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Yourselves through my eyes

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"Be', ma sei stai cercando un insegnante di piano per tuo nipote c'è mio genero che è bravissimo…" E chi l'avrebbe mai immaginato, che un giorno avrei raccomandato così caldamente quel ragazzo. Che poi, ormai, mica lo è più un ragazzo.

È un uomo, esattamente come mio figlio. Quand'è, che è cresciuto così tanto? Com'è che me lo ricordo come un ragazzino che ancora non si vergognava a giocare a calcetto con il suo papà, facendosi abbracciare in caso di vittoria, e ora fugge manco avessi la peste?
Mi sono perso tanti di quei momenti con lui, cogliendo la mia occasione di essere felice con Paola. Troppi.

Ha faticato così tanto per perdonarmelo, ma non posso biasimarlo. Sono stato egoista e codardo, ad andarmene così. Mi sarei dovuto sedere ad un tavolo con sua madre, e insieme avremmo dovuto accordarci su come chiudere civilmente il nostro matrimonio e comunicarlo a Marti. Chissà, se sarei stato lo stesso la prima persona a sapere di lui e Nico. Perché ripensandoci, credo che l'abbia detto a me perché in fondo la mia opinione non era più così fondamentale, per lui. A quei tempi, invece, l'avevo visto come un colpo di testa, un modo per richiamare la mia attenzione… quanto son stato cieco, ed egocentrico.
È così lampante, ora. Nel vedere Sergio, l'amico di una vita, bloccarsi per un attimo e ricordarsi che… no, non ho mai avuto una figlia.

"Ah, sì? Lasciami il suo numero, che magari lo chiamo." È chiaro dal suo sguardo che non lo farà, e mi vergogno di essere stato nei suoi panni. Di aver pensato che ci potesse essere qualcosa di incomprensibile, per un bambino, nell'amore tra Martino e Niccolò. Qualcosa di contagioso.

Vorrei che li vedesse. Che anche lui capisse… e non mi capacito di aver creduto a certe stupidaggini per anni. Che fosse solo una fase, che Nico lo stesse manipolando e plagiando e si approfittasse della sua inesperienza e della sua ingenuità. E pure che prima o poi l'avrebbe poi l'avrebbe lasciato per una donna, visto che durante una cena era venuta fuori una certa "Maddi" - una ex di Niccolò, intenzionata a riallacciare i rapporti con lui. Era qualcuno a cui piaceva tenere un piede in due scarpe, che non si faceva mancare nulla, eh?

Il peggio del peggio comunque credo di averlo dato quando l'ho beccato, per puro caso, mentre usciva dallo studio del suo psichiatra. Non ci ho visto più, volevo assolutamente evitare che Martino finisse a trascinare avanti una relazione per anni, temendo che la rottura potesse portare il suo ex a qualche gesto estremo. Non avrei permesso che qualcuno che chiaramente non ci stava con la testa lo portasse a fondo, avvelenandogli l'esistenza. L'ho seguito, braccato fin sotto il suo palazzo e gli ho chiesto se potessimo farci due chiacchiere prima che salisse. Volevo parlare con lui soltanto, se possibile.
M'ha aperto la porta di casa loro, che fino a quella sera avevo accuratamente evitato - per continuare a nascondere la testa sotto la sabbia e ripetermi che nel giro di pochi mesi mio figlio sarebbe tornato dalla mamma con la coda tra le gambe - entusiasta della mia visita inaspettata, forse vedendola come un mio tentativo di riallacciare seriamente i rapporti con Marti iniziando con il conoscere meglio la persona che amava… e l'ho ripagato insinuando dubbi nella sua testa, facendo leva proprio su quell'amore nonché sulle sue insicurezze.

"Se lo ami, lascialo andare. C'è chi può dargli di meglio là fuori, e lo sai anche tu. Qualcuno di meno complicato. Più sano ed equilibrato." Questo era il succo di ciò che gli ho detto, raccontandogli di come anche io fossi stato nei panni di Martino. Innamoratissimo di Teresa, convinto che bastassero le belle intenzioni e la buona volontà perché tra noi durasse per sempre. Apprezzavo che almeno lui si stesse facendo aiutare, a differenza della mia ex moglie, ma non era abbastanza. Non lo sarebbe mai stato, e lo sapevamo entrambi, giusto?

"Le devo chiedere di andarsene. Non starò qui a sentirla sparlare di una persona a cui tengo, sminuendo quello che le ha fatto passare e dipingendosi come l'unica vittima…" M'ha sbattuto fuori con freddezza, prima che mio figlio tornasse, ma non avevo dubbi d'aver toccato un nervo scoperto.

