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Un angelo di passaggio

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"Te ne starai tranquillo, specie di sporco pervertito libidinoso! È impossibile uscire con te senza farsi riconoscere!" si innervosì Kaori, trascinando un recalcitrante Ryo per il colletto.
"Di che ti lamenti, almeno una volta nella vita, qualcuno ti avrà notata! Spero solo che non si sia spaventato a morte!" replicò bruscamente lo sweeper.
"Ah ah, molto divertente...Ryo, no, torna qui!" ricominciò mentre il suo caro partner vedeva Miki e volava verso di lei, mezzo nudo.
"Mia Miki, vieni tra le braccia di Ryuccio!"
"Questa volta non sfuggirai!" tuonò Kaori, azionando il martello.
Lo sweeper numero uno del Giappone volò in aria e si schiantò come un pancake su una parete del caffè, evitando tutto ciò che si sarebbe potuto rompere.
"Un altro colpo impeccabile, Kaori!" esclamò la barista, toccandole la mano.
"Dopotutto è da anni che mi esercito..." rispose la rossina, nascondendo la stanchezza sotto una maschera di soddisfazione.
"Sono un incompreso!" cominciò a piagnucolare Ryo, mettendosi a gambe incrociate per terra con torrenti di lacrime che gli uscivano dagli occhi.
Le due giovani donne non gli prestarono attenzione e, dopo qualche minuto, lui andò a sedersi accanto alla sua partner. Senza che dovesse chiederlo, Miki gli porse una tazza di caffè e si tolse il grembiule.
"Vado a fare la spesa, orsacchiotto. Ti affido il locale. Fai il bravo" disse, baciandolo sulla guancia.
Orsacchiotto, meglio noto come Umibozu o Falcon, spietato mercenario, il cui epiteto faceva rabbrividire diverse persone, arrossì furiosamente e l'intera superficie del suo cranio si mise a fumare.
"Non mi stupisce che testa di polpo sia calvo. Si è bruciato tutti i capelli con queste paroline sdolcinate. Dovrai crescere meglio la tua prole, pelato!" rise Ryo, ilare.
"Taci o ti sistemo i connotati, asino di Shinjuku!" disse il gigante.
"A chi dai dell'asino, elefante?" fece Ryo, alzandosi.
"Secondo te? Mi pare che ci sia solo un animale in questo locale..."
"Non è bello parlare così di Kaori. Poverina, non può fingere di essere una donna..."
Il resto della frase morì soffocata dalla tonda zuccheriera in metallo che la sua cara e gentile partner gli schiantò in gola. Lui non osò nemmeno lamentarsi dello sguardo omicida che lei gli lanciò e si fece minuscolo per sfuggire alla sua rabbia perché sentiva l'arrivo del martello nonostante la prima punizione già inflitta.
Fortunatamente per lui, il destino era dalla sua parte e il campanello della porta tintinnò.
"Il mio amato angelo è qui. Vieni tra le mie braccia, mia Kaori!" gridò Mick, volando in aria con addosso solo delle mutande che ritraevano piccole Kaori che mandavano baci.
Lei non si lasciò sorprendere e Mick fu spedito esattamente nello stesso punto e posizione di Ryo di poco prima, sul martello era stampata la scritta: 'Togli la mia faccia da là!'. Riprese quindi posto al bancone, di fronte a Umi che aveva ripreso ad asciugare i piattini.
"Perché devono essere così primitivi?" sospirò.
L'uomo non rispose, ma fece scivolare una tazza di caffè come piaceva a lei.
"Grazie Umi" rispose, sorridendogli.
Ryo, che finalmente era riuscito a liberarsi della zuccheriera, tornò al suo posto senza dire una parola. Vide Mick ricomporsi, sistemare la giacca e la camicia, riposizionare una ciocca e dare un'ultima occhiata al proprio riflesso nella vetrina prima di avvicinarsi alla sua partner, con aria seducente.
"Mia dolce Kaori, non vuoi proprio assaggiare i piaceri dell'amore tra le mie braccia?" sussurrò, passandole un braccio attorno alla vita.
Era troppo serio per essere sincero, e la divertì, scoppiando a ridere sotto lo sguardo impassibile del partner che mescolava il suo caffè nero. Tuttavia, l'impassibilità era solo apparente e dentro ribolliva.
