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Di tre e in tre

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Manila non era per niente felice.
Certo, il Poliverso era ormai salvo, e questa era una senza dubbio notizia della quale rallegrarsi. E sì, sarebbe diventata nonna, di ben due bambini, e questo era praticamente un miracolo, anche se lei sarebbe stata una nonna davvero molto, molto giovane. E aveva due figli stupendi, e una compagna amorevole e un fratello che... beh, che! Manila aveva tante cose che rendevano degna di essere vissuta la sua vita, ed era grata per questo, ogni singolo istante di ogni singolo giorno della sua vita, ma in quel momento non era per niente felice. Ed era pure parecchio seccata.
Non era felice semplicemente perché il suo preziosissimo figlio non era felice.
Celes aveva portato a termine il suo compito e aveva salvato il Poliverso, con l'aiuto dei suoi quattro molto scopabili campioni e di un sacco di altri maghi che gli avevano messo a disposizione il loro potere per l'occasione. Avrebbe dovuto festeggiare il successo con una sana ammucchiata, lei al suo posto lo avrebbe fatto di certo, e invece aveva lasciato sia i festeggiamenti che le ammucchiate agli altri, che ne avevano largamente approfittato a quello che ne sapeva lei, ed era tornato a palazzo, dove si era quasi del tutto segregato nelle sue stanze. Non che si rifiutasse di vedere le altre persone, dava semplicemente l'impressione di essere esausto, come se il solo uscire dalla propria camera da letto fosse uno sforzo troppo pesante da affrontare, e di voler essere lasciato in pace con i propri pensieri.
Certo, se avesse passato il tempo a farsi montare da quei due adorabili stalloni che si era scelto come compagni, o a montarli se preferiva, lei non avrebbe di sicuro avuto nulla da ridire. Purtroppo, però, non era così. Sia Shannen che Langley glielo avevano confessato quando aveva parlato con loro della situazione. Anche loro erano preoccupati per il loro tesoro, perché nonostante Celes non avesse mai cercato di allontanarli in nessun modo era chiaro che ciò che lo turbava lo stava consumando da dentro, e loro non avevano ancora capito in che modo avrebbero potuto aiutarlo.
Lei, però, lo sapeva. E sapeva anche cosa stesse facendo soffrire il suo prezioso bambino. Celes non si aspettava di poter restare gravido. Nessuno se lo sarebbe aspettato, in realtà, non dopo i cambiamenti che aveva imposto al suo corpo. Manila era certa che suo figlio non fosse triste a causa di quelle due vite che gli stavano crescendo dentro, Celes non avrebbe mai potuto odiare i suoi stessi bambini. La sua condizione dipendeva dalla sorpresa e dalla sensazione, che sicuramente stava provando in quel momento, di non avere più il controllo sul proprio corpo e sulla propria vita. Si era fatto un'idea di quella che sarebbe stata la sua esistenza, senza considerare che l'esistenza, in realtà, faceva sempre un po' quello che le pareva e quando le pareva, senza preoccuparsi delle idee e delle aspettative di nessuno, Veggenti comprese. Il suo prezioso bambino aveva dovuto impararlo in un modo davvero sconvolgente e questa nuova consapevolezza aveva minato le fondamenta di tutto ciò in cui credeva e lo aveva gettato nello stato di apatia in cui si trovava da giorni.
Apatia dalla quale lei aveva deciso di tirarlo fuori con qualsiasi mezzo. E qui arrivava la parte in cui la Veggente Madre diventava molto irritata. Non con l'esistenza, perché ormai erano amiche da molto tempo, di certo non con il suo amatissimo Celes e nemmeno con se stessa, perché non ricordava di essere mai stata irritata con se stessa. No, Manila era irritata con suo fratello Lacros. Molto irritata. Talmente irritata che Laenton aveva iniziato a temere per i gioielli di famiglia del suo testardo sposo. Timore che aveva causato anche la sua conseguente irritazione, perché senza quei preziosi gioielli la sua vita matrimoniale sarebbe diventata molto triste e non era qualcosa che poteva, o che voleva se era solo per quello, permettere. In nessun modo!