Ne ho avuto la conferma quando Martino mi ha mandato un messaggio vocale su Whatsapp qualche ora dopo, per comunicarmi che non aveva più nessuna intenzione di avere a che fare con qualcuno che tramava alle sue spalle e cercava di mettere in crisi Niccolò. Ha bloccato il mio numero, chiedendomi di sparire una volta per tutte e non farmi mai più rivedere.

Quanto sa essere melodrammatico, davvero. Peggio di sua madre. Non l’ho preso troppo sul serio, nell’immediato. Se davvero gli bastava così poco, per vacillare, non sarebbero durati a lungo. Ne ero sicuro. Orgoglioso e testardo com’è non mi sarebbe mai venuto a cercare, ma avrei trovato il modo di farmi vivo io non appena mi fosse giunta notizia che si erano lasciati.

Avrei potuto aspettare in eterno, visto che non è mai successo. Un’incrinatura c’è stata, sì, ma nulla di irrecuperabile tant’è che nel giro di poche settimane sono tornati insieme. E già era accaduta ben prima di quella mia chiacchierata con Niccolò, per cui… Ormai sapevano come affrontare le crisi e uscirne vincitori, ma io non potevo esserne al corrente. Il modo in cui accettavo la loro storia, il loro ‘stile di vita’, era piuttosto superficiale e ipocrita ai tempi.
Quel “sì, okay, ma non sbattetemelo in faccia per favore”. Sebbene venisse quasi sempre con Niccolò, lo ignoravo e mi rivolgevo a Martino chiedendogli della sua vita e dei suoi progetti futuri. Erano conversazioni piuttosto sterili, lo confesso.

Ormai c’avevo messo una pietra sopra, e m’ero rassegnato al fatto che fossimo entrambi troppo orgogliosi per cercare di recuperare un rapporto. Mi dispiaceva, certo, ma non è che la cosa mi turbasse più di tanto. Contavo sulla mia seconda possibilità, con Lorenzo.
Che, però, se n’era uscito con un “Io un padre già ce l’ho, e tu non hai saputo essere un genitore decente neanche per Martino!” dopo l’ennesima ramanzina e io… gli avrei voluto dire che non sapeva di che parlava, che non doveva intromettersi, ma lui aveva continuato aggiungendo che non era mica scemo e s’era accorto che Nico era una persona speciale per Marti e che male c’era se s’amavano, convivevano e magari si volevano pure sposare… che qui l’unico sbagliato ero io, che mi vergognavo di una cosa assolutamente naturale e di cui bisognerebbe essere contenti.

Ho cominciato a chiedermi se non avesse ragione, se davvero fossi io quello che doveva bussare alla porta di Martino supplicando il suo perdono. Sì, vabbè. Ma anche no. Non l’ho cresciuto io così cocciuto, così perfezionista che ci sta mettendo una vita a finire Medicina perché vuole passare tutti gli esami con il massimo dei voti per poi prendere la specializzazione in Ortopedia. Non l’ho cresciuto io, così morbosamente attaccato a una persona instabile… Credevo di averlo tirato su più saggio, più coscienzioso, e invece… m’aveva deluso su tutti i fronti.
Sì, come no. Più facile pensarla così che prendere atto delle mie mancanze come padre ed essere orgoglioso dell’uomo che è diventato senza di me.

Inaspettatamente, però, mi è arrivato l’invito per il loro matrimonio. Non me l’aspettavo e non ero neanche sicuro di essere il benvenuto, finché Niccolò stesso non mi ha chiamato per assicurarsi che venissi. Una giornata di festa non avrebbe appianato i vecchi rancori, ma era pur sempre un inizio. Un passo nella giusta direzione.

Seppur incerto, ho deciso di non farmi sfuggire quell’occasione. Quell’inaspettata gentilezza, da parte di colui a cui non avevo mai riservato altro che freddezza e sdegno, mi aveva colpito. Forse era una persona che valeva la pena di conoscere. Forse il mio mondo non sarebbe caduto in mille pezzi, se fosse diventato mio genero.
Sono contento di averlo fatto, sono felice di aver capito che fosse decisamente più grave il fatto che il padre di Nico mi avesse ‘accolto’ con un’occhiataccia quel giorno, intimandomi di non provare neanche a rovinare la giornata ai ‘suoi’ ragazzi.

Ed eccoci qui. Eccomi qui, anzi, a sdegnarmi perché qualcuno perderà l’occasione di avere un pianista eccezionale come maestro solo per degli stupidi pregiudizi.

Chissà se anche lui un giorno, aprirà gli occhi. Non è mai troppo tardi, per farlo.
Ne sono l’esempio lampante, io. Però, be', non tutti possono avere Niccolò Fares come genero.
Spiace.