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Tell me a story (where we all change)

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Non è mai stato così felice in vita sua.
Non si è mai sentito così amato, così fortunato, in quasi vent'anni che è al mondo.
Alquanto patetico che ci sia voluto tanto, no?
Forse, ma chi cazzo se ne frega?

L'unica cosa che conta è che c'ha al fianco un fregno da paura. E che questo fregno non solo esca con lui, ma che abbia sempre voglia di portarselo a letto - e non certo per dormire, eheheheheh... A volte talmente tanta che al letto manco ci si arriva.
Però ehi, neppure Marti stesso è da buttar via. Impegnandosi un po', ne potrebbe trovar altri che s'avvicinano al livello di Niccolò. Che però non è solo fregno, ma è anche solare e gentile, paziente e strano in un modo tutto suo che fa fare al suo cuore un sacco di strane giravolte ogni volta che lo guarda.

"Guarda, Marti, che potrei quasi sospettare che tu stia con me soltanto per l'aspetto esteriore." Lo prende in giro, cercando di distrarlo e far sì che si metta quella benedetta giacca. Ma la notte è ancora giovane, e lui è soltanto un po' brillo ma non è mica incapace di intendere e di volere quindi non c'ha nessuna intenzione di rientrare così presto.

"Noooooooooo, io ti amo Ni. 'Na cifra, lo sai vero? Vero che lo sai? E non solo perché sei bellissimo, ma anche perché sei morbido e profumi di buono. E per taaaaaanti altri motivi, che però adesso non mi vengono in mente." Riparte all'attacco, afferrando il collo del suo ragazzo - vorrebbe poter dire 'fidanzato', ma non è il caso di fargli una proposta quando l'unica cosa che potrebbe mettergli al dito sono le chiavi di casa - insistendo su ogni parola con un bacio.

"Lo so. Ma la proposta la devi lasciar fare a me, se no mi offendo. Però sai che ti direi di sì, già adesso. Anche se non ti vengono in mente altri motivi per cui mi ami. Son certo che siano tutti validissimi." Ecco! Dove altro lo trova, uno così? Uno che non scappa a gambe levate non appena si menzionano possibili nozze future, ma che anzi vuole essere quello che ti chiederà di portarlo all'altare?
Che poi due uomini all'altare non ci vanno perché siamo in un Paese bigotto e retrogrado, però... Ci siamo capiti.

"Sì? Anche io! Non c'è qualcuno qui dentro che ci può sposare? No? Il Comune... no, il Municipio, sì è lì che ci sposa... credo... A quest'ora è sicuramente chiuso ma magari si può trovare una sorta di cerimonia on line?" Saltiamo i convenevoli! A che serve un fidanzamento, che poi si corre il rischio di fare come quelli che in teoria accettano ma poi non fissano mai una data e rimangono per il resto della loro relazione in un limbo?

"Ehi, ehi... Non è il caso di correre. Organizziamoci un attimo." Perché ora esita?

"Temporeggi, eh? Non mi vuoi sposare, ovvio." Sente delle risate in sottofondo, ma non capisce che cosa ci sia di così comico nel suo cuore che va in mille pezzi.

"Marti, no." Ecco, l'ha avuta la sua riposta e se ne può anche andare. "Aspetta. Ti ho detto dieci secondi fa che se me lo chiedessi ti direi di sì, ma voglio fare le cose per bene. Non per forza in grande stile, eh. Però non qui, dove a malapena ci vediamo in faccia. E nemmeno online. Tu meriti molto di più di un pro-forma fatto tanto per sbrigare il lato burocratico delle cose. E di uno sposo che potrebbe non arrivare a fine serata senza vomitare." Sì, forse hanno un vago senso le sue parole.

"Anche tu lo meriti. Tu meriti il mondo. La galassia. L'universo. Secondo te posso comprare un universo e chiamarlo Niccolò? Oppure Ni1999? Mi pare che le stelle si possano comprare, ma le galassie e gli universi mi sa di no... Ti va bene una stella? Una stella bella, luminosa tipo Venere che è un pianeta però dettagli."