Era da ore che sia Manila che Laenton stavano cercando di convincere Lacros a scendere a più miti consigli su quel particolare argomento, ma il Sommo Priore sembrava irremovibile. La Veggente era chiaramente sul punto di friggergli le palle, e Laenton non poteva darle torto, anche se sapeva che non sarebbe stato l'unico a piangere per una così tragica perdita. Il punto era che il suo amato sposo, a volte, poteva diventare il peggior bacchettone di tutto il Poliverso, ed era pur vero che in genere a lui la cosa non importava, la sua serietà lo aveva sempre fatto eccitare oltre ogni dire se doveva proprio essere sincero, ma quella volta era diverso. E, dato che quella era anche la sua famiglia, e che lui amava con tutto il suore tutti loro, perfino Manila, decise che era attivato il momento di giocare sporco. Per il loro bene e per quello della sua sanità mentale e della sua futura vita sessuale.
“Quando ci siamo sposati” si intromise tra i due fratelli che stavano ancora urlando l'uno contro l'altro, con una voce talmente calma che attirò subito la loro attenzione “hai detto che avresti fatto di tutto per proteggermi e per rendermi felice, perché mi amavi e perché da quel momento in poi avrei fatto parte della tua famiglia. Proteggere e rendere felici i membri della tua famiglia, tutti e senza distinzioni, dovrebbe ciò a cui aspiri e la missione della tua vita, ma in questo momento sei davvero molto lontano dal tuo obiettivo. Nessuno di noi è felice, qualcuno è addirittura disperato, e mi dispiace dovertelo dire ma io sono profondamente deluso da te.”
Lacros lo guardò, chiaramente a disagio e perfino ferito per le sue parole, ma cercò comunque di mantenere la sua posizione.
“La legge...” provò a dire, ma il suo sposo lo interruppe prima che potesse iniziare la sua ennesima tirata sull'importanza del rispetto delle norme.
“La legge è vecchia, antiquata, iniqua e pure molto stupida! Capisco che tu voglia far rispettare le tradizioni, è uno dei tuoi compiti data la carica che rivesti, ma il tempo passa per tutto e ciò che andava bene per i nostri antenati non è detto che debba andare bene anche per noi. Che senso ha rispettare le tradizioni se queste non fanno altro che far soffrire le persone e rendere le loro vite complicate e miserabili? Che senso ha intestardirsi nel volerle rispettare a tutti i costi se non fanno altro che causare dolore e sofferenza alle persone che ami di più al mondo?”
“Ma non si può cambiare la legge solo perché...”
“Certo che si può!” lo interruppe ancora una volta Laenton. “Tu puoi! Sei il Sommo Priore, tu hai il potere di rendere felici le persone! Non vuoi rendere felice il tuo prezioso nipote?” gli chiese con voce suadente, spalmandosi letteralmente su di lui. “Non vuoi rendere felice la tua amatissima sorella? Non vuoi rendere felice me?”
Manila osservò suo cognato del tutto basita. E pure parecchio impressionata, a voler essere del tutto sincera, il che era tutto dire. Laenton non le era mai piaciuto. Fin dalla prima volta che lo aveva visto aveva sempre avuto l'impressione che avesse costantemente un bastone grosso e lungo, e molto rigido, infilato su per il culo. E comunque aveva sposato il suo adorato fratello, e già solo quello sarebbe bastato per odiare chiunque. Eppure, in quel momento si rese conto che lo aveva sottovalutato e mal giudicato per tutto quel tempo, perché a quel punto le era abbastanza chiaro che quello che aveva piantato su per il culo dovesse essere un dildo di dimensioni considerevoli, e che magari era stato messo lì proprio da Lacros. E brava quella vecchia megera! E nonostante dalla nascita di Calico le cose tra loro fossero notevolmente migliorate, Manila si fece comunque un appunto mentale per parlare con lui il prima possibile per appianare le piccole divergenze che ancora li separavano e per esprimergli al sua incondizionata stima. Dopo, però. Perché in quel momento avevano comunque altro su cui concentrarsi.
Perciò la Veggente seguì il suo esempio, si avvicinò a suo fratello e gli buttò le braccia al collo, strusciandoglisi addosso come aveva fatto fino a pochi istanti prima il suo cognato preferito. Cognato che aveva iniziato a palpare con gusto il suo sposo in mezzo alle gambe, senza il Minimo pudore, e Manila si sentì stranamente ma irrimediabilmente fiera di lui.