"Tieni le mani a posto, Mick" disse, mentre la mano di lui si avvicinava al suo seno.
"Oh scusa, ha davvero una cattiva abitudine, questa mano. Allora, mia colomba, tuo, io, un grande letto..." le mormorò all'orecchio.
"Neanche per sogno. Non cedo ad avventure di una notte"
"Per il resto della vita, allora" rispose lui molto seriamente.
"No, Mick. Hai Kazue e siete felici insieme" disse Kaori.
"Una tua sola parola..."
Kaori gli posò un dito sulle labbra, il tono della conversazione diventava inquietante. Qualcosa le suggeriva che lui fosse serio.
"Non dire sciocchezze. Kazue e io siamo amiche. Non potrei mai farvi del male"
"Scherzavo, Kaori cara...mi conosci" rise.
Ryo guardò il suo amico e sentì una fitta nel cuore: era una battuta solo per metà. Non era pronto a giurare che Mick non avrebbe lasciato Kazue se Kaori gli avesse offerto la possibilità di ottenere il suo cuore. Era il suo primo amore e Ryo sapeva quanto fosse importante per lui: era la stessa cosa che provava lui stesso. Ciò ravvivò la sua frustrazione.
"Non vedo perché lasceresti una signorina mokkori per un maschiaccio. Sei cieco fino a questo punto?" chiese amaramente.
"No, al contrario. I miei occhi sono ben aperti, non come altri. E Kaori è una donna bellissima anche se non vuoi riconoscerlo"
"Per riconoscerlo sarebbe necessario un minimo di verità e, francamente, non mi risulta"
"Davvero? Forse dovresti consultare un oculista, Ryo...o semplicemente rimuovere i tuoi paraocchi"
"Dovresti smetterla di fingere, Mick. L'unica cosa chiara è la resistenza che ti oppone"
"Oh, no. A differenza di te, non ho problemi a riconoscere ciò che mi piace nelle persone e soprattutto a dire loro che le amo e che amo Ka..."
"Volete smetterla, per favore. Non mi piace che parliate così di me" li interruppe la giovane donna, rossa per la confusione.
Non l'avrebbe ammesso ma era ferita dalle parole di Ryo. Lo amava così tanto che le sarebbe piaciuto scorgere una parvenza di interesse nei suoi occhi, ma dopo il matrimonio di Miki e Umi e la sua dichiarazione, si era nuovamente tirato indietro. La loro relazione si era raffreddata.
"Vado alla lavagna per vedere se ci sono dei messaggi" informò.
"Bene"
Kaori attese qualche secondo per vedere se lui si sarebbe offerta di accompagnarla, poi sospirò a lungo prima di lasciare il Cat's Eye. Sentì cadere le gocce di pioggia e tirò su il bavero dell'impermeabile. Si affrettò e si diresse verso la stazione, con il cuore pesante.
Nonostante tutto, non poteva fare a meno di amare il suo partner oltre ogni ragione. Quale giovane e sana donna poteva accettare di essere trattata così a lungo da un uomo e amarlo più di quanto il buon senso avrebbe dovuto permettere? Sospirò e accelerò, mentre la pioggia raddoppiava.
Nel locale, Mick si sedette accanto a Ryo. Rimasero in silenzio a lungo, l'unico suono proveniente era quello dell'attrito del panno sulle stoviglie che Umibozu asciugava. Finalmente, l'americano si rivolse al suo amico.
"Perché Ryo? Perché sei così sgradevole con lei?" chiese.
"Non capisco di cosa parli" disse l'altro.
"Le cose erano avanzate tra te e Kaori, le avevi confessato i tuoi sentimenti, maldestramente, ma l'avevi fatto. Perché fare marcia indietro? Non pensi di aver aspettato abbastanza?"
"Se Kaori ti interessa così tanto, forse non avresti dovuto rinunciare così in fretta..."
"Smettila di dire cazzate, Ryo. Lei ti ama e tu la ami. Non so cosa ti impedisca ad agire per renderla felice..."
"Forse non ne ho voglia. Guarda lei e le altre: Miki, Kazue o Saeko. Perché dovrei interessarmi alla paccottiglia quando potrei approfittare di veri gioielli?" dichiarò Ryo seriamente.
