“Bè, entrambi direi!”
“Ah, anche fare la puttana?” lo stuzzicò la ragazza.
Lui per tutta risposta si mise a passeggiare sculettando, facendo roteare una borsetta immaginaria ed esibendo la sua migliore duck face facendo esplodere l’ilarità generale: “Certo, perché no?”
“Se vuoi sentirti ancora più puttana dopo puoi venire nel mio camerino, se vuoi.”
Oh cazzo. L’aveva detto veramente. Ad alta voce. Per fortuna ridevano tutti, l’avevano presa per una battuta. Il problema era che Manuel sapeva che non lo era.
Sistemò i fogli che aveva davanti a sé sul bancone, poi si alzò in piedi tenendo i suddetti fogli con molta disinvoltura davanti al basso ventre.
Visto che i ragazzi continuavano a stuzzicarsi a vicenda, Manuel decise di riportare l’ordine. Più o meno.
“Forza puttanelle, sgomberare. Andate a cambiarvi, che tra un po’ è ora di andare…stasera mangiate bene e soprattutto riposate come si deve. Domani dovete essere in piena forma.”
“Ma io non posso riposare, stanotte sono di turno in tangenziale.”
Demonietto impertinente…
“Temo che i tuoi clienti stanotte dovranno fare da soli.”
“Dai Damia’, non sei contento che il nostro pappone si prenda così tanta cura di noi’?”
La cosa stava iniziando a degenerare.
“Ah, io sarei il vostro pappone adesso?”
La risposta arrivò in coro: “Certo!”
“Se fossi il vostro pappone vi farei lavorare così tanto che non sapreste più come si fa a stare in piedi…filate.”
Damiano sbuffò con finta esasperazione, guardandolo maliziosamente.
“Ok, daddy.
Stronzetto tentatore…
I ragazzi si avviarono continuando a far battute, con Manuel che li seguiva come un cane da pastore.
Non toccargli il culo, non toccargli il culo, non toccargli il culo, non…già smetterla di fissarglielo il culo sarebbe un notevole passo avanti.
Ricevette un aiuto provvidenziale dall’inconsapevole voce di Thomas, che esclamò un improvviso “No, cazzo!”
“Che succede?”
“Si è rotta una corda…” Mentre continuavano a fare i cretini Thomas aveva gesticolato con un po’ troppa enfasi, e una delle corde della chitarra si era impigliata in un gancio per le scenografie, tranciandosi di netto. “…e mi sa che quella non ce l’ho di ricambio.”
“Tranquillo, dovrei averne io in camerino. Dammi la chitarra, così te la sistemo…tu vai a cambiarti intanto, non preoccuparti.”
“Grazie mille Manuel!”
Mentre lui prendeva la chitarra, Vic e Damiano non persero l’occasione:
“Vedi com’è premuroso il nostro pappone?”
“Thomas, si dice ‘Grazie daddy’!”
“Se non la piantate, voi due…”
“Cosa ci fai?”
Damiano lo fissava con un sorriso impertinente e gli occhi che brillavano come lanterne nel buio…e Manuel si sentiva una falena.
Raccolse tutto il proprio autocontrollo.
“La prossima volta vi faccio cantare una canzone di Nino d’Angelo – senza nessun riarrangiamento, sia chiaro- con addosso i vestiti più brutti che riesco a trovare.”
Ci fu un coro di “Nooooo”, “Ma sei crudele!”, “Ma perché Nino d’Angelo”, mentre Manuel sogghignava divertito.
“Andate a cambiarvi, ora.”
Mentre si incamminavano nuovamente, Damiano si girò a guardarlo con aria di sfida.
“Tanto io sto bene con tutto.”
A cambiarvi…

* * *

Manuel arrivò nel proprio camerino e si mise a cercare le corde per la chitarra, sbuffando per il sollievo di non dover continuare a tenere dei fogli in maniera strategica o di dover rispondere a provocazioni varie.
Quel piccolo demonio…
Mentre era immerso nella ricerca sentì bussare alla porta.
“Avanti!”
Com’è che quello che cerchi è sempre nell’ultimo cassetto in cui guardi…

Porta che si apre.
Tacchi.
Porta che si chiude.
Di nuovo tacchi.

Ah, eccole!