“Esatto, Mio Splendido” soffiò sulle labbra di suo fratello. “Non vuoi renderci tutti felici? Non vuoi rendere felice il Mio Prezioso? Non vuoi rendere felice me? E il tuo amato sposo?”
Manila gli stava accarezzando il petto e Laenton era riuscito ad aprirgli i pantaloni e a infilarci dentro una mano, per poi tirare fuori il suo membro già eretto, e Lacros si lasciò sfuggire un singulto disperato.
“Io non... io non...” balbettò indegnamente, senza nemmeno ricordarsi di cosa, esattamente, stessero discutendo.
Poi Laenton si lasciò scivolare con grazia ai suoi piedi, le mani che scorrevano lungo tutta la sua erezione dolorante, e sollevò lo sguardo per fissarlo speranzoso, mentre Manila continuava a far scorrere quella sua lingua calda come il peccato sulla sua gola e sul suo viso.
“Ci renderai tutti felici, Mio Splendido?” gli chiese ancora una volta la Veggente, con un sorriso che prometteva gioie indecenti e infinite se lui le avesse dato la risposta giusta.
E Lacross si arrese. Perché poteva anche essere il Sommo Priore di Tanit, e poteva essere ligio alla legge e alle tradizioni quanto voleva, ma era pur sempre un uomo, e davanti a lui c'erano le due persone che più desiderava al mondo che gli stavano offrendo tutto ciò che aveva sempre desiderato, e lui non aveva nessuna speranza di uscirne vincitore se decidevano di attaccarlo a quel modo. Soprattutto non se decidevano di farlo insieme.
“Sì... sì, tutto quello che volete” sospirò, cedendo definitivamente alle loro pressioni, scorrette ma pur sempre deliziose, e fu premiato dal sorriso più luminoso che avesse mai visto sul volto del suo sposo, e da un bacio mozzafiato da parte di sua sorella.
Poi Laenton sussurrò il nome di Manila, con un tono di voce strano e che non aveva mai usato quando doveva rivolgersi alla Veggente, e Lacros ne capì il motivo solo quando lei gli sorrise di rimando e lo imitò, inginocchiandosi al suo fianco, ai piedi di suo fratello. E, per tutte le Veggenti passate, presenti e future, non potevano avere davvero intenzione di fare quello che lui pensava volessero fare!
“Anche tu meriti di essere felice, Mio Amato. Ci penseremo noi a prenderci cura di te” stabilì Laenton, con lo stesso tono di voce che usava nella loro camera da letto quando gli si offriva senza nessuna riserva, un istante prima di leccare con gusto tutta la sua lunghezza.
E sì, a quanto sembrava avevano proprio intenzione di fare quello che lui aveva immaginato volessero fare, e a quel punto le tradizioni sarebbero state al sicuro, perché lui sarebbe certamente morto ben prima di poter cambiare quella dannatissima legge.
Quando la lingua di Manila si unì a quella di Laenton, Lacros perse del tutto la capacità di ragionare, e anche quella di fare qualunque altra cosa che non fosse guardarli, a dire il vero. Rimase semplicemente lì, in loro balia, in attesa della deliziosa fine alla quale sembravano intenzionati a condurlo. Non aveva mai sperimentato nulla di simile in tutta la sua vita. Fare l'amore con Laenton era sempre stato bellissimo, e avere la possibilità di potersi unire con la sua Piccolissima faceva sempre cantare il suo cuore di gioia, ma averli insieme era qualcosa che andava al di là di ogni sua più sfrenata immaginazione. Ed era quasi insopportabile.
Lacros non provò nemmeno a fermare i gemiti che gli uscivano dalla bocca, sarebbe stata impresa impossibile per chiunque si fosse ritrovato nella sua situazione. Si sforzò, però, di tenere sempre gli occhi aperti, perché era impensabile pensare di perdersi un simile spettacolo. Le lingue di Laenton e di Manila, continuavano a scorrere lungo tutta la sua asta, rincorrendosi e intrecciandosi tra loro. Le loro bocche si chiudevano sulla sua punta a turno, prendendone sempre un po' di più ogni volta che si scambiavano. Il suo Laen arrivò presto a inghiottirlo tutto e lui si sentì affondare fino alla sua gola, mentre Manila continuava a leccargli le palle come se fossero un dolce delizioso. Poi il suo sposo lo lasciò andare e sua sorella prese il suo posto, e il calore della sua bocca lo portò quasi al limite.