Non si sorprese quando il pugno di Mick si abbatté sulla sua mascella. Non era gratuito. Anzi era quello che stava cercando: avere la punizione che meritava per tutto il male che le faceva. Sapeva di essersi comportato da bastardo ritrattando di nuovo, stendendo un velo sugli eventi, non potendo nascondersi dietro l'amnesia. Ne erano entrambi consapevoli e l'uno soffriva quanto l'altra.
Ryo si ritrovò a terra e si rialzò, sfregandosi la mascella, ma non cercò di vendicarsi, cosa che calmò Mick, il quale gli lanciò uno sguardo penetrante.
"Allora è questo che cerchi? Essere punito per i tuoi peccati. Non sei contento di quello che fai ma non sai agire diversamente. Come puoi dire che l'ami, Ryo, e farla soffrire così tanto?"
"Non ho mai detto di amarla" rispose lui, stringendo i pugni.
"Forse non con questo termine, ma era quello che significava" disse Umi. "Non dire che io non lo so. C'ero, Ryo, e anche quando l'hai abbracciata. I sentimenti che hai provato in quel momento, li ho letti nei tuoi occhi e non ti ho mai visto così sereno" aggiunse.
"Forse o forse no...ma poi tutto è tornato in ordine e mi sono ripreso. Ho troppe cose da fare per occuparmi di lei" decretò, interrompendo la conversazione con un gesto della mano prima di andarsene.
"Che idiota!" mormorò Mick.
Umi non rispose ma fu d'accordo con lui.

 

Dopo essere passata dalla stazione, Kaori tornò a casa. Si impegnò in una grande impresa di pulizie per dimenticare tutta la giornata per una o due ore. Avrebbe comunque avuto il piacere di ripensarci la sera dopo essere andata a letto, aspettando nuovamente il ritorno di Ryo che sarebbe uscito a fare il giro dei cabaret di Kabukicho. Non voleva soffermarsi sulla possibilità che avrebbe trascorso qualche ora tra le braccia di un'altra donna, quando lei avrebbe dato tutto per mostrargli quanto lo amasse. No, non poteva: faceva troppo male. Colpì i cuscini per sprimacciarli, sfogandosi al tempo stesso.
Trascorse buona parte del pomeriggio in casa, non accorgendosi nemmeno del tempo che passava. Quando alzò lo sguardo, erano le cinque e si affrettò. Doveva ancora fare la spesa. Afferrò la borsa, si mise le scarpe e scese le scale. Giunta in strada, cadde tra le braccia di Mick quando svoltò l'angolo.
"Sapevo che un giorno mi saresti saltata addosso" scherzò lui.
Lei arrossì e si separò delicatamente da lui.
"Mi manca solo il sapore delle tue labbra" mormorò seducente, avvicinando il viso al suo.
Kaori ebbe difficoltà a uscire dalla morsa dei suoi profondi occhi blu e si riscosse solo quando i suoi lineamenti si trasformarono in una macchina perversa. Sentì le sue mani passeggiare sulle sue natiche e balzò via prima di sistemarlo e andarsene a passo di carica. Fu rapidamente raggiunta dall'americano.
"Mi dispiace, mia cara. Come resistere al tuo fascino e alla tua bellezza? Sai che ti venero, mia dea"
Lei si fermò, imbarazzata. Mick la imitò e la guardò molto seriamente.
"Non chiedo questo..." sospirò.
"Lo so"
Kaori alzò gli occhi e lo guardò per un momento. Non era più il simulacro di un devoto, ma tornò ad essere il suo amico.
"Chiedo troppo?" mormorò.
"No. Ti sei imbattuta in un tipo difficile. Fa fatica a lasciarsi andare ma tu lo stupisci, Kaori. Resiste, ecco tutto"
"Non voglio niente di speciale, Mick. Non voglio fiori, gioielli o violini. Voglio solo un minimo di considerazione, di tenerezza"
"È Ryo. Potrebbe fare meglio con fiori, gioielli e violini piuttosto che con la tenerezza. Mantieni la speranza, Kaori"
"Sì...beh, devo sbrigarmi o non tornerò per preparare la cena in tempo" notò, consultando l'orologio.