Prese le corde dall’ultimo cassetto e si girò, restando accovacciato a terra.
Con le mani appoggiate al tavolino, leggermente piegato in avanti, ancora con i vestiti di scena addosso, c’era Damiano, che lo fissava con un’intensità che avrebbe sciolto il metallo.
Manuel rimase fermo dov’era. Non c’erano banconi o fogli a salvarlo, stavolta. Inspirò profondamente.
“Dimmi.”
“Devi mantenere la tua promessa.”
Manuel era sinceramente e visibilmente confuso.
“Di che promessa stai parlando?”
“Quella di prima.”
“…aiutami a ricordare. Non mi pare di aver promesso qualcosa.”
“Sì, bè…sai…” il ragazzo distolse lo sguardo, con un’aria che si sarebbe potuta definire imbarazzata. Una novità assoluta. “Quella sul farmi sentire una puttana.”
Manuel rimase sgomento.
“Damiano, era una battuta…non una promessa.”
Lottò ferocemente contro quelle parti di lui che urlavano che no, non era stata una battuta. Bè, in fondo non era stata neanche una promessa. Un invito, semmai.
Il ragazzo strusciò le gambe tra di loro, incerto e un po’ a disagio.
“Da come mi guardavi non sembrava tanto una battuta…”
Manuel si rialzò in piedi sospirando, girandosi verso di lui con l’intenzione di convincerlo a uscire e mettere fine alla cosa.
“Damiano…”
Il ragazzo si illuminò, fissando un preciso punto dei suoi jeans.
“Se non era una battuta quello allora come lo spieghi? E non venirmi a dire che hai una pistola in tasca.”
Cazzo.
Bè, sì. La spiegazione in effetti era quella.
Si strinse l’attaccatura del naso tra le dita, chiudendo gli occhi e cercando un modo per uscire da quella situazione. Negare sarebbe stato inutile.
“Damiano…lascia stare.”
“Lascio stare un cazzo!”
Manuel andò ad appoggiare le corde sul tavolino, per poi sedersi girando la sedia in modo da guardare Damiano dritto in faccia.
“Ma ti rendi conto di quello che stai chiedendo?”
“Minchia, secondo te?!?”
Il tono di voce di Damiano si stava alzando, e Manuel si preoccupò che qualcuno potesse sentire.
“Damiano, vedi di calmarti…”
“Calmarmi? CALMARMI?!? Mi dici come cazzo faccio a calmarmi in queste cazzo di condizioni?”
Il ragazzo si era slacciato i pantaloncini, talmente stretti da non aver lasciato trapelare nessun segno dell’erezione che contenevano, erezione ora finalmente libera da quella gabbia di latex.
Manuel non poté fare a meno di contemplare quel giovane semidio stupendo e furente, con gli stivaloni, i pantaloncini slacciati e quel pene eretto quasi violaceo a causa della costrizione a cui era stato sottoposto. Era probabilmente una delle cose più belle che avesse mai visto. Anzi, senza probabilmente. Si piazzava decisamente ai primi posti.
“Chiudi a chiave la porta, per favore.”
Damano eseguì con aria trionfante, e nel tornare verso di lui chiese soddisfatto “Quindi adesso mi scopi?”
“No.”
La sua espressione allibita divertì Manuel, che però cercò di non far trapelare la cosa.
“Come no? Perché cazzo mi hai fatto chiudere la porta allora?”
“Perché se qualcuno entrasse in questo momento sarebbe abbastanza difficile spiegargli la scena, non credi?”
Era evidente che non aveva minimamente pensato alla cosa. Proprio un pulcino.
“Damiano, ascolta…puoi sventolare il tuo uccello al vento quanto vuoi, ma devi capire che non possiamo farlo. Se qualcuno scopre che io e te scopiamo, io mi ritrovo nella merda fino al collo e tu e i ragazzi venite squalificati. Siete bravi, siete veramente bravi, avete talento, avete qualcosa da dire…non buttare tutto all’aria così. Pensa anche agli altri, come pensi ci resterebbero? Ti sembra il caso di rischiare di buttare via quella che potrebbe essere la loro –la vostra- occasione?”