"Mi va benissimo una stella, grazie. Qualsiasi tu scelga sarà perfetta. Però la chiamerei Marti." E come fa dire altro, davanti a quel suo sorriso sfavillante?

"Awwwww, ma quanto siete carini." Mormora Federica, e anche se di solito non gli va che si associ 'carino' alla sua persona per stavolta può lasciar passare. Non ha proprio voglia di litigare per un'inezia del genere.

"Martino, un'ultima dichiarazione per la stampa. Da uno a dieci, quanto ami esattamente Niccolò?" Incalza Silvia.

"Tendente a infinito, Sil. E oltre."

******************************

Ormai è chiaro. Lampante. La sua dignità, che già ha subito parecchi colpi da quanto ha conosciuto Niccolò due anni e mezzo fa - mese più, mese meno - è sotto attacco.
Anzi, si potrebbe dire che gli attacchi sferrati nei confronti di essa sono molteplici e provengono da più fronti.
Dai suoi cosiddetti 'amici', che lo fanno bere finché non si regge quasi più in piedi e poi immortalano in diversi video attimi in cui è stato veramente imbarazzante.
Da quello che si definisce il 'suo ragazzo', che farà meglio ad avere una spiegazione per diverse cose: primo, non avergli portato via né le birre né gli shottini; secondo: non averlo portato a casa o messo a tacere con un bacio non appena ha aperto bocca; terzo: aver lasciato che quegli infami lo riprendessero con i loro telefonini. Altrimenti?
Altrimenti diventerà quanto prima il suo ex. Di nuovo, già.

Certo, per loro esagera. Che non c'era né alcuna volontà di attaccarlo o di farlo vergognare. Anzi. Sì, sicuramente sarebbero capaci di sostenere che l'hanno fatto perché sono orgogliosi di lui. Finalmente è riuscito a dar voce ai suoi sentimenti invece di fare il duro che si nasconde dietro all'ironia e il sarcasmo. Ci voleva proprio una dichiarazione che capissero tutti, e non soltanto gli avvezzi al Martinese.
Sanno che difficilmente si ripeterà, e perciò hanno voluto che ne rimasse memoria per i posteri.
Ma chi, esattamente?
Ma per favore.

Li odia. Okay, forse no ma li strozzerebbe tutti volentieri. Esce dai gruppi di WhatsApp, perché sia ben evidente quanto la questione sia seria. Poi spegne addirittura il cellulare, per evitare che lo contattino.
Si augura che lo lascino sbollire, prima di venire a cercarlo a casa. Con Nico, però, non può rimandare. Devono chiarirsi, subito.
Non trovandolo a letto - come sempre scappa, quel codardo - lo va a cercare in cucina, dove lo trova intento a preparagli la colazione.
Ci vorrà di più di un caffettino, di qualche fetta biscottata o di un paio di croissant, per farsi perdonare.

"Ni... Come hai potuto?" Gli domanda, senza alcuna premessa.

"Come ho potuto cosa?" Be', almeno non fa lo gnorri. Però non ammette di essere nel torto, che nervi! "Che altro avrei dovuto fare, trascinarti via con la forza? Requisire i cellulari dei presenti?"

"Sì! Perché mi hai lasciato parlare così, a ruota libera?"

"Perché altrimenti certe cose non me le dici mai?"

Forse anche lui ha sbagliato.

"Be', scusa se non sono stato abbastanza chiaro con i fatti."

"Lo sei, ma a volte fa piacere sentirsi dire certe cose. Scuse accettate, comunque, anche se non sentite. E ti chiedo scusa anche io. Ti conosco e so che ripensando a quel che è successo ieri sera vorresti sparire, perché non sia mai che esca anche il tuo lato tenero davanti a tutti. Avrei dovuto inventarmi qualcosa, sforzarmi di più."

Non è il massimo, ma è un inizio. Ci possono lavorare. Insieme.