"Sei troppo buona con lui, tesoro. Posso venire con te? Vado in città"
"Con piacere" rispose lei, rivolgendogli un affascinante sorriso.
Le tese il braccio e lei passò il suo sotto volentieri. Camminarono per una decina di minuti prima di separarsi davanti al supermercato, Mick la baciò sulla guancia. La guardò entrare, i suoi profondi sentimenti trasparirono momentaneamente prima di riprendersi e recarsi al suo appuntamento.
Entrambi ignari, erano stati visti da Ryo che si nascose quando notò che giungevano nella sua direzione. Li osservò interagire, geloso. Mick si prendeva più libertà con lei di quanto lui si concedesse, eppure l'americano era impegnato. Kazue era un'adorabile giovane donna, fatta per il suo amico e Mick l'amava sinceramente anche se a volte i suoi sentimenti per Kaori riemergevano.
Girò improvvisamente la testa, sentendo una forte aura nei paraggi. Non avvertì alcuna tensione negativa ma rimase in guardia fino a quando Kaori non fu nel supermercato e l'aura scomparve insieme a Mick. Avrebbe dovuto rivolgergli due parole.
Con prudenza, aspettò che la sua partner uscisse e la seguì sulla via di casa. Non tornò con lei, e attese una buona mezz'ora prima di salire. Montò le scale, le mani in tasca, sbattendo bruscamente la porta.
"Kaori, quando si mangia?" gridò.
"Tra cinque minuti. Puoi apparecchiare, per favore?" chiese lei, sbucando con la testa dalla porta della cucina.
"Poi cos'altro? Vorresti anche che facessi il bucato?" ribatté lui, gettando casualmente la giacca sull'appendiabiti, mancandolo ma evitando di raccoglierla, e lanciando le scarpe a destra e manca.
Aspettò la punizione che non arrivò e vide Kaori che apparecchiava, il viso ermetico. Due minuti dopo, portò i piatti in tavola e lui la raggiunse. Grugnì quando vide il brodo in cui dei noodles navigavano e delle verdure fresche.
"Non hai trovato niente di più consistente?" raspò.
"No, ma niente di obbliga a mangiare" rispose lei con voce spenta.
"Bisogna pur nutrire questo corpo d'atleta" disse lui fermamente.
"Buon appetito allora" disse lei semplicemente.
Ryo non rispose. Mangiò avidamente, nascondendo il fatto che gli piacesse con modi da buzzurro. Quando finì, posò le bacchette e si stirò con un respiro profondo.
"Non respirare quando si mangia funziona sempre: non si sente il sapore" disse.
Kaori prese le posate e partì a riordinare. Mollò tutto bruscamente sul piano di lavoro prima di appoggiarvisi per evitare di sventrarlo o scoppiare in lacrime perché non ce la faceva più.
Ryo giudicò l'umore della sua partner dal rumore che faceva con i piatti. La stava provocando fino al limite. Era più facile tenerla lontana quando era arrabbiata rispetto a quando sorrideva timidamente, guardandolo e tradendo la propria attesa. Sapeva che sarebbe nuovamente uscito quella sera, che sarebbe tornato nei bar per dimenticare che le stava facendo vivere un inferno, che moriva dalla voglia di prenderla tra le braccia e baciarla fino a perdere la testa. Preso da un impeto di rabbia verso se stesso, si alzò e si diresse all'uscio.
"Esco. Non aspettarmi!" la informò, sbattendo immediatamente la porta. Non voleva aspettare la sua risposta. Non voleva sentire la sua voce sofferente. Quando uscì, si disse di dover passare da Mick per parlargli della presenza che aveva avvertito. Si recò all'appartamento del suo amico e bussò. Kazue aprì e si preparò a parare un attacco del suo vicino.
"Buonasera, Kazue. C'è Mick?"
"No, non è ancora tornato dal suo appuntamento"
"Digli di chiamarmi domani a meno che tu non gli permetta di uscire stasera..." scherzò.
"Riferirò il messaggio. Mick è abbastanza grande da sapere cosa deve fare. Se vuole uscire, lo farà indipendentemente che io lo fermi o no" rispose lei seccamente.
"Vuoi che ti tenga compagnia?" chiese lui con voce sensuale.