Il ragazzo si sporse in avanti poggiando le mani sulle cosce di Manuel e ringhiando a pochi centimetri dalla sua faccia: “Credi che non c’abbia pensato? Ma per chi cazzo mi hai preso? Lo so che è un rischio, ma porca puttana, non ce la faccio più! Basta che non lo scopra nessuno e si può fare, cazzo! È da una settimana che non riesco a levarmi questa cosa di dosso, cioè, anche prima c’avevo fatto qualche pensierino, però cazzo, da quando abbiamo iniziato ‘sta roba della pole dance sto uscendo di testa! Sai perché mi piace farla? Perché mi sento i tuoi occhi addosso, cazzo! Mi struscio contro quel cazzo di palo e faccio finta sia tu! Mi piace vestirmi così perché so che l’hai voluto tu! E non c’è stato un solo momento in tutta la settimana in cui non ho pensato a come dev’essere venir scopato da te! C’ho pensato talmente tanto che credo di avere delle cose da aggiungere al Kamasutra! Scopami, cazzo! Fammi sentire la tua puttana, porca puttana!”
“Piuttosto allitterante, l’ultima frase.”
“Vaffanculo!”
Si scostò un po’ da lui, continuando a guardarlo e cercando di calmarsi.
“Non lo saprà nessuno. Giuro.”
“Dio santo Damiano…sei così giovane…”
“E chi se ne frega!”
Manuel restò in silenzio.
Non avrebbero dovuto. Lo sapeva. Ma non poteva negare che anche lui non vedeva l’ora di scoparsi Damiano, che da parte sua sembrava più che convinto di volerlo fare.
Non avrebbero dovuto.
…ma da quando lui era diventato uno che faceva solo quello che si doveva fare?
“Solo questa volta. E nessuno dovrà mai –MAI- saperlo.”
Il sorriso che illuminò Damiano si piazzò indubbiamente al primo posto delle cose più belle che avesse mai visto.
“Nessuno. Giuro. Neanche Vic. Mai.”
Manuel annuì.
“E allora sentiamo…cos’è che vorresti fare?”
Damiano gli si inginocchiò tra le gambe, leccando significativamente il rigonfiamento dei suoi jeans e fissandolo negli occhi con aria sognante.
“Scordatelo.”
“Ma perché?” piagnucolò.
“Devi cantare domani sera. Già vedo la scena, ‘Oh Damiano, peccato che tu sia giù di voce, cos’è successo?’ ‘No niente, ieri ho fatto un pompino a Manuel’. Scordatelo.”
Il ragazzo sbuffò, agitandosi un po’ sulle ginocchia.
“Allora potresti farmene uno tu.”
Manuel rise.
“Come no, tanto io domani non devo parlare per un’intera serata.”
“Oh, scopami e basta, cazzo!”
“Non ho né preservativi né lubrificante. Sai, non immaginavo di dovermi scopare uno dei miei concorrenti.”
Ci volle solo un secondo prima della risposta: “Chi se ne frega. Scopami lo stesso.”
Una parte di Manuel aveva sperato che il ragazzo desistesse, in modo da risolvere la situazione. Ma a quanto pareva non desisteva. E a quel punto, chi era lui per opporsi a una tale determinazione?
Oh, al diavolo…
In fondo la porta era chiusa a chiave e c’era poca gente in giro…era abbastanza probabile che nessuno li avrebbe scoperti.
Avvicinò il suo volto a quello del ragazzo, sollevandogli il mento con un dito, sogghignando.
“E io dovrei aiutarti a sentirti una puttana…direi che te la cavi benissimo già da solo.”
Se Damiano fosse stato un cane, avrebbe scodinzolato furiosamente. Glielo leggeva in quegli occhi gioiosi e imploranti.
Si baciarono dapprima con dolcezza, che in breve si trasformò in desiderio sempre più sfrenato. Manuel sentiva le mani del ragazzo artigliargli la parte alta delle cosce come se temesse che lui potesse improvvisamente svanire o tirarsi indietro. Ma non sarebbe successo.
Si staccarono per riprendere fiato.
“Levati i pantaloncini…non possiamo rischiare si sporchino.”
“Agli ordini!”
Mentre Damiano si levava gi shorts, Manuel si alzò e iniziò a togliersi la maglietta dei Melvins; non aveva ancora finito che già si sentì addosso Damiano, intento a baciare, leccare e mordere il suo petto mentre gli afferrava il culo con forza e gli si strusciava addosso.