Il suo gemito profondo riscosse i suoi due amanti. Manila liberò la sua erezione e si unì a Laenton, riprendendo a leccarlo e succhiarlo come se non ci fosse un domani. Quando vide le loro labbra che si univano sulla punta del suo sesso Lacros perse del tutto il controllo e venne sui loro volti con un gemito gutturale. Mai, in tutta la sua vita, aveva provato un orgasmo così forte e intenso, e quando vide che i suoi due amati si leccavano via il suo seme a vicenda capì che sarebbe davvero morto giovane.

Il Sommo Priore, tuttavia, era sopravvissuto all'assalto dei suoi due amori, a dispetto delle sue più cupe previsioni. Ed era sopravvissuto anche alla notte bollente che ne era seguita, e pure a tutte quelle successive, anche se aveva avuto bisogno di iniziare a usare regolarmente dei ricostituenti. E, a dire il vero, in quei giorni si era chiesto più di una volta perché fosse stato così restio a cambiare quella stupida legge. In fondo il suo sposo aveva ragione, quella regola arcaica rendeva infelici molte persone e, in quanto Sommo Priore, era suo preciso dovere porre fine a quell'ingiustizia. Perciò aveva deciso che tutti sarebbero stati liberi di amare chi volevano e nel numero che volevano. Fino a un massimo di cinque componenti per unione, però, perché andava bene l'amore libero, ma c'era comunque un limite a tutto.
Quando finalmente la nuova legge fu scritta e registrata negli Archivi di Tanit, e la vecchia fu definitivamente abrogata, Manila e Laenton lo trascinarono quasi di peso fino alle stanze di Celes, così eccitati che non volevano perdere nemmeno un istante per dirglielo. Il suo adorato nipote era ancora depresso e la cosa fece preoccupare non poco Lacros. Vederlo in quelle condizioni gli spezzava il cuore e sperava davvero che al sorpresa che avevano preparato per lui lo aiutasse a tirarsi su di morale, almeno un po'.
“Mio Prezioso,” richiamò la sua attenzione Manila, distogliendolo dalla contemplazione del nulla “c'è qualcosa di cui io e tuo zio dobbiamo discutere con te.”
Celes rivolse tutta la sua attenzione alla madre, anche se sembrava davvero esausto. Ma fu il Sommo Priore a incaricarsi di spiegargli la situazione.
“Dopo un'attenta e ponderata riflessione, abbiamo deciso che certe leggi erano ormai obsolete e superate, e che tenerle in vigore avrebbe comportato un danno per l'intera popolazione di Tanit e di tutto il Poliverso. Motivo per il quale, alla luce di questa presa di coscienza, in quanto Sommo Priore, e con il potere che mi è conferito dal mio incarico, ho provveduto ad abrogare le suddette leggi e a sostituirle con altre più adeguate ai tempi che stiamo vivendo.”
Celes lo guardò incuriosito e vagamente perplesso, e Manila sbuffò seccata.
“Oh, quanto la fai lunga!” si lamentò, lanciandogli un'occhiataccia mentre perfino Laenton alzava gli occhi al cielo, prima di girarsi di nuovo verso il suo adorato bambino con un sorriso smagliante. “Ha cancellato quello stupido divieto che impediva le unioni tra più di due persone” annunciò tutta felice.
Celes fissò prima lei e poi suo zio a occhi sgranati, del tutto incredulo.
“Tu hai... hai davvero... io posso...”
Il suo genuino stupore e la sua gioiosa meraviglia fecero quasi commuovere Lacros, dandogli l'assoluta certezza, se mai avesse ancora nutrito qualche dubbio in merito, che aveva preso la decisione giusta. Allungò una mano verso il suo volto, regalandogli una tenera carezza e un sorriso affettuoso.
“Voglio solo che tu sia felice, Mio Prezioso” gli assicurò, e Celes lo ringraziò con un sorriso commosso e un abbraccio forte, come quelli che gli dava quando era ancora piccolo e sua madre si ostinava ancora a vestirlo con abiti pieni di nastri e trine.
Lacross ricambiò la sua stretta, per poi fare cenno ai due compagni del giovane Veggente di avvicinarsi.
