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MARITOMBOLA 11 - COWT 11

Chapter Text

Pensare che sono cresciuto andando a messa ogni domenica, credendo veramente alle belle favole che raccontava il sacerdote.
Pensare che mi son sentito sbagliato per la maggior parte della mia adolescenza, non capendo perché mi attraessero tanto gli uomini quanto le donne.
Pensare che ho spesso criticato quello scapestrato, che peccava di lussuria senza l'ombra di alcun pentimento.
Quanto son stato stupido, a dubitare e rinnegare ciò che ero – ciò che provavo – per superstizioni vecchie di secoli.
So cosa dice la gente di me, e non posso biasimarli. Lo sento, lo scontento che s'insinua tra coloro che fino a qualche anno fa mi seguivano ciecamente. Con alcuni miei comportamenti so di offrire terreno fertile alle critiche di invasati come Savonarola, e che dovrei mostrarmi più umile e più timoroso di Dio. Più attaccato alla famiglia che già ho costruito, invece di poter prendere anche solo in considerazione di metterla in pericolo per gettarmi tra le braccia di un uomo. Strategicamente, sarebbe la scelta migliore. La più sensata.
Eppure, non ho intenzione di piegarmi a certi giochetti soltanto per riacquistare il loro consenso.
Francamente, non è nemmeno che mi interessi poi così tanto.

Accetto di uscire sconfitto, di perdere ciò per cui ho lavorato per la maggior parte della mia esistenza su questa terra piuttosto di fingere di pentirmi per qualcosa che in realtà mi rende orgoglioso. Ora capisco come deve essersi sentito Lucifero, punito per il suo rifiuto di tornare il bravo soldatino di papà e aver offerto all'Umanità l'occasione di liberarsi dal giogo di un padre padrone.

'Perdonami, o Signore, perché ho peccato. Non soltanto una, ma diverse volte. Ho creduto di essere migliore di Te, di poter creare qualcosa di migliore della tua fallace creazione. Dove non prevalessero la sete di denaro e di potere. Dove noi fossimo artefici del nostro destino, e Tu non fossi che un'Entità ampiamente sopravvalutata. Da ringraziare e onorare per averci dato la vita, per averci donato un mondo tanto pregno di bellezza, ma non certo infallibile. Di sicuro né onnipotente né onnisciente.'

Questo vorrebbero sentirmi dire. Ma io non ho nessuna intenzione di chiedere scusa. Non dopo che mi hanno quasi massacrato di botte a Roma, perché non ritenevano inappropriate e inaccettabili le effusioni scambiate con Angelo. Non dopo che ha cercato di portarmi via Giuliano, lasciando che Francesco fosse corrotto dall'ira. Tanto Clarice quanto Carlo sostengono che dovrei ringraziarlo, perché alla fine non ho perso nessuno dei due. Anzi, c'è stato sicuramente un riavvicinamento con entrambi dopo l'agguato ordito da Jacopo.
Così, però, sminuirei da una parte la bravura dei dottori che hanno salvato mio fratello e dall'altra l'immenso lavoro che Fra ha fatto su sé stesso per ripudiare lo zio e tutto ciò che rappresenta. Per mettere da parte l'orgoglio e comprendere di essersi sbagliato sul mio conto.
No, mi rifiuto di metterci divinità di mezzo.
Sarà la superbia, a condurmi agli Inferi? Probabile, ma non ho alcuna intenzione di porvi rimedio.
Almeno sarò in buona compagnia, no?

"Quanto sei testardo. Imploderà l'universo, prima che tu ammetta di essere nel torto?" Ma guarda te come se la ride, il mio futuro marito. Sostiene di non sopportarmi, quando me ne esco con questi 'pipponi teologici' quando è lui stesso a insistere perché gli dica che cosa mi passa per la testa. Lo ritiene uno scambio equivalente, visto che lo invito spesso a non tenersi tutto dentro ma a rivelarmi le sue preoccupazioni.
Ancora non ci posso credere che mi abbia fatto la proposta con un bigliettino come quelli che ci scambiavamo alle elementari, con su scritto 'Senti, quand'è che ci sposiamo?' e le opzioni 'Anche domani. / Dammi un attimo per organizzarmi. / Nel duemilamai.' in viola e che me l'abbia fatto recapitare da Piero. Ho messo la crocetta sulla seconda, ovviamente. Perché è un'occasione speciale, che necessita una pianificazione adeguata.

"Probabile, ma non mi ameresti tanto se fossi umile e remissivo..." Gli faccio notare, sorridendogli.

"Medici, vola un po' più basso... Non mi pare di aver mai usato quella parolaccia che inizia per 'a', con te." Sibila, puntandomi l'indice contro il petto. "Ma devo ammettere che saresti molto meno interessante, se non ti credessi quasi un Dio sceso in terra a dispensare benevolenza e magnanimità."

"Ah, quindi sposarmi è la tua ultima spiaggia per distruggere la mia famiglia. Capisco. Con Guglielmo che è troppo innamorato di Bianca, e con un tentato duplice omicidio andato male... " Ribatto freddamente, facendomi serio in volto. Basterà, per farlo capitolare? Insistendo che non è affatto così, ammetterà infine quanto siano profondi i suoi sentimenti per me?
No, non ci casca neppure per un attimo. Già m'immagino che pure fosse il mio ultimo desiderio, se ne uscirebbe con qualcosa del tipo "Lorenzo, ti am... ammazzerei."

Quanto lo odio.
Per niente. Nemmeno un po', e lui lo sa. Se ne approfitta.
Esattamente come faccio io, d'altra parte.
Ci meritiamo a vicenda, suppongo.

"Potrebbe darsi. O forse ci sono altre ragioni, che tu già sai e che perciò non dirò."

"Ti amo anch'io."