“Ehi, ehi…quanta fame, piccola iena.”
Si baciarono ancora, e quando Manuel
Finalmente!
gli strizzò quel culo perfetto sentì Damiano gemere nella sua bocca, strusciandoglisi contro ancora più furiosamente. Manuel si scostò per slacciarsi i pantaloni e Damiano gli si inginocchiò nuovamente davanti, con l’intenzione di aiutarlo ma di fatto con una tale mancanza di coordinazione da rendere solo le cose più difficili.
Dopo essere finalmente riuscito a levarsi scarpe, jeans e boxer, non aveva ancora fatto in tempo a rialzarsi del tutto che già il ragazzo gli aveva preso il pene in bocca, succhiando come se la sua vita dipendesse da quello.
Respirando pesantemente, Manuel lo afferrò per i capelli tirandolo indietro gentilmente ma con decisione.
“Cosa avevamo detto riguardo ai pompini?”
Il viso del ragazzo era il ritratto dell’innocenza.
“Ma è per lubrificarti meglio.”
Manuel rise.
“Siediti sul tavolo, va’, piccolo porcellino.”
Mentre Damiano si sistemava, lui spostò chitarra e corde e allontanò ulteriormente i loro vestiti, per poi potersi finalmente concentrare su quell’angelico demone.
Avrebbe voluto divorarlo.
Ripresero a baciarsi con furia, mentre lo faceva sdraiare sul tavolino, tenendolo giù. I loro peni sfregarono tra loro e Damiano si mise a mugolare muovendo il bacino con foga per intensificare la frizione.
“Piano…se no va a finire che vieni prima ancora che ti abbia toccato. E sarebbe un peccato, visto quanto ci tieni a farti scopare…”
“Muoviti, Manuel…”
“Pazienza, piccolo…”
Raddrizzandosi, portò le dita vicino alla bocca di Damiano, che si mise a leccarle e succhiarle con aria estatica.
Dio, se al posto delle dita ci fosse stato il suo uccello l’avrebbe fatto venire in dieci secondi netti.
Quando le dita furono abbastanza bagnate, tolse la mano da quella bocca che avrebbe preso a morsi e la spostò verso quel culo che avrebbe altrettanto volentieri preso a morsi, mentre con l’altra mano gli sistemava il bacino nella posizione più comoda.
Prima ancora che iniziasse ad accarezzargli l’ano con un dito umido, Damiano stava già gemendo di aspettativa; quando il dito fu dentro, rovesciò indietro la testa, alternando i gemiti a momenti in cui si mordeva le labbra, tentando di non fare troppo rumore.
“Manuel…”
Il respiro di Manuel si appesantì mentre infilava il secondo dito, aggiungendo un leggero inarcamento della schiena al marasma di reazioni del ragazzo, il cui pene pulsava senza possibilità di scampo.
Anche questa scena sgomitò per il primo posto nella classifica de La cosa più bella che avesse mai visto.
Portò la mano libera verso la bocca di Damiano, che riprese a leccare e mordere non più solo le dita ma anche tutto il palmo, premendoci contro il viso come se potesse attraversarla.
“Cristo, Damiano…sei stupendo.”
L’impegno del ragazzo raddoppiò. Evidentemente aveva gradito il complimento.
Quando anche quella mano fu sufficientemente bagnata, Manuel la usò per inumidire il proprio pene.
Non è gran che come lubrificante…ma meglio di niente.
“Apri bene le gambe adesso, porcellino…è ora di far entrare il lupo cattivo.”
“Oh, sì, ti prego…”
Cazzo, aveva un’aria così disperata che Manuel si augurò non stesse per venire proprio ora.
Lo penetrò, tenendolo per i fianchi e premendo con le braccia sulle sue cosce per tenerle bene aperte.
“Oh cazzo, sì…Manuel…”
Stava già spingendo spasmodicamente il bacino contro il suo…Manuel ridacchiò.
“E io che pensavo di fare piano all’inizio per farti abituare…”
“Ma quale fare piano, cazzo! Aprimi in due, porca puttana!”
Manuel intensificò le spinte chinandosi su Damiano, accarezzandogli i capelli e iniziando a masturbarlo, scatenando una nuova serie di gemiti ed esclamazioni.