“Credo che abbiate molto di cui parlare, vi lasciamo soli. Prendetevi tutto il tempo di cui avete bisogno per discutere delle nuove leggi perché, in quanto Veggente, Celes è tenuto a conoscerle bene. E di qualunque cosa tu abbia bisogno, Mio Prezioso, ricorda che io e tua madre siamo sempre qui per te per darti tutto l'aiuto di cui hai bisogno.”
Celes si commosse ancora una volta, ma ci pensò Manila ad alleggerire l'atmosfera a modo suo.
“Ma mi raccomando, non rivolgerti a tuo zio per organizzare una festa, a meno che tu non intenda uccidere tutti i tuoi ospiti di noia. Al banchetto penserò io, voi dovete solo comunicarmi la data che sceglierete.”
“Madre!” la rimproverò Celes, arrossendo furiosamente, ma lei non ci fece caso, come sempre, e scoppiò a ridere, uscendo poi dalla stanza del figlio seguita da Lacros e Laenton che scuotevano la testa con rassegnazione.

Fu Langley, diversi minuti dopo, a rompere il silenzio che era calato nella loro stanza da quando erano rimasti soli, e la cosa non era affatto sorprendente.
“Dunque, a chi tocca?” domandò. “Voglio dire, lo farei io, ma non so se sarebbe appropriato.”
“Che vuoi dire?” gli chiese Celes, perplesso.
“Sì, insomma, non ho sangue reale e non sono nemmeno nobile. Sono praticamente un signor nessuno, perciò ecco, non so se uno come me può... insomma... magari non è... cioè...”
“Ancora con questi discorsi?” lo rimproverò Shannen, guardandolo storto. “Ti abbiamo già detto un sacco di volte che devi finirla con questa storia. Non ha senso. Non tra di noi!” gli disse, ricevendo l'approvazione di Celes, che annuì con forza alle sue parole.
Langley sorrise tutto felice.
“Oh beh, in questo caso ne approfitto senza fare complimenti. Volete sposarmi? Tutti e due!” propose, porgendo loro le mani.
Celes sapeva esattamente cosa Langley avrebbe detto, ben prima che pronunciasse quelle parole, ma nonostante questo non riuscì a fare a meno di arrossire miseramente. Il cuore gli batteva forte in petto e lui si sentiva tremendamente in imbarazzo, e insicuro, e felice oltre ogni immaginazione. L'unica cosa che riuscì a tranquillizzarlo fu rendersi conto che anche Shannen era arrossito, e che molto probabilmente si sentiva proprio come lui, ed era così carino che Celes non poté fare a meno di pensare che lo desiderava da impazzire. Li desiderava da impazzire tutti e due. E sapeva perfettamente che erano già suoi, così come lui era loro, di ciascuno dei due, ma l'idea di poterlo formalizzare di fronte a tutto il Poliverso non gli dispiaceva nemmeno un po'. Perciò allungò una mano fino ad afferrare quella ancora tea di Langley e gliela strinse forte.
“Sì, lo voglio, vi voglio tutti e due!”
Le sue parole gli fecero guadagnare un sorriso smagliante da parte di Langley mentre Shannen, se possibile, era arrossito ancora di più. Anche lui, però, afferrò la mano di Langley, e poi quella che lo stesso Celes gli stava porgendo. Non disse nulla, e la cosa non stupì nessuno dei suoi compagni, ma il cenno di assenso che fece con il capo era assolutamente impossibile da fraintendere. Langley esultò e li abbracciò stretti, entrambi.
“Dobbiamo andare da tua madre, subito. Voglio potervi chiamare sposi il prima possibile” stabilì. “Secondo voi riuscirà a organizzare tutto per domani e le serviranno almeno un paio di giorni?”
Celes ridacchiò, mentre Shannen sbuffava alzando gli occhi al cielo.
“Sono sicuro che non avrà grossi problemi a convocare anche il Poliverso intero per domani, se glielo chiedessimo,” valutò il Veggente in carica “ma è probabile che allo zio Lacros verrà un colpo.”
“Non credo che avrebbe problemi, nel caso, nemmeno per rianimarlo” borbottò Shannen, e i suoi due compagni si lasciarono andare a una risata divertita, perché era chiaro che anche lui fosse impaziente tanto quanto loro.