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Google Traditore

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Google Traditore

 

 

“Allora… qui lo traduce come I don’t care.”
“Perfetto!” Damiano schioccò le dita con fare soddisfatto e prese in mano la penna. “Allora scrivo: we don’t care a fuck about you” dichiarò, scandendo una a una le parole mentre le annotava sul suo quadernino.
Ethan sollevò lo sguardo dallo schermo del suo cellulare, su cui era aperta la pagina di Google Traduttore, e inarcò un sopracciglio. “Non è che io sia proprio un genio in inglese, ma… non si dovrebbe dire I don’t give a fuck?”
Il cantante arricciò il naso e diede un’altra occhiata al foglio. “Care, give… forse hai ragione, ma magari si può dire in entrambi i modi! Vabbè, facciamo che chiariremo questo dubbio più avanti!” Detto questo, abbozzò uno sbilenco asterisco accanto alla parola care e scarabocchiò qualcos’altro a bordo pagina. “Ora… c’è questo verso, quello prima, che devo tradurre. Questa è la mia storia e io ci contothis is my story and… come si dice contare?”
Ethan si strinse nelle spalle. “Un attimo, lo cerco.”
“Tu che ami tanto la matematica e ti piace contare, non sai nemmeno come si traduce in inglese?” lo punzecchiò Damiano, allungandosi per dargli un colpetto sul ginocchio con la punta della penna.
“Tu che vuoi scrivere testi in inglese, non sai l’inglese?” ribatté l’altro con un sorrisetto beffardo.
“Eh, ma che stronzo!”
“Comunque si dice count.”
Count, giusto! Lo sapevo, ma non me lo ricordavo!” si illuminò Damiano, prendendo nota.
“Sì, certo…”
“Quindi sarebbe… this is my story and I count it.”
Ethan annuì. “Suona bene, speriamo sia giusto.”
“Se non lo è, la figura di merda ce la faccio io…” borbottò il cantante, tirandosi indietro i capelli con un gesto frettoloso.
“Ciao! Che combinate?” Victoria irruppe nella stanza con un sorriso smagliante e si avvicinò ai due ragazzi, sbirciando il quadernino che Damiano teneva sulle ginocchia. “Mamma mia, che è questo campo di battaglia?”
“Un nuovo testo! In realtà lo stiamo ancora formulando e traducendo” spiegò Damiano con orgoglio.
La ragazza afferrò l’oggetto, esaminò il foglio per qualche istante e sbuffò. “Ma hai scritto don’t senza l’apostrofo, tutto attaccato!”
“Lo so come si scrive, ma andavo di fretta!” si giustificò lui, incrociando le braccia al petto.
Ethan scoppiò a ridere. “D’accordo che io con le lingue sono ignorante come una pietra, ma almeno non mi cimento in cose che non so fare!”
“Andate a fanculo! E poi l’apostrofo non lo devo mica pronunciare quando canto” borbottò Damiano, strappando il quaderno dalle mani della ragazza.
“E comunque questo lo sostituirei con I’ve been beggin’.” Victoria indicò un punto al centro del foglio. “E metti un po’ d’ordine, che questa pagina è come la tua testa e non si capisce un cazzo” concluse, prima di allontanarsi per cercare chissà cosa su una mensola.
Preso dalla curiosità, Ethan si sporse verso Damiano per dare un’occhiata al quaderno e ciò che vide non gli piacque affatto: intere frasi barrate e cancellate in malo modo, parole scarabocchiate approssimativamente senza seguire le righe, asterischi e altri simboli indecifrabili e perfino qualche lettera accavallata.
Tutto quel disordine era estremamente irritante!
“Certo che potresti almeno copiarlo in bella…”
Damiano gli lanciò un’occhiata in tralice. “Ma se non abbiamo ancora finito!”
“Dai qua. Mi viene il mal di testa solo a vedere tutto questo casino” disse Ethan, appropriandosi del suo materiale e voltando pagina. “Te lo ricopio io, magari in una grafia leggibile e con gli apostrofi corretti.”
Damiano sollevò gli occhi al cielo. Che batterista puntiglioso gli era toccato…

 

 

 

 

 

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