“Sei proprio una puttana…” gli ringhiò dolcemente all’orecchio, “…la mia puttana.”
Damiano era talmente in estasi da dare l’impressione di poter passare allo stato liquido e squagliarsi sul tavolino.
“D-dillo ancora…ti prego…”
“Cosa?” Spinse più forte. “Che sei la mia puttana?”
“S-sì…Manuel…”
Tremando e gemendo, Damiano venne, schizzando sperma sull’addome di entrambi.
Manuel non fece in tempo a pensare di tirarsi fuori dal suo corpo prima di venire a sua volta che si sentì circondare dalle sue gambe ancora fasciate dagli stivali, -Cazzo, ci siamo dimenticati di toglierli- che lo spingevano con decisione verso di sé.
“Vienimi dentro, Manuel.”
“Sei sicuro?”
“Cazzo, sì.”
Si fissarono negli occhi e Manuel gli afferrò entrambe le mani, spingendole contro il tavolo e intrecciando le dita alle sue; dopo pochi altri affondi si spinse dentro ancora più a fondo e venne, lasciando che il proprio seme riempisse il ragazzo, che da parte sua lasciò uscire un nuovo mugolio di piacere.
Quando il suo respiro iniziò a rallentare un po’, Manuel si tirò fuori dal corpo dell’altro, leccando un po’ dello sperma che lo macchiava.
Staccandosi definitivamente, ancora ansimante, cercò dei fazzoletti e iniziò in qualche modo a ripulirsi.
“Cazzo Manuel…è stato fantastico.”
Manuel guardò il ragazzo ancora steso sul tavolino, con l’addome sporco del proprio sperma, le gambe spalancate ancora infilate negli stivali (per fortuna sembrava non si fossero macchiati) e il suo sperma che fuoriusciva lentamente dal suo corpo, gocciolando sul pavimento.
Un nuovo candidato per La cosa più bella che avesse mai visto.
E un miracolo che quel tavolino di plastica e metallo avesse retto.
“Niente male, lo ammetto…ma avrei voluto farti ben altro.”
Damiano si alzò sui gomiti per guardarlo.
“E perché non l’hai fatto?”
“Non potevo lasciarti segni, da nessuna parte…domani sarai praticamente in vetrina.”
Il ragazzo mise il broncio. “Vero.”
“Cazzo, a un certo punto stavo pensando di legarti con le corde di ricambio della chitarra” rise.
Un guizzo interessato balenò negli occhi di Damiano.
“Non è male come idea.”
Manuel ridacchiò, tornando verso di lui. “Lascia stare…pensa a ripulirti” e gli allungò dei fazzoletti.
“Però è un peccato, sprecare una così bella idea…”
“Scordatelo. Sei già stato qui abbastanza, gli altri si staranno chiedendo dove sei finito.”
“Oh, qualcosa mi inventerò…bè…se non possiamo adesso…magari un’altra volta.”
Manuel riconobbe la speranza nella voce e negli occhi del ragazzo. Era la stessa che bruciava nel suo stesso petto.
“Avevamo detto che sarebbe stata solo questa volta.”
“Ma se stiamo attenti e non lo diciamo a nessuno…ok, non tutti i giorni…però insomma, se nessuno lo scopre che differenza fa se è una o cento volte?”
Touchè.
Avrebbe potuto rispondere che più volte lo facevano, più era facile li scoprissero. Che andando avanti avrebbero rischiato di fare meno attenzione, di essere meno prudenti. Che non aveva voglia di lottare con se stesso ogni volta per evitare di lasciargli segni addosso o di stare attento che lui non urlasse. C’erano mille motivi per cui non avrebbero dovuto rifarlo.
Guardò Damiano, che si stava ripulendo dal proprio sperma mentre leccava due dita che aveva intinto in quello di Manuel.
Mille motivi per cui non avrebbero dovuto rifarlo…
Una voce lo strappò dai suoi pensieri.
“Visto? L’ho sempre pensato io.”
“Che cosa?”
“…che dentro sei dolce.”
E sorrise.
Manuel decise di lasciar perdere la classifica delle cose più belle che avesse mai visto. Troppa competizione per il primo posto.
Ed era solo la loro prima volta, cazzo.
Sorrise a sua volta.