Kazue lo guardò male.
"Non dovresti tenere compagnia a me, Ryo. Ma, se vuoi restare, ho ancora una o due siringhe che sarò felice di usare su di te"
Lo sweeper si sentì impallidire e indietreggiò lentamente senza staccare lo sguardo da lei fino all'ascensore. Respirò solo una volta entrato. Ridendo di gusto, lasciò dall'edificio, continuando a sorridere, dirigendosi verso Kabukicho, sbavando nell'immaginare l'appetitosa compagnia delle conigliette dai corpi formosi.
Tornò a notte fonda, completamente ubriaco, e crollò vestito sul letto.
Quando Kaori si svegliò la mattina seguente, andò nella stanza dello sweeper e lo vide profondamente addormentato, russando in maniera assordante. Disillusa, uscì di casa e andò alla stazione, godendosi l'aria fresca per cacciare le sue idee oscure. Guardò le persone defilare per strada, gli uni indifferenti agli altri. La città brulicava, era un vero formicaio, eppure si sentiva sola.
Ancora una volta non c'erano messaggi sulla lavagna e sospirò, infastidita. Aveva bisogno di lavorare, meno per le loro finanze e più per schiarirsi le idee, ma il lavoro scarseggiava. Proseguì per la sua strada e si fermò al Cat's Eye dove passò un'ora a chiacchierare con Miki prima di rientrare. Ryo non si era ancora alzato e decise di preparare da mangiare prima di svegliarlo. Si sarebbe concessa qualche minuto di tregua, qualche minuto senza rimproveri o denigrazioni.
Era impegnata a tagliare le verdure e a cucinare un bel pranzetto e, una volta terminato, salì le scale per svegliare il partner. Entrò nella sua stanza e tirò le tende. Aprì una finestra per far entrare l'aria fresca a sostituire quella satura di alcool e tabacco e ottenne un grugnito da lui che si voltava per sfuggire alla luce.
"Alzati, Ryo. Tra poco è mezzogiorno" lo incoraggiò, piena di buona volontà.
"Lasciami dormire" brontolò.
"Hai dormito abbastanza. È ora di alzarsi. Il pranzo è pronto tra poco"
"Sono ancora stanco. Il mio stomaco non sopporterà il tuo cibo infame"
"Vai a dormire meno tardi la prossima volta. E il tuo stomaco starebbe sicuramente meglio se bevessi meno sake e whisky!" ribatté, perdendo la pazienza.
"Non ricevo lezioni da te" disse lui, guardandola in cagnesco.
"Hai ragione. In ogni caso, non vuoi nulla da me. Adesso, alzati!"
"Strega!"
In risposta, ricevette un martello in testa lanciato all'indietro dalla giovane donna che uscì dalla stanza, asciugandosi rabbiosamente una lacrima. Lui gemette e lasciò cadere la testa sul materasso, stropicciandosi gli occhi per scacciare la tensione. Non era il tipo di risveglio che desiderava con lei...
La giornata, o quello che ne restava, si svolse nella stessa atmosfera opprimente e pesante. Il tempo era divenuto piovoso, quindi Ryo si era accasciato sul divano a leggere le sue riviste preferite mentre Kaori si occupò come poté, cercando di dimenticare la sua presenza. Le poche conversazioni che sostennero divennero agre e, dopo poche ore, preferirono murarsi in un silenzio carico di elettricità.
Con sollievo sentirono bussare alla porta, quella sera. Kaori si alzò e andò ad aprire, trovando Kazue. Ryo si lanciò in aria, gli occhi a cuore, e fu intercettato dal martello di Kaori i cui occhi lanciavano saette. Venne però tutto relegato in secondo piano quando videro l'espressione perduta della loro amica. Kaori la prese per un gomito e la fece avanzare, preoccupata per il suo pallore. Le sue occhiaie tradivano l'evidente mancanza di sonno. La costrinse a sedersi sul divano, temendo che sarebbe crollata.
"Kazue, che succede?" chiese la sweeper.
Ryo si teneva in piedi davanti a loro, lo sguardo serio. Lei alzò gli occhi su di loro e si girò verso Kaori.
"Si tratta di Mick. Non è rientrato da ieri sera..."